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La mia storia – miniesercizio nro 73

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Proposto da Scrivere creativo il 31 ottobre lo pubblico al posto della terza parte de Il sorriso

che sarà pubblicata il giorno 4 novembre.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un palloncino viola

– Una ricetta di cucina

– Un atleta fallito

– La foto seguente

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Giuseppe guardava con curiosità quel palloncino viola che dondolava pigro in mano a un giovane dall’aspetto atletico.

Guardò sua madre che lo teneva per mano nella speranza che cogliesse il suo desiderio ma non fu così. Lei aveva solo gli occhi per quel giovane e non per quello che teneva stretto nel pugno.

Enrico si era ridotto a vendere palloncini colorati dopo aver fallito l’avventura di calciatore. Giovane promessa bruciata dal suo scarso rendimento in campo. L’unica cosa di buono rimasta era un fisico atletico che colpiva l’immaginazione delle donne. La madre di Giuseppe non aveva saputo resistere dall’osservarlo.

Giuseppe, visto il suo scarso interesse per il palloncino viola, volse lo sguardo verso una vetrina. C’era esposto un disegno con uno strano ghigno.

«Mamma cos’è?»

«Stasera inizia Simhian e i morti escono nel mondo» provò a spiegargli. «Quello è una zucca di Halloween».

«Ma io ho paura dei morti» piagnucolò il bimbetto.

«Ma no. Loro sono buoni se gli offri un dolcetto» gli disse la madre.

«Andiamo a casa a preparare i dolcetti».

«Oltre ai biscottini ti preparo il risotto di zucca. Quello che ti piace tanto».

Allegri si avviarono verso casa.

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la mia storia – miniesercizio nro 72

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Riprendo le sfide delle 200 parole di Scrivere creativo.

Vi propongo questa.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un vulcano attivo

– Una tastiera per computer

– Un pescatore ubriaco

– La foto seguente

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Pino guardava la pioggia che bagnava la finestra. Mille gocce scivolavano sul vetro a formare immagini fantastiche.

«Ecco un vulcano attivo» esclamò osservando un punto del vetro dove la goccia si infrangeva per originarne altre mille.

«Ecco il pennacchio che fuma» esultò battendo le mani.

Poi l’eruzione e la lava che scendeva veloce verso il basso. Un tripudio di immagini, di fantasie per effetto della pioggia ora violenta, ora leggera.

Pino torno alla sua scrivania. Doveva scrivere per domani un tema: Vita da pescatore. Però l’ispirazione si era seccata. Provo a poggiare i polpastrelli sulla tastiera del computer, sperando che si producesse la magia che questi accarezzando i tasti producessero la storia.

«Nulla» disse sconsolato il ragazzo, tornando a osservare i ghirigori della pioggia.

Il suo vulcano s’era spento. Non fumava più, non eruttava lava, s’era chetato. La pioggia no. Quella incessante continuava a bagnare il vetro.

Tornò alla tastiera e cominciò a scrivere.

Toni era un pescatore solitario. Usciva con la sua barca a motore al tramonto per andare a pescare con la lampara. Aveva sempre con sé una bottiglia di vino. Gli serviva per scacciare la solitudine e prendersi una bella sbronza.

La mia storia – miniesercizio nro 71

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Altro miniesercizio impegnativo di Scrivere creativo e nuova sfida.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un tweet che non doveva essere “tweettato”

– Un salmone affumicato

– Una donna in crisi di panico

– La foto seguente

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Ragazzi, per favore, non andate a dire in giro che non ho votato la porcata”.

Il tweet era in bilico tra la punta del mouse e il tasto DEL. Matteo chiuse gli occhi cercando di valutare cosa fare, quando un urlo lo fece sobbalzare e il dito premette il tasto di sinistra.

«Porca vacca!» imprecò, accompagnando il tutto con una bestemmia. Il tweet era davanti a lui, beffardo e impettito. Tutto colpa di Agnese e delle sue crisi di panico. Non voleva farsi curare e così quando meno te l’aspettavi emetteva delle urla spaventose. Roba da infarto. Il tweet era partito e non poteva più fermarlo.

Aprì in un nuova scheda il sito on line del suo media preferito. Sgranò gli occhi per la sorpresa. Un’immagine in bianco e nero campeggiava sullo schermo.

Matteo pensò che fossero i binari del tram ma poi si ricredette. “Se lo fossero, il tram deraglierebbe di certo” sì disse osservando meglio la figura. “No. Non poteva. Ma allora cosa sono?”

«Caro» annunciò alle sue spalle Agnese, reggendo il vassoio. «Ti ho portato le tartine al salmone e un bicchiere di vino».

Matteo la guardò in cagnesco ma virò verso un sorriso e la baciò.

La mia storia – miniesercizio nro 70

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Simpatica questa nuova avventura proposta da Scrivere creativo. Cosa?

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un orto incolto

– Un panettiere pigro

– Un panettone scaduto

– La foto seguente

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Clara camminava verso un punto non definito. Ai lati c’erano piccoli appezzamenti chiusi da reti rabberciate. Erano l’immagine della desolazione. Un tempo erano orti, che il comune assegnava ai pensionati, adesso un ammasso di erbacce.

Seguiva il sentiero tra macerie e terreni incolti. La guerra aveva colpito duro quest’area. Non si vedeva volare una mosca né sentire una voce umana. Solo il rumore dei suoi passi sullo sterrato polveroso.

In lontananza vide delle costruzioni fatiscenti. Camminò per lunghe ore come se inseguisse il miraggio della fata Morgana.

«Che cerchi?»

Udì la voce di un uomo in bianco, anche se questo affiorava solo qua e là.

«Chi sei?» fece Clara, fermandosi.

«Nulla. Una volta facevo il pane».

Appoggiato al tronco stava l’uomo con una cicca spenta in bocca.

«Lo vuoi?» chiese il panettiere, allungando una confezione.

«Cos’è?» disse Clara, allungandosi per osservare meglio.

«Un panettone Motta dei tempi buoni».

Spalancò gli occhi sorpresa. “Di certo sarà scaduto” pensò, riprendendo il cammino.

Si fermo davanti a un palazzo dalle forme strane. Pareva disabitato con i rivestimenti esterni cadenti e le finestre senza imposte.

“Forse prima di questa fottutissima guerra era un palazzo di prestigio. Adesso è solo un rudere” e passò oltre.

La mia storia – miniesercizio nro 69

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Nuovo appuntamento alle ministorie di Scrivere creativo.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un lecca-lecca

– Il portiere della nazionale di calcio a cinque

– Un gioco di ruolo

– La foto seguente

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Jacopo arrivò al campo in anticipo. Teneva in bocca un chupa chups. Parcheggiata la macchina, prese la sacca dal sedile posteriore. Il lecca lecca gli gonfiava la guancia, mentre la passava da un lato all’altro.

«Porca miseria» esclamò davanti agli spogliatoi, chiusi con un bel lucchetto.

Lo toccò perché era di discreta fattura ma senza la chiave non poteva entrare.

«Pazienza» borbottò, sedendosi sulla panca di fianco alla costruzione.

Prese il tablet per mettersi a giocare. Doveva far passare mezz’ora prima che l’allenatore della squadra arrivasse con la chiave.

Jacopo era il portiere titolare di Schiappe, squadra di calcetto a cinque. Per la sua abilità era finito nel giro della nazionale.

Acceso il tablet si fiondò sui giochi. Fece scorrere le varie schermate. Selezionò ‘Giochi di ruolo’ e tra questi scelse Warlock, il suo preferito. Lui era un mago che sfidava il profondo dark per salvare Blood Elf, imprigionata dal mago antagonista Dwarf. Era arrivato al settimo livello ma il dodicesimo era ancora lontano. Imboscate, battaglie contro mostri e robot in rutilanti scene improvvise e feroci.

«Sveglia, Jacopo» disse Carlo. «Mettiti in tenuta da gioco. Tra cinque minuti si comincia».

“Uffa” pensò Jacopo, chiudendo il tablet. “Ero al nono livello”.

la mia storia – miniesercizio nro 68

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Vediamo cosa propone questa volta Scrivere creativo.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una brandina

– Una bacchetta magica rotta

– L’inizio del mondo

– La foto non la mostro, provate a immaginarla al termine del miniracconto. Chi indovina vince un BRAVO o BRAVA a seconda del sesso.

 

Livia si fermò a guardare la statua nel mezzo del parco pubblico. La donna scolpita pareva triste ma era l’effetto buffo del tempo che aveva fatto colare lo smog in mille rivoli.

Pensò che una bella pulitura avrebbe reso giustizia alla sua bellezza e tenerezza. Riprese la passeggiata, quando un ragazzino vestito da mago si parò innanzi.

«Ciao» lo salutò. «Come ti chiami?»

«Sono il mago Zurlì» e con un bastoncino spezzato disegnò davanti ai suoi occhi strani simboli.

Lei rise ma il bimbetto con un capello rosso in testa e una mantella di raso sbiadita sulle spalle la guardò torvo.

«C’è poco da ridere. Il mondo finirà». Scappò via.

Livia ricordò quando era piccola, all’incirca l’età del finto mago.

Stava su una brandina al mare e fuori pioveva. Doveva inventarsi qualcosa per passare il pomeriggio. Accoccolata immaginò il Big Bang, allora ignorava che lo chiamassero così, con la formazione della terra. Le avevano spiegato che Dio aveva preso una palla di fango, plasmata e lanciata nel cielo. Fiori, un melo e due incoscienti, Adamo ed Eva, che riuscirono farsi cacciare via a pedate. Un bel disastro.

Ripassò dalla statua. Un piccione era sulla testa del bambino. Un immagine buffa.

La mia storia – miniesercizio nro 67

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Nuova sfida di Scrivere creativo che accetto prontamente

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un bastone di legno

– Una valigia chiusa a chiave

– Leonardo DiCaprio

– La foto seguente

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Andrea amava il vintage, quindi non poteva mancargli una bicicletta stile Olanda. Sella in cuoio e molloni d’acciaio che avrebbero retto un colosso di centoventi chili. La usava di rado, solo quando voleva fare il figo. Pesava una tonnellata e spingere sui pedali era una fatica bestiale.

Sabato decise di fare in bici un giro nella piazza durante lo struscio. Vanitoso com’era voleva mostrarsi alle ragazze che stavano a crocchi in ogni angolo.

Capelli impomatato con un chilo di gel, tirati all’indietro come negli anni trenta, due baffetti appena spuntati. Un doppiopetto gessato e le scarpe bicolori.

Sbuffando e imprecando pedalava con forza verso la piazza, quando Alberto lo apostrofò: «Toh! Arriva il Leonardo della bassa!» tra le risa sguaiate della compagnia.

Andrea scartò bruscamente tanto che per poco non ruzzolò per terra. Cambiata direzione puntò verso casa. Nel baule in soffitta c’era un bastone nodoso e robusto, adatto per usarlo su Alberto.

Abbandonata la bicicletta nel prato di casa, fece a due a due gli scalini per salire nel sottotetto.

Il baule era chiuso ma la chiave mancava. Guardò, armeggiò, imprecò: rimaneva chiuso. Si osservò nello specchio: era coperto di ragnatele. Una risata gli tolse la voglia di vendetta.

La m ia storia – miniesercizio nro 66

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La fantasia di Scrivere creativo è senza limiti. Ecco la nuova proposta

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un serpente enorme

– Ua donna muta

– Ambientazione: in aereo

– La foto seguente

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Erika era imbarcata sull’aereo per Tahiti. Un lungo viaggio per un sogno che si realizzava. Aveva il posto accanto al finestrino e poteva distrarsi osservando le nuvole da sopra. Uno spettacolo che non avrebbe mai immaginato. Sembravano batuffoli di cotone ammassati alla rinfusa sullo sfondo di un cielo azzurro incredibile.

Di fianco c’era una donna di colore, salita allo scalo di Parigi. La osservò curiosa, perché le ricordava i quadri di Gauguin. Provò a conversare usando il suo francese scolastico senza successo. Si rassegnò a leggere il libro.

Erika si sentiva inquieta senza conoscerne i motivi. Si alzò con la trousse pochette per andare ai servizi. La donna stava dormendo o aveva gli occhi chiusi.

«Madame…» disse a bassa voce per attirare la sua attenzione.

Allungò una mano picchiettando con dolcezza una spalla. La donna la guardò, mentre Erika chiedeva di farla passare. Lei rispose con i gesti della mano, tipici dei sordi e si scostò.

Erika raggiunge la toilette per mettersi un po’ di fard. Si vedeva brutta.

Tornava al suo posto quando un annuncio la gelò.

«I signori viaggiatori sono pregati di restare ai loro posti. Dobbiamo fare uno scalo tecnico per catturare un pitone fuggito dal rettilario».

La mia storia – miniesercizio nro 65

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Vi chiederete se non sono stanco di inventare storie assurde per rispettare il copione di Scrivere creativo? Ma no, mi diverto.

Questa volta la banca non c’è 😀 Me ne sono dimenticato. Una variante allo schema. Poi per San Silvestro le banche sono chiuse.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– La festa del secolo

– Un profeta di sventura

– Una banca

– La foto seguente

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Per celebrare l’arrivo dell’anno tremila hanno deciso di fare una partitella nel campetto vicino. Bianchi contro neri. Chi vince paga da bere. Per ridere ed esorcizzare la paura, perché Bude, il santone, è comparso su tutti gli schermi in mondovisione per avvertirli della fine della terra.

«Peccatori» ha esordito.

“Cominciamo bene” pensa Pino, mentre si scola una birra speziata.

«Peccatori, la fine del mondo è dietro l’angolo. Ormai la ruota gira. Voi non potete fermarla» ha profetizzato.

“Menagramo di un corvaccio!” mormora Pino, aprendo una nuova lattina.

Da qui l’idea di capovolgere il mondo. Chi perde non paga. Chi vince sì. La partitella, tipo single e accoppiati, finisce come al ‘chiappa no’.

Dopo la doccia tutti al Bar Sport per la grande festa di fine anno e salutare quello nuovo alla faccia di Bude. Pino è impaziente di stappare la bottiglia e brindare con gli amici il passaggio nel nuovo millennio.

«Amici, che ne dite di sfasciare i video? Sono stanco di vedere quel faccione barbuto» propone Pino.

Proposta accolta con grandi schiamazzi e balli di gioia.

«E il countdown come lo seguiamo» borbotta Alì.

Pino e gli altri ridacchiano.

«Noi ci divertiamo, mentre gli altri se la fanno addosso».

La mia storia – mini esercizio nro 64

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Oggi era più facile rispondere al quesito di Scrivere creativo 😀

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un cuoco italiano

– Un portacenere antico

– Il presidente degli Stati Uniti d’America

– La foto seguente

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Max era partito per l’America in cerca di fortuna. Fattorino, commesso e aiutocuoco. Parola grossa ma lui ci marciava dentro quando parlava con Rosa, sua moglie. Era uno sguattero al Maxim’s. Riprendeva con una webcam la preparazione dei piatti, sperando di diventare cuoco e aprire un ristorante.

Spedì i soldi per il viaggio a Rosa e col resto prese una casetta di legno fatiscente su una spiaggia della Florida. La rattoppò, comprò attrezzature e stoviglie, aprendo Max’s a trecento metri dall’oceano.

Rosa col grembiulino bianco serviva ai tavoli. Max cucinava piuttosto male. Però gli affari prosperavano, perché era meglio di Bob, in grado di preparare pessimi hamburger.

Un giorno camminava sulla spiaggia, meditando d’ingrandirsi, quando avvertì un male feroce all’alluce. Guardò. Affiorava qualcosa tra la sabbia. Un oggetto rotondo e coperto di verde con una strana piuma centrale. Non molto grande col bordo ondulato, abbastanza ammaccato. Lo raccolse per portarlo al Max’s. Un giorno arrivò un antiquario che vedendolo sbiancò.

“Me lo vendi?” chiese, indicando quel posacenere antico.

“No” rispose Max. “È il mio portafortuna”

Mentre l’uomo insisteva, Rosa accolse un signore distinto fecendolo accomodare al tavolo d’angolo.

“Che bella abbronzatura, signore” fece la donna.

“Non c’è male” rispose Obama.