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Nuovo post su Caffè Letterario

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Domenica 29 settembre ho pubblicato su Caffè Letterario un nuovo post. Per chi l’avesse perso lo può leggere qui.

Buona lettura

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Disegna la tua storia – La partenza

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Ripubblico qui il post del mio turno su Caffè Letterario.

Buona Lettura

Astrodome Serenity, deserto di Gila 6:00 AM, 30 gennaio 2019

Il sole sta sorgendo sopra le creste delle montagne che riparano l’ampia vallata, colorando di rosa il cielo che va schiarendo. Le ultime stelle sbiadiscono per effetto dell’illuminazione solare sempre più marcata.

La valle, incassata tra due rilievi alti mille metri, è solcata da una larga e lunga striscia grigia contornata dal giallo del deserto di Gila. Un agglomerato di edifici bianchi e bassi sorge lungo la pista sulla parte orientale.

In lontananza si scorge un immenso razzo che porta sul dorso qualcosa che assomiglia a un gabbiano con le ali distese.

La giornata promette bene: soleggiata dalla temperatura mite e senza una bava di vento. È l’ideale per la partenza.

Sulla pista enormi camion continuano a fare la spola tra la rampa di lancio e l’hangar dirimpetto agli edifici.

Nella breakfast room sei persone, tre uomini e tre donne, fanno la colazione a base di uova e bacon, formaggio e caffè o tè non zuccherato. I loro visi sono tesi al contrario dei giorni precedenti, quando chiassosi e sorridenti si preparavano per il nuovo giorno.

Dana, un’afroamericana, dalla carnagione scura, solleva il viso verso il grande schermo posto di fronte a lei. Le cifre scorrono all’indietro: cinque ore e 29 minuti, poi 28…

Non parla, sorseggia il tè verde. Non sopporta il caffè non zuccherato. La mascella è contratta, la mano trema in modo impercettibile. La tensione è visibile dal come osserva il grande schermo.

Di fianco a lei Pavlov, un russo biondo dagli occhi grigi, taglia l’omelette con formaggio con tratto deciso tenendo gli occhi sul piatto. Pare calmo ma dentro cova l’agitazione per l’imminente partenza. Svuota la mente da tutti i pensieri, si concentra sul piatto. Deve essere sereno, quando dopo il lancio deve prendere i comandi di Last Horizon per guidarla verso gli spazi interplanetari.

La missione prevede un viaggio di ben trentacinque anni fino all’ultima Thule nella fascia di Kuiper, che dista sei miliardi e mezzo di chilometri dalla terra oltre Plutone.

Samantha, un’italiana di ventisette anni, minuta dai capelli castano chiari tagliati a caschetto si alza. Ha terminato la colazione. Vuole sgranchirsi le gambe prima d’iniziare la vestizione. Ha deciso per il modello di Dava Newman, la ricercatrice del MIT, progettato appositamente per lei. Un modello futuribile, un vero azzardo vista la lunghezza dell’esplorazione spaziale, è la BioSuit, che aderisce come una seconda pelle sul suo corpo.

Gli altri hanno deciso per una tuta più convenzionale, MarkIII, che assomiglia a un veicolo spaziale, perché si entra e non s’indossa.

Un trillo di un campanello e la segnalazione sul grande schermo che mancano cinque ore alla partenza fa sobbalzare Lin, una cinesina dal corpo mascolino e dai capelli neri corvini.

James, l’australiano dal fisico atletico e dagli occhi azzurri, solleva lo sguardo verso l’alto, sbadiglia senza fare rumore mentre si alza dopo aver allontanato il piatto e le posate. Sembra annoiato ma invece è agitato internamente.

L’ultimo è Chioma, un imponente nigeriano della tribù igbò, ad avviarsi verso lo spogliatoio per raggiungere i compagni di viaggio, che alla spicciolata hanno cominciato il rito della vestizione. Un’attività che hanno provato e riprovato mille volte nelle settimane precedenti per prendere confidenza con un vestito che porteranno per molti anni.

Dopo essersi denudati passano sotto le docce detergenti per eliminare qualsiasi impurità dal loro corpo, prima d’indossare la tuta della partenza. È un’operazione lunga e complessa, che richiede un paio d’ore. Nel frattempo attivano le tecniche di rilassamento necessarie per affrontare la tensione prima del lancio all’interno del modulo dell’astronave e quello seguente alla partenza. È un momento delicato durante il quale ogni minimo errore si paga con la vita.

L’ingegnere responsabile delle attività carica nei quattro computer di bordo il software di gestione e backup. Controlla che tutto funzioni a dovere mentre i minuti scalano inesorabili. Viene ricontrollato tutto: carburante, dispositivi, sistemi di navigazione e di telecomunicazioni con meticolosa attenzione, mentre i sei astronauti prendono posto nei loro moduli allineati per due.

A sei minuti e trenta scatta il conto alla rovescia automatico.

La tensione è palpabile sia a bordo di Last Horizon che nella torre di controllo.

«10, 9, 8,…,3,2,1 e decollo» scandisce il responsabile del lancio, quando al termine i motori di Saturn X si accendono. Il vettore si stacca da terra e con lentezza si dirige verso il cielo. Il computer di bordo prende il controllo del razzo calcolando la giusta angolazione per iniziare la sua corsa verso l’ignoto.

Dopo quaranta minuti vettore e astronave sono pronti per dirigersi verso la luna, la prima tappa della loro missione.

«Tutto ok?» gracchia la voce della torre di controllo.

«Sì» risponde laconica Dana, il comandante della missione Ultima Thule.

E l’astronave vola verso il buio cosmico.

Caro Diario – parte seconda

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La seconda e ultima parte di Caro Diario è pronta per la lettura.

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Giorno 6

Non che io sia una tipa da relazione aperta ma Andrea ha deciso così. Un amore part-time. Lei è fondamentalista, desidera solo le donne e detesta le bisessuali. Non è una questione di principio ma di stile di vita. Mera forma mentis. Non ama il cioccolato al latte, la primavera, né le mezze misure. É contraria alle sfumature che vede come fumo negli occhi. Pretende decisioni nette e repentine. E ne impone altrettante. Così piuttosto che avere una storia con ‘una curiosa annoiata dagli uomini‘, come definisce le bisessuali come me, preferisce un amore silente ed esclusivo, anche se in coabitazione con un’altra.

Andrea piuttosto che provare a essere felice con una ‘storia kamikaze‘ (diavolo non smetto di citarla), preferisce concedersi e cedere amore come la peggiore tra i puttanieri. Claudia non è stato il racconto all’aperitivo del giorno prima. Lei era…

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Caro, Diario – parte prima

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Su Caffè Letterario la mia nuova fatica.
Buona lettura

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Giorno 1
Da ieri sono in terapia.

Da qualche mese sono entrata in crisi come una quindicenne colpita da anoressia. Non mangiavo, non uscivo. Non rispondevo al telefono e non volevo vedere nessuno. Avevo paura della mia ombra. Non mi specchiavo per paura di vedere sul viso una ruga. Credevo di essere invecchiata precocemente. In realtà uscivo, telefonavo e mangiavo come una porcella per dimenticare quella storia che mi aveva fatto star male. Dentro di me c’era una dicotomia, che stava annientando la mia personalità. Nemmeno l’inizio dell’università era riuscita a rompere quel malefico cerchio che si stringeva giorno dopo giorno sempre di più, rischiando di soffocarmi.

Così mi sono decisa. Ho chiesto a Vanessa, se conosceva una valida psicoterapeuta. Solo maschietti mi ha proposto, accidenti, ma io volevo una femminuccia. Perché donna? Non lo so ma forse sì. Non mi va di parlare del mio intimo con…

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Il perizoma nero

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Nuovo post su Caff4 Letterario dal titotlo intrigante Il perizoma nero. Niente erotismo ma … lascio alla vostra curiosità scoprire di cosa si tratta.

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Tutto cominciò con un minuscolo perizoma nero.

Zoe aveva ascoltata questa storia da Ylenia, l’amica del cuore. Lei era una bella ragazza alta e slanciata, che non faticava a farsi notare. Amava essere al centro dell’attenzione, godersi gli sguardi lussuriosi dei ragazzi e l’invidia delle altre coetanee.

Quella volta però avrebbe preferito che le cose fossero andate in modo diverso. Aveva riso al termine del racconto ma forse era solo un modo per nascondere l’imbarazzo provato. Non era una che disdegnasse di flirtare con qualcuno oppure baciare appassionatamente in pubblico. Insomma per dirla in breve non poteva essere considerata una ragazza, che fosse timida o inibita. Tutt’altro.

Erano sedute al Caffè del Corso sulla via principale della loro città e si raccontavano piccoli o grandi segreti, come erano solito fare, quando si incontravano.

“Ieri ho mollato GianMarco. É stato un vero cafone” cominciò Zoe nell’attesa dell’aperitivo.

“Ma davvero?”…

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