Liebster Award – è tempo d’estate

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Barbara di webnauta ha avuto il gentile pensiero di mettere il mio nome nella lista dei nominati al Liebster Award. Ovviamente la ringrazio per il pensiero. Fa sempre piacere essere preso in considerazione.

Come in passato non procederò alla nomina di nessun blog. Tutti indistintamente sono nominati.

Queste le curiosità che propone Barbara. Naturalmente anche chi mi legge può rispondere con un commento.

1. Per voi migliora l’ispirazione scrivere al mare o in montagna?

Se sono al mare o in montagna ho chiuso bottega con la scrittura, che va in vacanza per tutta la sua durata. Stacco la spina e mi rilasso. Rimane aperta solo la libreria che non va mai in ferie.

2. Racconto, romanzo o saga: cosa preferite e perché?

Romanzo senza dubbio. Importa poco il genere, anche se qualche preferenza c’è. Le saghe mi sembrano ripetitive. Qualcuna l’ho letta e apprezzata ma alla fine mi stanca. Per i racconti il discorso è complicato. Dipende dalla lunghezza e dal come si snoda storia. Se lo stile narrativo intriga, allora mi lascio sedurre. Li leggo e li apprezzo ma preferisco un bel romanzo.

3. Tra gli scrittori inglesi, W.Shakespeare, J.Austen, A.Christie o T.Hardy?

Direi A. Christie e i due mitici protagonisti Miss Marple e Poirot. Gli altri non pervenuti: nel senso mai letti.

4. Pubblicare un libro all’anno di qualità per una lunga carriera o un unico romanzo bestseller internazionale e poi sparire nell’ignoto?

Bella domanda. Sono entrambi sogni chiusi nel cassetto. Irrealizzabili? Direi pura utopia. In conclusione andrebbero bene entrambi ma non fanno al caso mio. 😀

5. Più libri o più vestiti in valigia? (l’ereader non vale! considerate solo il cartaceo)

Più libri – l’ereader ce l’ho ma il frusciare della carta conta di più – Se togliessi i libri dalla valigia basterebbe una piccola borsa. Odio portare con me mezza casa 😀 tipico vezzo femminile – non me ne voglia il gentil sesso ma con due donne in famiglia so cosa vuol dire.

6. Trasposizioni cinematografiche: prima si legge il romanzo o prima si guarda il film?

Direi il libro, visto che al cinema non ci vado, né la TV mi attira. Conclusione il film non lo guardo.

7. Avete l’occasione di vivere dentro un libro, poi però non ne uscirete più, andrete oltre il finale, vivendo nuove pagine. Quale titolo prendete in considerazione per questa nuova vita?

Rimanere prigioniero di un libro? No, grazie. Non ci penso proprio. Mi verrebbe a noia una vita del genere. Dovermi inventare sempre nuovi finali alla fine stanca. Quindi l’occasione la lascio perdere. Se qualcuno ne vuole approfittare cedo volentieri la mia candidatura.

8. Di quale scrittore/scrittrice vi piacerebbe essere l’assistente fidato? (con tutti i pro e i contro di questa scelta)

Qui entro in difficoltà, perché calarmi nella posizione di assistente fidato non mi vedo. Perché? Non ho capito bene cosa dovrei fare.

9. Vi è concesso di viaggiare per tutto il mondo, in tutti i luoghi, ma senza libri appresso, solo un blocco per gli appunti. Partite o restate?

Parto, parto! La curiosità non ha prezzo e poi al ritorno posso scrivere tutti i libri che voglio dopo un’esperienza del genere. A muovermi non mi sono mai tirato indietro. A restare ho messo il broncio, perché ho perso un’occasione per viaggiare.

10. Visitare l’ambientazione di uno dei vostri romanzi preferiti, nel luogo e nel tempo: dove andate?

Uffa… un solo posto? Troppo poco. Mi sembra di tradire gli altri romanzi. Sai possono essere permalosi e mettermi il broncio. Poi mi fanno i dispetti.

11. Primo appuntamento con lei/lui dopo estenuanti lusinghe, ma improvvisa arriva l’ispirazione per concludere quel capitolo fermo da mesi. Prendete la penna o le chiavi di casa?

Le chiavi di casa, senza indugio. Ogni appuntamento perso è perso per sempre. L’ispirazione rimane, basta ripeterla come un mantra in testa. Al termine dell’appuntamento desiderato così a lungo si prende penna e carta e si butta giù quello che l’ispirazione a dettato. Non è esattamente quello che ho pensato prima dell’appuntamento? E va bene, l’ispirazione tornerà a fare capolino ma l’appuntamento con lei è stato un successone e se seguiranno altri, sarà un tripudio in tutti i sensi. Poi non è detto che quel famoso capitolo vada bene 😀

D’argine al male

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Storia di ordinaria follia

Un giallo? Un thriller? Un noir? No, niente di tutto questo. Semplicemente una storia di ordinaria follia col protagonista dalla personalità sdoppiata. È Giovanni e Iolanda allo stesso tempo, due persone che convivono nello stesso guscio. Ha ucciso il padre e forse la madre. È una delle tante vittime dello ospedale psichiatrico infantile di Aguscello, adesso un rudere vuoto e abbandonato, abitato dai tanti fantasmi di bambini che lì hanno perso la loro innocenza?Il dubbio c’è ma non è risolto.

In puro stile di Stephen King di Carrie e Shinning, non come storia ma come atmosfera, prende per la gola il lettore.

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AutoreGaia Conventi
EditoreLe Mezzelane Casa Editrice
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Emma – seconda parte

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Foto personale

Roby era in quinta C, il fidanzatino con i quale aveva scambiato il primo limone nel sottoscala di casa. “Limone?” si disse divertita. “Una sbaciucchiata bavosa con le lingue che anziché cercarsi andavano a bagnare le guance”.

Il viso assunse un’espressione allegra con due minuscole fossette ai lati della bocca. “Quanta acqua è passata sotto i ponti” pensò. “Ma non sono molto cambiata nemmeno a quarant’anni!”

Fece un rapido calcolo dell’età. Era in terza A, quindi aveva all’incirca sedici anni. Roby era stato il primo ragazzo ma non sarebbe stato l’ultimo. Altri sarebbero venuti dopo di lui. Però lo ricordava per un dettaglio: era un vecchio per lei con i suoi diciotto anni. Arrivava a scuola su una rombante Fiat Abarth 500 rossa dagli scarichi cromati lucidi, sempre attorniato da nugoli di ragazze che avrebbero fatto carte false pur di sedersi accanto a lui.

Sognava amori impossibili in quegli anni, quando la foto di un giocatore di calcio la faceva innamorare alla follia.

«Ero timida e faticavo a spiaccicare due parole in fila, quando dovevo parlare con un ragazzo che mi piaceva. E con Roby il copione era lo stesso!» disse mentre continuava a leggere quelle note scritte ventisei anni prima.

Adesso era single dopo la brutta esperienza matrimoniale con Carlo, finita in maniera burrascosa. Due figlie irrequiete da crescere. “Sono come loro padre” pensò incupendosi. Carlo era riuscito a domare la sua timidezza, che attirava gli uomini, come nel 1974 calamitava i coetanei.

I primi tempi furono speciali ma poi lui si stancò delle sue indecisioni e dei suoi mutismi, cercando fuori dal matrimonio quello che Barbara non era riuscita a trasmettere. Nemmeno la nascita di Irene e poi di Giada aveva permesso alla loro relazione di decollare. Due anni dopo l’ultima nata aveva chiesto la separazione. Una lunga battaglia legale con accuse reciproche di tradimenti e incomprensioni su tutto, comprese le figlie.

Conosceva il problema ma non sapeva come risolverlo. Aveva paura del proprio corpo, delle parole che uscivano dalla sua bocca e arrossiva sempre, anche per la battuta più innocente.

Barbara si volse verso lo specchio, ammirando il suo corpo. Aveva quarantadue anni compiuti da poco ma era ancora bello e sodo. Non era narcisismo il suo ma i commenti degli uomini incontrati finora. Qualcuno ci aveva provato ma aveva rinunciato in fretta. La sua mente rimaneva un mistero per loro, perché non erano stati capaci di sondarla fino in fondo. Aveva un’intelligenza pronta. Capiva in fretta tutto, che riusciva a esprimere con vivide immagini e pensieri profondi sulla carta, che sapeva metterli nero su bianco senza errori dopo che si era sbloccata all’università. Quando parlava con qualcuno che la interessava, tutto diventava ingarbugliato e arrossiva senza un motivo. Era una costante. Nonostante i corsi di tecnica della comunicazione, dove primeggiava, quando doveva mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti, si annebbiava la vista e la mente andava in vacanza.

Questo rappresentò un limite durante il percorso scolastico, superata da compagni e compagne nelle considerazioni dei professori, che la ritenevano una mediocre. Della doppia personalità dava ampia prova quando affrontava i test attitudinali e i colloqui di assunzione, lasciando nello sconcerto gli esaminatori, incapaci di comprendere questa dualità.

Dopo diversi tentativi era approdata in una casa editrice importante. Dopo i primi anni di gavetta nell’anonimato aveva sconsigliato l’uscita di un manoscritto di un autore famoso. «Sarà un fiasco colossale» aveva scritto sulla scheda del testo. Tutti avevano riso ma si dovettero ricredere. La sua previsione si avverò, creando non pochi problemi finanziari. Barbara aveva suggerito invece di pubblicare il romanzo di un esordiente, che finì alla casa editrice concorrente con un più che lusinghiero successo di critica e lettori. Il responsabile della linea editoriale capì le sue potenzialità e le accordò fiducia. Da quel momento assai di rado aveva sbagliato un giudizio. Il suo segreto erano la lettura delle prime pagine e di pagina sessantanove, da quelle capiva se meritava di essere pubblicato oppure no.

Seduta sui talloni si riscosse da questo fiume di ricordi e riprese la lettura del diario. “Dove ero rimasta?” si chiese. “Ah! Stavo leggendo di Roby”.

Lui era stato l’unico che invece di ridere delle sue parole arruffate, le chiese: «Esci con me stasera?»

Barbara rise, ripensando alla scena. Lei tra l’interdetto e la sorpresa rispose con un ‘sì’ appena percettibile prima di scappare in casa, senza sapere né dove, né quando si sarebbero incontrati.

Roby la rincorse prendendola tra le braccia, mentre lei si scioglieva. L’incontro fu un fiasco, come rammentava. Non riuscì a spiaccicare tre parole di fila senza farfugliarne altre tre incongruenti. Roby rideva, mentre lei arrossiva.

Il loro rapporto proseguì tra alti e bassi per qualche mese finché lui stanco della timidezza di Barbara in tutti i sensi non la scaricò. Mentre lei piangeva e si disperava, Roby si consolò con Eleonora, meno bella e intelligente ma in compenso molto più disinvolta di lei.

Barbara chiuse il vaso dei ricordi, riponendo il diario dove l’aveva trovato, mentre portò con sé nello studio il foglio per rileggerlo.

Viveva in una minuscola villetta con giardino nell’hinterland milanese arredato con cura ed eleganza, dove senza grandi amicizie conduceva una vita solitaria con le due figlie, che trovavano insopportabile quell’esistenza ritirata da eremita. Era un evento epocale quando invitava qualcuno per un pranzo o una cena. Nemmeno i compleanni delle figlie era festeggiati con le amiche. Preferiva trovarsi al ristorante senza impazzire nei preparativi.

Una grande libreria ingombrava la parete dello studio, ricoprendola coi volumi colorati. Questa era la sua stanza favorita, dove leggeva e lavorava alla sera dopo aver seguito le figlie.

Si sistemò sulla poltrona per scorrere quelle poche righe vergate da una mano sconosciuta.

Ebbe un flash e capì che il destino aveva scritto quel pezzo di carta in cui Barbara si specchiava in Emma.

FINE

La prima parte la trovate qui.

Emma – parte prima

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foto personale

Quando riaprì gli occhi, Emma vide il sole, le foglie verdi e il viso di un uomo. “So che cos’è tutto questo” pensò in estasi.

Era il mondo che aveva sognato di vedere a diciassette anni… e ora l’aveva raggiunto… le sembrava così semplice, normale, che il sentimento che provava era come una benedizione impartita in due parole all’universo: Ma naturalmente.

Guardava il volto inginocchiato vicino a lei, e sapeva che in passato avrebbe dato la vita per poterlo vedere: una faccia senza segni di dolore, di paura o di colpa. Aveva la bocca più che fiera, come se sentisse l’orgoglio di essere entusiasta per stare lì a guardare i suoi occhi.

Emma constatò che i lineamenti decisi facevano pensare all’arroganza, alla tensione, all’ironia… eppure il viso non aveva niente di tutto questo. Ne era la somma finale: un’espressione di serena decisione e sicurezza, un’innocenza spietata che non avrebbe chiesto né accordato pietà. Un viso che non aveva niente da nascondere…

Chi era Emma?” si chiese Barbara, che aveva trovato un brandello di carta, tutto stropicciato e in parte consunto, tra le pagine di un vecchio diario scolastico, dove annotava i suoi pensieri.

Stava rovistando nei cassetti della sua vecchia cameretta da ragazza, che era accatastata nel garage, quando scorse una copertina di pelle blu o meglio il dorso blu di qualcosa che le pareva familiare. Era tra libri ingialliti e malmessi e blocchi di carta pieni di scarabocchi e sicuramente stonava in mezzo a loro.

In realtà era alla ricerca dei vecchi vinili, che aveva messo in un cassetto della sua scrivania, ordinati dentro le loro confezioni originali. Quindi rimase stupita nel vedere quel pezzo della sua vita, quando aveva sedici anni o giù di lì.

Come ci è finito in questo cassetto?” pensò Barbara, mentre rovistava curiosa, tornando indietro negli anni.

Era una donna di oltre quarant’anni, sposata, divorziata e con due figli adolescenti come era lei quasi trent’anni prima al tempo di quel diario.

Aprì con delicatezza quelle pagine che contenevano le sensazioni dei primi amori e le relative prime delusioni. Carlo il vicino di casa che l’aveva fatta sognare per anni. Roberto, il primo filarino, col quale aveva pomiciato nell’androne di casa. Alberto, la prima delusione. Ricordava come l’aveva scaricata brutalmente. «Hai una faccia che fa schifo!» le aveva detto, quando credette di averlo conquistato. “Certo che provai rabbia e vergogna” pensò Barbara, che aveva presente il suo viso butterato dall’acne e foruncoli pustolosi.

Scorse i disegni infantili in stile Heidi dell’amica Serena, la sua compagna di banco. Sorrise, perché era lei con Leo, altro amore finito male.

Tra quelle pagine ingiallite dal tempo, riempite con la sua scrittura minuscola e svolazzante c’erano anche un paio di fotografie in bianco e nero dai bordi seghettati come usava nel dopoguerra. Ricordi della nonna Rachele con sua madre piccola nel giardino di casa.

Tuttavia era stato quel pezzetto di carta a prenderla, a chiedersi chi era Emma.

Barbara girava quel foglio, strappato malamente da un quaderno a quadretti, su cui erano scritte un paio di frasi, cancellate e vergate più volte. Non era la sua scrittura, tutta svolazzi e minuta, ma si presentava lineare e rotonda ben raccordata nelle lettere.

Si domandò di chi fosse. Una ragazza o un ragazzo? Per i ghirigori sulla A e sulla P era quasi certa che la mano fosse femminile, mentre il resto era neutro. Lei scriveva con caratteri minuscoli e inclinati approssimativamente a destra, mentre la riga tendeva a salire verso l’alto, tutta sbilenca. La grafia dell’ignota scrittrice era perfettamente dritta, come le cancellature e le riscritture.

Barbara osservò muta quel pezzo di carta ingiallito con qualche taglio in corrispondenza delle pieghe. Non riusciva ad associarlo a nessuna delle sue amiche, nemmeno quelle che all’epoca avevano velleità letterarie.

È il riassunto di un libro? No, non mi sembra” pensò con aria smarrita “Forse è l’incipit di un racconto… Ma quale racconto? Personalmente non ci ho mai provato. Basta leggere poche righe di questo diario per capire il perché”.

Sorrise. Ricordava come fosse negata per l’italiano in quegli anni nonostante tutti gli sforzi fatti per migliorarsi. Errori di grammatica, ortografici si sprecavano e quando arrivava il sei con una sfilza di meno per Barbara era come avere vinto la sfida più ardua.

Riaprì il diario alla ricerca di un indizio. Si accoccolò sui talloni, appoggiando la schiena alla scrivania, tenendo il diario sulle gambe.

Lunedì 6 maggio 1974

Oggi ho conosciuto Roby, finalmente! Gli ho parlato o meglio ho farfugliato qualcosa mentre le orecchie diventavano rosso fuoco! …

Mentre leggeva, aveva presente quanto fosse imbranata e come con un nonnulla diventava un peperoncino rosso.

[Continua]

La seconda e ultima parte sarà pubblicata domani

Ministoria extra – il traffico – la mia storia

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Scrivere Creativo propone un tema che sarà di attualità tra non molto.

Nel delirio del traffico della città, proviamo a focalizzarci sui dettagli. Scegliete una di queste macchine nella foto e scrivete un dialogo di cinque battute tra l’autista e il/i passeggero/i.

Miniesercizio extra 25

Nel delirio del traffico del venerdì sera una Volvo blu è ferma, incastrata tra due colonne di auto. Il display dell’autostrada segna “Code per 5Km verso il mare”.

«Alberto, facciamo l’inversione di marcia. Soffro di claustrofobia» suggerisce Fiorenza che si fa vento con un ventilatore da borsetta.

«Avrai voglia di scherzare?»

«No. Parlo su serio. Altrimenti scendo».

Il ronzio della ventola di raffreddamento urla inviperita, mentre Alberto e Fiorenza tacciono.

«Alberto non riesco a stare chiusa qui dentro» annaspa con le parole Fiorenza quasi cianotica.

«Te l’avevo detto che era una pazzia partire a quest’ora» risponde rabbioso Alberto, ingranando la marcia per fare venti metri.

Miniesercizio 25 – la mia storia

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Tema intrigante propone oggi Scrivere creativo.

Esistono momenti in cui la semplice vista di un paesaggio suscita ricordi di avventura e un’improvvisa voglia di evadere. Immaginate una persona appena uscita da lavoro, posa la bici e fissa affascinato quella corda legata all’albero. Dopo alcuni minuti inizia a correre. Inventate una storia di 100 parole avendo a disposizione: una corda – una corsa – questa foto

miniesercizio 25

 

Il lunedì è un giorno difficile da affrontare, pensa Michele, mentre prende la bicicletta gialla dalla rastrelliera dell’ufficio dove lavora. Il sole picchia duro nonostante siano le diciannove. Attraversa il parco per tornare a casa. Scorge tra due alberi una corda. Si ferma, appoggia la bicicletta a un blocco di cemento e, colto da un irrefrenabile istinto, comincia a correre sul prato. Sente l’aria calda sul viso e gocciolare il sudore sulla schiena. Sbuffa, ansa, si appoggia a un tronco.

Sono proprio pazzo, pensa mentre ritorna sui suoi passi. Trova il blocco ma non la bicicletta.

“Ben ti sta, coglione”.

Esercizio di sceneggiatura – Tramonto

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Tramonto – Foto personale

Questa volta Scrivere creativo propone un esercizio impegnativo. Sei vignette per un fumetto. Ecco la mia sceneggiatura

Vignetta uno

tratta da Turismo.it

Due ragazzi si tengono per mano.

Sullosfondo il sole tramonta e tinge di rosso il mare. Non parlano, si guardanoteneri e innamorati.

Vignetta due

Nuvola. “Elisa…” dice il ragazzo. “Dimmi?” risponde lei.

Lui guarda il mare rosso, mentre Elisa lo osserva. Sul mare volteggiano i gabbiani.

Vignetta tre

Nuvola. “Elisa, vedere questo mare mi rende poeta”

Elisa sorride, mentre lo abbraccia. I loro piedi sono bagnati dalla risacca del mare. Il sole sta affondando all’orizzonte.

Vignetta quattro

Nuvola. “Abbiamo perso ancora questo tramonto.
Nessuno ci vide questa sera con le mani intrecciate
mentre la notte azzurra cadeva sopra il mondo” recita il ragazzo. “Chi l’ha scritto?” domanda Elisa. “Pablo Neruda”.

Il sole è quasi scomparso all’orizzonte. I gabbiani volano radenti il mare.

Vignetta cinque

I due ragazzi si abbracciano, baciandosi coi piedi immersi nell’acqua. Alle loro spalle la pineta diventa scura e le loro ombre si allungano sulla spiaggia.

Vignetta sei.

Riprendono a camminare verso la duna che li separa dalla pineta. Il crepuscolo crea ombre cinesi sulla spiaggia.

FINE

Ministoria extra – Un bar tranquillo – La mia storia

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Col caldo feroce di questi giorni anche Scrivere Creativo diventa cattivo.

Ecco la sfida

La porta e la colonna separano tre scene distinte:
1 – Una donna che sta entrando nel locale;
2 – Un ragazzo che sta mangiando da solo;
3 – Due ragazzi che stanno discutendo.
Questo è un esercizio più difficile del solito.
Scrivete una storia che collega queste tre scene. Liberamente. Come preferite voi.

Miniesercizio extra 24

ed ecco cosa la mia mente accaldata ha pensato bene di mettere insieme

Rodolfo sta parcheggiando di fronte al bar. Il caldo oggi è torrido e non lascia scampo. Una bibita fresca è quello che serve per abbassare la temperatura del corpo. Si sta avviando verso l’ingresso, quando sente un forte gemito a pochi passi da lui. Una donna dai lunghi capelli biondi si lamenta toccandosi il viso. Barcolla, sembra sul punto di accasciarsi a terra.

Rodolfo fa due passi di fretta e la sorregge per le braccia. Non capisce cosa sia avvenuto, finché non guarda dinnanzi a sé. Il vetro della porta d’ingresso presenta il segno dell’impatto della faccia della donna.

«Ce la fa a camminare?» domanda Rodolfo, che cinge con un braccio la bionda.

Solo dei gemiti ed esclamazioni di dolore, mentre lui spinge la porta per entrare.

Alberto nel tavolo accanto all’ingresso è assorto nel mangiare un piatto fresco di verdura. Sta pensando a Elisa, al suo addio frettoloso e incomprensibile. Una rottura che gli ha lasciato un vuoto dentro di sé. Sta con la forchetta a mezz’aria, quando sente un botto, come se la vetrata fosse stata colpita da un oggetto con violenza. Alza lo sguardo dalla terrina ricolma d’insalata e pomodoro, guardandosi intorno. Vede solo alle sue spalle due ragazzi che stanno discutendo animatamente. Qualche frammento della discussione arriva alle sue orecchie.

«Non vuoi credermi» borbotta indispettito chi gli volge le spalle.

L’altro dai capelli scuri e lunghi fino alle spalle scuote il capo come per confermare l’affermazione dell’amico.

«Non posso» dice con un filo di voce. «Come potrei? Ti sei dimostrato inaffidabile. Ti facevo un amico e non un nemico».

«Non è vero» sussurra a sua discolpa l’altro. «Credi che avendo tenuto un altro atteggiamento…».

«Mi hai pugnalato alle spalle» replica amareggiato.

Alberto sente una voce che gli chiede qualcosa. Si volta e vede un uomo che regge una donna più incosciente che presente.

«La signora ha sbattuto il viso sulla vetrata e deve sedersi» dice Rodolfo, che sistema la donna sulla sedia libera di fronte ad Alberto.

Lui ha un moto di stizza, che reprime subito ma non passa inosservato a Rodolfo.

«Capisco, amico» fa con ironia Rodolfo, mentre osserva le condizioni del viso della donna. «Capisco d’aver interrotto il tuo pasto ma il tempo di prendere qualcosa di umido per la faccia della signora e poi togliamo il disturbo».

Alberto diventa rosso, posando la forchetta nella terrina. Prende un pacchetto di fazzoletti di carta dalla tasca dei pantaloni e lo porge a Rodolfo.

«Prendi e usa pure la mia acqua fredda» dice a sua discolpa, avendo dimostrato una certa insensibilità alle condizioni della donna.

«Enrica, cosa ti è successo?» pronuncia allarmato il ragazzo dai capelli scuri, che ha interrotto la discussione con l’amico.

Rodolfo alza lo sguardo nella direzione della voce mentre bagna qualche fazzoletto per passarlo sul viso di Enrica, che continua a tenere gli occhi chiusi e a lamentarsi.

«Vuole che l’accompagni al Pronto Soccorso?» domanda premuroso Rodolfo, ignorando l’esclamazione del ragazzo.

«No. Mi sta già passando» dice Enrica. «La ringrazio. Senza il suo aiuto non avrei saputo cosa fare».

Aiutata da Rodolfo si rimette in piedi barcollando vistosamente.

«Venga che le offro qualcosa di fresco» propone Rodolfo, mentre saluta Alberto.

«Grazie per l’aiuto» gli dice, allontanandosi.

Alberto riprende a mangiare col pensiero fisso su Elisa.

I due ragazzi continuano la loro discussione.

“Avrebbe potuto morire dinnanzi a loro” pensa Rodolfo, tenendo sotto braccio Enrica. “Ma non li avrebbe distolti dalle loro occupazioni”.

La mia storia – miniesercizio 24

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Oggi è lunedì. Non lo sapevate? No? 😀 Beh! vi informo io e vi tedio con la nuova sfida di Scrivere Creativo.

Cosa hanno pensato? Nulla di trascendentale peccato che sia complicato fare i soldi. Ecco cosa propongono

State assistendo a una presentazione. A un certo punto vi mostrano questa slide: le cinque caratteristiche per diventare virali sui social. Così, lasciate il lavoro perché vi è venuta in mente l’idea del “post perfetto”. Inventate una storia di 100 parole avendo a disposizione:

– Una slide

– Il post perfetto

– Questa foto

miniesercizio 24

e così ho inventato il post perfetto 😀 Soldi a palate… Bé, va bene. Ho capito che resto povero come sono.

Rodolfo in terza fila legge “Catartico”. Mi devo purificare dalle contaminazioni, pensa rapito dalla slide. Domani vita nuova. Mi devo dedicare a costruire il post perfetto, pubblicarlo e diventare più ricco di Bill e Mark. Colla liquidazione di Energia Pulita compra un computer supergalattico. Si chiude in mansarda e ignora le lamentele di Adele, la compagna. Comincia a scrivere, butta via bozze e carta. Il post deve essere sublimale. Poche frasi ma dall’effetto immediato. Argomento banale ma visto in modo inaspettato. Deve indurre alla catarsi chi lo legge. Avverte un’emozione, che nemmeno la porta sbattuta da Adele riesce a distrarlo.

Ministoria extra – il litigio – la mia storia

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Scrivere creativo per tenerci svegli e allenati propone questa nuova sfida.

A volte diamo per scontate le bellezze reali e ci concentriamo sul digitale.
Le due ragazze al centro e in basso nella foto preferiscono concentrarsi sullo smartphone. Scrivete una storia basata su un litigio tra queste due ragazze per qualcosa che hanno visto sullo smartphone.

Miniesercizio extra 23

Le nuvole scorrono nel cielo dietro al ponte che attraversa la baia. Il sole va e viene giocando a nascondersi tra quei batuffoli bianchi. Edo è seduto sotto il gazebo sul limitare della spiaggia, mentre sorseggia una granita al limone. L’afa è mitigata da una leggera brezza, che increspa le onde che si infrangono quiete sulla spiaggia. Sembra tutto perfetto, almeno è quello che pensa Edo, quando qualcosa disturba la bellezza della vista.

Sono le voci stridule di due ragazze, che stanno litigando.

Edo depone la granita sul tavolino e si volta a guardare. È irritato perché sono riuscite a rovinargli quel momento di contemplazione serena.

«È colpa tua» dice la bionda agitando lo smartphone.

«Nemmeno per sogno!» replica indispettita la rossa coi lunghi capelli che si agitano con il movimento del capo.

Edo sorride. Con tanta bellezza da osservare in silenzio proprio qui dovete venire a litigare? Riprende la granita e ricomincia il diverbio. Gli viene la voglia di prendere quello stupido strumento del diavolo e scagliarlo lontano a perdersi in fondo al mare.

«Guarda» urla la bionda, mostrando il display all’amica.

L’altra stringe gli occhi. Con riverbero della luce non si vede quasi nulla. Le prende la mano con lo smartphone e la ruota, finché riesce a osservare quanto compare.

«E con questo?» obietta la rossa, sollevando lo sguardo dallo schermo.

La bionda sbuffa e sta per replicare adirata, quando vede quello che non aveva visto.

«Scusa» mormora la ragazza, abbassando gli occhi. «È stato un abbaglio».