Blogger Recognition Award

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AlidiFarfalle e il suo splendido blog Idee in movimento ha avuto il gentile pensiero di segnalarmi per questo award, che mi pare nuovo nel panorama delle segnalazioni.

Blogger Recognition Award – Le regole
• ringraziare il blogger che vi ha nominato e inserire il link al suo blog;
• scrivere un post per mostrare il proprio premio di riconoscimento;
• raccontare brevemente la nascita del proprio blog;
• dare dei consigli ai nuovi blogger;
• nominare altri 15 blogger ai quali si vuole passare questo premio di riconoscimento;
• commentare sul blog di chi vi ha nominato e fornirgli il link al tuo articolo

Il ringraziamento è scritto come pure il link.

Il post lo sto scrivendo. Se avete la pazienza di leggerlo, potete trovare l’immagine del premio stesso.

E con questo ho sistemato i primi due punti.

Come nasce il mio blog Newwhitebear’s Blog – Poesie e racconti: i colori della fantasia

Il blog ha una storia lunga dieci anni e molti mesi. Nasce per scommessa con me stesso. Pensavo che nessuno l’avrebbe letto, quando ai primi del 2007 – sì avete letto bene 😀 – ho scritto il primo post sul sito di Microsoft Windows Space Live. Credo che fosse una poesia. Anzi no una curiosa riflessione vi lascio il link se qualcuno volesse leggerla. Parlavo di scommesse. Scommessa vinta dal blog e persa dal sottoscritto. In poco tempo avevo un bel po’ di seguaci che leggevano e commentavano. Con qualcuno ci sono stati anche scambi di mail. Un bel successo che mi ha messo apprensione. Dopo due mesi ho deciso di farlo morire di inedia. Ma il richiamo era troppo forte. A maggio dello stesso anno sono finito su quella splendida e sempre rimpianta di Splinder. Un posto davvero speciale dove c’erano persone speciali. Da lì non mi sarei mosso, nemmeno a cannonate, se la piattaforma non fosse defunta. Il passaggio su WordPress è stato naturale, perché Microsoft aveva chiuso la sua e traslocato coattamente qui. Ma questa è storia recente si fa per dire: gennaio 2011. Niente di speciale dunque ma una lunga storia

Anche il terzo punto è andato in porto. Ragazzi che fatica ricevere le nomine.

Consigli a nuovi blogger

Consigli per gli acquisti? 😀 Consigli per i blogger? Qualcuno me ne suggerisce di validi per me, perché sono ancora un apprendista blogger. L’unico suggerimento, niente consiglio – brutto vocabolo -, è dimostrarsi cortesi e gentili con gli altri blogger, accettare le loro opinione senza recedere dalla propria, rispondendo in modo educato. Il resto viene da sé. Ognuno deve trovare la propria identità sul web senza crearsi un alter ego difforme da quello che si è.

Qui è stata dura. Dare dei consigli? È una bella impresa ma proseguiamo.

La nomina di 15 blogger? La salto, perché tutti sono nominati. Siete tutti nel mio cuore, quindi niente scelte antipatiche.

L’ultimo punto è più facile. Un commento l’ho lasciato. Un secondo mi fa piacere.

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La mia storia – miniesercizio nro 69

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Nuovo appuntamento alle ministorie di Scrivere creativo.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un lecca-lecca

– Il portiere della nazionale di calcio a cinque

– Un gioco di ruolo

– La foto seguente

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Jacopo arrivò al campo in anticipo. Teneva in bocca un chupa chups. Parcheggiata la macchina, prese la sacca dal sedile posteriore. Il lecca lecca gli gonfiava la guancia, mentre la passava da un lato all’altro.

«Porca miseria» esclamò davanti agli spogliatoi, chiusi con un bel lucchetto.

Lo toccò perché era di discreta fattura ma senza la chiave non poteva entrare.

«Pazienza» borbottò, sedendosi sulla panca di fianco alla costruzione.

Prese il tablet per mettersi a giocare. Doveva far passare mezz’ora prima che l’allenatore della squadra arrivasse con la chiave.

Jacopo era il portiere titolare di Schiappe, squadra di calcetto a cinque. Per la sua abilità era finito nel giro della nazionale.

Acceso il tablet si fiondò sui giochi. Fece scorrere le varie schermate. Selezionò ‘Giochi di ruolo’ e tra questi scelse Warlock, il suo preferito. Lui era un mago che sfidava il profondo dark per salvare Blood Elf, imprigionata dal mago antagonista Dwarf. Era arrivato al settimo livello ma il dodicesimo era ancora lontano. Imboscate, battaglie contro mostri e robot in rutilanti scene improvvise e feroci.

«Sveglia, Jacopo» disse Carlo. «Mettiti in tenuta da gioco. Tra cinque minuti si comincia».

“Uffa” pensò Jacopo, chiudendo il tablet. “Ero al nono livello”.

la mia storia – miniesercizio nro 68

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Vediamo cosa propone questa volta Scrivere creativo.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una brandina

– Una bacchetta magica rotta

– L’inizio del mondo

– La foto non la mostro, provate a immaginarla al termine del miniracconto. Chi indovina vince un BRAVO o BRAVA a seconda del sesso.

 

Livia si fermò a guardare la statua nel mezzo del parco pubblico. La donna scolpita pareva triste ma era l’effetto buffo del tempo che aveva fatto colare lo smog in mille rivoli.

Pensò che una bella pulitura avrebbe reso giustizia alla sua bellezza e tenerezza. Riprese la passeggiata, quando un ragazzino vestito da mago si parò innanzi.

«Ciao» lo salutò. «Come ti chiami?»

«Sono il mago Zurlì» e con un bastoncino spezzato disegnò davanti ai suoi occhi strani simboli.

Lei rise ma il bimbetto con un capello rosso in testa e una mantella di raso sbiadita sulle spalle la guardò torvo.

«C’è poco da ridere. Il mondo finirà». Scappò via.

Livia ricordò quando era piccola, all’incirca l’età del finto mago.

Stava su una brandina al mare e fuori pioveva. Doveva inventarsi qualcosa per passare il pomeriggio. Accoccolata immaginò il Big Bang, allora ignorava che lo chiamassero così, con la formazione della terra. Le avevano spiegato che Dio aveva preso una palla di fango, plasmata e lanciata nel cielo. Fiori, un melo e due incoscienti, Adamo ed Eva, che riuscirono farsi cacciare via a pedate. Un bel disastro.

Ripassò dalla statua. Un piccione era sulla testa del bambino. Un immagine buffa.

Incipit profetico – la mia storia nro 3

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Scrivere creativo aveva proposto questo incipit lasciando libero di scrivere quanto volevamo. l’ho ripescato e ve lo propongo.

Nel 2020 l’acqua scomparirà dalla terra, ma noi saremo pronti. Ci siamo preparati al viaggio verso Marte“.

Stava scritto su una stele ritrovata nel deserto siriano da una spedizione di archeologi alla ricerca della città perduta dei Templari.

Marcello guardò Sabrina e poi Flavia. Leggeva sui loro volti la sua stessa sorpresa per questa stele scritta in italiano.

Sabrina scoppiò in una grande risata. Non poteva crederci. “Nel 2017 trovo in pieno deserto una stele con una profezia minacciosa. Tra tre anni l’acqua scomparirà dalla terra e ci sarà una migrazione di massa interstellare” si disse tra i singhiozzi e le lacrime causate dal troppo ridere. Si accasciò sulla sabbia, tenendosi la pancia. Non accennava a smettere sotto gli occhi increduli dei compagni di avventura.

Marcello teneva in mano quel pezzo di argilla un po’ sbrecciato dove si leggevano nitide quelle parole italiane, incise rozzamente. La grafia appariva incerta ma il senso era chiaro. Anche lui pensò che qualche burlone si voleva prendere gioco di loro.

Erano partiti un mese prima, a ottobre, da Torino diretti a Palmira, liberata dai neri seguaci di Al Baghdadi. Erano tre ricercatori dell’università, che aveva pagato tutto. Viaggio, attrezzature e tanti auguri. Ne avevano bisogno visto il posto prescelto per la loro spedizione. Nessuno era riuscito a dissuaderli dalla loro incoscienza. Spedita a Antakya una Renegade modificata per consentire di dormire al suo interno, raggiunsero la Turchia via mare. Attraversato il confine siriano, seguirono le antiche vie carovaniere per arrivare all’oasi di Palmira, l’antica Tadmor, alla ricerca di una mitica città fondata dai Templari nel 1197, di cui si erano perse le tracce. La sua localizzazione era incerta come la sua esistenza. Esistevano dei codici manoscritti, la cui autenticità era assai dubbia, ritrovati in una bottega antiquaria. I tre ricercatori si erano infervorati e avevano ottenuto l’appoggio dell’università nel loro pazzesco progetto. Con l’incoscienza dei loro trent’anni erano partiti verso un paese dilaniato dalla guerra, dove USA e Russia combattevano la loro war game. Mille difficoltà si erano frapposte tra loro e l’avanzamento della spedizione. Prima i turchi che li guardavano come foreign fighters, poi i siriani che li avevano classificati come spie, infine le molte fazioni che pretendevano un pedaggio per il loro passaggio. Insomma il classico percorso a scalini, costellati di trabocchetti. Alla fine la loro ostinazione aveva prevalso ed erano riusciti a imboccare la strada per Palmira.

Adesso a metà strada tra Damasco e Palmira questo ritrovamento li gettò nella confusione. Sabrina si rotolava nella sabbia in preda a un riso frenetico e convulso. Flavia balbettava parole sconnesse. Marcello continuava a leggere quella frase con una profezia al limite dell’assurdo per via della lingua scelta. La lastra pareva vecchia ma la frase italiana era fuori luogo. “Se fosse scritta in arabo o in caratteri cuneiformi sarebbe plausibile anche se improbabile. Ma in italiano? Nel deserto siriano? No, puzza d’imbroglio” pensò Marcello, mentre si domandava se il sole del deserto siriaco stesse giocando dei brutti scherzi. Allucinazioni o peggio.

«Calma, Sabrina» affermò Marcello, sollevandola da terra. Le lacrime era impastate di sabbia, i capelli in condizione penosi come i vestiti.

Con una salvietta umida le ripulì la faccia ridotta a una maschera e l’aiutò a togliersi la polvere dai pantaloni color cachi. Sotto le ascelle era impossibile, perché la sabbia aveva aderito alla camicia.

Il trio si avviò verso la Jeep per mettersi al riparo, anche se il sole di novembre non era così caldo da essere insopportabile.

Sistematisi sotto la tenda della Renegade, Marcello chiede il parere alle due compagne, mostrando loro la piccola lastra.

«Sembra vecchia» azzardò il ragazzo, passandola a Flavia, che l’esaminò.

Scosse il capo la ragazza. Era impossibile stabilire l’età dell’oggetto.

«Potrebbe essere un fake» affermò Flavia, che esaminava da ogni angolazione l’argilla. «Sembra una tavoletta di quelle usate in quest’area ma l’italiano…».

La ragazza scuoteva i capelli rossi in segno di diniego. Il viso cotto dal sole autunnale mostrava la sua incredulità sulla bontà della scritta.

Marcello annuì. La sua affermazione non faceva una grinza.

«Ammettiamo che tu abbia ragione» rispose il ragazzo nel riprendere l’oggetto, che osservò con meticolosa cura. «Ma come è finito qui? Proprio mentre cercavano le tracce dell’antica via carovaniera?»

Sabrina, che si era ripresa dalle risate convulse, era rimasta in silenzio ascoltando i due compagni.

«Non ci stai tirando un pacco?» fece poco convinta della storia del ritrovamento. «Come l’hai trovato?»

Marcello stava rispondendo piccato all’insinuazione della ragazza, quando decise che non era il caso di polemizzare e accendere il litigio.

«Come avete visto, eravamo da poco…» cominciò a raccontare.

«Io non ho visto nulla, a dire il vero. Ho notato solo che tenevi fra le mani qualcosa» esclamò Flavia con timidezza come se avesse paura delle reazioni del ragazzo.

«Io?» disse ridendo Sabrina. «Ho sentito solo il vostro vociare».

Marcello le guardò. Non gli volevano credere e pensavano che lui volesse burlare di loro. “In effetti non hanno tutti i torti” rifletté il ragazzo, tornando sul posto del ritrovamento. “Non hanno visto nulla. Hanno sentito solo la mia esclamazione. Chiunque potrebbe pensare male”.

Marcello si chinò nel punto dove la sabbia era smossa e ragionò che potevano esserci altre tavolette con nuove indicazioni.

Sabrina osservò da sopra la spalla cosa faceva il compagno. Non comprendeva quel suo raspare tra sabbia.

«Cosa stai facendo?» chiese curiosa, attirando l’attenzione di Flavia, rimasta sotto la tenda.

Marcello sollevò il capo, girandosi di novanta gradi.

«Qui ho trovato il primo reperto. Qualcosa mi suggerisce che ce ne sono altri».

La ragazza sorrise ma il ghigno allegro del viso si trasformò in una maschera di sorpresa. Vide affiorare qualcosa che pareva vagamente una tavoletta di argilla. “Aveva ragione Marcello” pensò abbassandosi per osservare meglio.

«Credo di averne trovato altre» affermò il ragazzo, mentre ripuliva con le mani dalla sabbia una lastra molto simile al primo ritrovamento.

In 2020, water will disappear from the ground, but we will be ready. We were prepared for the trip to Mars

«Non è possibile!» esclamò affranto Marcello, sedendosi sulla sabbia e allungando il nuovo reperto a Sabrina.

La ragazza guardò il pezzo incredula. Prima in italiano, adesso in inglese. Stava per mormorare qualcosa, quando Marcello la precedette.

«Ragazze, accetto scommesse! Ne troveremo a centinaia scritte in tutte le lingue del mondo».

Frugò freneticamente nella sabbia e comparvero altre tre tavolette di argilla.

«Questa è in spagnolo» esclamò per nulla sorpreso il ragazzo.

«E le altre due in francese e tedesco» fece Sabrina ridendo di gusto. Un burlone aveva colpito duro.

Marcello e Sabrina si abbracciarono con le lacrime agli occhi per la risata provocata da quella scoperta, quando Flavia si alzò e indicò un punto del cielo.

«Ragazzi! Un drone ci sta spiando».

La mia storia – miniesercizio nro 67

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Nuova sfida di Scrivere creativo che accetto prontamente

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un bastone di legno

– Una valigia chiusa a chiave

– Leonardo DiCaprio

– La foto seguente

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Andrea amava il vintage, quindi non poteva mancargli una bicicletta stile Olanda. Sella in cuoio e molloni d’acciaio che avrebbero retto un colosso di centoventi chili. La usava di rado, solo quando voleva fare il figo. Pesava una tonnellata e spingere sui pedali era una fatica bestiale.

Sabato decise di fare in bici un giro nella piazza durante lo struscio. Vanitoso com’era voleva mostrarsi alle ragazze che stavano a crocchi in ogni angolo.

Capelli impomatato con un chilo di gel, tirati all’indietro come negli anni trenta, due baffetti appena spuntati. Un doppiopetto gessato e le scarpe bicolori.

Sbuffando e imprecando pedalava con forza verso la piazza, quando Alberto lo apostrofò: «Toh! Arriva il Leonardo della bassa!» tra le risa sguaiate della compagnia.

Andrea scartò bruscamente tanto che per poco non ruzzolò per terra. Cambiata direzione puntò verso casa. Nel baule in soffitta c’era un bastone nodoso e robusto, adatto per usarlo su Alberto.

Abbandonata la bicicletta nel prato di casa, fece a due a due gli scalini per salire nel sottotetto.

Il baule era chiuso ma la chiave mancava. Guardò, armeggiò, imprecò: rimaneva chiuso. Si osservò nello specchio: era coperto di ragnatele. Una risata gli tolse la voglia di vendetta.

La m ia storia – miniesercizio nro 66

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La fantasia di Scrivere creativo è senza limiti. Ecco la nuova proposta

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un serpente enorme

– Ua donna muta

– Ambientazione: in aereo

– La foto seguente

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Erika era imbarcata sull’aereo per Tahiti. Un lungo viaggio per un sogno che si realizzava. Aveva il posto accanto al finestrino e poteva distrarsi osservando le nuvole da sopra. Uno spettacolo che non avrebbe mai immaginato. Sembravano batuffoli di cotone ammassati alla rinfusa sullo sfondo di un cielo azzurro incredibile.

Di fianco c’era una donna di colore, salita allo scalo di Parigi. La osservò curiosa, perché le ricordava i quadri di Gauguin. Provò a conversare usando il suo francese scolastico senza successo. Si rassegnò a leggere il libro.

Erika si sentiva inquieta senza conoscerne i motivi. Si alzò con la trousse pochette per andare ai servizi. La donna stava dormendo o aveva gli occhi chiusi.

«Madame…» disse a bassa voce per attirare la sua attenzione.

Allungò una mano picchiettando con dolcezza una spalla. La donna la guardò, mentre Erika chiedeva di farla passare. Lei rispose con i gesti della mano, tipici dei sordi e si scostò.

Erika raggiunge la toilette per mettersi un po’ di fard. Si vedeva brutta.

Tornava al suo posto quando un annuncio la gelò.

«I signori viaggiatori sono pregati di restare ai loro posti. Dobbiamo fare uno scalo tecnico per catturare un pitone fuggito dal rettilario».

La mia storia – miniesercizio nro 65

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Vi chiederete se non sono stanco di inventare storie assurde per rispettare il copione di Scrivere creativo? Ma no, mi diverto.

Questa volta la banca non c’è 😀 Me ne sono dimenticato. Una variante allo schema. Poi per San Silvestro le banche sono chiuse.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– La festa del secolo

– Un profeta di sventura

– Una banca

– La foto seguente

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Per celebrare l’arrivo dell’anno tremila hanno deciso di fare una partitella nel campetto vicino. Bianchi contro neri. Chi vince paga da bere. Per ridere ed esorcizzare la paura, perché Bude, il santone, è comparso su tutti gli schermi in mondovisione per avvertirli della fine della terra.

«Peccatori» ha esordito.

“Cominciamo bene” pensa Pino, mentre si scola una birra speziata.

«Peccatori, la fine del mondo è dietro l’angolo. Ormai la ruota gira. Voi non potete fermarla» ha profetizzato.

“Menagramo di un corvaccio!” mormora Pino, aprendo una nuova lattina.

Da qui l’idea di capovolgere il mondo. Chi perde non paga. Chi vince sì. La partitella, tipo single e accoppiati, finisce come al ‘chiappa no’.

Dopo la doccia tutti al Bar Sport per la grande festa di fine anno e salutare quello nuovo alla faccia di Bude. Pino è impaziente di stappare la bottiglia e brindare con gli amici il passaggio nel nuovo millennio.

«Amici, che ne dite di sfasciare i video? Sono stanco di vedere quel faccione barbuto» propone Pino.

Proposta accolta con grandi schiamazzi e balli di gioia.

«E il countdown come lo seguiamo» borbotta Alì.

Pino e gli altri ridacchiano.

«Noi ci divertiamo, mentre gli altri se la fanno addosso».

La mia storia – mini esercizio nro 64

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Oggi era più facile rispondere al quesito di Scrivere creativo 😀

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un cuoco italiano

– Un portacenere antico

– Il presidente degli Stati Uniti d’America

– La foto seguente

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Max era partito per l’America in cerca di fortuna. Fattorino, commesso e aiutocuoco. Parola grossa ma lui ci marciava dentro quando parlava con Rosa, sua moglie. Era uno sguattero al Maxim’s. Riprendeva con una webcam la preparazione dei piatti, sperando di diventare cuoco e aprire un ristorante.

Spedì i soldi per il viaggio a Rosa e col resto prese una casetta di legno fatiscente su una spiaggia della Florida. La rattoppò, comprò attrezzature e stoviglie, aprendo Max’s a trecento metri dall’oceano.

Rosa col grembiulino bianco serviva ai tavoli. Max cucinava piuttosto male. Però gli affari prosperavano, perché era meglio di Bob, in grado di preparare pessimi hamburger.

Un giorno camminava sulla spiaggia, meditando d’ingrandirsi, quando avvertì un male feroce all’alluce. Guardò. Affiorava qualcosa tra la sabbia. Un oggetto rotondo e coperto di verde con una strana piuma centrale. Non molto grande col bordo ondulato, abbastanza ammaccato. Lo raccolse per portarlo al Max’s. Un giorno arrivò un antiquario che vedendolo sbiancò.

“Me lo vendi?” chiese, indicando quel posacenere antico.

“No” rispose Max. “È il mio portafortuna”

Mentre l’uomo insisteva, Rosa accolse un signore distinto fecendolo accomodare al tavolo d’angolo.

“Che bella abbronzatura, signore” fece la donna.

“Non c’è male” rispose Obama.

La mia storia – miniesercizio nro 63

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Nuova sfida nuovo esercizio. Scrivere creativo è una fucina inesauribile di idee

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un esercito stanco

– Una donna convinta di avere superpoteri

– Un occhio di vetro a specchio

– La foto seguente

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Carletto era un bimbo molto vivace e fantasioso. Tutti i pomeriggio prendeva dalla scatola delle scarpe i suoi amati soldatini di piombo. Li disponeva e faceva vincere la guerra a quelli di Napoleone, i suoi preferiti. Un giorno Luis il trombettiere stanco di suonare incitò i commilitoni a sedersi sul pavimento.

«Siamo stanchi di combattere» arringò i compagni un po’ sbertucciati dalle molte battaglie. «Oggi riposo».

Iniziarono lo sciopero.

Carletto si affannava ma loro si fumavano una sigaretta senza ascoltarlo. Era arrabbiato coi suoi soldatini e stava per riporli nella scatola, quando arrivò Lorena, che doveva consegnare un quadro alla madre di Carletto.

«Che schifo» argomentò il bambino osservando quei due colori. «Mari e monti?»

La donna lo guardò schifata e decise d’impartirgli una bella lezione.

«Sim salam bim» disse agitando le mani.

«Salame?»rispose Carletto guardandola di sbieco. Il salame non gli piaceva.

Lorena avvampò, perché lui la burlava.

«Abbacadabra» esclamò tendendo le mani come per generare una fiammata.

«Abbecedario?» chiese Carletto, che non vedeva nulla a parte quell’orribile quadro.

Spazientita Lorena, agitò la testa e … pluff!

«Oh! Che bella biglia colorata. Sei una maga?» fece Carletto raccogliendola.

«No! Ma ridami il mio occhio di vetro!»

La mia storia – miniesercizio bonus Nro 99

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Un vecchio esercizio di Scrivere creativo, che avevo accantonato in attesa di tempi migliori. Niente di che ma ve lo propongo lo stesso.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un disoccupato apatico

– Un fumettista sordo

– Un cuscino particolarmente soffice

e

– La foto seguente

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Sofia amava esibirsi nelle feste paesane. Pochi spiccioli, qualche applauso ma molti fischi. Non aveva una voce eccelsa ma il canto era la sua passione.

Afferrava il microfono come se fosse il suo amante. Lo strattonava, si avvinghiava flessuosa. Insomma un corpo unico.

Anche quest’anno il parroco l’aveva invitata per San Lorenzo, alla chiusura della sagra di Bagonzi. Solito repertorio che ripeteva monotono. Qualche coppia ballava nella pista ma la maggioranza sfidava le zanzare restando seduta ai margini senza ascoltare quella lagna.

Carlo stava a bordo pista annoiato, perché i compagni di merenda avevano disertato il bar. Finito in mobilità tra un mese sarebbe stato disoccupato. Sembrava che questo fosse un dettaglio irrilevante. Si alzava alle dieci per andare al bar, passava il pomeriggio a giocare a carte con tre scansafatiche.

Ogni sagra che si rispetti ha il suo vignettista ma Ugo era particolare. Sordo come una campana disegnava senza ascoltare i suggerimenti del committente, seduto in posa su un cuscino che sembrava un’anguilla. Era talmente morbido che scivolava per terra a ogni movimento di chi ci stava sopra.

A mezzanotte il botto mise fine alle canzoni di Sofia dando inizio allo spettacolo pirotecnico.

La sagra era finita.