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Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventesima

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Nuovo capitolo e ci stiamo avviando alla conclusione ma per chi avesse perso le puntate precedenti le può trovare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19

«Signora Bruseghin» domandò il procuratore, sfogliando le carte sulla scrivania, «sua figlia portava una protesi?»

La donna rimase sorpresa dalla domanda, perché non si aspettava un interrogatorio ma semplici comunicazioni. Balbettò qualcosa prima di rispondere.

«Si».

Il procuratore la fissò negli occhi per intimidirla. “Se non fosse stato per Bruno, questo dettaglio non sarebbe uscito” rifletté, cercando la prossima domanda.

«Perché ha taciuto questa informazione?» affermò calibrando la voce con un’ottava in più.

Marzia Bruseghin alzò le spalle per reggere il suo sguardo in atto di sfida.

«Non me l’avete chiesto» sibilò perfida.

Il procuratore deglutì, perché non poteva accettare la rissa verbale. Doveva evitarla.

«Signora Bruseghin, possiede un cane?» domandò cambiando totalmente argomento.

La donna spalancò gli occhi color nocciola, facendo ondeggiare i capelli che mostravano i suoi sessant’anni, nonostante i colpi di sole. Non capiva il senso della domanda, perché pochi secondi prima parlavano della figlia morta e adesso del cane.

«Sì. Una femmina di segugio».

«Ha avuto di recente dei cuccioli?» incalzò il procuratore, che intendeva verificare se il cane di Walter Bruno in qualche modo fosse collegato a Flora Zuin.

«Sì, ma non capisco…» rispose con voce incerta e lo sguardo leggermente smarrito.

«Lei risponda alle mie domande» la interruppe il procuratore. «I cuccioli sono rimaste con lei?»

«No…» disse facendo una breve pausa, «il cane è di mia figlia e il cucciolo l’ha regalato a dei conoscenti».

Il procuratore sorrise soddisfatto. “Quel Bruno ha visto giusto” pensò. Segnò questo dettaglio sul foglio. Questo pezzo si incastrava bene nel quadro d’insieme, che si stava creando.

«Quando è stato donato?»

La donna parve riflettere prima di rispondere che erano passati poco più di due anni.

«Conosce la persona che ha ricevuto il cucciolo?» chiese il procuratore.

Marzia Bruseghin scosse il capo in segno di diniego.

Potrebbero essere i due asiatici quelli che hanno ricevuto il cane di Bruno, il quale maltrattato è fuggito finendo nel cantiere” si disse il procuratore, che tornò all’argomento principale: Flora Zuin.

«In che modo sua figlia ha perso la gamba… Si ricorda se era la destra o la sinistra?»

La donna si agitò sulla sedia, mentre le mani sudate si sfregavano fra loro.

«La sinistra».

Il procuratore incalzò Marzia Bruseghin per avere notizie più precise su come sua figlia avesse perso la gamba sinistra.

Lei sbuffò, perché era lì da oltre un’ora senza comprendere se fosse indagata oppure no.

«Visto che lei insiste su questo punto, le dico che mia figlia andava e veniva da casa mia. Era più un punto d’appoggio che la sua vera residenza. Un giorno di tre anni fa mi ha chiamato dall’ospedale per dirmi che le dovevano amputare la gamba sinistra. Non ha mai voluto rivelarmi cosa era successo a parte un generico incidente. Con questo spero d’avere soddisfatto la sua curiosità».

Il procuratore si appuntò di approfondire la questione.

«Conosce delle persone, dei cinesi?»

Marzia Bruseghin scosse la testa e disse con decisione: «No!»

La risposta non lo convinse ma preferì non insistere. Sarebbe stato un muro contro mura senza arrivare a un punto concreto.

«Signora, ho appena firmato una richiesta di riesumazione della salma di Flora Zuin per la prossima settimana».

Marzia Bruseghin sbiancò, perché al pensiero di vedere quel corpo martoriato la faceva stare male. Annuì con la testa per assicurare che sarebbe stata presente anche lei.

[continua]

 

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Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte dicianovesima

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Nuova puntata della storia, mentre riporto i link di chi avesse perso qualche episodio 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18

Uscendo dalla procura di Treviso, Walter rifletté che aveva fatto un azzardo vincente ma anche pericoloso, accostando la protesi ritrovata nel Botteniga alla donna morta. Doveva pazientare aspettando i risultati. “Forse conosco i nomi dei due orientali e cosa fanno, ma non li posso rivelare. Nella deposizione precedente ho dichiarato d’ignorare chi fosse Flora Zuin” pensò sorridente, mentre camminava vero casa. “Mi metterei in una posizione scomoda, affermando di averli ricavati dal suo profilo su facebook”. Se da un lato avrebbe voluto condividere le sue impressioni col procuratore, dall’altro convenne che fosse opportuno tacere per evitare complicazioni e guai. Secondo lui il procuratore pareva una persona tosta e avrebbe trovato la strada giusta per accostare i due cinesi a Flora Zuin.

Il procuratore nel frattempo rifletteva sulla dichiarazione spontanea di Walter Bruno. C’erano aspetti e deduzioni che lo convincevano tali da escludere che fosse un mitomane. “Di sicuro non posso accusare quelle due persone usando come prova un cane dal fiuto infallibile” pensò, ridendo all’assurdità per un magistrato.

Si ricompose e preparò la richiesta di riesumazione del corpo della donna per controllare se la protesi, conservata dai carabinieri, fosse compatibile col suo arto offeso. Doveva disporre l’esame del DNA sui reperti organici, eventualmente presenti sull’arto artificiale da comparare con quello del corpo.

Preparò una scaletta di attività per i giorni seguenti. Doveva risentire Marzia Bruseghin, perché la precedente deposizione non l’aveva convinto ma non aveva potuto contestarle niente in assenza di riscontri. Però con le nuove informazioni ricevute la sua posizione cambiava aspetto per le verità taciute.

«Maledizione» imprecò a bassa voce. «Come se non avessi nulla da fare».

Riprendere in esame il caso di Flora Zuin veniva a incasinare tutte le attività, ma non poteva rimandare il supplemento di indagini a tempi migliori. “Se non producono novità” pensò, “ci metto sopra la pietra tombale. Viceversa riapro il carteggio e vado fino in fondo”.

Mentre ragionava su come procedere, rilesse gli appunti della deposizione di Walter Bruno. Il dubbio che l’uomo avesse delle altre informazioni preziose divenne quasi certezza. “È stato abile nell’evitare i tranelli che gli ho teso, ma l’esperienza mi dice che abbia raccontato una mezza verità. Nessuna bugia o depistaggio. Semplicemente non ha vuotato il sacco completamente. Però dimostra di avere un buona logica che gli permettono di mettere insieme i vari pezzi. Poi quel cane, dal nome curioso, ha davvero un fiuto infallibile. Lo devo sfruttare, qualora mi dovesse servire per scovare delle tracce occulte”.

Chiuso il faldone, si preparò a uscire.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte diciottesima

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Riprende la storia di Walter e Puzzone, che si sta avviando verso la fine. Per chi fosse interessato a leggere le puntate precedenti le può trovare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17

«Buongiorno» disse Walter entrando nell’ufficio del Procuratore. Gli sembrò più squallido rispetto alla volta precedente. Forse il pallido sole di gennaio nascondeva molte magagne che la luce di maggio metteva in evidenza.

«Si accomodi» rispose il procuratore, indicando con la mano la sedia davanti alla scrivania. «Mi dica tutto».

Walter si schiarì la voce, sedendosi composto davanti a lui.

«Un paio di sere fa passeggiavo con Puzzone lungo il Botteniga, quando a un tratto ha avuto un comportamento inconsueto».

Il procuratore lo ascoltava annoiato e stava per congedarlo, quando un’affermazione attirò la sua attenzione.

«Come sa, Puzzone col suo olfatto sensibilissimo ha rintracciato la protesi di Flora Zuin nel Botteniga e il suo tronco sepolto nella boscaglia lungo il Sile».

«Quale protesi?» domandò il procuratore sorpreso per questa informazione.

A lui non risultava che la morta portasse delle protesi, né la madre ne avesse fatto cenno. “Come fa a sapere questo” si chiese dopo aver visionato le sue carte. “Ha sempre negato di conoscere la morta”. Gli fece cenno col capo di proseguire il racconto del ritrovamento.

«A metà dicembre Puzzone ha individuato tra le erbe palustri del Botteniga un arto artificiale con collegato un ginocchio, che presumo appartenesse a Flora Zuin».

«In base a quali deduzioni pensa che fosse della morta? Non risulta che avesse un arto artificiale» lo interruppe il procuratore intenzionato a chiarire il dettaglio.

Walter spiegò che i giornali avevano riportato che al corpo, ritrovato in un boschetto lungo il Sile prima di Natale, mancava della parte sotto il ginocchio.

«La protesi era appunto la sinistra e in particolare la gamba sinistra» concluse Walter. «Se contatta il maresciallo Bruscagli, dei carabinieri di Treviso, le può confermare quanto ho detto. Ho firmato una deposizione su questo ritrovamento».

Il procuratore afferrato il telefono parlò in modo concitato prima di riprendere il colloquio con Walter.

«Dunque, signor Bruno, il suo cane ha fiutato questo arto artificiale ma da questo dedurre che appartenesse a Flora Zuin non è corroborato da prove certe» affermò il procuratore.

«Lei ha ragione ma sarebbe sufficiente verificare che sia compatibile con la gamba sinistra di Flora Zuin. Però Puzzone non avrebbe puntato all’arto, non visibile dalla riva, se non avesse riconosciuto un odore familiare. Esattamente come ha fatto con la parte del corpo sepolto».

Il procuratore rifletté su quest’ultima affermazione. Era plausibile, perché il maresciallo aveva affermato che senza il fiuto del cane quella protesi poteva rimanere nel Botteniga per mesi senza che nessuno la notasse. Scrisse un appunto per la riesumazione del corpo e l’esame del DNA sulle parti organiche dell’arto artificiale. Queste affermazioni aprivano uno scenario differente sulla morte di Flora Zuin. La madre gli era apparsa reticente e poco collaborativa. Era la seconda volta che non rivelava dettagli importanti per l’indagine. La prima era il mancato riconoscimento di Puzzone come il cucciolo della sua segugia. Walter aveva iniziato un discorso rimasto in sospeso, ed era giunto il momento di riprenderlo.

«Ma credo che la sua visita non fosse collegata a quello che mi ha appena detto».

«In effetti il motivo della mia presenza è l’episodio di qualche sera fa» riprese Walter che cominciò a raccontare l’incontro con quelle due figure dai connotati asiatici.

«Puzzone non avrebbe tenuto un atteggiamento di difesa aggressiva, se non avesse temuto quelle due persone. Era evidente che gli ricordavano un episodio nei primi mesi di vita. Qualcosa che l’avrebbe condotto in quel cantiere edile dove l’ho prelevato due anni fa».

Il procuratore dovette ammettere che quella affermazione era logica, perché il cane non avrebbe tenuto quel comportamento se non fosse stato associato a qualche episodio spiacevole del passato.

«È in grado di descriverli?»

Walter sorrise, estraendo lo smartphone.

«Le posso fornire un paio di fotografie, scattate mentre venivano verso di me» disse aprendo l’app con le immagini per mostrarle al procuratore.

Walter gli porse il telefono perché potesse visionare le fotografie.

«Posso tenerlo?» chiese il procuratore, osservando il display. In effetti le immagini sufficientemente nitide mostravano due uomini di circa quarant’anni dai tratti somatici orientali. Non sarebbe stato difficile rintracciarli. A Treviso non c’erano molti.

Walter scosse la testa in segno di diniego.

«Gliele posso scaricare via mail. Il telefono mi serve anche per lavoro».

[continua]

Disegna la tua storia – un’immagine di Waldprok – la statua

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Walter e Puzzone riposano in attesa del gran finale, così Waldprok mi offre il destro per scrivere una nuova storia.

Era il quattro luglio del 2020. Una giornata calda con un’afa opprimente come è tipica di questa stagione a Venusia. La piatta pianura mandava umidità che unita alla temperatura rendeva l’aria irrespirabile.
Nonostante il clima consigliasse di starsene chiusi in casa, all’ingresso di Venusia i suoi cittadini avevano posto la statua di legno, commissionata a Umberto, il mago del intaglio. Umberto usava bulini, scalpelli, sgorbie e mazzuoli con la stessa abilità di un brasiliano nel palleggio. Era un virtuoso in grado di estrarre da un tronco d’acero le sculture più belle del paese.
“Chi erano quei due? Quell’uomo e quella donna?” si domandò un passante casuale, osservando la scultura.
Era la coppia più famosa del paese, perché, andata in televisione, aveva sbancato molla e triplica, il quiz condotto sul canale uno da Michele Buonasera. Erano diventati una gloria nazionale, perché avevano vinto il montepremi e il jackpot milionario, rispondendo alle domande sul Tripudio di Venere.
Era una montagna di venus, che avevano distribuito ai cittadini di Venusia, perché tutti potessero godere della loro fortuna.
Così il borgomastro per riconoscenza aveva deciso di mettere la loro statua all’ingresso del paese come tutti i benefattori di Venusia.
Fu festa grande per Donato e Luisa, i due vincitori del quiz, portati in trionfo da due seggiole, quelle usate per la processione di San Marcellino, il loro patrono. Il cinque giugno lo si festeggiava con tutto il paese in piazza. La banda, le giostre e i saltimbanchi allietavano i venusiani dalla mattina alla notte, quando i fuochi d’artificio mandavano tutti a letto con l’appuntamento al prossimo anno.
Il quattro luglio si svolse questa particolare processione, nella quale al posto della statua del santo stavano loro due.
La lunga fila si fermò davanti alla statua ricoperta da un telo bianco, che il borgomastro con gesto teatrale la tolse. Un ‘oh!’ di stupore si levò dalla folla osservando con quanta abilità Umberto li aveva ritratti.
Donato era commosso alla vista della scultura, quando gli chiesero a gran voce di fare il discorso.
«Non so parlare in pubblico» si schernì l’uomo con gli occhi lucidi. Non si aspettava questi ringraziamenti.
«Discorso, discorso» gridava la folla impaziente.
Allora Luisa con un colpo deciso strappò il megafono al compagno e iniziò a parlare.
«Siamo commossi» urlò la donna con i lucciconi agli occhi. «Non abbiamo fatto niente di speciale per meritare tanto onore».
Il lungo applauso accompagnò queste ultime parole, mentre la folla intonava gli ola di ringraziamento come allo stadio per incitare la propria squadra.
Il borgomastro con la fascia a tracolla strappò il telo che copriva la statua, mentre la gente applaudiva con frenesia. Era un tripudio di grida festose, mentre la coppia in piedi dispensavano baci.
«Amici, compaesani» strillò forte Donato per sovrastare il baccano della folla festante, «andiamo tutti da Sghego a brindare e mangiare. Paghiamo tutto noi».
Poi allungò la mano verso Luisa, che con prontezza la strinse forte, mentre con un balzo saltarono sulla strada.
E la festa continuò.

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte diciassettesima

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Walter e Puzzone si sono concessi un paio di giorni di relax ma sono pronti a continuare la storia. Per i soliti ritardatari possono trovare qui le puntate precedenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16

«Come è andata?» chiese Sofia, quando Walter rincasò.

«Bene, direi» disse, accarezzando Puzzone che faceva festa. «Ma ho una fame da lupi. Poi ti racconto tutto».

Walter seduto in salotto con Sofia espose l’incontro col procuratore e le conclusioni a cui erano arrivati senza tralasciare nulla.

«Ma non mi hai mai detto che avevi portato Puzzone nella sua vecchia casa» osservò Sofia risentita per la mancanza di sincerità del compagno.

«È vero» ammise Walter, «ma mi avresti dato del visionario parlando dei miei dubbi».

Sofia rise. Lui la conosceva bene ma non poteva dire apertamente che aveva ragione.

«Ma poi come è finita» chiese, anche se glielo aveva detto.

«Se avrà bisogno di altri chiarimenti mi convocherà ma dubito che lo farà» concluse Walter.

Nei giorni successivi l’inchiesta non fece progressi sostanziali e ben presto sparì dalle pagine dei giornali. Il procuratore non si fece vivo tanto che Walter si dimenticò di Flora Zuin e di sua madre, della palestra e dei due misteriosi personaggi dal nome strano.

Se il clima era stato abbastanza mite e bello fino a gennaio, nei mesi successivi fu freddo e piovoso, specialmente nel fine settimana, costringendo Walter e Puzzone solo a brevi escursioni nelle vicinanze di casa. Ai primi di maggio il tempo si stabilizzò con giornate soleggiate e calde tali da consentire di fare passeggiate lunghe sulle rive del Botteniga.

Era un mercoledì sera d’inizio maggio, quando Walter al ritorno dall’ufficio condusse Puzzone a correre sulla riva del Botteniga. Dopo tanta clausura per via del maltempo il cane correva felice una decina di passi davanti e tornava indietro da Walter. Un movimento incessante come se volesse eliminare le scorie di ruggine, accumulate nei mesi precedenti.

Abbassava la parte anteriore del corpo, quasi fino ad accovacciarsi per poi lanciarsi in una breve corsa in avanti con latrati gioiosi, scodinzolando con frenesia, mentre tornava indietro. Dimostrava la sua voglia di giocare, di essere felice.

Quando all’improvviso si fermò col corpo teso e pronto a scattare in avanti. Walter udì sorpreso un ringhio sordo e prolungato, mentre Puzzone mostrava i denti e teneva le orecchie e la coda abbassate.

Era la prima volta che osservava questo comportamento aggressivo. Capì che stava dicendo di sentirsi minacciato e cercava d’intimorire l’avversario. Walter si guardò intorno alla ricerca della minaccia, ma a parte due uomini distanti una cinquantina di passi erano soli. Strinse gli occhi per mettere a fuoco quelle due persone, notando che avevano dei tratti orientali. “Cinesi o comunque asiatici” pensò.

«Vieni qui» intimò al cane che rimaneva fermo e ringhiava con maggiore intensità man mano che questi avanzavano.

Walter si accostò e mise il guinzaglio a Puzzone, tenendolo corto per evitare che potesse attaccarli. Mentre metteva in sicurezza il cane, ebbe un lampo, un’associazione d’idee, che risvegliarono un ricordo. Gli tornarono in mente quei nome strani collegati alla palestra nelle cui vicinanze era stato trovato il corpo della ragazza. Estrasse dalla tasca lo smartphone e fingendo di consultarlo scattò alcune foto dei due uomini. Un atto istintivo e irrazionale.

Walter faticava a tenere fermo Puzzone che si mostrava sempre più aggressivo, finché arrivati a pochi passi da loro i due uomini attraversarono la via portandosi sull’altro lato. Nel medesimo istante in cui i due asiatici erano scomparsi, Puzzone tornò il cane socievole e giocherellone di sempre, mentre la tensione del corpo e la mascella serrata si allentarono.

Walter intuì che quelle due persone dovevano aver lasciato un pessimo ricordo nella sua memoria, anche se era un cucciolo di pochi mesi. Era innegabile che il cambio di comportamento era stato determinato da loro. Il piacere della passeggiata si era guastato e decise di dirigersi verso casa. Questa volta doveva discutere con Sofia su cosa fare.

«Sofia, stasera Puzzone ha avuto un comportamento inconsueto» disse Walter seduto a tavola, raccontando tutto quello che era avvenuto senza tralasciare il dettaglio della palestra e dei due nomi strani.

Sofia ascoltò con attenzione l’esposizione di Walter, che la sorprese perché di norma minimizzava tutto. Avvertì nelle sue parole tensione e preoccupazione. “Se mi racconta questo” pensò, socchiudendo gli occhi, “vuol dire che quelle due persone in qualche modo sono coinvolte nel caso di Flora Zuin e hanno avuto un ruolo negativo su Puzzone”.

«Cosa pensi di fare» chiese Sofia, anche se sapeva che era una domanda inutile.

«Pensavo di parlarne col procuratore» disse. «Tu cosa suggerisci?»

Sofia non rispose subito, perché secondo lei Walter aveva deciso di andarci in ogni caso, quindi era inutile dissuaderlo. Finse di riflettere prima di esprimere la sua opinione.

«Potrebbe non esserci un nesso ma visto che l’inchiesta è ferma, potrebbe servire per rivitalizzarla».

Il tono della sua voce era possibilista, pronta a pendere da una parte o dall’altra a seconda delle decisioni del compagno. Lei personalmente non avrebbe fatto nulla ma conosceva Walter e quanto fosse attratto dai misteri. Sarebbe stato difficile fargli cambiare idea.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte sedicesima

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Dopo una piccola pausa riprende la storia. Per chi avesse perso qualche puntata le può trovare qui 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15

Walter nei giorni seguenti si domandò cosa si nascondesse dietro quella palestra piuttosto isolata e fuori mano.”Solo persone interessate e che conoscono l’indirizzo ci possono andare” pensò seduto sul divano. “Ma che relazione c’è tra Flora Zuin e quei due nomi in apparenza falsi? Se fosse la donna morta, frequentava la palestra con quale scopo?” C’era qualcosa di opaco nella storia per Walter.

Teneva sulle ginocchia il portatile ma rivide l’incontro di una settimana prima con la madre di Flora Zuin. Il tono della voce era freddo e impersonale e poi era ansiosa che lui se ne andasse. “Aveva riconosciuto il cucciolo? Era stata lei ad abbandonarlo?” Tanti dubbi e nessuna certezza. Non poteva mettere al corrente il maresciallo delle sue intuizioni. Non avrebbe capito mentre lui rischiava di mettersi nei guai, perché aveva taciuto su troppi dettagli.

«No, non posso» mormorò, mentre Puzzone sollevò la testa non comprendendo di cosa parlasse il capobranco.

«Hai ragione» disse Walter, notando lo sguardo sorpreso del cane.

«Con chi parli?» chiese Sofia apparsa sulla porta della sala.

Walter sorrise, pensando che aveva ragione. Sembrava un matto che parlava da solo.

«Stavo parlando con Puzzone che vorrebbe uscire» mentì Walter.

«Allora portalo fuori» affermò Sofia, tornando in cucina. «Ma fra dieci minuti si mangia».

«No. Ci vado dopocena. Aspetterà».

Walter si rese conto di essere in un vicolo cieco. Aveva delle informazioni che doveva tenere nascoste, nel frattempo non poteva soddisfare la sua curiosità.

Passarono due settimane dal ritrovamento del busto senza testa ma l’inchiesta era ferma e l’identità della donna ignota.

Un mercoledì mattina il magistrato che conduceva le indagini convocò Walter nel suo ufficio. Se lo aspettava, perché nei giorni precedenti La Tribuna di Treviso aveva pubblicato in prima pagina che quel corpo martoriato aveva nome: Flora Zuin.

Secondo Walter non ci avrebbero messo molto associare Puzzone a Miriam. Il fatto che avesse individuato l’arto artificiale e poi il busto indicava che Puzzone conosceva la morta. Lui non era molto convinto ma gli altri probabilmente sì.

Walter entrò in un ufficio che sembrava buio con le finestre piccole e disposte in modo strano. L’arredo era convenzionale. La scrivania di mogano ricoperta di faldoni e documenti. Il monitor del computer su un angolo con davanti la tastiera. Alle spalle le due bandiere: quella italiana e quella europea a far da cornice al ritratto del presidente della Repubblica.

«Si accomodi, signor Bruno» disse il procuratore, indicando la sedia di fronte alla scrivania.

Walter annuì, sedendosi con circospezione come se volesse evitare una trappola. Biascicò un ‘buongiorno’ appena accennato.

Il procuratore estrasse una carpetta da una pila di documenti, che oscillò pericolosamente senza cadere.

«Lei ha un cane?» disse, alzando gli occhi verso di lui e proseguì ignorando il ‘sì’ di Walter. «Un cane da caccia…».

«Non saprei se si possa considerare tale» interruppe Walter. «È un meticcio. Un incrocio tra un ratonero e un segugio. Io non sono un cacciatore. Anzi abolirei la caccia».

Walter non comprendeva l’accostamento ma forse intuiva che fosse una nota del maresciallo.

Il procuratore annuì con la testa prima di proseguire.

«Conosceva Flora Zuin?»

«No» rispose Walter, che si era imposto di parlare il meno possibile. Non voleva cadere in contraddizioni e ammettere dettagli pericolosi.

«Eppure sua madre ha dichiarato che un uomo assomigliante a lei si è presentato al suo cancello. Aveva con sé un cane simile al suo».

«Non so dove abiti la signora. Quindi non posso smentire, né confermare la sua dichiarazione».

Il procuratore sorrise. Il teste aveva dribblato con eleganza la sua domanda.

«Ha fatto una bella passeggiata per arrivare fin là» proseguì il procuratore, intenzionato a capire cosa nascondesse.

Walter si sistemò sulla sedia e pensò che era fetente quel magistrato.

«Se lei afferma che ho fatto una lunga passeggiata, le credo. Non sapendo dove abiti la signora, non posso confermare».

Il procuratore assunse una faccia seria. Non riusciva a metterlo in difficoltà, anche se si ostinava a non fornire l’indirizzo. Stava per fare un’altra domanda, quando Walter riprese a parlare.

«Di sicuro avrà preso informazioni sulle mie abitudini. Tutte le domeniche vado con Puzzone, il mio cane, a prendere l’aperitivo in Piazza dei Signori e se la giornata lo consente facciamo un lungo giro sulle rive del Botteniga. Puzzone ha necessità di fare movimento e a me piace camminare».

Il procuratore capì che non avrebbe ottenuto nulla puntando su queste domande. Aveva un rapporto sulle sue abitudini che combaciavano con la sua dichiarazione. Nessuna contraddizione. Doveva cambiare strategia e puntare sulla sua collaborazione.

«La signora abita in via…».

Walter annuì. «Si trova a pochi passi dal mio posto di lavoro».

«Quindi ammette di essersi recato lì» insistette il procuratore.

«Non posso negarlo. Diverse domeniche fa mi sono recato con Puzzone…».

«Che nome strambo per un cane» lo interruppe il procuratore.

«Se vuole glielo spiego».

«No. Prosegua con quella domenica».

«Stavo dicendo che sono andato dove lavoro con Puzzone, perché volevo vedere se ricordava il posto. L’ho preso circa due anni fa in un cantiere nelle vicinanze».

Il procuratore annuì. Nel rapporto dei carabinieri era presente questo appunto. Dunque quella visita poteva avere una spiegazione logica. Fece segno col capo di proseguire.

Walter raccontò che Puzzone oltre a riconoscere il luogo del cantiere l’aveva condotto verso una villetta poco distante, dove aveva scambiato due parole con una signora.

«Ignoravo che fosse la madre di Flora Zuin» concluse la lunga dichiarazione

«Il suo cane ha riconosciuto il posto dove è nato» affermò il procuratore. «Quindi anche la morta».

«Signor procuratore mi chiede cose che non conosco. Solo la signora è in grado di confermare o smentire le sue parole. Dove Puzzone sia nato e abbia vissuto i primi tre o quattro mesi, lo ignoro nel modo più assoluto. Quando l’ho portato a casa mia aveva circa cinque mesi e da quel momento è restato sempre con noi».

Walter incrociò le braccia e strinse le labbra. Non avrebbe dichiarato più nulla di sua spontanea volontà.

Il procuratore abbassò lo sguardo sulle sue carte, cercando qualche altro punto da chiarire. Le spiegazioni erano logiche. L’unico punto di contatto tra Flora Zuin e lui era il cane, che si era imbattuto nei resti della vecchia padrona. Anzi senza il suo aiuto starebbero brancolando ancora nel buio e forse non avrebbero ritrovati le parti del corpo. Però consultando le carte notò che Marzia Bruseghin, la madre, era stata reticente su questo punto. Forse aveva raccontato una mezza verità, nascondendo che aveva riconosciuto nel cane quel cucciolo che era nato dalla sua segugia. Doveva approfondire la questione, anche se non l’avrebbe aiutato a risolvere il caso.

Il procuratore si alzò facendo intendere che il colloquio era finito.

«Signor Bruno la ringrazio per la sua disponibilità e le spiegazioni» disse allungando a mezz’aria la mano.

Walter la strinse con vigore, prima di avviarsi verso l’uscita.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte quindicesima

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Nuovo capitolo della storia. Ci stiamo avviando verso la fine. Però per chi avesse perso le puntate precedenti le può trovare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14

«Signor maresciallo» cominciò Walter, mentre la scientifica riportava alla luce un busto privo di testa, «come le ho spiegato l’altra volta porto sempre Puzzone in posti dove possa correre liberamente. È un meticcio, un incrocio tra un ratonero e un segugio. Può stare in un appartamento ma ha necessità di fare movimento tutti i giorni. Quando posso lo porto in zone come questa o lungo il Botteniga dove può correre senza rischi. Oggi sono in ferie e siamo venuti qui. Il suo formidabile olfatto è stato fornito da mamma segugio».

Walter si sarebbe mangiato la lingua, perché si era lasciato sfuggire questa informazione ma il maresciallo non colse l’allusione.

«Ma di norma il segugio fiuta la preda, non i morti» osservò il maresciallo corrugando la fronte. La spiegazione non l’aveva convinto.

Walter sorrise, perché si aspettava questa contestazione e si era preparato a ribattere. Doveva stare attento alle parole usate per non tradirsi e mettersi nei guai.

«Quando Puzzone ha abbaiato per richiamare la mia attenzione e ho visto dove s’era fermato, ho pensato a quella notizia di cronaca…» si interruppe volontariamente come se cercasse di ricordare con precisione l’articolo del giornale.

«…a quel ritrovamento. Quel corpo senza busto. Mi sembra due o tre settimane fa. Il tempo passa veloce. Ricordo che ha monopolizzato le prime pagine dei giornali per diversi giorni».

Il maresciallo annuì a conferma delle parole di Walter, che proseguì come se quel cenno lo avesse rinfrancato e stimolato a parlare.

«È stato ritrovato lungo il Sile, mi pare. Con esattezza non so» disse evitando la trappola di accennare a un posto preciso. «A dire il vero non ho nemmeno idea dove siamo».

Il maresciallo intuì che forse la scoperta non fosse casuale ma non aveva elementi per confutarla riservandosi di approfondire la questione. Quindi si limitò ad annuire senza contestare la versione. “D’altra parte senza il fiuto di questo cane, chissà quando avremo scoperto il resto del corpo”. Rifletté che, se anche la versione del testimone zoppicava vistosamente, permetteva all’inchiesta di riprendere il suo cammino e forse di individuare il nome della donna.

Walter aveva smesso di parlare per evitare di incasinarsi troppo. Aveva detto anche troppo e adesso doveva tacere. “Se vuole spiegazioni, faccia le domande” pensò, stringendo le labbra. Adesso gli premeva sapere se poteva muoversi liberamente oppure no.

«Come le ho detto, sono in ferie fino a lunedì. Avrei intenzione di andare a sciare domani. Sono libero oppure mi tengo a sua disposizione?»

«Non lo decido io ma il magistrato che ha in carico questo caso» replicò asciutto.

Walter sbuffò ma avrebbe preferito un altro tipo di risposta. Si dondolò sulle due gambe, mentre Puzzone stava immobile al suo fianco. Sbirciò l’ora e vide che erano già le tredici. “Sofia sarà arrabbiata” pensò, immaginando la sfuriata della compagna.

Il maresciallo pareva assorto nei suoi pensieri come se Walter non ci fosse, prima di formulare una domanda che aveva in mente da tempo.

«Conosce il nome della donna a cui appartengono questi resti?»

Walter sorrise. Era pronto a rispondere a questa domanda.

«Signor maresciallo, certamente no» disse con tono fermo. «Ma la lista delle persone scomparse l’avete voi».

Il maresciallo capì d’avere sbagliato la formulazione e provò a rimediare.

«Mi domandavo se il suo cane avesse riconosciuto al fiuto questo corpo».

Walter non sorrise ma assunse una faccia seria. Doveva mostrarsi il più sicuro possibile nella risposta.

«Come le avevo detto l’altra volta, Puzzone è entrato a far parte della mia famiglia quando era un cucciolo. Secondo il veterinario non aveva ancora sei mesi o forse meno. È stato nel cantiere circa un mese. Con chi abbia abitato nei primi quattro non lo so e il perché sia finito tra i muratori nemmeno».

«Ma il cantiere dove si trovava?» Insisté il maresciallo.

Walter sospirò, perché l’aveva già detto ma lo ripeté con calma.

«Era vicino al mio ufficio».

Il maresciallo stava preparando un’altra domanda, quando notò che erano finite le operazioni e i controlli. Ritenne inutile proseguire, perché non ci avrebbe ricavato nulla.

«Signor Bruno può andare ma rimanga a disposizione» intimò con fare brusco il maresciallo, che si allontanò.

Walter guardò Puzzone che alzò la testa in segno di sollievo, perché stare fermi per lui era un supplizio.

«Andiamo, Si torna a casa a prenderci una lavata di capo» disse avviandosi verso la Punto.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte quattordicesima

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Si incrementano le puntate ma niente panico cari lettori. Per chi fosse in debito può trovare qui le altre puntate 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13

Walter, che aveva preso ferie nella speranza di trascorrere qualche giorno in montagna a sciare, non ebbe fortuna col clima. Nebbia e pioggia impedivano di fatto la ricognizione nei dintorni della palestra con Puzzone alla ricerca della parte mancante del corpo. Doveva rimandare a una giornata più propizia.

«Porca miseria» imprecò osservando sconsolato il grigiore umido fuori dalla finestra.

Si rendeva conto che man mano che trascorrevano i giorni sarebbe stato più difficoltoso per Puzzone rintracciare qualcosa, anche se il suo olfatto era formidabile. “A tutto c’è un limite” si rassegnò mentre indossava una cerata per portarlo fuori.

Mentre passeggiava preparò mentalmente la scaletta per i prossimi giorni. “Domani ci facciamo una gita sulla neve, sempre che Sofia sia d’accordo. Se giovedì è una giornata asciutta, visitiamo la palestra” si disse, sperando nella clemenza del tempo.

Il giorno dopo caricati tutti sulla Punto partirono allegri verso Cortina. Non era una gran giornata appena alzati ma andando verso la metà stava uscendo uno splendido sole. Parcheggiato vicino alle sciovie, Walter e Sofia si alternarono a tenere compagnia a Puzzone, che non poteva starsene chiuso nella macchina.

Puzzone, quando scese dal pianale posteriore si guardò smarrito. Tutto quel bianco abbacinante gli dava sensazioni strane. Poi tutti quegli umani, vestiti in modo buffo come il suo capobranco, che camminavano con una andatura impacciata non riusciva a capirli. Si fermò muovendo la testa a destra e a sinistra.

«Dai, Puzzone. Muoviti» lo incitò Walter, trascinandolo verso un campetto dove c’erano altri cani.

Sentiva freddo alle zampe e affondava leggermente sullo strato bianco. Era la prima volta che vedeva tutto così candido. A casa un po’ di verde c’era sempre. Ebbe modo di vedere cosa portava nei piedi il suo capobranco. Non erano le solite scarpe morbide che ogni tanto usava per arrotarsi i denti. Erano grosse e nere con dei ganci argentati. Non le aveva mai viste.

Gli altri suoi simili si divertivano a rotolarsi su quel tappeto bianco e sembrava che si divertissero. Con cautela provò a imitarli. Una scrollata per togliersi quella sensazione di bagnato ma tutto sommato era piacevole. Certo che loro avevano una bella pelliccia folta ma il divertimento era assicurato. Quando alla sera ripresero la via del ritorno Puzzone coperto con un plaid pensò che aveva il miglior capobranco possibile che adorava insieme alla sua femmina. A volte non la sopportava, quando lo scacciava infastidita dalla sue leccate. Lei non capiva che era il suo modo di ringraziarla. A lui piaceva stare in cucina ma la femmina con tono imperioso lo cacciava via. Però non gli faceva mai mancare nella sua ciotola crocchette e altre leccornie e acqua fresca. Era meno affettuosa del suo capobranco ma non poteva lamentarsi.

La giornata seguente prometteva bene e Walter decise di fare un sopralluogo nei dintorni della palestra.

«Forza Puzzone. Andiamo a fare una passeggiata» disse Walter mettendogli la pettorina.

«Non fate tardi. A mezzogiorno si mangia» fece Sofia, dando un buffetto a Puzzone.

Un bacio e poi sulla Punto direzione Sile.

Sistemata la macchina in una piazzola, Walter si diresse verso lo stradello a fondo chiuso dove si trovava la palestra. Lo spiazzo antistante era vuoto e l’edificio pareva chiuso senza ospiti o altre persone.

Walter lo osservò con occhio in apparenza distratto ma memorizzò ogni dettaglio. Il Sile non doveva distare molto oltre il boschetto che lo circondava. Con passo lento vi si addentrò prima di liberare Puzzone dal guinzaglio.

«Ora Puzzone cerca dove hanno nascosto il corpo di quella sventurata donna» sussurrò dandogli una leggera pacca sul posteriore.

Puzzone piegò la testa prima a destra poi a sinistra ma non capiva cosa dovesse cercare. A volte il suo capobranco era enigmatico ma fatta una breve corsa si girò verso di lui prima di correre felice nel boschetto.

Walter lo seguì senza fretta. “Il suo fiuto è formidabile” pensò, infilando le mani nel giaccone.

Puzzone sentiva l’acqua del Sile scorrere ma sapeva che non doveva avvicinarsi. Ricordò che quando era un cucciolo inesperto vi era finito dentro, rischiando di annegare. Quell’esperienza gli aveva insegnato che era meglio tornare dal suo capobranco se aveva sete. Lui aveva sempre con sé una borraccia di acqua fresca per dissetarlo.

Walter non aveva la percezione di quanto fossero distanti dalla palestra nper via delle molte giravolte ma finora la ricerca non aveva dato frutti. Era sul punto di richiamare Puzzone per tornare a casa, quando lo sentì abbaiare.

«Deve avere trovato qualcosa» mormorò soddisfatto, avviandosi verso il punto dove il cane si era fermato.

Tra due alberi privi di foglie c’era un segnale inequivocabile. Qualcuno aveva scavato nel terreno e interrato qualcosa. La terra era smossa e mancava il tappeto erboso.

«Bravo, Puzzone» sussurrò Walter, accarezzandogli la testa. «Ora si chiama il maresciallo».

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte tredicesima

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la storia si arricchisce di una nuova puntata ma per i ritardatari possono sempre rimediare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12

Il clamore del ritrovamento andò scemando, mentre Walter timidamente cominciò a esplorare quei nomi che si era annotato. Si era fatto un’idea ma voleva una conferma alle sue intuizioni.

«Vieni, Puzzone» disse la sera dell’Epifania. «Facciamo qualche ricerca sul web».

Era solo in casa perché Sofia era fuori con le amiche e almeno fino a mezzanotte non sarebbe rincasata.

Puzzone seguì Walter fino alla postazione del computer e si accucciò sulle zampe posteriori. Lo guardò non capendo perché doveva fargli compagnia in quel posto scomodo. Avrebbe preferito sistemarsi nella sua cuccia accanto al divano per farsi una dormitina in attesa del solito giro di mezzanotte, l’ultimo della giornata. Però Walter era il capo branco e in un certo senso lo doveva seguire. Quindi si sistemò in una posizione più comoda e aspettò nuovi comandi.

Walter per prima cosa controllò i profili di Flora Zuin e notò senza essere sorpreso che erano fermi da circa un mese. “Lei non ha scritto nulla. I suoi amici niente o quasi” si disse senza modificare l’espressione del viso. Però c’era una piccola novità alcuni dei nomi segnati erano spariti. “Si saranno cancellati oppure è casuale?” Non era in grado di verificarlo con certezza. Allungò una mano verso la testa di Puzzone, che gradì l’attenzione dopo essersi annoiato non potendo fare nulla.

«Ci siamo quasi, Puzzone».

Il cane lo guardò pensando che stasera il capobranco era alquanto strano ma aveva imparato che gli umani a volte erano imprevedibili, quindi accettò la carezza con piacere lasciando perdere le parole.

Walter cerchiò in rosso i due nomi incriminati. Li avrebbe lasciati per ultimi, perché era convinto che potessero riservare delle sorprese. Esaminando gli altri nominativi dedusse che non mostravano nulla d’interessante tale da approfondire sulle loro figure.

«Vedi, Puzzone» disse rivolgendosi al cane, che lo guardò con l’occhio sorpreso, perché non capiva questo suo modo di parlare e di coinvolgerlo in pensieri che lui non comprendeva. «Mi lascia perplesso che Flora abbia accettato l’amicizia di questi signori che sono grigi e non trasmettono nulla».

Walter ritenne inutile sprecare altro tempo per personaggi insignificanti. Si concentrò su due nomi che a leggerli erano tutto un programma. Pensò che fossero chiaramente falsi, anche se trasgredivano le regole dei social. Fece un altro giro di ricerche sperando che fossero migliori delle precedenti. Con quei nomi trovò pochi indizi. Li setacciò a uno a uno senza molte speranze. Una palestra per arti marziali dal nome impronunciabile era l’informazione più interessante. “Non sapevo che a Treviso ci fosse una palestra di arti marziali” si disse, annotando su un foglio nome, indirizzo e altro. “Interessante. Ha anche un sito web”.

Era un po’ deluso dagli esiti delle ricerche. Unica informazione utile la palestra. Un giro su Google non mostrò nulla che non conoscesse già. Digitò l’indirizzo e qui ebbe un primo sussulto. Compariva anche il secondo nominativo, che in rete non aveva prodotto risultati, sia pure leggermente modificato. Erano stati invertite due lettere ma sufficienti per renderlo invisibile.

«Interessante, Puzzone» esclamò Walter, mentre il cane mosse la testa di lato come se avesse capito quello che gli stava dicendo. «Molto interessante».

Dunque i due nominativi strani avevano un filo logico che li univa: la palestra dal nome impronunciabile. “Ma è veramente una palestra oppure una copertura per altre attività? Quale legame c’è con Flora Zuin?” Walter si grattò una guancia. “Se quel corpo fosse appartenuto a Flora Zuin” si disse stringendo gli occhi, “come poteva frequentare una palestra di arti marziali?” Si batté con la mano la fronte, mentre Puzzone muoveva il capo piegandolo di lato per capire cosa pensasse quello svitato.

«Oh! Ma certo! Se copre altre attività, anche una storpia può frequentarlo».

Controllò sulla piantina la posizione della palestra. “Non molto distante dal punto dove abbiamo rinvenuto quel corpo sezionato”. Rimase perplesso perché sarebbe stata un’imprudenza ma nessuno poteva accostare palestra alla donna. «A meno che…» esclamò facendo sobbalzare Puzzone.

Si disse che doveva rintracciare anche la parte mancante per chiudere il cerchio. Restava da chiarire come la protesi fosse finita nel Botteniga ma i carabinieri avrebbero trovato il nesso.

La palestra non era raggiungibile in modo casuale ma mirato. In una via a fondo cieco non distante dal Sile. Doveva solo organizzare la spedizione in maniera sicura.

«Domani Puzzone andiamo alla ricerca di un corpo» mormorò rivolto al cane che agitò la coda. «Adesso andiamo a fare il solito giro prima di andare a letto».

Puzzone si alzò dandosi una vigorosa scrollata per rimettere in movimento le zampe dopo essere stato per lunghe ore immobile ad ascoltare il capobranco che parlottava da solo.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte dodicesima

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Nuova puntata della storia. Per chi avesse perso qualche pezzo può cercare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

La notizia del ritrovamento dei resti umani che Puzzone aveva scovato due domeniche prima in un boschetto lungo il Sile tolse il respiro a Walter. Era quasi certo che il maresciallo dei carabinieri sarebbe tornato alla carica per conoscere i motivi per i quali il suo cane avesse puntato all’arto artificiale. “Non lo conoscevo allora” si disse, mettendo La Tribuna di Treviso sotto il braccio. “Non lo conosco neppure adesso. L’unico sospetto è che quel corpo possa appartenere a Flora Zuin. Ma posso raccontarlo al maresciallo?”

Puzzone, ignaro dei pensieri cupi del suo padrone, trottava tranquillo al suo fianco: muso e coda eretta per affermare che era lui il dominatore. Le sgroppate nel bosco del giorno precedente erano un bel ricordo. Durante la notte aveva recuperato le energie spese, sognando che la sua cuccia fosse il bosco del Montello. Aveva fremuto, digrignato i denti, sospirato durante il sonno, immaginando di cacciare lepri e uccelli, di correre libero senza preoccupazioni. Era la prima volta che Walter lo portava sul Montello ed era stato subito amore. Sperava di ritornarci, anche se la sete era stato un fastidio enorme appena mitigato dalla previdenza di Walter.

Per Walter quelli che seguirono furono giorni di tensione che cercava di minimizzare ma ogni squillo di telefono era uno spillo nella carne. Evitò di gironzolare dalle parti dove abitava Flora Zuin e di frequentare facebook e istangram. Voleva tenere un profilo basso, perché qualora fosse stato coinvolto nelle indagini potesse dimostrare la sua buona fede. Aveva capito di aver commesso un grosso errore non denunciando il ritrovamento ma adesso era troppo tardi per rimediare senza rischiare di essere coinvolto direttamente nel caso.

Quel macabro rinvenimento occupò in bella evidenza le pagine del quotidiano locale nei giorni seguenti. Tutti si chiedevano dove fossero finiti busto e testa mancanti e a chi appartenessero quei resti. Polizia e carabinieri parevano brancolare nel buio, perché non risultavano denunce di scomparsa di persone. I media parlavano di ‘nuovo femminicidio’ e in città era un gran parlare di questo caso. Walter cercò di scansare le chiacchiere, di esprimere il suo parere solo se richiesto.

Superato il capodanno il caso sembrò ridursi a semplici notizie di cronaca, relegate in fondo alle notizie cittadine. Avrebbe ripreso vigore solo nel caso che fossero recuperati le parti mancanti ma sembravo si fossero disciolti nell’acido.

Walter che era stato in apprensione per tutto il tempo ritenne che la correlazione tra protesi e corpo non era avvenuta come temeva. Questo gli avrebbe consentito di riprendere l’esame dei contatti di Flora Zuin, perché secondo lui si trattava di questa donna. “Non capisco” argomentò una sera davanti al computer, “perché la madre non ha segnalato la scomparsa della figlia”. Lui dava per quasi scontato che non fosse ritornata a casa nel frattempo. “Droga? Prostituzione? Ambienti di sadomaso?” s’interrogò, cercando di comprendere la freddezza con la quale la donna gli aveva accennato a Flora. A suo avviso lei aveva riconosciuto Puzzone, anche se aveva compiuto una bella metamorfosi da cucciolo a cane adulto ma forse lo ricordava minuscolo e pacioccone sempre disposto a giocare.

“Qualunque possessore di un animale ascoltando i complimenti mostrerebbe riconoscenza e soddisfazione” si disse, ricordando quell’unico incontro. “È rimasta fredda, anzi infastidita che Miriam mostrasse contentezza verso di noi”. Qualcosa non tornava nel suo comportamento.

«Vero, Puzzone?»

Il cane mosse la testa come se avesse captato i pensieri di Walter, che passò la mano sotto la gola per una grattatina.

«Con chi stai parlando?» domandò Sofia dalla cucina.

«Con nessuno» replicò Walter, che non aveva intenzione di rivelare nulla alla compagna.

«Sarà. Ma mi preoccupi se parli da solo» borbottò Sofia.

Walter sorrise all’uscita della compagna, appoggiandosi allo schienale del divano. Chiuse gli occhi e pensò che era venuto il momento di riprendere le ricerche, cercando di lasciare meno tracce possibili.

[continua]