Archivi categoria: nonsolocampagna

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – diciannovesima puntata

Standard

La storia sta volgendo al termine, qualcosa di intuisce ma ci sono ancora punti oscuri che risolverà Elena (nonsolocampagna). Per quelli che volessero leggere tutto d’un fiato la storia, troveranno i link di seguito.

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18

Qui troverete la puntata diciannove. Buona lettura

Mentre Walter parlava con Debora, Sofia faceva il suo ingresso con Puzzone scura in volto e nervosa.

«Potevi venire a prendermi» lo apostrofò con tono gelido. «Ero preoccupata non vedendoti tornare. L’uomo è uscito a passo di carica col viso storto per la rabbia mentre tu non eri dietro di lui».

Walter fece l’occhio languido per addolcire quella furia, mentre Puzzone si sistemava tra loro. Stava per dire qualcosa quando una soneria cominciò a torturare i timpani. Tutti e tre si misero freneticamente alla ricerca dei loro telefoni, pensando che fosse il proprio.

Debora illuminò i suoi occhi vedendo il display. Era il suo che trillava incessante.

«Hai novità?» chiese non appena avviò la comunicazione.

Walter e Sofia si guardarono perché non sapevano chi avesse chiamato. Lui si avvicinò alla guancia della compagna per darle un bacio.

«Giuda!» sussurrò con un filo di voce, accettando quel pegno d’amore.

«Sei sicura?» continuò Debbi nella sua conversazione fatta di molti suoi silenzi e poche parole.

Debora, appoggiò il portatile sul tavolino basso di fronte a lei e si alzò per camminare come se dovesse smaltire della tensione.

«Grazie, Flo. A buon rendere» disse chiudendo la comunicazione.

Debora ripose il telefono nella tasca della felpa e si sedette sul divano, mentre Walter e Sofia si misero di fronte per ascoltare le ultime novità dell’amica.

«Era Flora» disse schiarendosi la voce. «Mi ha detto che la patente potrebbe essere falsa ma la cugina non ha voluto spingersi oltre, perché se fosse così dovrebbe avviare una denuncia. Insomma sarebbe un bel casino spiegare tutto. La carta di circolazione è intestata Mario Depedis e non batte pari con la patente. Però è autentica confrontandola coi dati assicurativi».

Lo sguardo all’inizio dubbioso di Walter si trasformò in un sorriso.

«Abbiamo due punti fermi. Sappiamo chi è entrato nella stanza 216 e chi l’ha favorito e coperto. Vediamo come lasciarla fuori. Mi ha fatto pena» affermò a mezza voce Walter, mentre Sofia aggrottò la fronte per le parole oscure del compagno.

«Il secondo» riprese la disamina Walter, «ci porta a un nome di Roma, mentre la patente è di un nominativo di Bari. Quindi altamente probabile un nome fasullo».

Walter si guardò in giro. Nella hall c’erano diverse persone che in apparenza non sembravano prestare attenzione alle loro chiacchiere.

«Che ne dite se ci spostiamo fuori in un posto appartato per parlare senza troppe orecchie in ascolto?»

Detto e fatto. Si trasferirono nella stessa panchina che permetteva di osservare l’hotel senza essere notati.

Walter riprese il discorso interrotto in precedenza per mettere insieme tutte le informazioni in loro possesso. La morte di Francesca non era accidentale ma un omicidio volontario. Albertino era stato rapito per costringere i genitori a saldare un debito contratto con un usuraio romano. Dino e Gina erano coinvolti in entrambi gli eventi. Però dovevano andare alla caccia delle prove prima di parlarne col maresciallo.

«Albertino dopo il rapimento è rimasto chiuso nella stanza 216 per qualche ora» precisò Walter.

Era arrivato a questa conclusione pensando alla felpa rimasta all’interno e rimossa da Dino.

«Ma perché? Non c’era il rischio di essere sorpresi?» chiese Debbi poco convinta della ricostruzione nella parte finale.

«In effetti sì ma secondo me serviva un posto riparato prima di trasferirlo in un luogo sicuro».

Debora scosse il capo per nulla convinta da questa affermazione. Era una semplice congettura senza punti d’appoggio.

«Albertino mentre andava dalla zia è stato convinto da Gina a recarsi all’hotel. Qui perde o getta il telefono nel cespuglio e finisce nella 216. Forse per costringerlo a scrivere ai genitori. Forse perché qualcosa ha fatto precipitare gli eventi scombinando i loro piani. Poi sono stati sorpresi da Francesca. Una curiosità pagata a caro prezzo».

Adesso Debbi era un po’ più convinta sulla ricostruzione degli avvenimenti ma rimanevano dei punti oscuri.

«Ma ora dobbiamo scoprire dove tengono segregato Albertino, prima che sia troppo tardi e trasferito in un posto lontano» fece Debora intrecciando le mani in grembo.

Walter socchiuse gli occhi come per pensare poi guardò l’ora sul telefono.

«Sofia, fai un salto in camera, per favore. Prendi dal tavolino basso quella carta dettagliata del bosco».

Sofia e Debbi lo guardarono come se fosse un marziano. Poi lei si alzò per salire in camera. Rimasero in silenzio in attesa del ritorno.

«Andare nel bosco adesso non conviene. Tra poco la luce se ne va e non mi sembra prudente farci sorprendere dal crepuscolo. Però, se non è molto distante, possiamo fare un salto dove hai trovato lo zainetto di Albertino» suggerì Walter, mentre Sofia era di ritorno.

Debora annuì. La proposta era convincente.

«Suggerisco di battere il bosco domattina presto. Ci portiamo i cani» fece Debbi, mentre Walter distendeva sulla panchina la carta.

«Però se vogliamo vedere il posto, è meglio sbrigarci» disse Debbi, alzandosi.

Mezz’ora più tardi erano dove tre giorni prima aveva trovato le tracce del bivacco. L’area era recintata col nastro bianco e rosso dei carabinieri e un po’ ovunque c’erano cartelli che vietavano l’ingresso.

Puzzone non sapeva leggere oppure non gliene fregava nulla d’infrangere i sigilli; così si inoltrò nella zona vietata annusando tutto fino al punto dove le tracce del fuoco erano ancora visibili.

«Devi insegnargli a leggere» disse con tono ironico Debora, mentre Walter e Sofia risero di gusto.

«Però hanno rischiato accendendo un fuoco nel bosco. Se la forestale vedeva il fumo sarebbero stati scoperti» notò Walter, mentre Puzzone continuava la sua esplorazione personale in apparenza casuale.

Debora annuì. Conosceva bene quanto fossero fiscali e senza dubbio erano stati fortunati a non farsi cogliere con le mani nel sacco.

Walter richiamò Puzzone, perché era giunto il momento di ritornare all’hotel. La luce stava calando rapidamente ed era prudente affrontare il ritorno con un minimo di chiarore. Non avevano con loro una torcia per illuminare il sentiero in caso di oscurità.

Annunci

Un caso per tre – un giallo a 4 mani – diciassettesima puntata

Standard

Eccoci con la nuova puntata del giallo dell’estate che conduciamo a quattro mani con Elena (nonsolocampagna).

Per i pigri che non si vogliono perdere una puntata le trovate qui 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16

e buona lettura agli affezionati quattro lettori.

Walter salì in camera dove si trovava in quel momento Sofia, abbastanza scura in volto per essere stata lasciata ancora una volta sola.

«Andiamo a Sulmona per la giostra?» chiese baciandola sulla guancia.

Sofia depose sul tavolino basso il libro che stava leggendo, lasciandolo aperto sulla pagina dove era arrivata.

«Sulmona? A quest’ora?» rispose con tono acido, sfidandolo con gli occhi che brillavano per l’ira. «In mezzo al casino di una folla urlante? Se vuoi visitare Sulmona, ci andiamo in un giorno tranquillo. Piuttosto andrei a Tivoli».

Walter sorrise. In realtà non aveva voglia di prendere l’auto ma piuttosto che sentirsi dire ‘perché non me l’hai chiesto’ aveva preferito scatenare la sua reazione.

«Tivoli? Certo che ci andiamo!» rispose allegro. «Partiamo alla mattina e restiamo fuori tutta la giornata. Se invece ora ci facciamo due passi nel bosco?»

La proposta raccolse l’approvazione di Sofia. In fretta si prepararono per uscire.

Mentre mano nella mano camminavano lenti nel sentiero e Puzzone libero di correre dove voleva stava al loro fianco, Walter gli raccontò gli ultimi sviluppi.

«Secondo Ceci…».

S’interruppe avvertendo la rigidezza della mano. Sapeva di aver fatto un errore lessicale citando quel nome.

Sofia si girò col volto corrugato e le labbra increspate. Gli occhi nocciola mandavano lampi minacciosi di una imminente tempesta.

«Cecilia…» cominciò Walter per mettere una pezza all’errore commesso.

«Chi sarebbe questa Cecilia?» lo interruppe bruscamente.

«…è la cameriera del nostro piano, che ci sistema tutti i giorni la camera».

Sofia si fermò guardandolo dritto negli occhi.

«Ora ti fili anche le cameriere?»

Walter rise per sdrammatizzare la situazione, mentre Puzzone aveva ruotato la testa per prestare attenzione a cosa dicevano.

«Ma cosa dici? Ho chiesto solo delle informazioni su Albertino e la sua famiglia per farmi un’opinione sulla sua scomparsa» precisò, riprendendo a camminare. «Ma che idee ti sei messa in testa? Lo sai che ti sono fedele, anche se tu…».

Walter lasciò cadere il discorso per ricordarle l’episodio del giardiniere, che aveva lasciato perdere.

Colpita e affondata” si disse Sofia, che conosceva bene il suo uomo. “Avrebbe potuto farmi una sceneggiata coi fiocchi, perché in effetti mi ha colto sul fatto ma si è dimostrato intelligente e non ha detto nulla”.

Sofia si strinse e gli diede un bacio riparatore, mentre Walter rinfrancato riprese il discorso su quello che Cecilia gli aveva confidato. “Spero che non mi chieda dove, perché sarei fritto” pensò mimetizzando l’ansia interna.

«Tu cosa ne deduci?»

Sofia rimase in silenzio per qualche secondo prima di esprimere il suo pensiero.

«Credo che sia stato rapito. Dubito che si sia nascosto» affermò Sofia convinta.

«Perché dubiti?»

«Penso che i mancati rapitori sarebbero alla ricerca del ragazzino. Non ho mai visto facce sconosciute aggirarsi nei dintorni. Poi la felpa nascosta, il telefono buttato in un cespuglio, il bivacco nel bosco… No, è stato rapito e la morte di Francesca non è stata casuale».

«Mi hai convinto» disse Walter, mentre rientravano nell’hotel.

Fatta una rapida doccia e una puntata sul letto per farsi perdonare le cose non dette, tutti e tre scesero in giardino in attesa della cena, sistemandosi in un posto defilato su una panchina. Dalla postazione la visuale era ottima per vedere chi arrivava non visto nell’entrata riservata ai dipendenti e fornitori mentre loro potevano passare inosservati.

Stavano chiacchierando con Puzzone che sonnecchiava ai loro piedi, quando sbucò alle loro spalle Cecilia.

«Buonasera, signor Bruno» salutò la donna.

«Buonasera» rispose Walter con tono familiare, mentre Sofia passava lo sguardo sorpreso dal viso della donna a quello del compagno.

Walter deglutì pensando a due cose: “Parli del diavolo e spuntano le corna. Il saluto è stato formale e non familiare come l’ultima volta, per fortuna”.

Prima che la cameriera riprendesse a parlare, Walter fece le presentazioni.

«Sofia, questa è Cecilia, che rigoverna le nostre stanze».

«Lieta di conoscerla, signora» replicò Cecilia allungando la mano a mezz’aria.

Sofia l’afferrò e la strinse con vigore, quasi stritolandola, mentre osservava questa donna dai lineamenti poco aggraziati, piccola e rotondetta. Fece un sorriso non diretto a Cecilia ma verso se stessa. “Pensare che Walter se la faccia con questa mi fa capire che a volte mostro una gelosia fuori luogo”.

«Ci fa compagnia o deve tornare in albergo?» chiese Sofia, rinfrancata per la mancata minaccia.

«Grazie. Solo cinque minuti. Quanto basta per informare il signor Bruno su alcuni dettagli che ho scoperto in paese» disse Cecilia, sistemandosi di fianco a Sofia.

Walter annuì, riflettendo che la donna era più intelligente di quello che pensava. Quel ‘signor Bruno’ ripetuto più volte aveva smontato la diffidenza di Sofia. Inoltre cercandolo in compagnia di Sofia e non in privato avrebbe reso più credibile anche lui.

«Da fonte sicura ho appreso che la famiglia di Albertino si è indebitata con un usuraio di Roma e non hanno intenzione di pagare. La cifra esatta non si sa ma è di certo di diverse centinaia di migliaia di euro. In realtà vendendo alcuni pascoli e il bosco a Rivisondoli potrebbero ripagare il debito ma non lo vogliono fare».

«Ma l’usuraio che dice?» domandò Walter che osservava una figura maschile che si avvicinava furtiva all’albergo attraverso il giardino per non farsi notare.

«Mi hanno detto che in paese fino al giorno della scomparsa di Albertino si aggirava una coppia dalle facce sospette. Dicono che alloggiava qui» spiegò Cecilia che non si era accorta dell’uomo.

Walter ascoltava ma seguiva con gli occhi le mosse dell’uomo misterioso che aveva fotografato qualche giorno prima. Prese il telefono e fingendo di guardare qualcosa avviò il video.

«Quella coppia era ospite nell’hotel?» domandò con fare ingenuo Walter, perché diventava certezza il sospetto già forte su quella che era partita in fretta e furia il giorno della morte di Francesca.

«La macchina è stata vista nel parcheggio dell’hotel» precisò Cecilia.

«Molto interessante» affermò annuendo col capo. «Cecilia potrebbe seguire quell’uomo?»

Walter indicò col viso una persona che si introduceva nell’entrata riservata ai dipendenti.

Sofia e Cecilia si volsero, mentre lui si girava verso di loro prima di entrare con movimento guardingo per non farsi notare.

Cecilia si alzò di scatto e con passo svelto varcò la porta e scomparve all’interno.

«È una donna preziosa per le informazioni che è in grado di procurare. Del tutto affidabili» spiegò Walter, rinfrancato dall’atteggiamento di Sofia che mostrava indifferenza verso Cecilia.

«Sì» confermò laconica, perché di sicuro quella donna non avrebbe costituito nessun pericolo per lei e per il rapporto con Walter.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – sedicesima puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – sedicesima puntata

eccoci al consueto appuntamento del venerdì. Una nuova puntata del caso a quattro mani. Per chi volesse leggerlo Elena ringrazia

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Tra omicidi, tentati omicidi, tentati suicidi e rapimenti, Walter e Debora cercano di trovare il bandolo della matassa.

Questo è il mio contributo settimanale dopo la puntata di Gian Paolo (Newwhitebear).

Trovate le puntate precedenti qui:

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10,11 ,12, 13, 14,15

Durante il ritorno verso Roccapietrosa, Debora ragguagliò Walter su quanto aveva saputo dal maresciallo in merito alla morte di Francesca.
«Credo proprio che il maresciallo ci sopporti come il fumo negli occhi… comunque, insistendo un po’, ha risposto alle mie domande. Gli sembrava strano il nostro interesse per il caso, sebbene abbia tenuto a precisare che la cosa mi interessa per via dei miei studi e del blog che curo. Se, poi, sapesse quello che noi abbiamo scoperto, allora sì che ci farebbe passare…

View original post 460 altre parole

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – quindicesima puntata

Standard

Riprende la storia di Debora e Walter con l’aiuto di Puzzone e Lina. Elena (nonsolocampagna) e io vi conduciamo per parola verso la soluzione, ancora lontana, dell’intrigo, Per i più pigri lascio i link delle puntate precedenti. La cadenza delle pubblicazioni rallenta. Solo al venerdì. Si avvicinano le ferie e si legge meno.

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11 ,12, 13, 14

Buona lettura.

Una camera nel sottotetto con un lucernario per dare luce e aria, un letto in stile IKEA a una piazza, una sedia e un piccolo armadio si presentava così la stanza che la proprietà aveva destinato a Cecilia. Fredda nel periodo invernale, calda in quello estivo.

Da un paio d’anni prestava servizio come stagionale in qualità di cameriera ai piani. Lei abitava a Roccaraso ma preferiva rimanere in hotel piuttosto che affrontare il viaggio quotidiano al termine del turno giornaliero.

Sdraiata sul letto a riposare, pensò a Bruno, “il signor Walter” come l’aveva chiamato quando si era presentato per scusarsi. Le aveva fatto piacere e allo stesso tempo le aveva tolto la preoccupazione che la signora Maria venisse a conoscenza che lei aveva aperto una stanza al momento libera senza autorizzazione.

Il signor Walter l’aveva colpita per i suoi modi gentili e garbati, ma durante la visita si era rafforzata la prima impressione facendo scattare una forte empatia. In maniera irrazionale e puerile aveva mostrato uno spicchio di mutandine e una porzione di seno sperando di fare colpo. Però lui si era negato con garbo senza ferire il suo amor proprio.

È stato meglio così” pensò Cecilia, scoprendo il giorno dopo che lui era legato a una donna affascinante dal carattere deciso e alquanto gelosa.

Walter era in auto aspettando Debora per recarsi alla caserma dei carabinieri.

Nell’attesa ripensò, a quando si era recato da Cecilia, per giustificare il suo comportamento davanti alla stanza 216. Ragionandoci giudicò che fosse stata una mossa felice perché su Albertino erano usciti altri pettegolezzi che sommati a quelli riferiti da Sofia potevano costituire la chiave d’interpretazione della sua scomparsa.

Cecilia gli aveva raccontato alcuni episodi in cui era stato implicato Albertino, un ragazzino curioso e sveglio Questi gettavano una nuova luce su di lui. Sempre in giro per il paese e nei dintorni non gli sfuggivano gli amori clandestini né episodi di dubbia liceità. Questa curiosità d’impicciarsi degli affari altrui poteva essere il motivo del suo rapimento.

Era assorto nei suoi pensieri, quando Debora salì sull’Audi.

«Ciao. Ti vedo serio. Qualcosa non va?»

«No. Stavo riflettendo su Albertino. Abbiamo sempre pensato al rapimento scartando l’ipotesi di un allontanamento volontario. Potrebbe essere incappato in qualcosa di grosso tale da indurlo a nascondersi. Quello che mi ha indotto a pensarlo è stata quella ricerca notturna sconclusionata» affermò Walter avviando l’auto.

Debbi rimase in silenzio a riflettere su questa ipotesi ma in assenza d’indizi non era plausibile.

«Ma hai delle novità su questo fronte?»

«No. Niente che non conosci già. Solo uno spunto di riflessione» disse Walter, imboccando la strada per Roccaraso.

«Cosa diciamo al maresciallo?» s’informò Debora. «Accenniamo anche al misterioso uomo e alla felpa?»

Walter scosse la testa perché non era d’accordo su questo. Secondo lui rischiavano di mettersi nei guai inutilmente.

«Mi limiterei al telefono e allo zaino. Il resto è argomento scivoloso che possiamo sfruttare più avanti se capita l’occasione».

Debora rimase in silenzio. Lei ne avrebbe accennato, essendo convinta che facesse parte della banda, perché era sconosciuto al personale dell’hotel.

Arrivati a destinazione Walter parcheggiò l’Audi poco distante dalla caserma.

«Il maresciallo ci attende» dichiarò Debora all’appuntato all’ingresso.

Qualche istante più tardi furono fatti accomodare in una stanza con le finestre dotate di robuste inferriate.

«Mi sembra di essere in carcere» mormorò Walter, mentre dalla porta di fronte a loro comparve il maresciallo.

«Buongiorno signora».

Poi volse il viso verso Walter, che non ricordava di aver mai visto.

«Bruno. Walter Bruno» anticipò la domanda Walter, presentandosi.

Il maresciallo annuì, quando Debora prese la parola.

«Mentre facevo una passeggiata nel bosco il mio cane ha trovato questo» e allungò lo zaino al maresciallo. «In quel posto c’erano anche tracce di un piccolo fuoco e di pneumatici».

Debbi rimase in silenzio in attesa delle sue reazioni, prima di parlare del telefono.

«Sarebbe in grado di ritrovare il posto?» s’informò il maresciallo, che appoggiò lo zainetto su una sedia.

A spanne si direbbe uno zainetto simile a quelli usati dai ragazzi, che portano a tracolla” rifletté il maresciallo, al quale sembrava strano che nessuno avesse notato i resti di un fuoco, visto che era vietato durante l’estate. Doveva organizzare una battuta con quelli della scientifica.

Lo riprese in mano per esaminarlo meglio. Lo zainetto appariva in uno stato precario sporco e con qualche traccia di fango sull’esterno. Aperta la cerniera controllò l’interno. Nulla d’interessante al suo interno. Lo pose sulla scrivania in attesa di farlo analizzare dalla scientifica, anche se dubitava che potesse fornire utili indicazioni. Semplice scrupolo. Poi l’avrebbe sottoposto ai genitori per sincerarsi che appartenesse ad Albertino.

«Certamente. Quando vuole la posso accompagnare» confermò Debora. «Ma c’è qualcosa che le vorrei mostrare. Puzzone, il cane di…».

Fece una piccola pausa prima di proseguire.

«Il cane del signor Bruno ha trovato in un cespuglio dell’hotel questo telefono» e lo allungò al maresciallo.

Lui lo osservò con sguardo dubitativo.

«Ma potrebbe essere di un ospite dell’hotel» suggerì, mentre armeggiava per accenderlo.

«Abbiamo indagato e nessuno ha perso un telefono» tagliò corto Debbi, che si aspettava questa obbiezione.

«Secondo Giuseppe, il giardiniere, potrebbe appartenere ad Antonio De Grandis, il fidanzato di Francesca Forti, la ragazza trovata morta nell’hotel» affermò Walter sporgendosi leggermente in avanti.

Il maresciallo interruppe le manovre sul telefono e sollevò lo sguardo posandolo su Walter.

«Perché?»

«Dice che ne aveva uno uguale» spiegò Walter aggiungendo la sua opinione. «Però secondo me potrebbe essere di Albertino».

Il carabiniere spalancò la bocca per la sorpresa. “Ma chi pensa di essere? La signora crede di essere Jessica Fletcher. Lui Sherlock Holmes?” pensò prima di rispondere.

«Per quale motivo lei afferma che appartiene ad Albertino?»

Walter capì d’essersi incastrato da solo e doveva tirarsi fuori con eleganza.

«Puzzone ha un olfatto molto sviluppato. Qualche giorno fa ha avuto modo di annusare una maglia del bambino, rimasta nell’hotel, quando andava in piscina» spiegò con calma Walter.

«E con questo?»

Walter sorrise, perché quella mezza verità rendeva plausibile la successiva affermazione.

«Lui punta solo su odori familiari» concluse, appoggiandosi di nuovo allo schienale.

Il maresciallo esplose in una sonora risata.

«Ingegnosa come trovata. Mi dica invece la verità su questo telefono» disse con voce burbera mentre il viso tornava serio e indagatore.

«Signor maresciallo capisco le sue perplessità. Lei prenda un indumento di Albertino e lo nasconda da qualche parte. Io vengo con Puzzone e vedrà coi suoi occhi cosa è capace di fare» lo sfidò Walter.

Il maresciallo assunse un’aria incredula ma un guizzo negli occhi gli fece accettare la sfida.

«Lei vada a prendere questo cane dal fiuto infallibile. Lo metterò alla prova» sogghignò il maresciallo sicuro che ne sarebbe uscito con le ossa rotte.

«Signor maresciallo, mentre aspettiamo il ritorno del signor Bruno, le vorrei porre alcune domande sul caso di Francesca Forti» esordì Debora rimasta in silenzio fino a quel momento.

Mezz’ora più tardi Walter si presentò con Puzzone al guinzaglio, che appariva annoiato sbadigliando vistosamente. Con aria di sufficienza si sedette accanto a lui, perché non capiva cosa avrebbe dovuto fare.

Il maresciallo osservò il cane e con un ghigno soddisfatto affermò che poteva lasciarlo libero di girare per la caserma.

«I colleghi sono abituati ad avere cani tra i piedi» disse con tono ironico.

Walter si abbassò e sussurrò qualcosa a Puzzone, che con fare indolente cominciò a muoversi per le stanze. Pareva spaesato come se cercasse di capire cosa volevano da lui. Poi senza un apparente motivo alzò le orecchie e la coda assunse una linea diritta, dirigendosi sicuro verso una porta.

Walter che conosceva bene il suo comportamento avvicinò la mano alla maniglia.

Il maresciallo rimase esterrefatto con gli occhi che mostravano sorpresa ma anche sbalordimento. Era ormai sicuro di aver vinto la scommessa, quando la sua certezza si sgretolò con Puzzone davanti al ripostiglio delle scope dove aveva nascosto un indumento di Albertino.

«Mi ha convinto» disse, ammettendo la sconfitta. Aveva giudicato impossibile annusare l’odore del bambino mescolato coi detersivi ma si doveva ricredere.

Ritornati nella stanza, il maresciallo affermò che avrebbe controllato se telefono e zainetto fossero di Albertino, pur avendo la quasi certezza che fossero due oggetti appartenenti al ragazzino.

«Grazie per l’aiuto e la collaborazione» si congedò il maresciallo, mentre Walter e Debora riprendevano l’auto per tornare all’hotel.

«Saputo qualcosa di Francesca?»

«Durante il viaggio ti racconto» disse Debbi. «Hai lasciato di sasso il maresciallo».

Walter sorrise. Conosceva bene le doti di Puzzone.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – quattordicesima puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – quattordicesima puntata

ecco la nuova puntata del giallo che appassiona i soliti quattro gatti. Per loro un avviso la quindicesima puntata slitta a data da destinarsi. Quando non lo so. Intanto leggetevi questa nuova appassionante puntata.

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Il ritrovamento di oggetti abbandonati permetterà di scoprire qualcosa di più sulla sorte di Albertino? Oppure non hanno nessun collegamento con i fatti criminosi avvenuti in questi, di solito, tranquilli posti di montagna?

Gian Paolo (Newwhitebear) ed io vi accompagniamo verso la soluzione dell’enigma, puntata dopo puntata.

Chi avesse perso le puntate precedenti può trovarle qui1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12, 13

Debora decise, quel sabato mattina, di portare la cagnolina Lina a sgranchire le zampette in una bella camminata al fresco del bosco.

Mentre la bestiola correva annusando felice ogni piccolo anfratto e scavando ogni buca possibile, Debbi meditava sugli aspetti di quel caso ingarbugliato che presentava tre eventi apparentemente indipendenti tra loro. Al momento di concreto c’era la felpa rinvenuta nella camera 216 e le informazioni…

View original post 604 altre parole

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – puntata tredicesima

Standard

La storia prosegue e il misterioso s’infittisce. Dopo la bella puntata di Elena (nonsolocampagna)  dove Debora fa il punto della situazione con Walter eccovi la nuova puntata. Per chi avesse perso qualche colpo eccovi i link 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12

Buona lettura

Sofia era abbastanza arrabbiata con Walter, perché, dopo aver scelto un posto sperduto tra le montagne, di fatto le sembrava in simbiosi con la presunta criminologa, che vedeva come fumo negli occhi.

Da quando erano arrivati si era annoiata. Un’unica gita alle Cinquemiglia, che era stato uno strazio, una passeggiata nel bosco e due passi a Roccapietrosa e poi basta.

Passava il suo tempo, per fortuna niente pioggia o temperatura gelida, ai bordi della piscina, prendendo il sole e leggendo qualcosa.

Il sabato mattina, abbandonata da Walter, stava oziando ai bordi della piscina ma si sentiva inquieta. Non riusciva a stare ferma. Si alzò per osservare il lavoro del giardiniere che come tutti i giorni spuntava le rose, toglieva i fiori appassiti e sistemava le aiuole. Era un giovane non troppo alto che agli occhi di Sofia doveva avere all’incirca la sua età. Le sembrava troppo giovane per svolgere quel lavoro, che invece lo faceva con notevole perizia.

«Buongiorno. Disturbo?» chiese Sofia dopo essersi avvolta nel pareo giallo.

Il giovane sollevò il viso, tenendo in mano le forbici, per vedere chi lo stava interpellando.

«Mi dica, signora»

Sofia sfoderò un sorriso solare.

«In queste mattine la stavo osservando con quale perizia e cura si dedica al giardino. Mi sembra bravo ma anche giovane».

Il giardiniere arrossì debolmente, mentre riprendeva a eliminare le rose sfiorite. “È una bella donna” pensò, mentre il pareo lasciava intravvedere due gambe ben tornite.

«Mi spiace averla disturbata» affermò Sofia, allontanandosi con un movimento civettuolo delle anche.

«Signora, non volevo apparire scortese ma» fece il giovane mettendosi eretto.

Sofia si girò e stava per replicare quando vide Walter poco distante da loro.

«La stava importunando?» chiese stizzito Walter.

«No, no» si affrettò a dire il giardiniere.

Walter colse l’occasione per fare due chiacchiere con lui.

«Mi hanno detto che lei conosceva bene Francesca. Mi domando il perché si sia uccisa» affermò, mentre Sofia lo prendeva sotto braccio.

Il giardiniere aprì la bocca come per rispondere ma poi la richiuse. Rifletté sulla domanda, che non si aspettava. Lui aveva le sue idee sulla morte di Francesca ma di certo non pensava al suicidio. Doveva usare cautela nel rispondere, perché non comprendeva a quale titolo gli aveva posto il quesito.

Walter intuì il disagio del giovane nella risposta, anche perché nessuno gli aveva detto che tra lui e Francesca ci fosse amicizia e forse qualcosa di più. Aveva sparato a casaccio ma pareva aver colpito il bersaglio.

«Mi scusi ma non volevo metterla in imbarazzo» ammise Walter fingendo dispiacere. «Ho scambiato poche parole con quella povera ragazza. Mi è sembrata solare e piena di vita».

Il giardiniere stava per replicare, quando Sofia intervenne, perché era pentita di avere fatto la civettuola col ragazzo. Voleva rimediare alla figura non proprio brillante di poco prima.

«Ho ascoltato le chiacchiere di alcuni ospiti a bordo piscina. Dicevano che Antonio, il fidanzato di Francesca, ha tentato il suicidio per la sua morte. Sta lottando tra la vita e la morte all’ospedale di Sulmona. Una vera tragedia».

«Non credo che Antonio si sia sparato» esclamò con veemenza il giovane che aveva riacquistato la voce. «E poi erano in rottura. Me l’ha detto la sera prima di morire».

Il giardiniere si sarebbe morso la lingua per essersi lasciato sfuggire quella frase compromettente ma ormai non poteva più smentire.

Walter spalancò gli occhi fingendo sorpresa, mentre stringeva la mano a Sofia. Quell’uscita era stata provvidenziale per sbloccare la situazione.

«Dice sul serio? Quindi secondo lei è stato qualcuno a sparargli?»

Ormai era in ballo e non poteva più tirarsi indietro.

«Francesca la sera prima della sua morte era in giardino in lacrime e mi ha confidato che meditava di licenziarsi e tornare a Mantova. Aveva litigato con Antonio nel pomeriggio. Il motivo non me l’ha detto. Poi conoscendolo ritengo improbabile un suo tentativo di suicidio. Per quanto riguarda Francesca potrebbe essersi gettata dalle scale ma, se l’ha fatto, avrà avuto motivi gravi. Di certo non per Antonio».

Il giardiniere dopo questo monologo sembrava che si fosse sgravato da un pensiero e appariva meno serio rispetto a qualche minuto prima. Quella coppia gli ispirava fiducia e non era pentito di avere esternato i suoi dubbi.

Walter allungò la mano per stringerla al giovane ma poi la riportò al suo fianco.

«Dunque lei dubita sulle cause della morte di Francesca e sul ferimento di Antonio?»

«Sì».

«Un’ultima domanda. Poi la lascio al suo lavoro» fece Walter estraendo il telefono. «Conosce questa persona?»

Gli mostrò il volto dell’uomo misterioso.

«Stavo andando in camera quando l’ho visto entrare in una stanza e uscire poco dopo. Non mi pare che sia un ospite o del personale di servizio. Non mi piace che estranei possano muoversi liberamente per l’hotel».

Il giovane strinse gli occhi per mettere a fuoco quel viso. “Ha ragione” pensò. “Mai visto prima”.

«No. Un viso sconosciuto» ammise il giardiniere, mentre Puzzone arrivava con qualcosa tra i denti. «Forse sarebbe meglio avvertire la signora Maria di questo».

Walter fece una smorfia di disappunto, perché sperava di dare un’identità a quel volto.

Avvertì la presenza di Puzzone e si girò per chiamarlo, quando vide che teneva fra i denti un telefono.

«Ma quello sembra lo smartphone di Antonio» esclamò sorpreso il giovane.

«Sicuro?»

«Sicuro al cento per cento, no. Ma Antonio ne aveva uno uguale».

Walter lo prese con delicatezza e lo mise nella tasca dei jeans.

«Grazie…» disse Walter aspettando che dicesse il suo nome.

«Giuseppe» aggiunse il giardiniere.

«Grazie, Giuseppe» continuò Walter stringendogli la mano.

Walter e Sofia seguirono Puzzone che li stava conducendo dove aveva trovato il telefono.

Sofia sperava che Walter non parlasse del suo comportamento con Giuseppe. “A trent’anni e dopo dieci di felice convivenza fare la stupida con un estraneo è davvero imperdonabile” pensò, stringendosi al compagno. “Stasera mi dovrò far perdonare”.

Walter aveva sbollito la stizza per il comportamento di Sofia, perché la sua uscita che aveva sbloccato il dialogo era stata provvidenziale. Però doveva ammettere che l’aveva trascurata troppo in questi giorni.

Puzzone si fermò presso un cespuglio poco distante da una porta laterale dell’hotel.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – dodicesima puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – dodicesima puntata

è pronta la dodicesima puntata del giallo Un caso per tre, scritto a 4 mani.
Nuovi dubbi? O nuove certezza?

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Più domande che risposte per Walter e Debora.

Il mio contributo al racconto giallo scritto con Gian Paolo (Newwhitebear)

Se avete perso le puntate precedenti le trovate qui relativi 1 ,2 ,3 ,4 ,5 ,6 ,7 ,8 , 9, 10, 11

Debora e Andrea rimasero ancora un po’ a Roccaraso, passeggiando e guardando i negozi di prodotti tipici; al momento del ritorno recuperarono Elisa alla pista di pattinaggio e ripresero la strada per Roccapietrosa.
In hotel trovarono che il pasto era pronto per essere servito, così si recarono direttamente in sala. Più tardi, Debora approfittò del momento in cui ci si sposta verso il bar o ai divani per il relax, per avvicinarsi a Walter, il quale le mostrò subito la foto della felpa di Albertino rinvenuta nella stanza 216 e il filmato che mostrava l’uomo che vi si era…

View original post 618 altre parole

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – undicesima puntata

Standard

Mi scuso coi quattro lettori che seguono la vicenda di Debora, Walter e Puzzone che Elena (nonsolocampagna) e io vi mettiamo a disposizione. pensavo di averla programmata per stamattina ma in realtà l’ho solo pensato.

Dunque rimedio e la pubblico ora. Per chi avesse perso qualche puntata qui trovate i link relativi 1 ,2 ,3 ,4 ,5 ,6 ,7 ,8 , 9, 10

«Dai Puzzone muoviti» sollecitò Walter ben sapendo che non si sarebbe mosso.

Si guardò intorno ma il corridoio era sgombro. Nessuno nei paraggi. Tirò un sospiro di sollievo che accantonò subito. La situazione non era sotto controllo se fosse comparso qualcuno. Pensò di agire sulla maniglia nella speranza che la porta non fosse chiusa a chiave ma si fermò, perché poteva esserci qualcuno dentro.

«Puzzone non essere ostinato» gli sussurrò in un orecchio per convincerlo a recedere dal proposito di entrare.

Era chinato, quando avvertì il passo felpato di qualcuno che si avvicinava. “Merda” si disse, sollevandosi e finse di cercare in tasca qualcosa.

Puzzone era sempre immobile col viso rivolto verso la porta, mentre Walter cercava di riacquistare un certo aplomb per mascherare la sensazione di ansia che l’aveva colto.

«Buongiorno».

Walter si girò con lentezza verso quella voce dalla chiara inflessione campana. Davanti ai suoi occhi che tradivano la preoccupazione di giustificare la sua presenza di fronte alla stanza 216 stava una ragazza rotondetta e bassa di statura. Portava un vestito nero sbracciato e un grembiule bianco. Era la cameriera ai piani che per fortuna non aveva mai incrociato. Si rilassò mentre febbrilmente cercava d’inventarsi una scusa.

«Buongiorno» rispose Walter con voce educata.

«Posso esserle utile?»

«Pensavo di avere la chiave ma» fece Walter lasciando cadere il discorso. Un bel sorriso comparve sul suo viso.

«Posso aprirle la porta, se desidera» disse la giovane, estraendo dalla tasca un mazzo di chiavi. «Che bel cane. Come si chiama?»

Walter fece una mezza risata.

«Ha un nome curioso ma la prego non rida» affermò Walter, osservando meglio la ragazza. Voleva imprimersi nella mente quel viso rotondo incorniciato da capelli corvini. «Puzzone».

La cameriera accennò a una risata subito repressa, mentre armeggiava per aprire la stanza.

Puzzone s’infilò senza aspettare altro nella piccola fessura della porta, lasciando all’esterno Walter che riaccostò il battente senza chiuderlo. Aveva notato che la stanza era vuota senza la presenza di ospiti. Non voleva insospettire la ragazza.

«Grazie» fece con voce galante. «Come si chiama, perché ne voglio parlare bene alla proprietaria».

«Cecilia. Ceci per gli amici» rispose arrossendo.

«Grazie Ceci. Le sono debitore di un aperitivo» disse, allungandole una banconota da venti euro.

La ragazza gli fece un bel sorriso, prima di allontanarsi ancheggiando vistosamente.

Walter si introdusse nella stanza, che appariva vuota e sistemata in attesa di un nuovo cliente.

Puzzone nel frattempo era fermo davanti all’armadio. “Ha annusato la pista” rifletté Walter, aprendo l’anta. Dentro le solite coperte e i cuscini di ricambio. Puzzone mise il naso tra le coperte sollevando un lembo.

Walter emise un ‘oh!’ di sorpresa alla vista dell’oggetto. “Di sicuro appartiene ad Albertino” pensò mentre col telefono lo fotografava. Era una felpa grigia con la scritta ‘Berkley’. Il maresciallo aveva spiegato prima d’iniziare le ricerche cosa indossava il bambino nella mattina della scomparsa. Tra gli indumenti citati c’era la descrizione di una felpa come questa. “Non vuole dire nulla ma che stranezza trovarne una simile qui ben lontano dal panificio” rifletté Walter mentre richiudeva l’anta.

Puzzone soddisfatto si lasciò condurre fuori senza opporre resistenza. Stavano girando l’angolo del corridoio quando udì dei passi che salivano le scale. Ritornò indietro dirigendosi verso l’ascensore, quando vide un uomo aprire la stanza 216. Rimasto davanti alla porta chiusa dell’ascensore come se fosse in attesa aspettò l’uscita del personaggio misterioso, tenendo in mano il telefono pronto a scattare un video, quando sarebbe riapparso.

Puzzone dava segni di nervosismo e sarebbe balzato addosso all’uomo se Walter non avesse tenuta salda la pettorina.

La persona con notevole noncuranza scese le scale, dileguandosi.

Di certo la felpa non c’è più nell’armadio” si disse avviandosi verso la sala da pranzo. Rivide il video appena girato. “Tutto sommato è ben riuscito. Il viso dell’uomo è riconoscibile” pensò soddisfatto. Adesso doveva trovare il modo di utilizzarlo.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – decima puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – decima puntata

nuova puntata del giallo a quattro mani.Nuovi interrogativi. e buona lettura

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Debora vuole scoprire qualcosa di più su Antonio, il fidanzato di Francesca, la ragazza morta in circostanze misteriose e trova un escamotage per poter svolgere qualche indagine in piú, ma l’imprevisto è dietro l’angolo.

Questo è il mio contributo per la Decima puntata del giallo scritto con Gian Paolo Marcolongo (Newwhitebear).

Se avete perso le puntate precedenti le trovate qui: 1,2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9

«Allora, Debbi. Cosa pensi di fare? Facciamo ‘Vacanze con delitto’ o pensiamo a qualcos’altro, tipo un’uscita, una passeggiata?» Andrea era piuttosto seccato; da quando erano arrivati avevano fatto soltanto una capatina al bosco vicino, dopodiché si era lasciata coinvolgere in quello che alla fine le piaceva di più, farsi i fatti degli altri.
«Mi dispiace, caro! Non volevo trascurati … magari possiamo andare a Roccaraso a prenderci qualcosa da bere in…

View original post 488 altre parole

Un caso per tre – un giallo a 4 mani – nona puntata

Standard

Il paese è in ebollizione. Albertino e Francesca hanno smosso le acque. Prosegue l’avventura di Debbi – uscita dalla fantasia di Elena (nonsolocampagna) e Walter. Buona lettura. Naturalmente per chi avesse perso qualche puntata la può trovare qui. 1,2, 3, 4, 5, 6, 7, 8

L’alba in montagna è sempre uno spettacolo emozionante ma nessuno dei tre l’aveva apprezzato, perché stanchezza e tensione era stata troppo forte.

Insieme a Elisa, Debora e Walter anche gli altri clienti che avevano partecipato alle ricerche rientrarono alla spicciolata ma preferirono ritirarsi nelle loro stanze anziché fermarsi nella hall come loro.

Maria servì la colazione alle otto a chi erano rimasto nell’hotel, pregandoli di fare silenzio.

«Vi prego di parlare sottovoce» li esortò Maria mimando con le mani il gesto del silenzio.

Erano all’incirca le undici del mattino, quando Puzzone avvicinò il naso umido al volto di Walter che si svegliò intorpidito nelle articolazioni. Osservò Debora e sua figlia che a bocca aperta russavano lievemente e sorrise, mentre con cautela si alzava.

Le giunture scricchiolarono con un rumore leggero, mentre muoveva le mani per ripristinare la circolazione, prima di dirigersi verso la reception.

«Buongiorno, signor Bruno» salutò Roberto da dietro il bancone. «Sua moglie è uscita mezz’ora fa».

Walter fece una smorfia che assomigliò vagamente a un sorriso. Sofia era la sua compagna da circa dieci anni e per il momento nessuno dei due aveva intenzione di compiere il gran passo.

«Mi dà la chiave?»

«Subito. Una notte movimentata» affermò Roberto, girandosi per prendere la chiave.

Walter ringraziò con un cenno del capo senza rispondere, mentre si avviava verso le scale seguito da Puzzone.

Fatta la doccia e agganciata alla pettorina il guinzaglio, andarono alla ricerca di Sofia. Sarebbe stata più pratico una telefonata, ma preferì girare per il paese per cogliere gli umori della gente. Un pensiero gli ronzava nella testa: “Perché il maresciallo non ha fatto annusare ai cani un indumento di Albertino?” Dedusse che la ricerca era fumo negli occhi per chi seguiva le loro mosse. “Dunque il maresciallo ha dei sospetti ma non vuole scoprire le carte” rifletté, imboccando il corso principale, che gli apparve più movimentato rispetto al giorno precedente.

Capannelli di persone parlavano con vivacità, gesticolando con mani e corpo. Pensò che l’argomento fosse la sparizione del bambino.

Vide un assembramento di persone davanti a un negozio. D’istinto si avvicinò. Era il panificio. Dentro una donna che dimostrava all’incirca la sua età parlava agitando un maglione rosso come se fosse un trofeo.

«Questa è la maglia di Albertino. L’ha lasciata qui l’altro ieri» concionava la ragazza, mostrandola ai presenti.

Walter s’intrufolò nel gruppetto di donne, spingendo Puzzone ad annusare il golf.

«Porti fuori quel cane» urlò una signora con voce isterica. «I cani non possono entrare».

«Lo faccio subito» si scusò abbozzando un sorriso. «Volevo solo quel pezzo di pane».

Walter indicò con l’indice una forma esposta dietro il vetro del bancone.

«Vieni Puzzone. Cerchiamo un altro posto per il pane. Qui non ti vogliono» ironizzò Walter uscendo dal negozio.

Gli accarezzò la testa. “Bravo. Hai fiutato l’odore?” gli sussurrò in un orecchio.

Il cane come se avesse compreso le parole del capobranco mosse il muso in su e giù, scodinzolando con vigore.

«Ora mettiamoci in caccia» mormorò Walter, quando si sentì chiamare.

Sofia dall’altra parte della strada agitava la mano per attirare la sua attenzione.

«Ciao. Sono venuto a cercarti. Il gestore mi ha detto che eri scesa in paese» affermò Walter mimetizzando l’irritazione per l’incontro.

Sofia gli diede un bacio in maniera inaspettata facendogli esclamare un ‘oh!’ di sorpresa, prima di prenderlo sottobraccio.

«In paese non si parla di altro. Solo di Albertino» cinguettò la compagna.

«Cosa dicono».

Sofia stette in silenzio per un attimo prima di rispondere.

«Mah! Le cose più disparate. Chi dice che è una testa calda, pronto a mettersi nei guai. Chi afferma che l’hanno preso delle persone di fuori per costringere i genitori a vendere senza specificare cosa. Chi parla di debiti non pagati. Insomma di tutto un più» concluse Sofia, che qualcuno aveva fermato perché era un’ospite ‘Al orso bruno’. La notizia della loro partecipazione alle ricerche si era diffusa in un baleno.

«Come abbiano fatto a saperlo, resta un mistero» concluse Sofia, stringendosi al compagno.

Walter cercò di mettere insieme i pezzi del puzzle, ascoltando la compagna. Qualcosa di vero ci doveva essere tra tutte le chiacchiere ma non era in grado di stabilire cosa.

«C’è molta agitazione» affermò Walter che aveva riacquistato la parola. «Sono capitato nel negozio della zia. Una baraonda indescrivibile».

Ritornati all’hotel scorse Debora che parlava col marito.

«Ciao» fece Walter avvicinandosi. «Riposata? Il paese è in ebollizione per la scomparsa di Albertino. Di Francesca nulla?»

Debbi era passata dal maresciallo per la sua deposizione, mentre aspettava aveva ascoltato alcune frasi smozzicate ma interessanti.

«Sembra che accanto al corpo di Francesca sia stato trovato qualcosa» precisò Debora con fare da cospiratore.

«Cosa?»

«Una bustina contenente della polvere bianca».

«Cocaina? Droga?» chiese Walter raddrizzando le spalle.

Debbi scosse la testa. Poteva essere un sì oppure un ‘non so’, andando verso Maria, mentre Walter si avviò in camera con Puzzone.

Stavano salendo le scale, quando Puzzone s’impuntò. Voleva scendere. Era come se avesse annusato qualcosa di familiare.

«Dai, Puzzone» esortò Walter cercando con dolcezza di farlo recedere dal proposito, perché conosceva quanto fosse testardo.

Si affidò al suo fiuto, trovandosi davanti alla porta sigillata coi timbri del magistrato.

«Puzzone non si può aprire» spiegò a bassa voce. «Su, da bravo andiamo in camera».

Puzzone lo guardò capendo che doveva risalire. Tornarono su senza che opponesse resistenza. Però teneva la coda orizzontale, la bocca chiusa con la testa protesa in avanti e le orecchie inclinate. Sembrava che prestasse attenzione o fosse curioso di scoprire quale segreto si nascondesse questa volta al piano di sopra. “Cosa?” si chiese Walter, perché era un chiaro segnale che qualcosa lo aveva attirato. Il suo olfatto aveva trovato una traccia che seguiva senza tentennamenti. Non si fermò al primo piano come faceva di solito ma proseguì fino al secondo, fermandosi davanti alla stanza 216.

Di nuovo inchiodato come prima. “Stavolta sarà una bella impresa riportalo giù” pensò Walter sconsolato.