Archivi categoria: nonsolocampagna

un caso per tre – un giallo a quattro mani – quattordicesima puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – quattordicesima puntata

ecco la nuova puntata del giallo che appassiona i soliti quattro gatti. Per loro un avviso la quindicesima puntata slitta a data da destinarsi. Quando non lo so. Intanto leggetevi questa nuova appassionante puntata.

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Il ritrovamento di oggetti abbandonati permetterà di scoprire qualcosa di più sulla sorte di Albertino? Oppure non hanno nessun collegamento con i fatti criminosi avvenuti in questi, di solito, tranquilli posti di montagna?

Gian Paolo (Newwhitebear) ed io vi accompagniamo verso la soluzione dell’enigma, puntata dopo puntata.

Chi avesse perso le puntate precedenti può trovarle qui1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12, 13

Debora decise, quel sabato mattina, di portare la cagnolina Lina a sgranchire le zampette in una bella camminata al fresco del bosco.

Mentre la bestiola correva annusando felice ogni piccolo anfratto e scavando ogni buca possibile, Debbi meditava sugli aspetti di quel caso ingarbugliato che presentava tre eventi apparentemente indipendenti tra loro. Al momento di concreto c’era la felpa rinvenuta nella camera 216 e le informazioni…

View original post 604 altre parole

Annunci

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – puntata tredicesima

Standard

La storia prosegue e il misterioso s’infittisce. Dopo la bella puntata di Elena (nonsolocampagna)  dove Debora fa il punto della situazione con Walter eccovi la nuova puntata. Per chi avesse perso qualche colpo eccovi i link 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12

Buona lettura

Sofia era abbastanza arrabbiata con Walter, perché, dopo aver scelto un posto sperduto tra le montagne, di fatto le sembrava in simbiosi con la presunta criminologa, che vedeva come fumo negli occhi.

Da quando erano arrivati si era annoiata. Un’unica gita alle Cinquemiglia, che era stato uno strazio, una passeggiata nel bosco e due passi a Roccapietrosa e poi basta.

Passava il suo tempo, per fortuna niente pioggia o temperatura gelida, ai bordi della piscina, prendendo il sole e leggendo qualcosa.

Il sabato mattina, abbandonata da Walter, stava oziando ai bordi della piscina ma si sentiva inquieta. Non riusciva a stare ferma. Si alzò per osservare il lavoro del giardiniere che come tutti i giorni spuntava le rose, toglieva i fiori appassiti e sistemava le aiuole. Era un giovane non troppo alto che agli occhi di Sofia doveva avere all’incirca la sua età. Le sembrava troppo giovane per svolgere quel lavoro, che invece lo faceva con notevole perizia.

«Buongiorno. Disturbo?» chiese Sofia dopo essersi avvolta nel pareo giallo.

Il giovane sollevò il viso, tenendo in mano le forbici, per vedere chi lo stava interpellando.

«Mi dica, signora»

Sofia sfoderò un sorriso solare.

«In queste mattine la stavo osservando con quale perizia e cura si dedica al giardino. Mi sembra bravo ma anche giovane».

Il giardiniere arrossì debolmente, mentre riprendeva a eliminare le rose sfiorite. “È una bella donna” pensò, mentre il pareo lasciava intravvedere due gambe ben tornite.

«Mi spiace averla disturbata» affermò Sofia, allontanandosi con un movimento civettuolo delle anche.

«Signora, non volevo apparire scortese ma» fece il giovane mettendosi eretto.

Sofia si girò e stava per replicare quando vide Walter poco distante da loro.

«La stava importunando?» chiese stizzito Walter.

«No, no» si affrettò a dire il giardiniere.

Walter colse l’occasione per fare due chiacchiere con lui.

«Mi hanno detto che lei conosceva bene Francesca. Mi domando il perché si sia uccisa» affermò, mentre Sofia lo prendeva sotto braccio.

Il giardiniere aprì la bocca come per rispondere ma poi la richiuse. Rifletté sulla domanda, che non si aspettava. Lui aveva le sue idee sulla morte di Francesca ma di certo non pensava al suicidio. Doveva usare cautela nel rispondere, perché non comprendeva a quale titolo gli aveva posto il quesito.

Walter intuì il disagio del giovane nella risposta, anche perché nessuno gli aveva detto che tra lui e Francesca ci fosse amicizia e forse qualcosa di più. Aveva sparato a casaccio ma pareva aver colpito il bersaglio.

«Mi scusi ma non volevo metterla in imbarazzo» ammise Walter fingendo dispiacere. «Ho scambiato poche parole con quella povera ragazza. Mi è sembrata solare e piena di vita».

Il giardiniere stava per replicare, quando Sofia intervenne, perché era pentita di avere fatto la civettuola col ragazzo. Voleva rimediare alla figura non proprio brillante di poco prima.

«Ho ascoltato le chiacchiere di alcuni ospiti a bordo piscina. Dicevano che Antonio, il fidanzato di Francesca, ha tentato il suicidio per la sua morte. Sta lottando tra la vita e la morte all’ospedale di Sulmona. Una vera tragedia».

«Non credo che Antonio si sia sparato» esclamò con veemenza il giovane che aveva riacquistato la voce. «E poi erano in rottura. Me l’ha detto la sera prima di morire».

Il giardiniere si sarebbe morso la lingua per essersi lasciato sfuggire quella frase compromettente ma ormai non poteva più smentire.

Walter spalancò gli occhi fingendo sorpresa, mentre stringeva la mano a Sofia. Quell’uscita era stata provvidenziale per sbloccare la situazione.

«Dice sul serio? Quindi secondo lei è stato qualcuno a sparargli?»

Ormai era in ballo e non poteva più tirarsi indietro.

«Francesca la sera prima della sua morte era in giardino in lacrime e mi ha confidato che meditava di licenziarsi e tornare a Mantova. Aveva litigato con Antonio nel pomeriggio. Il motivo non me l’ha detto. Poi conoscendolo ritengo improbabile un suo tentativo di suicidio. Per quanto riguarda Francesca potrebbe essersi gettata dalle scale ma, se l’ha fatto, avrà avuto motivi gravi. Di certo non per Antonio».

Il giardiniere dopo questo monologo sembrava che si fosse sgravato da un pensiero e appariva meno serio rispetto a qualche minuto prima. Quella coppia gli ispirava fiducia e non era pentito di avere esternato i suoi dubbi.

Walter allungò la mano per stringerla al giovane ma poi la riportò al suo fianco.

«Dunque lei dubita sulle cause della morte di Francesca e sul ferimento di Antonio?»

«Sì».

«Un’ultima domanda. Poi la lascio al suo lavoro» fece Walter estraendo il telefono. «Conosce questa persona?»

Gli mostrò il volto dell’uomo misterioso.

«Stavo andando in camera quando l’ho visto entrare in una stanza e uscire poco dopo. Non mi pare che sia un ospite o del personale di servizio. Non mi piace che estranei possano muoversi liberamente per l’hotel».

Il giovane strinse gli occhi per mettere a fuoco quel viso. “Ha ragione” pensò. “Mai visto prima”.

«No. Un viso sconosciuto» ammise il giardiniere, mentre Puzzone arrivava con qualcosa tra i denti. «Forse sarebbe meglio avvertire la signora Maria di questo».

Walter fece una smorfia di disappunto, perché sperava di dare un’identità a quel volto.

Avvertì la presenza di Puzzone e si girò per chiamarlo, quando vide che teneva fra i denti un telefono.

«Ma quello sembra lo smartphone di Antonio» esclamò sorpreso il giovane.

«Sicuro?»

«Sicuro al cento per cento, no. Ma Antonio ne aveva uno uguale».

Walter lo prese con delicatezza e lo mise nella tasca dei jeans.

«Grazie…» disse Walter aspettando che dicesse il suo nome.

«Giuseppe» aggiunse il giardiniere.

«Grazie, Giuseppe» continuò Walter stringendogli la mano.

Walter e Sofia seguirono Puzzone che li stava conducendo dove aveva trovato il telefono.

Sofia sperava che Walter non parlasse del suo comportamento con Giuseppe. “A trent’anni e dopo dieci di felice convivenza fare la stupida con un estraneo è davvero imperdonabile” pensò, stringendosi al compagno. “Stasera mi dovrò far perdonare”.

Walter aveva sbollito la stizza per il comportamento di Sofia, perché la sua uscita che aveva sbloccato il dialogo era stata provvidenziale. Però doveva ammettere che l’aveva trascurata troppo in questi giorni.

Puzzone si fermò presso un cespuglio poco distante da una porta laterale dell’hotel.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – dodicesima puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – dodicesima puntata

è pronta la dodicesima puntata del giallo Un caso per tre, scritto a 4 mani.
Nuovi dubbi? O nuove certezza?

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Più domande che risposte per Walter e Debora.

Il mio contributo al racconto giallo scritto con Gian Paolo (Newwhitebear)

Se avete perso le puntate precedenti le trovate qui relativi 1 ,2 ,3 ,4 ,5 ,6 ,7 ,8 , 9, 10, 11

Debora e Andrea rimasero ancora un po’ a Roccaraso, passeggiando e guardando i negozi di prodotti tipici; al momento del ritorno recuperarono Elisa alla pista di pattinaggio e ripresero la strada per Roccapietrosa.
In hotel trovarono che il pasto era pronto per essere servito, così si recarono direttamente in sala. Più tardi, Debora approfittò del momento in cui ci si sposta verso il bar o ai divani per il relax, per avvicinarsi a Walter, il quale le mostrò subito la foto della felpa di Albertino rinvenuta nella stanza 216 e il filmato che mostrava l’uomo che vi si era…

View original post 618 altre parole

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – undicesima puntata

Standard

Mi scuso coi quattro lettori che seguono la vicenda di Debora, Walter e Puzzone che Elena (nonsolocampagna) e io vi mettiamo a disposizione. pensavo di averla programmata per stamattina ma in realtà l’ho solo pensato.

Dunque rimedio e la pubblico ora. Per chi avesse perso qualche puntata qui trovate i link relativi 1 ,2 ,3 ,4 ,5 ,6 ,7 ,8 , 9, 10

«Dai Puzzone muoviti» sollecitò Walter ben sapendo che non si sarebbe mosso.

Si guardò intorno ma il corridoio era sgombro. Nessuno nei paraggi. Tirò un sospiro di sollievo che accantonò subito. La situazione non era sotto controllo se fosse comparso qualcuno. Pensò di agire sulla maniglia nella speranza che la porta non fosse chiusa a chiave ma si fermò, perché poteva esserci qualcuno dentro.

«Puzzone non essere ostinato» gli sussurrò in un orecchio per convincerlo a recedere dal proposito di entrare.

Era chinato, quando avvertì il passo felpato di qualcuno che si avvicinava. “Merda” si disse, sollevandosi e finse di cercare in tasca qualcosa.

Puzzone era sempre immobile col viso rivolto verso la porta, mentre Walter cercava di riacquistare un certo aplomb per mascherare la sensazione di ansia che l’aveva colto.

«Buongiorno».

Walter si girò con lentezza verso quella voce dalla chiara inflessione campana. Davanti ai suoi occhi che tradivano la preoccupazione di giustificare la sua presenza di fronte alla stanza 216 stava una ragazza rotondetta e bassa di statura. Portava un vestito nero sbracciato e un grembiule bianco. Era la cameriera ai piani che per fortuna non aveva mai incrociato. Si rilassò mentre febbrilmente cercava d’inventarsi una scusa.

«Buongiorno» rispose Walter con voce educata.

«Posso esserle utile?»

«Pensavo di avere la chiave ma» fece Walter lasciando cadere il discorso. Un bel sorriso comparve sul suo viso.

«Posso aprirle la porta, se desidera» disse la giovane, estraendo dalla tasca un mazzo di chiavi. «Che bel cane. Come si chiama?»

Walter fece una mezza risata.

«Ha un nome curioso ma la prego non rida» affermò Walter, osservando meglio la ragazza. Voleva imprimersi nella mente quel viso rotondo incorniciato da capelli corvini. «Puzzone».

La cameriera accennò a una risata subito repressa, mentre armeggiava per aprire la stanza.

Puzzone s’infilò senza aspettare altro nella piccola fessura della porta, lasciando all’esterno Walter che riaccostò il battente senza chiuderlo. Aveva notato che la stanza era vuota senza la presenza di ospiti. Non voleva insospettire la ragazza.

«Grazie» fece con voce galante. «Come si chiama, perché ne voglio parlare bene alla proprietaria».

«Cecilia. Ceci per gli amici» rispose arrossendo.

«Grazie Ceci. Le sono debitore di un aperitivo» disse, allungandole una banconota da venti euro.

La ragazza gli fece un bel sorriso, prima di allontanarsi ancheggiando vistosamente.

Walter si introdusse nella stanza, che appariva vuota e sistemata in attesa di un nuovo cliente.

Puzzone nel frattempo era fermo davanti all’armadio. “Ha annusato la pista” rifletté Walter, aprendo l’anta. Dentro le solite coperte e i cuscini di ricambio. Puzzone mise il naso tra le coperte sollevando un lembo.

Walter emise un ‘oh!’ di sorpresa alla vista dell’oggetto. “Di sicuro appartiene ad Albertino” pensò mentre col telefono lo fotografava. Era una felpa grigia con la scritta ‘Berkley’. Il maresciallo aveva spiegato prima d’iniziare le ricerche cosa indossava il bambino nella mattina della scomparsa. Tra gli indumenti citati c’era la descrizione di una felpa come questa. “Non vuole dire nulla ma che stranezza trovarne una simile qui ben lontano dal panificio” rifletté Walter mentre richiudeva l’anta.

Puzzone soddisfatto si lasciò condurre fuori senza opporre resistenza. Stavano girando l’angolo del corridoio quando udì dei passi che salivano le scale. Ritornò indietro dirigendosi verso l’ascensore, quando vide un uomo aprire la stanza 216. Rimasto davanti alla porta chiusa dell’ascensore come se fosse in attesa aspettò l’uscita del personaggio misterioso, tenendo in mano il telefono pronto a scattare un video, quando sarebbe riapparso.

Puzzone dava segni di nervosismo e sarebbe balzato addosso all’uomo se Walter non avesse tenuta salda la pettorina.

La persona con notevole noncuranza scese le scale, dileguandosi.

Di certo la felpa non c’è più nell’armadio” si disse avviandosi verso la sala da pranzo. Rivide il video appena girato. “Tutto sommato è ben riuscito. Il viso dell’uomo è riconoscibile” pensò soddisfatto. Adesso doveva trovare il modo di utilizzarlo.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – decima puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – decima puntata

nuova puntata del giallo a quattro mani.Nuovi interrogativi. e buona lettura

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Debora vuole scoprire qualcosa di più su Antonio, il fidanzato di Francesca, la ragazza morta in circostanze misteriose e trova un escamotage per poter svolgere qualche indagine in piú, ma l’imprevisto è dietro l’angolo.

Questo è il mio contributo per la Decima puntata del giallo scritto con Gian Paolo Marcolongo (Newwhitebear).

Se avete perso le puntate precedenti le trovate qui: 1,2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9

«Allora, Debbi. Cosa pensi di fare? Facciamo ‘Vacanze con delitto’ o pensiamo a qualcos’altro, tipo un’uscita, una passeggiata?» Andrea era piuttosto seccato; da quando erano arrivati avevano fatto soltanto una capatina al bosco vicino, dopodiché si era lasciata coinvolgere in quello che alla fine le piaceva di più, farsi i fatti degli altri.
«Mi dispiace, caro! Non volevo trascurati … magari possiamo andare a Roccaraso a prenderci qualcosa da bere in…

View original post 488 altre parole

Un caso per tre – un giallo a 4 mani – nona puntata

Standard

Il paese è in ebollizione. Albertino e Francesca hanno smosso le acque. Prosegue l’avventura di Debbi – uscita dalla fantasia di Elena (nonsolocampagna) e Walter. Buona lettura. Naturalmente per chi avesse perso qualche puntata la può trovare qui. 1,2, 3, 4, 5, 6, 7, 8

L’alba in montagna è sempre uno spettacolo emozionante ma nessuno dei tre l’aveva apprezzato, perché stanchezza e tensione era stata troppo forte.

Insieme a Elisa, Debora e Walter anche gli altri clienti che avevano partecipato alle ricerche rientrarono alla spicciolata ma preferirono ritirarsi nelle loro stanze anziché fermarsi nella hall come loro.

Maria servì la colazione alle otto a chi erano rimasto nell’hotel, pregandoli di fare silenzio.

«Vi prego di parlare sottovoce» li esortò Maria mimando con le mani il gesto del silenzio.

Erano all’incirca le undici del mattino, quando Puzzone avvicinò il naso umido al volto di Walter che si svegliò intorpidito nelle articolazioni. Osservò Debora e sua figlia che a bocca aperta russavano lievemente e sorrise, mentre con cautela si alzava.

Le giunture scricchiolarono con un rumore leggero, mentre muoveva le mani per ripristinare la circolazione, prima di dirigersi verso la reception.

«Buongiorno, signor Bruno» salutò Roberto da dietro il bancone. «Sua moglie è uscita mezz’ora fa».

Walter fece una smorfia che assomigliò vagamente a un sorriso. Sofia era la sua compagna da circa dieci anni e per il momento nessuno dei due aveva intenzione di compiere il gran passo.

«Mi dà la chiave?»

«Subito. Una notte movimentata» affermò Roberto, girandosi per prendere la chiave.

Walter ringraziò con un cenno del capo senza rispondere, mentre si avviava verso le scale seguito da Puzzone.

Fatta la doccia e agganciata alla pettorina il guinzaglio, andarono alla ricerca di Sofia. Sarebbe stata più pratico una telefonata, ma preferì girare per il paese per cogliere gli umori della gente. Un pensiero gli ronzava nella testa: “Perché il maresciallo non ha fatto annusare ai cani un indumento di Albertino?” Dedusse che la ricerca era fumo negli occhi per chi seguiva le loro mosse. “Dunque il maresciallo ha dei sospetti ma non vuole scoprire le carte” rifletté, imboccando il corso principale, che gli apparve più movimentato rispetto al giorno precedente.

Capannelli di persone parlavano con vivacità, gesticolando con mani e corpo. Pensò che l’argomento fosse la sparizione del bambino.

Vide un assembramento di persone davanti a un negozio. D’istinto si avvicinò. Era il panificio. Dentro una donna che dimostrava all’incirca la sua età parlava agitando un maglione rosso come se fosse un trofeo.

«Questa è la maglia di Albertino. L’ha lasciata qui l’altro ieri» concionava la ragazza, mostrandola ai presenti.

Walter s’intrufolò nel gruppetto di donne, spingendo Puzzone ad annusare il golf.

«Porti fuori quel cane» urlò una signora con voce isterica. «I cani non possono entrare».

«Lo faccio subito» si scusò abbozzando un sorriso. «Volevo solo quel pezzo di pane».

Walter indicò con l’indice una forma esposta dietro il vetro del bancone.

«Vieni Puzzone. Cerchiamo un altro posto per il pane. Qui non ti vogliono» ironizzò Walter uscendo dal negozio.

Gli accarezzò la testa. “Bravo. Hai fiutato l’odore?” gli sussurrò in un orecchio.

Il cane come se avesse compreso le parole del capobranco mosse il muso in su e giù, scodinzolando con vigore.

«Ora mettiamoci in caccia» mormorò Walter, quando si sentì chiamare.

Sofia dall’altra parte della strada agitava la mano per attirare la sua attenzione.

«Ciao. Sono venuto a cercarti. Il gestore mi ha detto che eri scesa in paese» affermò Walter mimetizzando l’irritazione per l’incontro.

Sofia gli diede un bacio in maniera inaspettata facendogli esclamare un ‘oh!’ di sorpresa, prima di prenderlo sottobraccio.

«In paese non si parla di altro. Solo di Albertino» cinguettò la compagna.

«Cosa dicono».

Sofia stette in silenzio per un attimo prima di rispondere.

«Mah! Le cose più disparate. Chi dice che è una testa calda, pronto a mettersi nei guai. Chi afferma che l’hanno preso delle persone di fuori per costringere i genitori a vendere senza specificare cosa. Chi parla di debiti non pagati. Insomma di tutto un più» concluse Sofia, che qualcuno aveva fermato perché era un’ospite ‘Al orso bruno’. La notizia della loro partecipazione alle ricerche si era diffusa in un baleno.

«Come abbiano fatto a saperlo, resta un mistero» concluse Sofia, stringendosi al compagno.

Walter cercò di mettere insieme i pezzi del puzzle, ascoltando la compagna. Qualcosa di vero ci doveva essere tra tutte le chiacchiere ma non era in grado di stabilire cosa.

«C’è molta agitazione» affermò Walter che aveva riacquistato la parola. «Sono capitato nel negozio della zia. Una baraonda indescrivibile».

Ritornati all’hotel scorse Debora che parlava col marito.

«Ciao» fece Walter avvicinandosi. «Riposata? Il paese è in ebollizione per la scomparsa di Albertino. Di Francesca nulla?»

Debbi era passata dal maresciallo per la sua deposizione, mentre aspettava aveva ascoltato alcune frasi smozzicate ma interessanti.

«Sembra che accanto al corpo di Francesca sia stato trovato qualcosa» precisò Debora con fare da cospiratore.

«Cosa?»

«Una bustina contenente della polvere bianca».

«Cocaina? Droga?» chiese Walter raddrizzando le spalle.

Debbi scosse la testa. Poteva essere un sì oppure un ‘non so’, andando verso Maria, mentre Walter si avviò in camera con Puzzone.

Stavano salendo le scale, quando Puzzone s’impuntò. Voleva scendere. Era come se avesse annusato qualcosa di familiare.

«Dai, Puzzone» esortò Walter cercando con dolcezza di farlo recedere dal proposito, perché conosceva quanto fosse testardo.

Si affidò al suo fiuto, trovandosi davanti alla porta sigillata coi timbri del magistrato.

«Puzzone non si può aprire» spiegò a bassa voce. «Su, da bravo andiamo in camera».

Puzzone lo guardò capendo che doveva risalire. Tornarono su senza che opponesse resistenza. Però teneva la coda orizzontale, la bocca chiusa con la testa protesa in avanti e le orecchie inclinate. Sembrava che prestasse attenzione o fosse curioso di scoprire quale segreto si nascondesse questa volta al piano di sopra. “Cosa?” si chiese Walter, perché era un chiaro segnale che qualcosa lo aveva attirato. Il suo olfatto aveva trovato una traccia che seguiva senza tentennamenti. Non si fermò al primo piano come faceva di solito ma proseguì fino al secondo, fermandosi davanti alla stanza 216.

Di nuovo inchiodato come prima. “Stavolta sarà una bella impresa riportalo giù” pensò Walter sconsolato.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – ottava puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – ottava puntata

ecco la nuova puntata del giallo a quattro mani. La storia comincia a svilupparsi.

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Walter e Debora, grazie al loro istinto, cominciano a ipotizzare delle connessioni tra la morte di Francesca e il rapimento di Albertino. Dovranno, però, trovare gli indizi a supporto delle loro intuizioni, al momento solo tali.

Questa puntata è il mio contributo al racconto scritto con Gian Paolo Marcolongo (Newwhitebear)

Potete trovare le puntate precedenti qui 1,2,3,4,5,6,7

«Mi scusi, signor maresciallo … C’è qualche aggiornamento sull’incidente della receptionist dell’hotel ‘All’orso bruno’?» Debbi si fece avanti, non potendo trattenere la curiosità che covava dal pomeriggio.
«Lei è?»
«Mi chiamo Debora Nardi …»
«Un nome che non mi risulta nuovo …»
«Non saprei … sono una criminologa investigativa, anche se finora per passione.».
«Ecco dove l’ho vista. In tv a ‘Giallo notte’, mi sbaglio? Sa, noi del mestiere dobbiamo essere fisionomisti …»
«Sì, si tratta di me. Fui…

View original post 606 altre parole

Un caso per tre – un giallo a 4 mani – settima puntata

Standard

La storia si fa ingarbugliata. Compare il morto e Debora e Walter cominciano il loro lavorio mentale. Elena (nonsolocampagna) si dimostra abilissima nel tessere la tela ma ora leggete la settima puntata. Per chi volesse leggere le puntate precedenti le trova qui 1,2,3,4,5,6

Erano in giardino a conversare sul Veneto, che Debora non aveva mai visitato, quando irruppe Elisa.

«Mamma, hai sentito?» disse la figlia rossa in viso per la corsa e l’agitazione.

«Certamente. È stata Lina a trovarla» rispose con tono serafico, quasi saccente, Debora.

Elisa stava per replicare ma rimase a bocca aperta, che richiuse con lentezza. C’era qualcosa che non quadrava.

«Lina? Dici sul serio oppure mi prendi in giro?»

La ragazza mosse lo sguardo con decisione sui presenti. Prima su sua madre, poi sugli altri. Scosse la testa. Forse c’era un equivoco. Lina non poteva averlo trovato, perché era certa che lo stavano cercando, anzi stavano organizzando una battuta.

«Mamma, credo che tu abbia preso una cantonata. Se hanno bloccato le vie d’accesso e controllano chi transita, non può averlo scovato Lina» disse tutto d’un fiato Elisa.

Walter collegò il blocco dei carabinieri al ritorno dall’altopiano con quello che stava dicendo Elisa. “Non è stata la morte di Francesca a scatenare tutto questo” rifletté, grattandosi la nuca, mentre Puzzone stanco di rincorrere un pezzo di legno era venuto a stendersi ai suoi piedi.

«Mi dica Elisa…» cominciò Walter, subito interrotto dalla ragazza.

«Dammi del tu o mi sento vecchia» replicò Elisa sedendosi sul dondolo di fronte a loro.

«Ok. Chi stanno cercando?»

«Allora non sapete nulla?»

Walter sorrise, pensando che, se si andava avanti così, forse all’indomani si sarebbe saputo che era il ricercato.

«No. Però se ci spieghi, lo impariamo» fece Walter, socchiudendo gli occhi e intrecciando le dita dietro la nuca.

«Albertino».

Debora che era rimasta muta fino a quel momento intuì d’aver frainteso le parole della figlia.

«E chi sarebbe?» chiese Debbi con un filo di voce.

«Il figlio più piccolo del postino, mamma».

«Spiegaci cosa è successo» intervenne Walter che intuì che era scomparso un ragazzino. Questo spiegava in parte il blocco ma non tutto.

Se fosse semplicemente scomparso” pensò Walter, “avrebbero organizzato delle battute per rintracciarlo. Quindi si suppone che sia stato rapito”.

Elisa tirò su le gambe che le abbracciò.

«Albertino è scomparso da stamattina o meglio da metà mattinata. Sua mamma ha pensato che fosse dalla zia, che fa la panettiera, come tutte le mattine da quando è in vacanza. Però non è tornato dopo la chiusura del panificio» spiegò Elisa, parlando con calma.

«Credono che sia stato un rapimento. Immagino» affermò Walter quasi certo d’aver colpito nel segno.

Elisa rimase in silenzio, ripensando a quello che aveva ascoltato in paese di ritorno da Roccaraso. La parola ‘rapimento’ non l’aveva udita ma a pensarci bene spiegava perfettamente tutto il trambusto a Roccapietrosa e lo spiegamento di forze. Però adesso doveva chiarire cosa aveva trovato Lina.

«Mamma, cosa ha trovato Lina?» chiese Elisa, cambiando argomento.

Debora colta in contropiede farfugliò qualcosa, perché adesso il suo pensiero era tutto concentrato su Albertino.

«Lina ha trovato morta Francesca… la receptionist» disse Walter scandendo le parole.

Elisa spalancò gli occhi nocciola, aprendo la bocca come se volesse dire qualcosa. Era rimasta senza parole. Nel giro di poche ore erano successi due eventi luttuosi a sconvolgere la quiete del paese.

«Signor Walter…» cominciò Debora.

«Mi chiami Walter. Anzi può darmi del tu» la interruppe.

«D’accordo e tu chiamami Debora o Debbi».

Una franca risata sancì il patto.

«Walter, tu cosa pensi di Albertino».

Walter stette in silenzio per qualche istante. Un’idea su questo avvenimento se l’era fatta e quindi la espose senza remore.

«Credo che sia stato rapito, anche se non lo dicono apertamente» disse in modo conciso.

Debbi annuì. Anche lei aveva pensato alla medesima cosa. Però c’era una stranezza. Non trovava nessun legame tra i due eventi. Erano apparentemente slegati ma forse lei vedeva del torbido in ogni cosa che attirava la sua curiosità.

Stava per esporlo quando Maria richiamò la loro attenzione.

«Signori potete rientrare e radunarvi in sala da pranzo? Abbiamo un annuncio da fare».

Debora e Walter alzandosi si scambiarono un muto messaggio attraverso gli occhi. Le loro supposizioni prendevano corpo.

Sofia soffiò forte. Era venuta in vacanza per rilassarsi ma sembrava che tutto congiurasse per il contrario.

La sala si riempì alla spicciolata e tutti commentavano indispettiti per questa convocazione. In un angolo su una pedana improvvisata stava il maresciallo tutto impettito.

«Signore e signori, un attimo di silenzio».

Il brusio si placò e gli sguardi puntarono sul carabiniere che si schiarì la voce con un colpo di tosse.

«Cerchiamo dei volontari per formare delle squadre per procedere alla ricerca di un bambino scomparso da metà mattina».

Se prima c’era silenzio adesso era tombale. Il volo di una mosca avrebbe avuto lo stesso impatto sonoro del bang di un aereo a reazione.

Walter fece un passo avanti.

«Io ci sono col mio cane».

Debora si spostò accanto a Walter. Ben presto imitati da molti altri.

«Bene. Si formano delle squadre di due o tre persone per battere il bosco e le aree circostanti. Se mi volete seguire in caserma vi fornirò altre istruzioni».

Sofia mugugnò, perché come al solito Walter si cacciava nei guai. Andrea non disse nulla perché sapeva che Debbi non avrebbe ascoltato le sue esortazioni alla prudenza. Elisa si sarebbe unita a sua madre e quel uomo che le assomigliava tanto nel carattere.

Si ritrovarono nella casermetta che stentava a contenerli tutti.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – sesta puntata

Standard
un caso per tre – un giallo a quattro mani – sesta puntata

ecco la sesta puntata del giallo più intrigante che sia mai stato scritto. Per chi avesse perso qualche puntata ecco i link 1, 2, 3, 4, 5

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Continua il racconto a quattro mani scritto da Gian Paolo (Newwhitebear) ed Elena.

In questa puntata accade uno strano incidente. Omicidio? Secosìfosse, WaltereDeborasarebberoassolutamentenel loro elemento naturale.

Chi avesse perso le altre puntate può cliccare qui:1,2,3,4, 5

«Cosa accade, signora Debora? I carabinieri stanno eseguendo dei controlli …». Walter si affrettò a chiedere mentre, con Sofia e Puzzone, guadagnava l’ingresso.
«Un incidente terribile! Francesca, la receptionist, è in fondo alle scale di sicurezza, morta, probabilmente una caduta … Ce ne siamo accorti perché Lina, trovando la porta dell’uscita di sicurezza aperta, si è intrufolata e ne è ricomparsa, poco dopo, con in bocca un foulard. Poco prima avevo visto la ragazza che ne portava uno molto somigliante e mi sono affacciata sulle scale …».
«L’ha vista riversa a terra?» «Sì ed era…

View original post 747 altre parole

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – quinta puntata

Standard

Dopo aver conosciuto i vari personaggi, ecco che si profila all’orizzonte qualche nuvola. Elena (nonsolocampagna) e io vi accompagniamo in questa storia  che sta prendendo forma. Per chi avesse perso qualche colpo potete leggere le quattro puntate precedenti qui: 1, 2, 3, 4

Buona lettura

Puzzone trovava noiosa Lina ma tutto sommato, piccolina com’era, poteva anche andare come compagna di giochi. Certo che non mancava di fargli dei dispetti, quando non era vista, ma doveva sopportare. Il capobranco sembrava in sintonia con quella che pareva la guida dell’altro branco. Sospirò, girandosi sulla brandina.

«Senti come sogna» mormorò Walter, abbracciando Sofia e anche loro si addormentarono.

Walter e Sofia avevano deciso di alzarsi presto per prendere la navetta per l’altopiano delle Cinquemiglia. Una gita strana, visto che d’estate era popolato solo di pastori con le loro greggi. Gli avevano letto che questo pianoro, freddissimo d’inverno, d’estate rappresentava un’attrazione per i turisti e quindi si erano lasciati coinvolgere.

Scesi di buon’ora in sala colazione, notarono che la reception era vuota. Walter immaginò che la bionda receptionist forse aveva fatto tardi ieri sera ed era ancora in braccio a Morfeo. C’era qualcosa che non gli tornava in quella ragazza perché gli pareva che lei fosse fuori dal suo ambiente naturale. Una sensazione indefinita più a pelle che razionale. Nel giorno e mezzo di permanenza a Roccapietrosa aveva notato quanto fosse diversa dagli altri abitanti di questo minuscolo paese. La parlata non era quella del luogo. Il suo italiano era perfetto con una scarsa inflessione dialettale che rendeva impossibile individuare da dove provenisse. Aveva scambiato due parole al momento dell’arrivo senza intuire la località di origine, mentre era facile capire che Walter era veneto dal suo accento e dall’intercalare tipico della regione. Con Francesca questo esercizio non funzionava. Poteva arrivare da una qualsiasi città del nord Italia. Rifletté che i gestori, per quanto si sforzassero di parlare un buon italiano, non riuscivano a mascherare l’inflessione napoletana della parlata. In paese si avvertiva con maggior nitidezza. Anche la struttura fisica era differente dalle altre donne incontrate nell’albergo. Lei era alta e slanciata con i capelli biondo grano. Le inservienti era basse, tozze e coi capelli scuri. Walter alzò le spalle, pensando che tutto sommato la questione non lo appassionava. Scosse la testa ma il dubbio rimase a tormentarlo.

Fatta l’abbondante colazione, incrociarono, uscendo, Debora Nardi con i suoi familiari.

«Buongiorno» disse Debbi con un bel sorriso stampato sul viso. «Già di partenza?»

Walter abbozzò un sorriso e annuì con la testa.

«Dove andate, se non sono indiscreta?»

«Tra mezz’ora prendiamo la navetta per le Cinquemiglia. Il tempo di recuperare Puzzone e il cestino col pranzo» fece Walter mostrando una certa fretta.

Loro furono i primi a salire e si sedettero in fondo al minibus, affinché Puzzone avesse un po’ di spazio per muoversi. La vettura era un Mercedes il cui modello Walter non conosceva. Ben arredato internamente con comodi sedili rivestiti di cotone blu e aria condizionata.

Puzzone, indispettito a causa della museruola che gli impediva di aprire la bocca, guardò in cagnesco il capobranco, perché non capiva né gradiva questo strumento di tortura. Tentò invano di toglierla con le zampe ma si rassegnò, sistemandosi fra le gambe di Walter.

La navetta fece il giro di vari hotel della zona riempendola. Poi si diresse verso l’altopiano. Parcheggiato vicino all’unica costruzione in muratura dell’area, dalla navetta sciamarono fuori tutti i turisti che si sparpagliarono sulla piana verdeggiante armati di macchine fotografiche e smartphone per riprendere la vita dei pastori.

Non c’era un albero ma solo prati invasi da migliaia di pecore. Il sole man mano che si levava faceva sentire tutto il caldo dei suoi raggi. L’unico posto fresco era l’edificio dove erano scesi.

Puzzone avrebbe voluto correre libero ma Walter lo teneva al guinzaglio, perché i cani dei pastori ringhiavano feroci, mostrando una dentatura robusta e minacciosa. Loro avevano capito che il nuovo arrivato era un cane cittadino, perché il suo pelo lucido e senza croste di fango era ben curato. Poi portava sul muso quel coso stupido che impediva l’apertura della bocca. Dopo i primi ringhi non lo degnarono di uno sguardo. Puzzone era demoralizzato perché non poteva mostrare a quegli zoticoni sporchi di quale stoffa era fatto.

Walter dopo un girovagare per i prati si sistemò all’ombra dell’edificio, dove i pastori ricavavano formaggi e ricotte fresche dal latte di pecora e di capra. Mangiarono in silenzio scacciando mosche e moscerini. La gita, come ammise con Sofia, era stata un mezzo fallimento. Non c’era nulla d’interessante da vedere, a parte le pecore, gli agnelli e qualche becco. In un angolo chiuso da steccati di poteva osservare una mandria di bovini. Sarebbero bastati poche decine di minuti per passare in rassegna tutto questo. Invece dovevano restare lì fino a metà pomeriggio.

«Tempo sprecato» fece Walter, mentre metteva delle crocchette di pollo in una ciotola per Puzzone.

Sofia annuì perché era ansiosa di riprendere la navetta per tornare in paese.

«Sarà piccolo» convenne Sofia sbadigliando, «ma è sempre più vario di questo posto».

Erano all’incirca le cinque del pomeriggio, quando l’autista col clacson chiamò a raccolta tutti gli ospiti per riportarli nei rispettivi hotel.

Scaricati gli ultimi gitanti, sulla navetta rimasero Walter, Sofia e Puzzone oltre l’autista. Poco prima dell’ingresso in paese incapparono in un posto di blocco dei carabinieri, che li fermò.

Walter allungò il collo per vedere cosa era successo e il motivo dell’improvvisa fermata.

«Marescia’, una rapina?» chiese l’autista con tono deferente sporgendosi dalla porta aperta.

Il carabiniere lo guardò di sbieco, grugnendo qualcosa d’intellegibile.

«Documenti» intimò con voce dura il maresciallo e poi rivolgendosi a un carabiniere giovanissimo: «Pasqua’ prendi nota di nome e cognome sul brogliaccio».

«Sì, signor Maresciallo» rispose con tono compito il giovane di leva, mentre annotava sul blocco gli estremi dei documenti che gli avevano dato.

«Dev’essere successo qualcosa di grosso in paese» sussurrò Walter a Sofia, che annuì, stringendosi a lui.

«Questo cane di chi è?» formulò la domanda idiota il maresciallo, come se non fosse chiaro chi fosse il proprietario.

«Nostro» replicò secco Walter, sorpreso dall’inutilità della richiesta, visto che sul minibus c’erano solo loro.

«Come si chiama?»

Walter si schiarì la voce, mentre Sofia accennò a un sorriso subito represso.

«Signor maresciallo, senza offese per i presenti, il suo nome è Puzzone».

L’autista sghignazzò, il giovane carabiniere quasi soffocò per reprimere la risata. Il maresciallo abbozzò e diede l’ordine di passare.

«Se non si scusava prima, avrebbe passato cinque minuti piuttosto brutti» disse l’autista superando lentamente il posto di blocco. «Il maresciallo è un tipo piuttosto permaloso e alquanto scorbutico».

Walter sapeva che quel nome era fonte d’innumerevoli equivoci e quindi lo diceva con tutte le cautele del caso.

Tuttavia era curioso di comprendere i motivi di tanta agitazione. Tutto il piccolo paese era in strada, come se ci fosse stata una scossa di terremoto a metterli in ansia.

«Grazie» disse Walter, stringendo la mano all’autista che si ritrovò sul palmo dieci euro.

«Non si doveva disturbare» fece l’uomo, intascando velocemente il denaro.

Appena scesi, Walter tolse la museruola e sganciò il guinzaglio per lasciare libero Puzzone di correre dopo una giornata di costrizione.

Fatti pochi passi verso l’ingresso, Walter vide Debora venirgli incontro.

«È successo una cosa gravissima» gli annunciò.