Disegna la tua storia – un’immagine di Waldprok – il salice

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Nuova stupenda immagine di Waldprok e nuova storia.

Nel giardino di Alice c’è un maestoso salice, quelli che chiamano piangenti.

«Non hai mai visto il mio salice piangere?» ha detto una mattina Alice a Martina, che abita nella casa accanto.

Martina l’ha guardata strana come si guarda chi è un po’ tocco. Quel misto di ironia e di compatimento che cavalca gli occhi di chi non crede a quello che gli dicono.

«Ma lo chiamano così perché è la forma della pianta a suggerire il nome» afferma Martina, trattenendo il riso. Solo un sorriso stirato, appena accennato.

Alice scuote il capo. Non è affatto vero quello che dice l’amica. Il salice piange e piange per davvero. È difficile convincere qualcuno che crede che sia una frottola.

«Ma lo sai perché piange?» domanda Alice, incrociando le braccia.

«Perché qualcuno lo sa?» replica in modo indisponente Martina.

«Io sì» afferma col cipiglio di chi la sa lunga.

Martina non trattiene la risata. “Ora è troppo” pensa con le lacrime agli occhi.

Alice senza scomporsi inizia a spiegare.

«Un tempo il salice era come tutti gli altri alberi. Fusto eretto e rami protesi verso il cielo. Era nato sulle sponde di un rio dalle acque fresche e canterine. Tra loro sorse un’empatia spontanea. Il ruscello gli decantava le meraviglie del mondo, il salice lo stava ad ascoltare per ore. Si facevano compagnia a vicenda finché un giorno un boscaiolo decise di tagliarlo, perché il suo tronco eretto e slanciato gli sarebbe servito per produrre delle assi dritte e senza nodi. Ma… c’è sempre un ma, perché il ruscello al pensiero di perdere un amico proprio non ci stava. Così consigliò al salice d’incurvarsi verso di lui fino a toccare con le proprie fronde le sue acque cristalline. Detto e fatto: il salice non era più dritto come un fuso. Quando il boscaiolo tornò con l’accetta per tagliarlo rimase disorientato. ‘Eppure qui c’era un albero dritto mentre ora ce ne è uno tutto storpio’ pensò mentre si allontanava dispiaciuto. ‘Forse ho bevuto un bicchiere di vino di troppo. Devo rimanere più sobrio quando vado nel bosco’. Da quel momento il salice piange ogni volta che qualcuno lo tratta male e le sue fronde pendono verso terra».

Martina si tiene la pancia. Il riso è irrefrenabile mentre corre via con grossi lacrimoni a rigarle il viso.

«Mai ascoltata una fandonia così grande» urlò tra un singhiozzo e una risata.

Alice dispiaciuta per non essere stata creduta si rifugia sotto il suo salice e insieme piangono amaramente.

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Un caso per tre – un giallo a quattro mani – ventesima e ultima puntata

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Un caso per tre – un giallo a quattro mani – ventesima e ultima puntata

Cala il sipario su questa storia condotta a quattro mani con Elena. Tornano a casa i protagonisti dopo questa avventura esterna al loro ambiente.
Debora Nardi torna a Monte Alto vicino a Roma, Walter, Sofia e Puzzone a Treviso.
Speriamo di avervi intrattenuti piacevolmente nel corso di queste venti puntate.
Per quando riguarda Walter, Sofia e Puzzone vanno in soffitta, in letargo e non torneranno tanto presto ma forse mai più. .

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Siamo giunti all’ultima puntata dell’avventura di Walter Bruno e Debora Nardi. Ogni tassello va al suo posto e il puzzle è completo.

Termina, così, l’esperimento di una scrittura a quattro mani condotto con Gian Paolo Marcolongo (Newwhitebear). Speriamo di aver intrattenuto piacevolmente il nostro lettore, noi ce l’abbiamo messa tutta.

Chi avesse perso le puntate precedenti può trovarle qui 123456789101112131415161718, 19

Durante la cena, Debora mise al corrente il marito Andrea in merito alle informazioni che lei e Walter avevano raccolto.
«Il tuo amico mi sembra più avventato di te. Non ha pensato che se l’uomo misterioso l’avesse scoperto avrebbe potuto correre un grosso rischio?»
«Ma non è successo.» Debora cercava sempre di girare…

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Un caso per tre – un giallo a quattro mani – diciannovesima puntata

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La storia sta volgendo al termine, qualcosa di intuisce ma ci sono ancora punti oscuri che risolverà Elena (nonsolocampagna). Per quelli che volessero leggere tutto d’un fiato la storia, troveranno i link di seguito.

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Qui troverete la puntata diciannove. Buona lettura

Mentre Walter parlava con Debora, Sofia faceva il suo ingresso con Puzzone scura in volto e nervosa.

«Potevi venire a prendermi» lo apostrofò con tono gelido. «Ero preoccupata non vedendoti tornare. L’uomo è uscito a passo di carica col viso storto per la rabbia mentre tu non eri dietro di lui».

Walter fece l’occhio languido per addolcire quella furia, mentre Puzzone si sistemava tra loro. Stava per dire qualcosa quando una soneria cominciò a torturare i timpani. Tutti e tre si misero freneticamente alla ricerca dei loro telefoni, pensando che fosse il proprio.

Debora illuminò i suoi occhi vedendo il display. Era il suo che trillava incessante.

«Hai novità?» chiese non appena avviò la comunicazione.

Walter e Sofia si guardarono perché non sapevano chi avesse chiamato. Lui si avvicinò alla guancia della compagna per darle un bacio.

«Giuda!» sussurrò con un filo di voce, accettando quel pegno d’amore.

«Sei sicura?» continuò Debbi nella sua conversazione fatta di molti suoi silenzi e poche parole.

Debora, appoggiò il portatile sul tavolino basso di fronte a lei e si alzò per camminare come se dovesse smaltire della tensione.

«Grazie, Flo. A buon rendere» disse chiudendo la comunicazione.

Debora ripose il telefono nella tasca della felpa e si sedette sul divano, mentre Walter e Sofia si misero di fronte per ascoltare le ultime novità dell’amica.

«Era Flora» disse schiarendosi la voce. «Mi ha detto che la patente potrebbe essere falsa ma la cugina non ha voluto spingersi oltre, perché se fosse così dovrebbe avviare una denuncia. Insomma sarebbe un bel casino spiegare tutto. La carta di circolazione è intestata Mario Depedis e non batte pari con la patente. Però è autentica confrontandola coi dati assicurativi».

Lo sguardo all’inizio dubbioso di Walter si trasformò in un sorriso.

«Abbiamo due punti fermi. Sappiamo chi è entrato nella stanza 216 e chi l’ha favorito e coperto. Vediamo come lasciarla fuori. Mi ha fatto pena» affermò a mezza voce Walter, mentre Sofia aggrottò la fronte per le parole oscure del compagno.

«Il secondo» riprese la disamina Walter, «ci porta a un nome di Roma, mentre la patente è di un nominativo di Bari. Quindi altamente probabile un nome fasullo».

Walter si guardò in giro. Nella hall c’erano diverse persone che in apparenza non sembravano prestare attenzione alle loro chiacchiere.

«Che ne dite se ci spostiamo fuori in un posto appartato per parlare senza troppe orecchie in ascolto?»

Detto e fatto. Si trasferirono nella stessa panchina che permetteva di osservare l’hotel senza essere notati.

Walter riprese il discorso interrotto in precedenza per mettere insieme tutte le informazioni in loro possesso. La morte di Francesca non era accidentale ma un omicidio volontario. Albertino era stato rapito per costringere i genitori a saldare un debito contratto con un usuraio romano. Dino e Gina erano coinvolti in entrambi gli eventi. Però dovevano andare alla caccia delle prove prima di parlarne col maresciallo.

«Albertino dopo il rapimento è rimasto chiuso nella stanza 216 per qualche ora» precisò Walter.

Era arrivato a questa conclusione pensando alla felpa rimasta all’interno e rimossa da Dino.

«Ma perché? Non c’era il rischio di essere sorpresi?» chiese Debbi poco convinta della ricostruzione nella parte finale.

«In effetti sì ma secondo me serviva un posto riparato prima di trasferirlo in un luogo sicuro».

Debora scosse il capo per nulla convinta da questa affermazione. Era una semplice congettura senza punti d’appoggio.

«Albertino mentre andava dalla zia è stato convinto da Gina a recarsi all’hotel. Qui perde o getta il telefono nel cespuglio e finisce nella 216. Forse per costringerlo a scrivere ai genitori. Forse perché qualcosa ha fatto precipitare gli eventi scombinando i loro piani. Poi sono stati sorpresi da Francesca. Una curiosità pagata a caro prezzo».

Adesso Debbi era un po’ più convinta sulla ricostruzione degli avvenimenti ma rimanevano dei punti oscuri.

«Ma ora dobbiamo scoprire dove tengono segregato Albertino, prima che sia troppo tardi e trasferito in un posto lontano» fece Debora intrecciando le mani in grembo.

Walter socchiuse gli occhi come per pensare poi guardò l’ora sul telefono.

«Sofia, fai un salto in camera, per favore. Prendi dal tavolino basso quella carta dettagliata del bosco».

Sofia e Debbi lo guardarono come se fosse un marziano. Poi lei si alzò per salire in camera. Rimasero in silenzio in attesa del ritorno.

«Andare nel bosco adesso non conviene. Tra poco la luce se ne va e non mi sembra prudente farci sorprendere dal crepuscolo. Però, se non è molto distante, possiamo fare un salto dove hai trovato lo zainetto di Albertino» suggerì Walter, mentre Sofia era di ritorno.

Debora annuì. La proposta era convincente.

«Suggerisco di battere il bosco domattina presto. Ci portiamo i cani» fece Debbi, mentre Walter distendeva sulla panchina la carta.

«Però se vogliamo vedere il posto, è meglio sbrigarci» disse Debbi, alzandosi.

Mezz’ora più tardi erano dove tre giorni prima aveva trovato le tracce del bivacco. L’area era recintata col nastro bianco e rosso dei carabinieri e un po’ ovunque c’erano cartelli che vietavano l’ingresso.

Puzzone non sapeva leggere oppure non gliene fregava nulla d’infrangere i sigilli; così si inoltrò nella zona vietata annusando tutto fino al punto dove le tracce del fuoco erano ancora visibili.

«Devi insegnargli a leggere» disse con tono ironico Debora, mentre Walter e Sofia risero di gusto.

«Però hanno rischiato accendendo un fuoco nel bosco. Se la forestale vedeva il fumo sarebbero stati scoperti» notò Walter, mentre Puzzone continuava la sua esplorazione personale in apparenza casuale.

Debora annuì. Conosceva bene quanto fossero fiscali e senza dubbio erano stati fortunati a non farsi cogliere con le mani nel sacco.

Walter richiamò Puzzone, perché era giunto il momento di ritornare all’hotel. La luce stava calando rapidamente ed era prudente affrontare il ritorno con un minimo di chiarore. Non avevano con loro una torcia per illuminare il sentiero in caso di oscurità.

Avviso

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Nei prossimi giorni non sarò molto presente, perché mi hanno sfrattato dal mio posto, la mansarda, che sarà preda di muratore e imbianchino.

Mi dispiacerà non poter leggere i vostri post e rispondere alle vostre generose osservazioni con la dovuta tempestività. Cercherà alla sera di farlo ma non garantisco.

Disegna la tua storia – un’immagine di Etiliyle – L’arco

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Questa volta è il turno di Etiliyle e le sue belle immagini.

Etiliyle-Luca Molinari Photo

Buona lettura

A Venusia il parco è davvero squallido. Due alberi spelacchiati, un prato ridotto a una risaia asciutta, un rigagnolo dal fondo secco.

Il borgomastro si vergognava quando ci passava davanti: ne andava del decoro di Venusia. Così una mattina di aprile decide che deve essere sistemato a puntino. Chiama Severino, il segretario tuttofare, che ne sa una più del diavolo.

«Il parco delle rimembranze fa schifo» esordisce Roberto B. col viso schifato.

«Cosa dovrei fare? Sistemarlo di persona?» risponde il segretario prendendo in contropiede il borgomastro.

Roberto B. lo guarda storto, perché non perde il vizio d’interromperlo mentre parla.

«Bisogna organizzare un contest d’idee su come sistemarlo» continua ignorando la domanda del segretario.

«Un contest… di cosa?» chiede Severino, spalancando la bocca per la sorpresa. Il borgomastro sta usando parole raffinate mai sentite prima. “Che razza di novità sono queste?” riflette spalancando gli occhi un po’ acquosi.

Roberto B. inspira aria nei polmoni, conta fino a dieci e poi l’espelle. “Devo dare una lezione di bon ton al ragazzo” pensa il borgomastro, prima di riprendere a parlare.

«Deve preparare un bando per i nostri concittadini su come vorrebbero vedere il parco…».

«Cosa mettiamo in palio?» interviene Severino, mentre il borgomastro sbuffa come il mantice nella fornace di Pietro, il fabbro ferraio di Venusia.

«Voglio un’idea creativa per abbellire il parco» conclude Roberto B. sospirando. «Si metta subito al lavoro, perché ha già poltrito abbastanza».

Con un gesto deciso della mano lo congeda ma il segretario indugia nella stanza del borgomastro. Non ha compreso bene cosa deve mettere in palio. “Un pallone gonfiato? Una pacca sulla spalla?” pensa, grattandosi la guancia un po’ ispida per la barba malfatta.

«È diventato sordo all’improvviso? Ora esca in fretta ed entro stasera voglio leggere il bando. Sciò!» dice Roberto B. visibilmente arrabbiato agitando la mano destra con energia.

Severino batte in ritirata, perché sa che il capo sta per esplodere se resta un microsecondo in più nella stanza.

Chiuso nel suo ufficio si scervella cosa mettere nel bando. Tutte le idee sono sparite e non sa come iniziare. Il cestino è pieno di pallottole di carta. Ha già consumato una risma di carta. Quando… lampadina! “Ecco cosa scrivere!” si dice felice e beato.

Contest delle idee. Chi avesse un’idea di come sistemare il parco delle rimembranze è pregato di telefonare a 389010403. Quello sono io. Non si vince nulla ma una in internet. Così è stato un gioco da ragazzi copiare l’immagine di Etiliyle.pacca sulla spalla non si nega a nessuno. Firmato il vostro amato Borgomastro.

Tutto feli in internet. Così è stato un gioco da ragazzi copiare l’immagine di Etiliyle.ce si presenta a Roberto B. mostrando con orgoglio il manifesto, che suscita un grugnito come risposta da parte del borgomastro.

«È questo sarebbe il bando delle idee?»

«Cosa non va? Chiedo come sistemare il parco. Non prometto nulla come fanno tanti politici. Insomma c’è tutto» replica il segretario.

Il borgomastro allarga le braccia che fa ricadere sui fianchi sconsolato prima di congedarlo.

Sei mesi più tardi il parco delle rimembranze è come in fotografia. Un arco con sopra un’aquila in marmo, poggiato su un gruppo di rocce da cui parte un ruscello con i pesciolini rossi e tanti alberi intorno.

Se Severino avesse dovuto aspettare le idee dei venusiani, starebbe ancora in attesa. Per fortuna Lorenzo è pieno d’idee e di libri sulla capitale Ludi e sa navigare in internet. Così è stato un gioco da ragazzi copiare l’immagine di Etiliyle.

Disegna la tua storia – un’immagine di Waldprok – occhio magico

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nuovo post su Caffè Letterario.

Caffè Letterario

Da questa stupenda immagine di Waldprok nasce un mini racconto senza troppe pretese. Venusia e i suoi abitanti sono sempre lì ad accogliere i viandanti della lettura.

Buona lettura.

La sera si avvicina e nello stagno delle anatre si specchia il sole, spuntando da dietro le nuvole. Però le anatre non ci sono. Loro arriveranno a ottobre per riposare qualche giorno prima di riprendere il volo verso sud.

Pino ci viene quasi tutti i giorni nella speranza di vederle che pigramente si lasciano dondolare sull’acqua e poi come colpiti da qualcosa si tuffano con la testa sotto la superficie in maniera repentina. Lui rimane affascinato dalla velocità con cui compiono questa operazione.

Pino è un ragazzino di dieci anni, alto due soldi di cacio con lo sguardo vispo e allegro. Sembra insignificante ma in realtà è un motorino inesauribile come se la carica non finisse mai. I suoi genitori lo…

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un caso per tre – un giallo a quattro mani – diciottesima puntata

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un caso per tre – un giallo a quattro mani – diciottesima puntata

siamo alle battute finali. Non perdetevi questa puntata. Ancora pochi passi e poi…

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Un nuovo tassello si aggiunge al puzzle che Walter e Debora stanno pazientemente componendo nelle loro personali indagini sulla morte della receptionist Francesca e il rapimento del piccolo Albertino.

Chi avesse perso le puntate precedenti, scritte insieme a Gian Paolo (Newwhitebear), può trovarle qui 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17

Walter si affrettò a seguire Cecilia che varcava la porta di servizio dell’hotel, mentre Sofia faceva un gesto rassegnato, come a dare un inutile permesso di commiato al suo compagno così curioso.
La cameriera richiuse la porta mentre Walter si intrufolava dietro di lei.
«L’uomo misterioso si è diretto verso la cucina» sussurrò la giovane donna.
«Seguiamolo senza fare rumore» rispose, sussurrando a sua volta, Walter e si mise a precederla…

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Disegna la tua storia – un’immagine di Gaia Conventi – il mercatino

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Una nuova entrata Gaia Conventi che nel suo blog fatiquei propone le sue splendide immagini. Ecco il mercatino del vintage del fine settimana scorsa.

Buona lettura

Nella piazza della fontana senz’acqua tutti i lunedì si tiene a Venusia il mercatino delle pulci. Ogni abitante porta qui quello che scova negli scantinati, nelle soffitte e in fondo ai cassetti.

Qualcuno può opinare che dopo un po’ non ci sia nulla da scambiare ma si sbaglia e grossolanamente. Sembra che sia un pozzo senza fine. C’è sempre della mercanzia nuova, si fa per dire perché è vecchia e talvolta mal messa.

Ognuno di buon mattino, quasi subito dopo che l’unico gallo ha cantato al nuovo giorno, carica chi sul carretto, chi sulle spalle le cose che tra un lunedì e l’altro ha scovato in casa.

Arrivati sulla piazza vanno a cercare il loro rettangolo numerato. L’uno a Carola, il due a Sandra e così via. Ognuno ha il suo pezzetto codificato da un numerino che Sghego nella sera della domenica applica al selciato.

Si deve sapere che qualche anno prima non esisteva questo ingegnoso sistema. Chi primo arriva, bene alloggia. E non racconto i litighi che sorgevano.

«Questo posto è mio» diceva Elisa, indicando col dito un invisibile segnale di occupato. «Glielo ho messo stanotte prima che il gallo canti!»

Veronica scuoteva il capo, stringeva le labbra e socchiudeva gli occhi incattiviti. Non vedeva nessun segnale e poi era arrivata prima lei.

Sghego, che faceva oltre che l’oste anche il vigile, si metteva in mezzo alle due litiganti e proponeva la classica monetina.

«Se esce la fortezza, è di Carola. Se esce la fontana è di Veronica».

Dalla tasca destra estraeva l’immancabile monetina da cinque venusini e la lanciava in aria. La perdente mugugnava e andava a cercarsi un altro posto che era anche il più sfigato. La lite, che non interessava nessuno, le aveva fatto perdere tutti gli altri posti.

Così Severino, il segretario del borgomastro ha una grande idea.

«Mettiamo a sorteggio i posti» spiega al borgomastro, che non capisce il motivo del sorteggio ma non può dimostrarsi più ignorante del suo segretario.

Roberto B. annuisce come se avesse compreso tutto mentre in realtà non ha capito una minchia.

«Fatto il sorteggio che si fa?»

Severino sorride sotto i baffi, perché deve spiegare con poche parole la funzione del sorteggio.

«Ma signor borgomastro» esclama fingendo di scandalizzarsi. «Il vigile nella sera della domenica mette i patacchini per terra».

«E la gente che se ne fa dei patacchini?» insiste il borgomastro sempre più in confusione.

«Non litiga».

«Ma i venusiani si litigano per adesivo piazzato per terra?» afferma il borgomastro spalancando gli occhi leggermente acquosi.

Severino si mette una mano davanti alla bocca e si fa venire il singhiozzo per non ridere in faccia al borgomastro.

«Ma se Elisa ha il sessantanove, dico un numero a caso, lo cerca e sistema la sua roba nel rettangolo assegnato» spiega con pazienza il segretario che sta ancora tossendo per aver mandato indietro la risata.

«Ok. Proceda pure col sorteggio» dice il borgomastro per togliersi dalla situazione d’imbarazzo.

E così da quel giorno ognuno ha il suo numero e può arrivare anche dopo la colazione delle nove, perché nessuno glielo porta via.

Un caso per tre – un giallo a 4 mani – diciassettesima puntata

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Eccoci con la nuova puntata del giallo dell’estate che conduciamo a quattro mani con Elena (nonsolocampagna).

Per i pigri che non si vogliono perdere una puntata le trovate qui 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16

e buona lettura agli affezionati quattro lettori.

Walter salì in camera dove si trovava in quel momento Sofia, abbastanza scura in volto per essere stata lasciata ancora una volta sola.

«Andiamo a Sulmona per la giostra?» chiese baciandola sulla guancia.

Sofia depose sul tavolino basso il libro che stava leggendo, lasciandolo aperto sulla pagina dove era arrivata.

«Sulmona? A quest’ora?» rispose con tono acido, sfidandolo con gli occhi che brillavano per l’ira. «In mezzo al casino di una folla urlante? Se vuoi visitare Sulmona, ci andiamo in un giorno tranquillo. Piuttosto andrei a Tivoli».

Walter sorrise. In realtà non aveva voglia di prendere l’auto ma piuttosto che sentirsi dire ‘perché non me l’hai chiesto’ aveva preferito scatenare la sua reazione.

«Tivoli? Certo che ci andiamo!» rispose allegro. «Partiamo alla mattina e restiamo fuori tutta la giornata. Se invece ora ci facciamo due passi nel bosco?»

La proposta raccolse l’approvazione di Sofia. In fretta si prepararono per uscire.

Mentre mano nella mano camminavano lenti nel sentiero e Puzzone libero di correre dove voleva stava al loro fianco, Walter gli raccontò gli ultimi sviluppi.

«Secondo Ceci…».

S’interruppe avvertendo la rigidezza della mano. Sapeva di aver fatto un errore lessicale citando quel nome.

Sofia si girò col volto corrugato e le labbra increspate. Gli occhi nocciola mandavano lampi minacciosi di una imminente tempesta.

«Cecilia…» cominciò Walter per mettere una pezza all’errore commesso.

«Chi sarebbe questa Cecilia?» lo interruppe bruscamente.

«…è la cameriera del nostro piano, che ci sistema tutti i giorni la camera».

Sofia si fermò guardandolo dritto negli occhi.

«Ora ti fili anche le cameriere?»

Walter rise per sdrammatizzare la situazione, mentre Puzzone aveva ruotato la testa per prestare attenzione a cosa dicevano.

«Ma cosa dici? Ho chiesto solo delle informazioni su Albertino e la sua famiglia per farmi un’opinione sulla sua scomparsa» precisò, riprendendo a camminare. «Ma che idee ti sei messa in testa? Lo sai che ti sono fedele, anche se tu…».

Walter lasciò cadere il discorso per ricordarle l’episodio del giardiniere, che aveva lasciato perdere.

Colpita e affondata” si disse Sofia, che conosceva bene il suo uomo. “Avrebbe potuto farmi una sceneggiata coi fiocchi, perché in effetti mi ha colto sul fatto ma si è dimostrato intelligente e non ha detto nulla”.

Sofia si strinse e gli diede un bacio riparatore, mentre Walter rinfrancato riprese il discorso su quello che Cecilia gli aveva confidato. “Spero che non mi chieda dove, perché sarei fritto” pensò mimetizzando l’ansia interna.

«Tu cosa ne deduci?»

Sofia rimase in silenzio per qualche secondo prima di esprimere il suo pensiero.

«Credo che sia stato rapito. Dubito che si sia nascosto» affermò Sofia convinta.

«Perché dubiti?»

«Penso che i mancati rapitori sarebbero alla ricerca del ragazzino. Non ho mai visto facce sconosciute aggirarsi nei dintorni. Poi la felpa nascosta, il telefono buttato in un cespuglio, il bivacco nel bosco… No, è stato rapito e la morte di Francesca non è stata casuale».

«Mi hai convinto» disse Walter, mentre rientravano nell’hotel.

Fatta una rapida doccia e una puntata sul letto per farsi perdonare le cose non dette, tutti e tre scesero in giardino in attesa della cena, sistemandosi in un posto defilato su una panchina. Dalla postazione la visuale era ottima per vedere chi arrivava non visto nell’entrata riservata ai dipendenti e fornitori mentre loro potevano passare inosservati.

Stavano chiacchierando con Puzzone che sonnecchiava ai loro piedi, quando sbucò alle loro spalle Cecilia.

«Buonasera, signor Bruno» salutò la donna.

«Buonasera» rispose Walter con tono familiare, mentre Sofia passava lo sguardo sorpreso dal viso della donna a quello del compagno.

Walter deglutì pensando a due cose: “Parli del diavolo e spuntano le corna. Il saluto è stato formale e non familiare come l’ultima volta, per fortuna”.

Prima che la cameriera riprendesse a parlare, Walter fece le presentazioni.

«Sofia, questa è Cecilia, che rigoverna le nostre stanze».

«Lieta di conoscerla, signora» replicò Cecilia allungando la mano a mezz’aria.

Sofia l’afferrò e la strinse con vigore, quasi stritolandola, mentre osservava questa donna dai lineamenti poco aggraziati, piccola e rotondetta. Fece un sorriso non diretto a Cecilia ma verso se stessa. “Pensare che Walter se la faccia con questa mi fa capire che a volte mostro una gelosia fuori luogo”.

«Ci fa compagnia o deve tornare in albergo?» chiese Sofia, rinfrancata per la mancata minaccia.

«Grazie. Solo cinque minuti. Quanto basta per informare il signor Bruno su alcuni dettagli che ho scoperto in paese» disse Cecilia, sistemandosi di fianco a Sofia.

Walter annuì, riflettendo che la donna era più intelligente di quello che pensava. Quel ‘signor Bruno’ ripetuto più volte aveva smontato la diffidenza di Sofia. Inoltre cercandolo in compagnia di Sofia e non in privato avrebbe reso più credibile anche lui.

«Da fonte sicura ho appreso che la famiglia di Albertino si è indebitata con un usuraio di Roma e non hanno intenzione di pagare. La cifra esatta non si sa ma è di certo di diverse centinaia di migliaia di euro. In realtà vendendo alcuni pascoli e il bosco a Rivisondoli potrebbero ripagare il debito ma non lo vogliono fare».

«Ma l’usuraio che dice?» domandò Walter che osservava una figura maschile che si avvicinava furtiva all’albergo attraverso il giardino per non farsi notare.

«Mi hanno detto che in paese fino al giorno della scomparsa di Albertino si aggirava una coppia dalle facce sospette. Dicono che alloggiava qui» spiegò Cecilia che non si era accorta dell’uomo.

Walter ascoltava ma seguiva con gli occhi le mosse dell’uomo misterioso che aveva fotografato qualche giorno prima. Prese il telefono e fingendo di guardare qualcosa avviò il video.

«Quella coppia era ospite nell’hotel?» domandò con fare ingenuo Walter, perché diventava certezza il sospetto già forte su quella che era partita in fretta e furia il giorno della morte di Francesca.

«La macchina è stata vista nel parcheggio dell’hotel» precisò Cecilia.

«Molto interessante» affermò annuendo col capo. «Cecilia potrebbe seguire quell’uomo?»

Walter indicò col viso una persona che si introduceva nell’entrata riservata ai dipendenti.

Sofia e Cecilia si volsero, mentre lui si girava verso di loro prima di entrare con movimento guardingo per non farsi notare.

Cecilia si alzò di scatto e con passo svelto varcò la porta e scomparve all’interno.

«È una donna preziosa per le informazioni che è in grado di procurare. Del tutto affidabili» spiegò Walter, rinfrancato dall’atteggiamento di Sofia che mostrava indifferenza verso Cecilia.

«Sì» confermò laconica, perché di sicuro quella donna non avrebbe costituito nessun pericolo per lei e per il rapporto con Walter.