Archivi categoria: Poesie

Rima baciata

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Disegno di Veronica

Disegno di Veronica

Scrivere creativo propone una stuzzicante sfida. Un esercizio di scrittura creativa

Scrivi un testo di 41 parole. Genere poetico. In rima. Tema: l’ombra. Deve iniziare con la seguente parola: orecchie.

E così mi sono lasciato coinvolgere. Ecco il mio componimento

Orecchie, aperte

tienile coperte.

Il vento fischia

e noi si rischia.

Ah, che bello il motivo

dello scrivere creativo.

Mi diverto un mondo

a inventare un finimondo

di parole astruse

che appaiono confuse.

Contento saltello

con le rime sul più bello.

Sciocco direi !

Due acrostici per ingannare l’attesa

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Eccomi con altri due acrostici, pubblicati su twitter.

Forse sono gli ultimi che userò per ingannare l’attesa di avviare il nuovo progetto, che sta muovendo i primi timidi passi.

Il primo è GAIA senza D

dal web

dal web

 

Gioia nel cuore è
Amore verso una nuova vita che cresce,
Intenso si sviluppa il sentimento
Anche nel web

 

Il secondo è COLPA senza I

Coloro, che contemplano e

Osservano la luna,

Lontano gettano lo sguardo

Per catturare

Aura e sogno.

 

 

Il mio primo lipoacrostico

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Da Wikipedia

Da Wikipedia

Non avrei mai creduto di riuscire a comporre un acrostico ma alla fine ci sono riuscito. Tuttavia vediamo cosa si intende con questa parole, che conosciuta dai più per me era ignota fino a non molto tempo fa.

L’acrostico (dal greco tardo ἀκρόστιχον, composto di ἄκρον, «estremo» e στίχος, «verso») è un componimento poetico o un’altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

In origine l’acrostico aveva certamente una funzione mnemonica e probabilmente una funzione magica. Si possiedono esempi di acrostici già in composizioni sacre babilonesi, per esempio quella che presentava così il nome del suo autore: «Saggil-kinam-ubbib, sacerdote degli incantesimi di Babilonia». Altri esempi di acrostici dell’antichità si rinvengono con la Bibbia, ad opera del profeta Geremia, con il “Libro delle Lamentazioni”, i cosiddetti “Salmi alfabetici” in cui l’inizio di ogni verso presenta, nell’ordine, tutte le lettere dell’alfabeto (Salmi 25, 34, 119). (fonte Wikipedia)

Come ho detto poco sopra ignoravo l’esistenza di questa forma poetica. Il motivo non lo so ma forse perché ho sempre considerato la poesia una forma espressiva del proprio sentire di fronte alle persone, alla natura, al mondo. Quando mi sono imbattuto in questo modo di poetare ho alzato bandiera bianca, perché il solo pensare di cominciare un verso con una lettera e che l’insieme di queste formassero un lemma o altro mi faceva prendere dei capogiri.

Trovavo limitativo questo modo. Una sorta di tarpare le ali alla propria creatività e tale è rimasto il mio pensiero, finché Scrivere creativo non ha pensato di affiancare al liposcrivilo, che poi vi spiegherò, anche un lipoacrostico. Così per gioco e per sfida contro me stesso ho composto il primo.

Essendo una costola derivata da liposcrivilo, vediamo cos’è. Ogni giorno sul loro blog propongono una frase, un pensiero celebre oppure una semplice frase. Chi vuol partecipare scrive su Twitter la sua, che deve rispecchiare quella proposta senza usare una lettera del nostro alfabeto. Il tutto condensato in circa 100 caratteri (in realtà sarebbero 140 ma tolto @scrivereC e l’hashtag ne rimangono poco più di un centinaio). La difficoltà dunque consiste proprio in questo. Ma con un po’ di fantasia e cercando sinonimi appropriati si riesce comunque a produrre delle frasi simili nel senso a quella proposta ma nel contenuto diverse.

Una settimana fa hanno affiancato a questa ultima anche la scrittura di una composizione poetica di tipo acrostico ma anch’essa con la limitazione nel non uso di una lettera.

Visto che amo le sfide, ho accettato e ho scritto il primo di una serie. Ve lo propongo. Niente di particolare ma mi sono accorto che ci riuscivo anch’io.

La parola proposta era

SGUARDO

La lettera da non usare era I

Ecco il mio parto poetico

Sogno o son desto?

Guardala!

Un volto sereno

Ancora

Resta fermo nella mente

Dopo la scena scompare

O evapora.

Può piacere oppure no, resta il fatto che tra parola proposta e testo c’è una qualche assonanza.

A Doriana – poesia n.ro 5

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Un pallido sole s’affaccia al nostro sguardo

e illumina debolmente la terra addormentata.

Il sole si rinfranca nella nebbia mattutina.

Il sole ci riscalda con tenui raggi.

Il sole disperde la tristezza.

Caro sole,

giungi da noi

col caldo dei tuoi raggi.

Riscaldaci, finché rimaniamo

su questa terra

e anche dopo,

quando non ci saremo più.

 

Un raggio di sole

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Un raggio di sole,

simile allo scarno braccio,

invade,

penetra

l’oscura stanza.

Fuori gli elementi si sono scatenati

in un vigoroso e sinfonico concerto di voci.

L’irregolare picchiare delle gocce,

il furioso martellare della pioggia

è stato simile al cupo

e melanconico rullare del tamburo,

che c’accompagna nell’ultimo viaggio.

Ora il sole ha sconfitto l’oscurità

e gli elementi scatenati.

Dalla strada

un gradevole odore di terra bagnata

riempe le narici dilatate

a cogliere l’attimo fuggente di felicità.

A poco a poco,

a tratti

con lentezza quasi esasperante

il raggio di sole

percorre ed esplora

le pareti della stanza

che proseguono verso l’infinito.

A gara le rondini tornano gaie

a solcare il cielo ancor più terso,

perché invisibili particelle d’acqua

riflettono la luce, impreziosendolo

di un azzurro sempre più bello.

Il tuono, il lampo,

riposto il fragoroso rombo e l’accecante guizzo,

si quietano e osservano tranquilli

preparandosi a portare su nuove terre

altre angosce, altre ansie, altri timori.

Il continuo rinnovarsi incanta il fanciullo,

che impaurito da tanta violenza

stava sbigottito accanto alla madre,

che lo conforta.

E’ attratto da tutto,

ma tutto respinge spaventato

e aspetta fiducioso il sereno

e il ritorno della calma

per riacquistare la fresca baldanza dell’età,

ricca di gioie, povera di amarezze.

L’aria mitigata si prepara

ad accogliere la sera,

che più fresca si avvicina in silenzio alle case.

Calano le tenebre,

scende la notte

salgono le stelle

s’illumina la luna.

Tutto riposa tranquillo

e tutti sognano felici,

mentre compare la gioia ristoratrice del sonno.

Al vento lascio ..

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Al vento lascio le mie parole,

perché le disperda fra la gente

quale testamento d’una persona

schiacciata dal dolore umano.

Alla terra lascio le mie spoglie,

perché le riduca e uguagli al nulla.

Il mio spirito lo lascio a te,

perché viva e si perpetui in eterno.

Il vento chi è?

Vuote parole senza costrutto,

che si agitano per il mondo,

sperando che germoglino

altrui esseri inutili come me.

La terra cosa è?

Materia amorfa che vegeta

in un corpo senza vita.

Solo lo spirito vive

e viene ricordato,

finché, travolto dalla dimenticanza umana,

cessa di esistere

e diventa: è stato.

 

Al vento lascio”: qui compare una persona, velata di ricordi e carica di disperazione, che non può esistere temporalmente, perché esiste solo nella fantasia del poeta che è senza spazio e senza tempo.

Ogni cosa passa e va: “tutto scorre”, “tutto è stato” diceva nell’antichità saggiamente Eraclito, intuendo quello che è più labile e fatuo nel destino umano.

Solo e solamente lo spirito può continuare a vivere, può continuare a perpetuarsi, tramandarsi nei secoli, a condizione che in noi esista un “tu” che ricordi, che affidi, al di sopra dello spazio e del tempo, a chi verrà dopo di noi, la nostra eredità.

L’uomo è soprattutto uomo e, come tale, è destinato al nulla, al cessare di essere, a diventare polvere.

Proprio per questo anche lo spirito cessa, non è più: è stato. Perché? Perché fa parte di noi, come noi facciamo parte di questa terra che col tempo non sarà più. Perché noi dimentichiamo e copriamo sotto il velo dell’oblio ogni cosa: tutto si ricopre di polvere e si consuma, non resiste all’usura del tempo.

Viviamo e dimentichiamo, riviviamo e ricordiamo ed infine torniamo a dimenticare ed a vivere ed ancora a coprirsi di polvere e così via: è un gioco incessante di chiaro e di scuro, che è nato con la terra e si perpetuerà nel tempo con l’uomo.

La strada pare ..

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La strada pare più vuota stasera:

manca qualcosa.

La via pare percorsa da un vento gelido stasera:

soffia con maggiore violenza.

I colori sembrano essere più freddi stasera:

sono come gli esseri di questa terra.

Ho freddo

e cerco riparo in una casa,

senza tetto, senza pareti,

senza te.

Briciole di poesie

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Pubblico delle briciole di poesie, brevi flash che illuminano la mente

VIII

Scende la notte e non si fa silenzio

la tranquillità notturna è rotta da un acuto ronzio:

è la sua voce, la più stridente.

IX

Nella tranquillità della notte

la scorgo bellissima.

X

A sembianze di dee

mille donne popolano questo paese di fate.

XI

Da un sogno dorato

in un cielo senza stelle

scendi dalla nuvole

e vieni con me.

XIII

Il rumoroso silenzio è interrotto

dal brusio del mio cuore.