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La mia storia – miniesercizio 50

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Se non vi siete stancati di leggere i miei vaneggiamenti vi sottopongo una nuova sfida di Scrivere creativo.

Ecco cosa

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un cane blu

– Un regista scozzese

– La mole antonelliana

– La foto seguente

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Carola amava il mare. A primi di settembre stava a Sanremo. Presto sarebbe tornata a Torino. Sulla riva in t-shirt e calzoncini si divertiva a calciare le onde che spiaggiavano, accompagnata dal gracidare dei gabbiani.

Strabuzzò gli occhi incredula. La vista era orribile e singolare. Rimase col piede a mezz’aria e la bocca aperta.

Incontro a lei si avvicinava un cane e un ometto calvo vestito in modo bizzarro.

L’animale era di un blu del tutto innaturale. Sembrava una punk coi capelli di tutti i colori. Tra i peli blu si intravvedeva quello originale.

«Povera bestia» mormorò Carola avvicinandosi alla strana coppia.

«Sean McCormick» dichiarò l’ometto vestito con kilt e sporran a tracolla.

Lei non rispose. La sorpresa l’aveva paralizzata.

«Carola» disse dopo un po’.

«Sarebbe la perfetta protagonista con Lassie nel mio prossimo film» disse volgendo lo sguardo al cane accucciato sulla sabbia.

«Grazie, Mister McCormick ma preferisco finire la quinta liceo» rispose Carola rossa in viso.

L’ometto scosse la testa allontanandosi alla ricerca di un’altra ragazza.

«Davvero un regista scozzese ti voleva nel suo film?» le chiese Lucia seduta al bar alle spalle della Mole Antonelliana, quando Carola raccontò il singolare incontro. «E tu?»

«Ho risposto no».

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La mia storia – miniesercizio nro 49

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Nuova prova dura è quella che propone Scrivere creativo, che invita i miei follower a visitare il loro blog.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un quadro dell’800

– Una studentessa in vacanza

– Un pub di Galway

– La foto seguente

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Virginia studiava per diventare archeologa. Per migliorare il suo inglese zoppicante partì per Gallimh.

«Sarà nel 2020 la capitale europea della cultura» rispondeva con un franco sorriso a chi chiedeva il motivo della scelta.

Arrivata a destinazione frequentò un pub del centro città. Più che l’inglese imparò a conoscere le sfumature della birra: scura, rossa, bionda senza migliorare la sua pronuncia.

Alla penultima sera di permanenza volle salutare tutti compagni bevute.

Aveva davanti la sua dry stout, la famosa birra scura di Dublino, quando si sedette dinnanzi un uomo coperte di bende violacee. Sembrava una mummia.

Virginia deglutì, mentre uno sbuffo di schiuma colava dall’angolo della bocca. Posò il bicchierone terrorizzata. Si guardò intorno alla disperata ricerca di aiuto ma tutti erano intenti a bere e ruttare.

La mummia la prese per mano conducendola nel Lynch’s castle. Virginia era senza parole, terrea in viso, finché non si fermarono davanti a un dipinto dell’ottocento. Rappresentava una donna.

«Gretta Conroy» disse.

In un lampo di lucidità Virginia ricordò il racconto The dead di Joyce, rabbrividendo. Le pareva vivere in un incubo.

Come in un sogno si trovò sul volo di ritorno.

«Non berrò più birra in vita mia» promise, ripensando alla mummia.

La mia storia – miniesercizio nro 48

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Scrivere creativo ha decisi di aumentare le difficoltà

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un carcerato

– Una professoressa di biologia

– Un gabbiano

– La foto seguente

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Serena, piccola, dimessa e insignificante, insegnava biologia al liceo a una classe svogliata da prendere a schiaffi, a parte lui, Tarek. Un migrante dall’incerta nazionalità, finito in carcere per un furto di un pezzo di formaggio.

Lui aveva negato di avere rubato ma non era stato creduto. Il giudice l’aveva condannato a due anni. Non potendoli scontare ai domiciliari, perché privo di dimora, si erano aperte le porte del carcere. Qui aveva sostenuto l’esame per essere ammesso alla quinta liceo, finendo nella sua classe. Alla mattina a scuola, il resto dietro le sbarre.

Serena disperata per destarli dall’apatia propose una gita al mare. Sperava di fare una lezione a cielo aperto.

Arrivati a Finale, Serena si fermò sulla spiaggia deserta di fronte a un mare grigio. Era novembre.

«Vedete quel grosso uccello?» indicò con l’indice.

Alle sue spalle sentì risolini di scherno, mentre lei proseguì. «È un gabbiano reale…».

«Prof» mormorò Tarek, «guardi cosa è affiorato dalla riva».

Serena osservò il cofanetto di pelle incrostato di alghe e conchiglie e lo aprì.

«Oh!»

Dentro trovò una vecchia carta dell’America, delle monete, una bussola e una strana medaglia.

«Andiamo a caccia del tesoro del Corsaro Nero» affermò Tarek, strizzando l’occhio.

La mia storia – miniesercizio n.ro 46

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Continuano le proposte di Scrivere creativo

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un biscotto

– Una vecchia

– La foto seguente

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La statua di bronzo stava nel giardino della villa di Camilla alla periferia di Ruga. L’aveva fusa uno scultore famoso di Bologna molti anni prima. Camilla l’aveva vista nella mostra che celebrava il decennale dell’attività.

«La voglio» disse a Roberto, il suo compagno.

«Ma veramente…» borbottò, perché a lui proprio non piaceva.

«La voglio e basta. Chiedi il prezzo e paga» intimò decisa la donna.

Così finì al centro del suo immenso giardino.

La pioggia, la nebbia, ia neve avevano lasciato il loro marchio sul bronzo. Segni e striature.

Camilla aveva ottant’anni ed era un’arzilla vecchietta dallo spirito battagliero e deciso.

Una mattina di un marzo di un anno imprecisato si affacciò dalla finestra al primo piano per osservare il suo giardino. La nebbia si stava dissolvendo lasciando intravvedere piante e oggetti. La statua era confusa nella foschia, mentre il sole stentava ad aprirsi un varco.

Camilla si girò, battendo le mani. La colazione tardava.

Elsa arrivò trafelata col vassoio. Lo posò sul tavolino e rinculò per uscire.

«Ma il biscotto al cioccolato dov’è?» chiese furiosa l’anziana signora.

Elsa aprì la bocca e la richiuse.

«Insomma che fine ha fatto?»

«Signora, l’ha mangiato il gatto» rispose Elsa rossa in viso.

La mia storia – miniesercizio nro 47

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Questa volta Scrivere creativo è stato tosto.  Quattro elementi e alquanto diversi tra loro.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una donna in carriera

– Un palombaro

– Una penna

– La foto seguente

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Rosa fermò l’Alfa rossa ai margini della strada. Intorno c’era buio. La strumentazione illuminava debolmente l’abitacolo. Appoggiò il capo sul volante, ripensando alla riunione appena terminata.

Era una donna di quarant’anni, decisa e senza molti peli sullo stomaco. Aveva scalato in dieci anni tutte le posizioni di potere. Adesso era il CEO di R&M che gestisce recuperi marini.

L’incontro era stato stressante. Aveva subito gli attacchi di Vincenzo, il suo vice, che non aveva digerito lo smacco di essere stato battuto nella corsa al potere. Non mancava di rimarcare i suoi eventuali scivoloni, come quello di stasera.

Erano volate parole grosse. Lo scontro verbale tra lei e Vincenzo era stato incandescente. Il resto del consiglio era ammutolito senza intervenire nella disputa.

«Sei priva di scrupoli» l’aveva aggredito il rivale. «Hai mandato al massacro Dave, il nostro miglior palombaro, che risolve sott’acqua i casini che combini».

Rosa aveva stretto le labbra, spezzando la penna biro che stava sul blocco degli appunti. Il crac si sentì netto facendo volgere gli sguardi. Lei senza replicare lasciò la sala salendo sulla sua Alfa.

«Me la paghi, Vincenzo» disse, riavviando l’auto. «Domani apro il contenzioso sulla gestione di Dave e vediamo chi ha meno colpe».

La mia storia – miniesercizio 45

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Nuova mini storia che propone Scrivere Creativo. Ecco come.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una vespa

– Una spada

– La foto seguente

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Carlotta è un vero maschiaccio. Ama girare sulla vespa capelli al vento senza casco. Sfida in pedana Alberto, il campione provinciale di spada. Perde regolarmente ma non rinuncia a battersi.

Carlotta è una ragazza formosa dai capelli rossi. È single. Qualche ragazzo ci ha provato ma è fuggito in fretta. Se cercava di baciarla, si prendeva una sberla che lasciava il segno delle dita sulla guancia. Se tentava di sfiorarla, correva un grosso rischio: perdere la vista. Graffiava come una gatta infuriata. Intorno a lei c’era il vuoto, Zero amiche, zero ragazzi.

Il destino lavora in modo subdolo. Un martedì di luglio girava sulla sua vespa rossa, come i suoi capelli, fasciata da un tubino rosso, quando sulle strisce pedonali per poco non centra un pedone. Non una persona qualunque ma un marcantonio alto quasi due metri. Leonardo. Si sa che il diavolo fa le pentole ma dimentica i coperchi. Così Carlotta e Leonardo cominciano a frequentarsi.

«Andiamo alla cascata?» propone la ragazza una domenica pomeriggio.

Detto e fatto. Raggiunto il laghetto, una pozza d’acqua cristallina, sotto la cascatella, Carlotta si immerse sfidando il compagno a seguirla.

Leonardo seduto sulla riva rideva vedendola intirizzita e bagnata.

«No. Preferisco stare qui».

La mia storia – miniesercizio 38

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Riprendo una vecchia sfida di Scrivere creativo, accantonata per tempi migliori

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un martello

– L’invidia

– La foto seguente

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Carlo aveva estratto dal ripostiglio in mansarda una vecchia scatola alquanto usurata. Dentro c’era il grande puzzle regalato molti anni prima. Quanti non lo ricordava nemmeno lui.

Sgombrò il pavimento e rovesciò il contenuto per terra. La figura da ottenere era sparita. Un aiutino era costituito dai pezzi della cornice, bordata di bianco. Sembrava facile ma in realtà non lo era. Un rivolo di sudore colò nel colletto della camicia sbottonata. Faceva caldo.

«Carlo» urlò da sotto Irene, sua moglie.

Lui sbuffò e fece finta di non aver sentito. Era impegnato nel trovare l’incastro giusto del pezzo dell’angolo sinistro in basso.

«Sei diventato sordo?» si sgolò la moglie alzando di due ottave la voce. «Prendi il martello e muovi il culo!»

Con flemma dalla cassetta degli attrezzi prese il martello e scese al piano di sotto.

«Devi piantare un chiodo» gli ordinò la megera. «Il quadro della mamma è caduto».

“Peccato che sia integro” pensò Carlo, osservandolo. Lo odiava con l’intensità che provava nei riguardi della suocera, ancora più autoritaria della figlia.

Un moto di stizza, ma forse era invidia, lo attraversò osservando Carletto, il figlio dei dirimpettai che correva felice nel suo giardino.

“Potessi tornare bambino. Di certo Irene non la cercherei”.

La mia storia – miniesercizio 44

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OScrivere creativo propone di

Inventare una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un dente cariato

– Un salmone

– La foto seguente

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Mats sentì una forte fitta che lo fece sobbalzare. Stava bevendo una birra quando partì un dolore acuto dal molare arrivando dritto al cervello. Si toccò con la lingua e avvertì un piccolo buco.

«Porca puttana» imprecò, posando la bottiglia. «Anche un dente cariato doveva capitare oggi!»

La sensazione non accennava a scemare, anzi cresceva.

«Oggi non è giornata» ribadì Mats, alzandosi in piedi.

Stamani era uscito nel fiordo di Moi Rana alla pesca del salmone selvaggio, come faceva tutti i giorni. Non tornava mai a mani vuote. Il pescato finiva al mercato.

Mats era un pescatore più simile a un orso che a una persona. Ruvido e ispido come i suoi capelli si faceva una pinta di birra rossa ma era l’akevitt, l’aquavite, la sua bevanda preferita con aringa affumicata.

Questa mattina uscito con la sua scialuppa si era spinto verso un’insenatura del fiordo incappando in un banco di nebbia. Senza preoccupazioni gettava la sua lenza nella caligine nebbiosa, quando avvertì una forte resistenza. Continuò a recuperarla quando si trovò dinnanzi al relitto del Nordisk, che affiorava nella nebbia.

«Porca puttana!» bestemmiò lasciando la lenza al suo destino e tornando in porto senza un salmone sulla barca.

La mia storia – miniesercizio 42

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Nuova sfida proposta da Scrivere creativo, inesauribili nel proporre accostamenti impossibili.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– La bandiera svedese

– Un’unghia rotta

– La foto seguente

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Si sentiva molto Mister Bean Alberto con la sua fiammante Mini rossa. L’auto aveva due porte e il portellone posteriore. Per far entrare i suoi due metri era un gioco di prestigio. Nemmeno il contorsionista più abile ci sarebbe riuscito.

Alberto sorrise al pensiero di Lucia seduta al suo fianco. Il bello era la guida a sinistra, che ogni tanto lo mandava nel pallone nell’uso delle marce.

Un giorno dopo un lungo viaggio da casa sua a Stoccolma scese dalla sua Mini davanti a Lego Store nell’immenso centro commerciale Mall of Scandinavia. In cima all’edificio svettava una bandiera blu con una croce gialla. La bandiera della Svezia.

Tutti si girarono verso di lui. Alberto si pavoneggiò al pensiero degli sguardi delle bionde vichinghe su di lui. Gonfiò il petto e girò intorno alla Mini per segnalare che il proprietario era lui. Però ci rimase male. Invece di posare i loro occhi su di lui, sfioravano le cromature dell’auto lanciando gridolini di sorpresa.

«Sveglia, pelandrone» disse sua madre tirando via le coperte.

La visione di Stoccolma svanì in un battere di ciglia.

«Accidenti» imprecò Giulia, guardandosi l’unghia del medio spezzata.

Aveva preso contro il modellino di Austin Mini rossa che stava sul comodino.

La mia storia – minesercizio 37

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Ancor una sfida di Scrivere creativo

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una valigia

– Un assicuratore

– La foto seguente

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Bendetti arrivò al castello di Polenta che era quasi sera. Il maggiordomo lo fece accomodare nella sala del biliardo. L’uomo si guardò intorno ammirato. Pezzi autentici, pensò. Quello spilorcio del conte fa un sacco di storie per stipulare una polizza del suo maniero.

Immerso in questi pensieri sentì la porta aprirsi alle sue spalle. Dinnanzi a lui comparve un giovane, che non aveva mai visto.

«Conte Ugolino» si presentò allungando la mano.

«Bendetti» rispose l’assicuratore, stringendola con vigore.

I due sguardi si incrociarono e ognuno dei due avvertì la necessità di spiegare.

«Sono qui per la vostra polizza» esordì Bendetti, anticipandolo. «Suo…».

«padre» completò la frase il conte. «Lui ha la valigia in mano. Tra meno di mezz’ora deve essere a Rimini. Destinazione Miami».

Bendetti sobbalzò. “Accidenti, un viaggio a vuoto. Niente firma, niente polizza”.

«Non si preoccupi» disse il giovane, osservando il suo sguardo dubbioso. «Firmo io».

Gli allungò una cartellina verde fermata da un elastico. «Dentro c’è l’elenco di quello che vogliamo assicurare» precisò con un sorriso smagliante.

«Ma dovrei verificare, fotografare e far periziare tutto».

«È tutto lì dentro. Se vuole possiamo fare un giro» l’invitò il conte. «Se posa la polizza sul bigliardo, la firmo subito».