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Primo attacco – la gravità – la mia storia

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Nuova sfida di Scrivere creativo.

Eccoci al secondo appuntamento con “attacchi impossibili“.

Come spiegato l’altra volta: se le prime tre proposte avranno abbastanza svolgimenti continueremo a proporre questo tipo di esercizio, altrimenti cambieremo rotta.

Ecco l’attacco di oggi:

In questo esercizio dovrete creare un racconto dove la gravità svanisce. Racconterete di un luogo dove la gravità svanisce di colpo.

Non necessariamente svanisce in tutto il pianeta, magari soltanto in una metropoli, o in una sola nazione o addirittura in un piccolo paesino di cinquecento anime.

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Raccontate dello stupore, raccontate dei primi momenti di sconvolgimento, ma dite anche come ci si organizza in un’occasione del genere. Le auto diventano inutili, come viene gestito questo aspetto dalla comunità, che sia lo stato, il paesino o il mondo intero?

Spiegate i piccoli momenti di vita quotidiana e le grandi scelte storiche, le eventuali guerre in atto o in procinto di scatenarsi.

Pensate alle conseguenze nei luoghi pubblici: ospedali, ristoranti, aziende industriali, trasporti e tutto il resto.

Insomma, questo primo attacco è verso la gravità.

Vediamo come ve la cavate!

Bonus (facoltativo): provate a scrivere il racconto da due punti di vista diversi.

Buon divertimento!

Come sempre pubblicate i vostri svolgimenti nei commenti, su Facebook e/o sui vostri social linkando a questo articolo!

Ciao!

Eliana ha sempre sostenuto di essere in grado di sollevare gli oggetti con la forza del pensiero. Però nessuno ha mai assistito a questo prodigio.

«Non mi vuoi credere, nemmeno tu» borbotta la ragazza, rivolgendosi al suo compagno.

Marco trattiene una risata, che avrebbe innervosito ancora di più Eliana. Fa strane smorfie nel tentativo di apparire serio, finché quasi strozzandosi non prorompe in una bella sfida.

«Ci scommetto che tu non sarai in grado di sollevare la sedia dove sono seduto».

Eliana lo guarda di sbieco. Si sente presa per i fondelli. Lei ha parlato di oggetti non di persone o mobili.

Diventa rossa come un peperone maturo, gonfia le guance e fa uscire tutta l’aria dei polmoni come un uragano. Intreccia le dita della mano e sta per urlare tutto il suo malumore quando vede i piedi di Marco staccarsi da terra. La sedia è mezz’aria a due metri da terra.

«Sei impazzita?» esclama terrorizzato Marco, aggrappato con le mani al bordo della sedia.

Le nocche biancastre mostrano tutto il suo terrore. Anziché scendere sfiora coi capelli il soffitto. Soffre di vertigini. Guarda in basso ma chiude subito gli occhi. Se torna la forza di gravità normale, perché questo è il suo pensiero, mi sfracello sul pavimento. Ben che vada finisco in ortopedia.

«Eureka!» dice Eliana battendo le mani come una bambina che ha visto il suo migliore amico.

«Vedi, incorreggibile San Tommaso» ribatte la ragazza, che gonfia ancora le guance per espirare l’aria immessa nei polmoni.

«Sì, ti credo» lo implora Marco, che deve piegarsi pericolosamente in avanti, perché il soffitto preme sul suo capo.

Il suo cuore pare un metronomo impazzito. Bum, bum, bum! Spera che le gambe della sedia reggano all’urto col pavimento. È terreo in volto. Le labbra serrate come a trattenere l’urlo di terrore che sente salire dentro di sé.

Eliana sembra presa da un senso di onnipotenza. Se riesco a sollevare Marco e una sedia, posso alzare qualsiasi cosa con la sola forza del pensiero. Sposta gli occhi verso destra e vede muovere Marco nella direzione del suo sguardo. Li rotea e la sedia compie la medesima evoluzione. Riesco ad annullare la forza di gravità, pensa battendo le mani, mentre il corpo di Marco beccheggia come una nave in preda alla tempesta.

Il ragazzo non sa più a che Santo votarsi per ritornare sul pavimento incolume. Li ha esauriti tutti e ricomincia da Pietro. Trema come una foglia al vento e teme di fare la sua fine. Volare lontano.

«Eli» balbetta incerto. «Fa la brava. Fammi scendere dolcemente».

La finestra è aperta e l’appartamento è al sesto piano. Con tutte le evoluzioni che la ragazza si diverte a fare Marco si accorge di essere terribilmente vicino.

Eliana si sposta a sinistra, poi a destra. Salta e si accuccia. Si muove per la stanza frenetica in preda al delirio di onnipotenza, perché è convinta di poter dominare ogni cosa con la sola forza di volontà. Non ascolta le parole terrorizzate di Marco che infila la finestra e sparisce alla sua vista. Sente un urlo e un schianto. Poi il silenzio.

«Lasciami» esclama Eliana interdetta, sentendo la presa ferrea delle mani di Marco sul suo braccio. «Che ti prende?»

Lui sta ansimando e con la voce roca dice: «Fammi scendere».

Lei si mette dritta nel letto e lo guarda storto. «Dovresti bere meno alla sera».

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Primo attacco – senza capelli – la mia storia

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Scrivere creativo ne pensa sempre una e sono divertenti le le loro storie.

In questo esercizio dovrete creare un racconto dove nella comunità in cui vivono i personaggi i capelli sono stati vietati.

In pratica tutti devono essere rasati a zero. Uomini, donne e bambini. Ogni giorno tutti devono radersi.

Pensate alle conseguenze: fallimento di tutti i parrucchieri, i VIP senza acconciature luccicanti, i calciatori senza capigliature assurde, ma anche gli impiegati tutti quasi uguali, i politici, i dottori.

Immaginate le conseguenze di questa decisione, pensate ai possibili ribelli.

Insomma, questo primo attacco è verso i capelli.

Vediamo come ve la cavate!

Bonus (facoltativo): provate a scrivere il racconto inserendo almeno quattro figure retoriche.

Buon divertimento!

Come sempre pubblicate i vostri svolgimenti nei commenti, su Facebook e/o sui vostri social linkando a questo articolo!

Ciao!

29 giugno 2117

Dalle ore zero di stasera chiunque sarà trovato con un capello in testa o un pelo nel corpo sarà condannato a cinquanta frustate sulla pubblica piazza e a vent’anni di reclusione da scontare nelle segrete del Castello

Firmato

tratto dal web

Calvo

Andrea il capellone impallidisce nel leggere questo avviso, posto su tutti i muri di Calvizie, una ridente cittadina di Calvilandia. Lo conosce bene quel farabutto del Calvo, che per non sentirsi in solitudine ha deciso che tutti, proprio tutti, dovranno essere glabri come lui.

Andrea maledice i suoi concittadini calviziani, che alle ultime elezioni sono stati suggestionati dalla loquela del Calvo, la replica in peggio del Nano, che è vissuto nel secolo scorso.

Torna a casa pensando a come fare. La sua capigliatura non la vuole sacrificare. Ma come?

Anna la rossa è furibonda. “Ai miei ricci rossi non ci rinuncio!” proclama in piazza.

Un gruppo di uomini tutti tosati a zero la guardano storti e si avvicinano minacciosi con le forbici in mano.

“Venite pure avanti, leccaculi” urla Anna, mettendo le mani sui fianchi.

Il primo malcapitato barbiere improvvisato è a terra, che si lamenta. Non Ha capito cosa gli sia successo. Sa solo che si lamenta per il dolore.

Nino si ferma. Quella strega è più rapida del fulmine, pensa, vedendo Girolamo che si contorce a terra in preda a lancinanti sofferenze al basso ventre. Eppure non si è mossa!

Gli altri due battono in ritirata. “Se vuoi rasarla a zero” dicono all’unisono, “vai avanti tu. Non ce la squagliamo”.

Andrea osserva Anna e Nino che si fronteggiano. Lei a gambe divaricate e le mani sui fianchi. Lui con una forbice in mano che le gira intorno. Assiste alla scena divertito. Quel verme ha trovato pane per i suoi denti, pensa.

Girolamo che continua a lamentarsi come se stesse tirando le cuoia striscia lontano da quella furia rossa. Ci penserà il Calvo e i suoi sgherri a catturarla, si dice, lasciandosi sfuggire un “Che dolore! Che dolore!”.

“Hai paura?” lo incita la rossa. “In quattro contro una povera donna! Non avete le palle!”

“Vieni bella” mormora mellifluo Nino. “Voglio farti lo scalpo”.

Non ha appena finito di borbottare queste parole, che Nino si ritrova le forbici piantate sul palmo della mano. Esterrefatto e incredulo non trova il tempo di urlare per il dolore, mentre osserva la sua mano che sanguina copiosamente.

Anna si avvicina al manifesto e lo strappa.

“Venite a prendermi se siete capaci!” e si gira per prendere a braccetto Andrea.

I due ragazzi ridono soddisfatti passando tra due ali di persone senza un pelo.