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Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte trentatreesima

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Con questa puntata si chiude il giallo di Walter e Puzzone. Adesso spero di trovare un lettore disposto a fare il beta reader. Chi volesse può scrivere anobiano@newwhitebear.net

Per chi volesse leggere le altre 32 puntate precedenti può farlo con questi link. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32

Walter non seppe nulla sugli sviluppi delle indagini, finché un mercoledì mattina rimase sorpreso aprendo il giornale: il titolo in prima pagina riportava la notizia dello smantellamento di una rete cinese dedita allo smercio di droga in Italia. Lesse con avidità l’articolo.

Usando la copertura di una società di import/export, che commerciava con la Cina, il gruppo introduceva grosse quantità di droghe allo stato grezzo. Con un complesso giro attraverso i Balcani la rete le reimportava come droghe sintetiche da smerciare in tutto il nord Italia con ingenti profitti. La finta palestra gestita da due cinesi era il luogo dove veniva consumata la droga attraverso sedute di BDSM. Due persone erano sfuggite all’arresto.

Walter ripiegato il giornale si affrettò a raggiungere l’ufficio, perché era in ritardo.

Chi sarà fuggito?” si domandò, mentre prendeva posizione dietro alla scrivania. Però non aveva tempo di pensare a chi, perché doveva sbrigare molte pratiche quella mattina che passò veloce impegnato nel lavoro fino alla sosta di metà giornata.

Salvo occasioni particolari Walter pranzava a casa, anche quando Sofia era impegnata nel turno della mattina. Lei preparava qualcosa la sera precedente da consumarsi il giorno dopo. Tuttavia complice l’uscita serale fuori programma con le amiche non gli aveva cucinato nulla. Walter dovette recarsi in una tavola calda non molto distante per consumare il pasto di mezzogiorno.

Seduto al tavolo, Walter rilesse l’articolo senza scoprire nuovi dettagli a quelli che conosceva già. Solo vaghi accenni a un manager della società e a un cinese, entrambi ricercati dalla polizia, oggetto di congetture da parte del giornalista. L’ipotesi era che il cinese avesse preso il volo per Nanchino prima della retata. Sul manager si sospettava che fosse un pezzo grosso senza indicazione né del nome né del ruolo effettivo.

Forse è l’uomo che Mirta voleva azzannare” pensò aggrottando la fronte.

Pagata la consumazione sollevò lo sguardo verso l’esterno e rimase stupito. La persona, segnalata al procuratore, stava camminando sul marciapiede opposto. Lo riconobbe dal modo curioso di camminare nonostante la lunga barba, gli occhiali scuri e il cappello bianco a tesa larga ne camuffassero l’aspetto. Come quella persona era leggermente claudicante e aveva lo stesso modo di appoggiare i piedi: metteva prima la punta tenendo sollevato il tacco per poi rullare sulla pianta. Il corpo ondulava in su e in giù in maniera curiosa. Un dettaglio difficile da dimenticare.

Afferrato il resto, si fiondò alle sue calcagna, riprendendolo col telefono. L’uomo fece giri strani, come se avesse il timore di essere pedinato, prima d’introdursi un caseggiato bianco. Nuove fotografie lo ripresero mentre al momento di entrare nell’edificio si era guardato attorno con fare sospettoso.

Sul viso di Walter comparve un bel sorriso. Era visibilmente soddisfatto. Doveva parlare col procuratore, finché la pista era calda.

«Buongiorno, sono Bruno» si annunciò al telefono, sentendo la sua voce.

«Mi dica» rispose il procuratore col tono sorpreso di chi non si aspettava di essere chiamato.

«Forse so dove si nasconde il fuggiasco» affermò Walter sicuro.

Il procuratore rimase in silenzio. Non comprendeva il senso della telefonata. “A quale fuggitivo si riferisce” pensò, grattandosi la guancia ispida.

«Si ricorda la fotografia di quella persona che ha rischiato i denti di Mirta?» disse Walter, mentre entrava in ufficio.

Il procuratore finse di aver capito di chi si trattava con un ‘sì’ stanco. L’inchiesta ‘china connection’ lo stava sfibrando.

«Se mi dà un indirizzo di mail, le spedisco delle immagini dove il ricercato si nasconde. Non posso passare dal suo ufficio ma lui è ancora lì».

Il procuratore gli dettò l’indirizzo, sicuro che la pista fosse fasulla, ammesso di aver capito di cosa si trattasse. “Il solito mitomane” pensò con lo sguardo stanco e sfiduciato.

Due giorni dopo la Tribuna di Treviso titolava in prima pagina ‘Il manager ricercato per la droga connection è stato arrestato a Treviso’. All’interno diversi articoli sul suo arresto e sulla sua confessione.

L’articolo riportava che la polizia era stata messa sulle sue tracce da una soffiata anonima, che indicava un condominio in città come rifugio. Nonostante girasse con barba posticcia e parrucca, era stato riconosciuto e segnalato agli inquirenti, che lo avevano sorpreso in casa dell’amante, arrestata per favoreggiamento.

Nella lunga confessione il manager, Luca Artiolo, aveva spiegato anche i due omicidi e il loro movente. Flora Zuin era stata la sua amante, fino al momento in cui aveva perso la gamba sinistra durante una serata BDSM nella palestra. Aveva interrotto la relazione per legarsi alla donna, che lo ospitava. Flora Zuin lo aveva ricattato con la minaccia di rivelare il traffico di droga. Attirata in trappola nella palestra, era stata soppressa con la mortale iniezione di tebaina nel collo che era stato fatto sparire per nascondere le tracce. Solo il fiuto di un cane aveva permesso di scoprire l’omicidio. La madre, Marzia Bruseghin, aveva chiesto una forte somma in contanti per tenere la bocca chiusa sulla vicenda ma l’avidità le era costata la vita. Luca Artiolo aveva tentato di scaricare la colpa della sua morte su Zheng, l’altro ricercato, ma i segni del morso del cane della donna sul suo braccio l’avevano inchiodato.

Il procuratore Depisis ringraziava il suo misterioso informatore, che con preziose immagini aveva permesso la sua individuazione.

Chi è l’informatore?” scrisse il giornalista in chiusura di articolo.

F I N E

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Disegna la tua storia -un giallo con Antonella -parte trentaduesima

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Ragazzi, non ci crederete ma questa è la penultima puntata. Leviam in alto i calici! con al solito vi fornisco gli indirizzi delle puntate precedenti. Si comincia da qui 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31

Il sole era radente all’orizzonte e le nuvole assumevano il colore rossastro del tramonto, quando Walter iniziò a parlare di quello che aveva in mente fin dal primo momento.

«Non so se quello che le esporrò possa interessarle» fece Walter aggrottando la fronte.

«Mi dica. L’ascolto» rispose il procuratore che aveva l’aria soddisfatta di chi era avanzato con decisione nelle indagini.

Walter raccolse l’invito e rimase qualche minuto in silenzio non perché fosse timido ma per trovare il tono giusto per spiegare quanto era avvenuto al mattino.

«Stamattina sono andato da Piero a recuperare Mirta…» iniziò con cautela Walter.

«E Mirta chi è?» lo interruppe il procuratore stringendo gli occhi. Si aspettava qualcosa inerente alle indagini in corso e non relativo a una donna.

Walter accennò a un sorriso prima di chiarire chi fosse Mirta.

«È il cane di Marzia Bruseghin. Rimasta ferita una settimana fa».

Il procuratore annuì, facendo un gesto con la mano che poteva interpretarsi anche come ‘sia più conciso’.

«Stavano tornando a casa lungo il Botteniga, quando Mirta avrebbe aggredito una persona comparsa all’improvviso se non fosse stata al guinzaglio. Una furia…».

Il procuratore sbuffò, perché non gli interessavano le intemperanze di un cane.

Walter inspirò aria nei polmoni prima di proseguire.

«L’uomo si è girato con aria sorpresa ma intenzionato a dire qualcosa. Quando ha visto Mirta, la sua faccia è diventata terrea per lo spavento e di corsa ha attraversato Via Bixio, rischiando di finire sotto una macchina».

A sentire queste parole il procuratore assunse un’aria interessata, perché l’indagine poteva ripartire.

«Me lo può descrivere?»

Walter aveva uno sguardo soddisfatto e lo dimostrò con un bel sorriso. “Descrivere? Di meglio!” pensò, prendendo il telefono.

«Ho delle belle immagini, se la interessano» disse sornione, aprendo la galleria.

Il procuratore osservò attento quel viso che non gli diceva nulla.

«Sofia…».

«Uffa. Ma Sofia chi è?»

Walter rise di gusto. Citava i nomi come se l’interlocutore li conoscesse di persona.

«È la mia compagna» precisò. «Secondo lei è una persona che gestisce una società di import-export ma non ricorda il nome».

Il procuratore pensò che forse era un indizio fasullo ma sicuramente meglio di niente, perché, se il cane della Bruseghin lo voleva azzannare, doveva aver commesso un grosso sgarbo.

Stava per aggiungere qualcosa, quando i lampeggianti annunciarono l’arrivo della squadra.

«Se la nostra presenza non serve, io e Puzzone andiamo a casa» disse, Walter, facendo alzare il cane che scrollò della polvere invisibile dal suo dorso.

«Però avrei necessità di avere l’immagine».

Walter annuì prima di avviarsi verso la Punto seguito da Puzzone.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte trentunesima

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Smaltita la sbornia di colomba, cioccolato fondente e spumante. Walter e Puzzone riprendono a investigare. Qui trovate i link alle puntate precedenti 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23  24 25 26 27 28 29 30

Il procuratore, tornato a casa, aveva un pensiero fisso: trovare la vera attività svolta nella palestra. La scientifica aveva confermato l’intuizione che era solo un proforma ma cosa in realtà facessero all’interno non erano in grado di stabilirlo. Secondo loro qualcosa di poco lecito ma non potevano dimostrarlo con prove.

Stava leggendo il giornale quando ebbe un sobbalzo. La notizia che aveva attratto la sua attenzione poteva essere applicata al suo caso. Però non poteva aspettare troppo: rimanevano sette giorni e poi doveva abbandonare il caso.

C’era solo un modo per verificare la sua idea: telefonare a Bruno e convincerlo a venire alla palestra col suo cane che con l’input giusto ne avrebbe decretato il successo o il fallimento.

«Signor Bruno sarebbe disponibile a venire col suo cane alla palestra?»

«Certamente» rispose Walter con il tono entusiastico di chi non vedeva l’ora di farlo. «Quando?»

«Subito, se non ha impegni. C’è luce a sufficienza per l’ispezione»

Walter era euforico, perché poteva parlare col procuratore della persona immortalata nello smartphone.

«Sei in buone mani» salutò Mirta uscendo, mentre baciava Sofia. «Torno presto».

Caricato Puzzone sulla Punto, raggiunsero in fretta la palestra.

Questa volta Puzzone fu meno restio ad avvicinarsi, forse perché non vide l’ombra del cinese.

«Cosa deve cercare» chiese Walter, una volta entrati nella struttura.

«Tracce di questa polvere. Cocaina» rispose facendo annusare a Puzzone un piccolo sacchetto.

Il cane sternutì vigorosamente tra le risate dei due uomini. Puzzone li guardò storto, perché si stavano prendendo beffe di lui.

«Forza, Puzzone. Cerca e dimostra quanto sei bravo» lo incitò Walter.

Puzzone si mosse con aria indolente, quasi snobbando l’incitamento. Sbuffò altre due volte come infastidito di non aver potuto fare il suo pisolino pomeridiano. Entrò e uscì dalle varie stanze senza dare nessun segno d’interesse.

Il sorriso si smorzò sul viso di Walter per il suo atteggiamento, mentre il procuratore era deluso per l’esito della prova. Aveva sperato in un risultato differente.

Stavano per abbandonare la struttura, quando Puzzone si fermò davanti a una parete su cui era appeso una fotografia di un karateka nella tipica posizione di difesa. L’uomo ritratto aveva tratti orientali. Una vecchia riproduzione ingiallita dal tempo.

La scarsa luminosità del crepuscolo non permise a Walter di comprendere il motivo della fermata di Puzzone davanti a una parete in apparenza nuda ma se si era fermato una ragione c’era Con le mani tastò la superfice e avvertì una piccola fessura.

«Ma è una porta!» esclamò Walter, mentre si dedicava alla ricerca di qualcosa che permettesse l’apertura.

Il procuratore strinse gli occhi per mettere a fuoco la porta ma la luce fioca glielo impedì.

«Ne è certo?»

Walter emise una leggera risata, mentre accarezzò la testa di Puzzone. «Bravo» gli sussurrò, mentre con la mano cercava una maniglia nascosta o un pulsante per aprirla.

Toccò il chiodo che sosteneva il poster e udì un clac che sbloccava l’apertura, facendo scorrere la parete, che si mosse senza rumore.

«Accidenti! Oliata e mimetizzata» esclamò il procuratore. «Meglio non toccare nulla. Chiamo i ragazzi della scientifica».

Il procuratore scattò diverse fotografie in condizione di luce pessima. Il flash illuminò l’interno per la frazione di qualche secondo. Sembrava lo sgabuzzino delle scope e col lieve chiarore della luce del corridoio unitamente al flash dava quest’impressione. Il locale era piccolo, accostate alla parete c’erano scope e secchi.

Puzzone puntò diretto verso una scaffalatura che s’intravvedeva a stento. Walter lo richiamò per farlo uscire perché il suo compito era terminato.

Si diressero verso l’ingresso per aspettare l’arrivo della scientifica.

[continua]

Disegna la tua storia – Un giallo con Antonella – parte trentesima

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Nuova puntata. Si sta correndo verso la fine. Per i soliti distratti ecco i link dei capitoli precedenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29.

Erano passate tre settimane da quando il procuratore aveva messo sotto sequestro la palestra e gli rimanevano solo sette giorni per trovare un’ipotesi di reato. Quando aveva scoperto la porta nascosta e la mancanza dei servizi basilari per una palestra, aveva aperto un fascicolo ‘a modello 45’, quello che registra atti che al momento non costituiscono notizie di reato.

Il procuratore capo era stato categorico: «Trenta giorni e niente di più. Trova qualcosa oppure deve togliere il sequestro e chiudere il fascicolo».

Era agli sgoccioli del termine senza che avesse scovato qualcosa per mantenere la struttura sotto sequestro e trasformare il modello in qualcosa di più sostanzioso. Solo infrazioni amministrative come l’apertura abusiva di una porta o la struttura non conforme all’uso. Per quello ci penserà il comune a verbalizzare gli illeciti. Lui deve trovare un qualcosa di penalmente rilevante.

Seduto alla sua scrivania con le mani incrociate dietro la nuca, rifletteva che non c’era nulla che collegasse la palestra ai due omicidi, quello di Flora Zuin e di Marzia Bruseghin. Solo il fiuto del cane di Bruno rappresentava un debolissimo legame ma come prova era ridicola.

Devo capire quale tipo di attività si svolgeva, altrimenti non cavo un ragno dal buco” si disse, cominciando a disegnare frecce e puntini su un foglio di carta. “La scientifica ha trovato tracce di attrezzature che sono state asportate. Però hanno fatto solo ipotesi che potrebbero essere sbagliate”.

Girava intorno ai problemi senza capire cosa stava nel centro. Era come se fosse cieco oppure avesse gli occhi bendati.

Esaminando i punti dell’inchiesta per trovare qualche collegamento, lesse il report della scientifica sul proiettile consegnato da Bruno. Chi aveva ucciso Marzia Bruseghin aveva sparato al cane. Il motivo era intuibile: aveva difeso la padrona a rischio della propria vita. Da un’indagine al Pronto Soccorso non era emerso che nessuna persona si era presentato per farsi medicare un morso di cane. Dettaglio irrilevante, perché potrebbe essere ricorso al medico di base oppure aver provveduto in autonomia.

Chiuse le carte nel faldone e si dedicò alle altre indagini che seguiva.

Il sabato successivo al ritrovamento di Mirta Walter e Puzzone andarono da Piero per portarla a casa. In quei sette giorni di soggiorno forzato nell’ambulatorio del veterinario la sua zampa ferita era quasi guarita.

«Un piccolo miracolo» spiegò Piero quando li accolse nell’ampia stanza al pianoterra dove abitava. «L’hai salvata. Bastavano ventiquattro ore in più e si doveva tagliare».

Mirta zoppicava ancora vistosamente ma timidamente appoggiava la zampa a terra, mentre uscivano dall’ambulatorio.

«Walter, mi raccomando. Niente strapazzi o la ferita si riapre» fece Piero, salutandolo. «Ti aspetto domani sera. La voglio controllare».

Walter inarcò una sopracciglia. La richiesta l’aveva preso in contropiede. Sapeva che l’amico era scrupoloso nella sua professione ma l’invito perentorio l’aveva sorpreso. Annuì, agitando la mano, prima di uscire.

Camminò con lentezza, facendo frequenti soste, mentre Puzzone sembrava volesse sostenerla. Stavano percorrendo la via che costeggiava il Botteniga, quando avvertì un forte strattone dal guinzaglio di Mirta. D’istinto lo serrò più forte, mentre sentì un ringhio aggressivo e tirare con violenza il guinzaglio. Non capiva il motivo. Davanti a loro c’era un uomo vestito con eleganza. Un vestito intero grigio di buona fattura, scarpe da duecento euro nei piedi. Di primo acchito gli sembrava una persona di Treviso o almeno aveva la carnagione chiara e i tratti somatici europei.

D’istinto prese lo smartphone dalla tasca e lo portò davanti al viso per scattare qualche immagine, mentre faticava a controllare Mirta a cui dava man forte Puzzone per solidarietà canina. Mirta continuava a ringhiare mostrando i denti minacciosamente. Sembrava una furia tanto si dimenava per lanciarsi contro quell’uomo.

La persona si fermò, girandosi. Aveva lo sguardo preoccupato che si trasformò in sorpresa e poi in spavento, temendo di essere assalito. Riprese a camminare velocemente, voltandosi per osservare cosa facessero. Tempo pochi minuti ed era sparito dalla loro visuale.

Walter era riuscito a scattare un certo numero d’immagini, mentre Mirta guaiva per il dolore. Si era dimenticata della zampa offesa e l’aveva posata a terra, premendola con forza. Sparito l’uomo che voleva aggredire, adesso si era calmata.

«Fammi vedere» disse Walter inginocchiandosi. La benda mostrava tracce di sangue.

«Hai combinato un bel guaio» disse, accarezzandole la testa per lenire il dolore.

Avevano ancora un po’ di strada da fare ma procedendo con lentezza e facendo numerose soste forse ce la facevano senza peggiorare la situazione.

Sofia li accolse con calore, osservando lo sguardo dolce di Mirta. Ispirava molta tenerezza, mentre si strofinava con la testa nelle sue gambe.

«Vieni» disse accompagnandola sul terrazzo dove accanto alla ciotola di Puzzone ce ne era un’altra lucida e piena di crocchette.

Puzzone parve essere geloso, poiché era retrocesso nelle gerarchie dell’affetto.

Walter nel pomeriggio scaricò le immagini sul computer e le osservò nei dettagli. Quel viso non gli diceva nulla ma allo stesso tempo gli ricordava qualcuno che non riusciva mettere a fuoco.

Era concentrato sul monitor, quando si sentì abbracciare da dietro. Era Sofia, che appoggiò il viso accanto al suo, mentre passava le mani sul suo petto.

«Cosa stai guardando con tanto interesse» chiese, mentre lo baciava dietro l’orecchio.

«Nulla. Una persona che Mirta voleva aggredire».

La notizia la sorprese, perché non pensava che Mirta potesse avere istinti aggressivi. Sofia si scostò per guardare meglio l’immagine.

«Sicuro?»

«Certissimo. Non m’aspettavo tanta aggressività. Nemmeno il dolore alla zampa l’avrebbe fermata».

Sofia esaminò quel viso, esclamando: «Quella faccia non mi è sconosciuta. Credo che sia un pezzo grosso di una società di import/export. Ma il nome non lo ricordo».

Walter stava per replicare, quando la suoneria dello smartphone lo distrasse.

«Oh!» fece, osservando il nome comparso. «Cosa vuole?»

La richiesta lo sorprese ma aderì con entusiasmo.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventinovesima

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Riprende la nostra storia. In effetti ho già scritto tutto mettendo la parola fine.In attesa della pubblicazione delle ultime puntate lancio un appello. Qualcuno/a  si offre come beta reader? Il suo compito? Semplice. Deve leggere l’intero racconto, segnalare quello che non va, eventuali refusi o incongruenze varie come farebbe un lettore. Quindi esprimere la sua opinione da lettore. Qualcuno si offre? Mantre voi ci pensate io riporto i link delle puntate precedenti ad uso di qualche distratto follower. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28

Il procuratore dopo l’uscita di Walter provò a contattare Marzia Bruseghin che risultò irraggiungibile. Chiese ai carabinieri d’inviare una pattuglia a verificare la situazione. Qualche ora più tardi arrivò la conferma che l’abitazione era abbandonata o almeno dava questa impressione, informazione che confermava il racconto di Walter.

Il procuratore imprecò perché aveva le mani legate: non poteva fare irruzione nella casa in mancanza di una richiesta esplicita da parte di un familiare. “È vero che l’esistenza del proiettile indica che è successo qualcosa” rifletté, grattandosi la fronte, “ma non esiste una correlazione certa tra il cane e lo stato della casa. Il cane potrebbe essere stato il bersaglio di qualche balordo in vena di bravate”.

Non poteva chiedere a Walter di entrare in casa illegalmente, perché avrebbero rischiato entrambi. Qualcosa era successo ma cosa non lo sapeva. Poi ricordò che il cane era registrato, quindi il veterinario che lo aveva in cura poteva chiedere ai vigili di avvertire il proprietario del suo ritrovamento. Questo poteva innescare il motivo legale per entrare nell’abitazione di Marzia Bruseghin.

Fatto un giro di telefonate il procuratore attese gli eventi. L’attesa si prolungò per mezza giornata, finché alla sera non lo informarono di avere rinvenuta morta Marzia Bruseghin all’interno dell’abitazione.

Quel Bruno ha avuto buon fiuto nell’intuire che c’era qualcosa di strano” rifletté il procuratore che si preparò a raggiungere il posto. Dalle prime frammentarie notizie Marzia Bruseghin era stata uccisa a colpi di pistola. Questo spiegava il ferimento del cane.

Il procuratore trovò la scientifica impegnata nelle rilevazioni e aspettò paziente. La casa era a soqquadro. “Potrebbero aver cercato qualcosa” pensò il procuratore, aggrottando la fronte, “ma potrebbe essere una simulazione di rapina. L’uccisione di Marzia Bruseghin e di sua figlia sono collegate ma manca l’elemento di raccordo”.

La situazione anziché chiarirsi si stava ingarbugliando senza passi in avanti per risolvere il caso.

Quando Sofia sentì il racconto di Walter sul ritrovamento di Mirta e la sua sistemazione provvisoria da Piero montò su tutte le furie.

«D’accordo per Puzzone» inveì la donna rossa in viso per la collera, «ma un altro cane in casa mai».

Walter aveva messo in conto la sua sfuriata, pronto a subire, senza farsi coinvolgere in un litigio. Poi avrebbe trovato gli argomenti giusti per calmare la sua ira.

«Ma Sofia!» disse spalancando gli occhi per la sorpresa e allargando le braccia con fare istrionico. «Ho mai detto che Mirta sarà nostra ospite?»

Sofia era talmente alterata che non percepì nelle parole di Walter la traccia di un’ironia nascosta nel tono della voce.

«E dove pensi di metterla?» chiese Sofia ignorando le ultime affermazioni.

Walter distese i lineamenti, certo che avrebbe capitolato mettendosi in trappola da sola.

«Non saprei» ammise candido. «Le due donne avranno pure qualche parente ansioso di ricevere in eredità una bella villetta. Quindi anche Mirta nel pacco omaggio».

«Quindi?»

«Mah! Forse… non ci ho ancora pensato» affermò abbassando le braccia sui fianchi.

«Beh! Quando è guarita e i parenti non si sono fatti vivi, può stare da noi in via provvisoria» fece Sofia, addolcendo la voce.

Walter gongolava senza mostrarlo apertamente. Mirta avrebbe messo piede in un provvisorio definitivo.

«Ma ne sei sicura? Avevo capito che…» iniziò Walter trattenendo le felicità che stava traboccando dalla sua voce.

«E dove vuoi che vada? Nel canile comunale… un lager legalizzato?»

«Come vuoi. Lo dico a Piero» soggiunse moderando il tono.

Se la questione Mirta si era risolta, rimaneva in piedi il collegamento tra la famosa palestra e le due donne ma a questo ci avrebbe pensato domani.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventottesima

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Credo che la storia abbia trovato il giusto canale per finire. Ancora poco. Intanto leggete questa nuova puntata e vi lascio i link delle vecchie. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27

«Ciao. Sono Piero».

«Dimmi. Come sta il cane?»

In lontananza si sentì un debole guaito.

«È sofferente. Si lamenta ma sta riposando. Oltre alla ferita alla zampa, ne aveva un’altra sul dorso. Un colpo di pistola. Ho recuperato il proiettile».

Walter rimase in silenzio. La notizia l’aveva scioccato. Pensava a una fuga ma adesso acquistava un’altra valenza.

«Sicuro?» balbettò incerto.

Una scarna risata fu la risposta.

«Non mi credi?» disse trattenendosi dall’aggiungere altre parole. «La femmina era dotata di microchip. Si chiama Mirta. Possiamo rintracciare la padrona…».

«Chi è?» lo interruppe Walter.

«Flora Zuin che abita a Treviso in via…».

«Abitava» precisò Walter.

Piero tacque. La notizia lo lasciò perplesso, perché non si aspettava quella correzione.

«Dico ‘abitava’, perché l’hanno uccisa sei o sette mesi fa».

Nuova pausa silenziosa mise fine provvisoriamente al dialogo.

«Forse Mirta è stata vittima di qualche sciagurato che ama poco gli animali».

«No. Non credo» si affrettò a dire Walter senza spiegare il motivo del suo scetticismo. «Metti il proiettile in una busta. Passo a prenderla lunedì. Piuttosto puoi tenere a pensione Mirta per qualche giorno? Non preoccuparti per i soldi. Pago tutto io».

Piero si grattò la guancia ispida, perché non comprendeva l’interessamento dell’amico per l’animale.

Walter intuì le sue perplessità sul proiettile e gli spiegò i motivi.

«Ricordi Puzzone? Quel meticcio che hai vaccinato e a cui hai messo il microchip due anni fa?»

«Sì»

«Mirta è sua madre e Flora Zuin è la donna che questo inverno è stata sulle prime pagine per molti giorni per l’orrore della sua morte».

«E allora?»

Piero non capiva perché l’amico fosse interessato alla sorte di Mirta.

«Puzzone ne ha trovato i resti» concluse Walter.

Con queste parole mise fine alla conversazione non prima di accordarsi con Piero per lunedì.

Il problema successivo da affrontare era come avvertire il procuratore della scomparsa di Marzia Bruseghin e del ferimento di Mirta. Rimandò tutto a lunedì e avrebbe trovato il sistema per farlo.

Dopo essere passato dall’ambulatorio di Piero a recuperare il proiettile e verificare lo stato del cane, telefonò al procuratore per fissare un appuntamento.

Il procuratore tirò un sospiro di sollievo alla telefonata di Walter, perché di certo avrebbe smosso qualcosa.

Il fascicolo sulla morte di Flora Zuin, rubricato come ‘omicidio volontario a opera di ignoti’ languiva da qualche settimana senza nessun passo in avanti. Il tempo trascorreva e il caso stava diventando un ‘cold case’. L’altra indagine sulle attività sospette della palestra era in stallo e tempo due settimane doveva chiuderla. Dai referti della scientifica non era emerso nulla che si potesse formulare come ipotesi di reato. Al limite si traduceva in un atto amministrativo contro i due soci, Liang e Zheng, perché l’autorizzazione parlava di palestra che in realtà non era. Solo l’insegna metallica appesa sulla facciata della struttura indicava la presunta attività che non poteva esplicitarsi per mancanza dei servizi basilari. Dall’esame dei computer non era emerso nulla d’irregolare. Liste di presunti iscritti, tabelle di pagamenti e la videosorveglianza con la possibilità di azionare la porta segreta. Le tracce ematiche erano troppo deboli per produrre effetti concreti.

Quindi il procuratore sperava che Walter potesse smuovere qualcosa con nuove informazioni.

Walter spiegò con cautela quello che aveva visto sabato, quando fu in presenza del procuratore. Aveva avuto l’idea di passare dalla madre di Puzzone

«Niente di particolare. Solo un desiderio di passare di lì. Ma ho trovato la casa disabitata come se fosse stata abbandonata in fretta e furia» spiegò in modo conciso quello che aveva riscontrato.

Il procuratore parve riflettere su questa affermazione, restando momentaneamente in silenzio.

«Da cosa lo deduce, signor Bruno?»

Walter si schiarì la voce prima di spiegare i motivi.

«Puzzone non mostrava interesse come se avvertisse che fosse inutile stare lì. Il giardino era disordinato con gli attrezzi gettati per terra alla rinfusa. Ma in particolare mancava il cane, la madre di Puzzone».

Il procuratore annuì, prendendo appunti e gli fece segno di proseguire.

«Siamo tornati indietro passando davanti al cantiere abbandonato. Puzzone si è bloccato e voleva entrarci».

«Non ci vedo nulla di strano» rimarcò il procuratore piuttosto deluso dal racconto.

Walter sorrise perché in effetti detta così era banale.

«Ma mentre calmavo Puzzone, ho visto arrivare il cane della Bruseghin zoppicante. Aveva una brutta ferita alla zampa. Doveva essere medicata in fretta. Ho chiamato un amico, il veterinario Piero Michelon, che l’ha portata nel suo ambulatorio».

Il procuratore stava perdendo la pazienza, perché non comprendeva dove volesse arrivare.

«Piero mi ha detto che la ferita era dovuta una lama e aveva un proiettile conficcato nella schiena» spiegò Walter allungando un sacchetto col reperto. «Il cane è registrato all’anagrafe canina e la proprietaria è Flora Zuin».

Il procuratore si raddrizzò di colpo mentre esaminava la busta. Quello che aveva appena ascoltato era di certo più interessante del resto delle chiacchiere.

«Sicuro di quello che dice?»

Walter annuì con la testa prima di confermare anche con la voce.

«Sicurissimo. Mirta, questo è il suo nome, è dotata di microchip, leggibile dai veterinari. Il suo codice è presente nell’anagrafe regionale».

Il procuratore rifletté che l’informazione meritava di essere approfondita e forse avrebbe permesso di far avanzare le indagini.

«La ringrazio signor Bruno» disse il procuratore. «Le chiedo la cortesia di passare nei prossimi giorni per firmare la sua dichiarazione spontanea».

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventisettesima

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Ecco di nuovo Puzzone in azione. Pensando di fare cosa gradita riporto i link delle altre puntate 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26

La villetta era l’unica della via, perché le altre erano rimaste sulla carta a causa della crisi economica. Chi aveva lottizzato l’area non aveva tenuto conto che il posto era fuori mano e c’erano altre zone di Treviso migliori dal punto di vista abitativo. Questa parte della città aveva molti edifici adibiti ad attività terziare e poche unità immobiliari destinate alle famiglie. Quindi era un’area che si popolava di giorno, mentre alla sera era priva di vita. Questa mescolanza di anime diverse non aveva favorito le costruzioni.

Walter conosceva bene questo aspetto, perché da svariati anni lavorava lì. Quindi trovare qualcuno disposto a rispondere alle sue domande non era facile, anzi sospettava che ignorassero chi abitava quella villetta.

Non poteva indagare nemmeno nei negozi, del tutto assenti in quella zona della città. L’unico che poteva dargli qualche informazione era il postino. “Ma dove lo pesco?” si chiese mentre si dirigeva verso casa con Puzzone.

Stava passando davanti al cantiere dove l’aveva raccolto, quando Puzzone si irrigidì e puntò con decisione verso la recinzione, che in più punti era abbattuta.

Aveva sentito dire in ufficio che in quello scheletro di edificio, abbandonato da due anni, di notte fosse il rifugio di sbandati ed extra comunitari con frequenti puntate di vigili e polizia per farli sloggiare.

Walter provò a trattenere Puzzone che non pareva molto intenzionato a seguirlo.

«Muoviti o facciamo tardi» disse Walter nel tentativo di smuoverlo con le buone maniere. «Lo sai che Sofia non ama che tardiamo per il pranzo. Vuoi prenderti una lavata di capo?»

Nonostante le suppliche Puzzone era deciso a entrare in quell’area dove aveva vissuto per qualche mese mentre Walter era determinato a trascinarlo via, quando capì il motivo del suo rifiuto a muoversi.

Spalancò gli occhi e aprì la bocca per la sorpresa. Da dietro una montagna di rifiuti era spuntata un segugio femmina, la madre di Puzzone. Non era ben messa. Smagrita, sporca zoppicava vistosamente, appoggiandosi solo su tre zampe. Quella anteriore destra la teneva sollevata, muovendosi a fatica.

Puzzone cominciò a uggiolare di gioia, dimenando la coda con frenesia. Non comprendeva il motivo per il quale il capobranco non aveva voluto lasciarlo libero per strofinarsi alla madre.

«Calma» predicò invano Walter che non riusciva a contenere il desiderio di Puzzone di correrle incontro. «Tranquillo. Quando sarà qui vediamo la zampa ferita».

Il segugio con grande fatica passò attraverso un’apertura della rete, avvicinandosi.

Puzzone quasi la travolse per la gioia, mentre Walter esaminava la zampa offesa.

«Uh! Una brutta ferita che si è infettata» constatò mentre rifletteva su cosa fare.

In queste condizioni non può fare molta strada” pensò. “E se provo a chiamare Piero?”

Piero era l’amico veterinario che aveva vaccinato Puzzone, sempre disponibile e amante dei cani.

In attesa del suo arrivo Walter si chiese cosa era successo al cane e alla madre di Flora Zuin. Gli pareva che quel cantiere abbandonato fosse un richiamo irresistibile per i cani abbandonati oppure fuggiti. Però c’era un altro aspetto che lo inquietava: la scomparsa di Marzia Bruseghin. “Fuga o sequestro?” si domandò nell’istante in cui Piero arrivò con il suo Qubo.

«Gran brutta ferita. Devo portarla in ambulatorio con la speranza di salvarla» sentenziò Piero, esaminando la zampa. «È tuo questo cane?»

Walter scosse il capo. La spiegazione era troppo complicata da fornire. Piero non avrebbe capito.

«Ok. Fa’ tutto il possibile. Pago tutte le cure. Ci sentiamo nel pomeriggio».

Puzzone non fece molte storie osservando con quanta delicatezza Piero caricò il cane sulla macchina. Sapeva che era nelle mani giuste. Uggiolò un po’ nel vedere l’auto allontanarsi.

«Andiamo a prenderci una lavata di capo» disse Walter avviandosi verso casa.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventiseisima

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Nuova punta che allunga la storia. Pensando di fare cosa gradita riporto l’indice delle puntate precedenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 e a seguire la nuova parte.

La scientifica rintracciò nel punto indicato da Puzzone delle tracce ematiche. Dietro quella finta parete, che poteva essere manovrata da un computer al primo piano c’era una porta che comunicava con l’esterno ben nascosta.

Il procuratore ringraziò mentalmente il misterioso testimone che gli aveva procurato quel video. Immaginava chi potesse essere ma lo tenne per sé. Adesso era più importante capire quello che avveniva in quella palestra e se c’era un nesso con la morte di Flora Zuin.

Probabilmente sì” pensò il procuratore, “ma non è visibile. Senza un colpo di fortuna la morte della donna resterà tra i misteri irrisolti d’Italia”.

Dall’autopsia era emerso che Flora Zuin era deceduta per un’iniezione di tebaina mescolata alla morfina. All’inizio si pensava che la decapitazione fosse la causa di morte ma dagli esami istologici era apparsa ben altro.

Il procuratore si domandò il motivo dell’uso di una sostanza non facilmente reperibile con effetti tossici simili alla stricnina. “La morfina è una droga per alleviare il dolore” si disse, grattandosi una guancia, “ma perché mescolarla con un prodotto tossico?” Non capiva il motivo del taglio della morfina con la tebaina, che di solito viene impiegato come prodotto di partenza per oppiacei semi sintetici.

Ma cosa nasconde quella finta palestra?” Si concentrò su questo aspetto, perché, se avesse scoperto le reali attività, forse sarebbe riuscito a trovare il punto di contatto con Flora Zuin. L’unico dato certo, ma inutilizzabile in sede penale, era il fiuto di Puzzone, che aveva trovato indizi sulla presenza della donna all’interno della struttura. Le tracce ematiche erano troppo labili per essere associate a Flora Zuin, quindi prove impugnabili con facilità da un qualsiasi avvocato di primo pelo.

Si trovava in un vicolo cieco senza vie di uscita senza avere un’idea certa di come procedere nelle indagini. Aveva aperto due fascicoli. Il primo, l’omicidio di Flora Zuin, era contro ignoti, che gli consentiva un ampio raggio d’azione ma languiva senza passi in avanti. Il secondo, le attività della pseudo palestra, era più delicato, perché non esisteva un reato su cui indagare. Se non si fosse sbrigato a individuarlo, i legali della proprietà avrebbero chiesto il dissequestro dell’edificio, impedendo ulteriori investigazioni.

Il procuratore si alzò dalla poltrona con la delusione sul volto per prepararsi a tornare a casa. “Sì, servirebbe un vero colpo di culo”, pensò, spegnendo le luci dell’ufficio.

Walter ignorava come procedessero le indagini della procura ma cercò di trovare qualche indizio per collegare Flora Zuin con i due cinesi, proprietari della palestra.

Il sabato successivo tornò con Puzzone nella via dove aveva abitato la donna. Rimase sorpreso dal suo atteggiamento, perché sembrava indifferente di trovarsi dove era nato.

Curioso” si disse avanzando verso il cancello. La villetta sembrava disabitata. Il giardino non era curato come ricordava dalla precedente visita. La buchetta della posta era piena di dèpliant pubblicitari e qualche lettera. Della madre di Puzzone non c’era traccia. Si domandò se quell’assenza fosse il motivo della sua relativa tranquillità.

Il cane annusò il cancello senza manifestare particolare interesse. Poi rivolse la sua attenzione a un gatto sul muretto. Puzzone ebbe la tentazione d’ingaggiare la lotta ma la sua delusione fu forte, quando il gatto con movenze eleganti si allontanò in campo vicino sottraendosi allo scontro.

Walter ritornando sui suoi passi rifletté su quanto aveva toccato con mano. La madre di Flora Zuin aveva lasciato la casa da qualche settimana, visto lo stato del giardino e la posta accumulata. Non era ancora tempo di vacanze per giustificare le condizioni della villetta. “È vero che siamo a fine maggio ma il clima non è stato molto propizio” pensò, corrugando la fronte. Si fermò, perché la sua memoria fotografica aveva mostrato un aspetto che sul momento gli era sfuggito.

Tornò verso la villetta per verificare un dettaglio. La casa era stata lasciata in fretta, vedendo gli attrezzi da giardinaggio sparsi a terra, anche se in un angolo stava un mobile in plastica per ospitarli. “Se qualcuno parte per le vacanze che presumo siano lunghe, non abbandona il rastrello o la gomma dell’acqua in maniera disordinata” rifletté osservando quegli oggetti gettati confusamente sul prato.

Poi alzò gli occhi verso le finestre e trasecolò. Gli scuri erano aperti e i vetri apparivano opachi. “No, non può essere partita per le vacanze” si disse, scuotendo il capo. “Pare più una fuga precipitosa”.

Puzzone si era accucciato sul marciapiede senza mostrare interesse per quello che il suo capobranco stava facendo.

Walter prese dalla tasca posteriore dei jeans lo smartphone per fare qualche fotografia. Ne scattò una, due, tre e alla fine furono una dozzina. Questa volta non poteva permettersi di spedirle in maniera anonima al procuratore senza essere individuato. Doveva fare qualche indagine ma ignorava da dove cominciare.

[continua]

 

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte venticinquesima

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Riprende il cammino e un altro pezzo si aggiunge alla storia di Walter e Puzzone. Sperando fare cosa gradito lascio per i pigri e i ritardatari i link alle puntate precedenti 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24

Attraversarono diverse stanze polverose con attrezzature per arti marziali. Un tatami arrotolato, un nunchaku in legno e catena, abbandonato in un angolo. Guantoni e guanti appoggiati su un tavolo insieme a bastoni di frassino e diverse tavolette. Appesa al soffitto una scala e altro materiale. Però non parevano usati di recente, perché la polvere li ricopriva.

Puzzone annusò qualche attrezzo senza non dare segnali. Più un gesto abituale che altro.

Arrivati in fondo alla palestra non si notarono tracce di aperture o qualcosa nel pavimento che nascondesse un ingresso a un garage sotterraneo.

Il procuratore sembrava deluso di non trovare nulla e stava per ritornare indietro, quando Walter attirò la sua attenzione.

Aveva notato alla sua destra che la parete della stanza appariva come uno scenario teatrale. Avvicinatosi con la nocca picchiò quello che gli sembrava un finto fondale. Il rumore non era tipico di una struttura in muratura ma risuonava in modo strano. La base ben minimizzata non pareva ancorata al pavimento. Non erano le uniche stranezze.

«Questa parete è finta, signor procuratore» affermò Walter osservandola con cura.

Il procuratore si fermò e ritornò sui suoi passi per verificare l’affermazione. “Ha notevole spirito d’osservazione” pensò, mentre faceva scorrere la mano sulla parete. “È ben camuffata ma di certo è mobile”.

Controllò se ci fossero marchingegni nascosti ma capì che erano occultati altrove. Avvicinò la mano sui punti laterali e avverti un soffio d’aria. “Dunque comunica con l’esterno. Forse è l’apertura cercata” pensò il procuratore continuando l’ispezione. Col telefono chiese al maresciallo di raggiungerli. Doveva mettere i sigilli alla parete e scoprire come funzionava. Quella parte dell’edificio era sufficientemente ampia per ospitare delle auto.

Salirono al piano superiore che appariva una normale zona amministrativa con postazioni e attrezzature da ufficio. Tuttavia qualcosa stonava nel complesso perché sia Walter sia il procuratore avvertivano una sensazione d’incompleto che non riuscivano a individuare.

Stavano tornando al pianoterra, quando Walter esclamò: «Ecco la stranezza!»

Il procuratore si volse verso di lui. «Cosa signor Bruno?»

«Signor procuratore ha mai visto una palestra senza docce e spogliatoi?»

«Ha ragione» affermò mentre i lineamenti del viso si distendevano. «Ecco cosa c’era che non andava. Sarebbe un bravo investigatore, signor Bruno».

Walter arrossì non aspettandosi questo complimento.

«Questo edificio deve essere messo sotto sequestro» sentenziò, prendendo il telefono per fare una serie di lunghe telefonate.

[continua]

Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventiquattresima

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Prosegue la storia di Walter e Puzzone. Per chi avesse deciso di cominciare a leggere adesso trova di seguito i link degli altri post. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23

«Mi raccomando, fammi fare bella figura» spiegò a Puzzone, che lo guardava con un pizzico di curiosità perché non riusciva a spiegarsi quel tono di voce da adulatore.

Stavano andando all’appuntamento col procuratore e Walter immaginava la reazione di Puzzone per nulla disposto ad avvicinarsi all’edificio come aveva fatto l’ultima volta. Sperava che vedendo molte persone si sarebbe lasciato convincere a scendere ed entrare.

Imboccato la strada che conduceva alla palestra, Puzzone iniziò a mostrarsi inquieto, quasi cercando un modo di uscire dalla macchina.

Walter lo seguiva con la coda dell’occhio e scosse la testa. “Avrò il mio daffare per convincerlo” si disse, osservando il suo crescente nervosismo.

Puzzone si agitava nella parte posteriore della Punto, uggiolando. Non capiva perché il capobranco lo conducesse là, nonostante avesse già dimostrato di non gradire il luogo.

«Non aver timori. Sarò sempre al tuo fianco» disse usando un tono per ispirare fiducia. «Nessuno oserà farti del male. Fidati».

Detto questo Walter parcheggiò la macchina nel piazzale e si preparò a scendere. Puzzone non ne aveva molta intenzione ma aspettò col cuore che pulsava veloce.

«Scendi» lo incoraggiò, mentre agganciava il guinzaglio alla pettorina.

Puzzone puntò i piedi, spostando il corpo all’indietro. Walter non desiderava trascinarlo giù di forza, sperava che lo facesse in modo autonomo.

Si avvicinò e accarezzò la testa per trasmettergli fiducia, mentre allentava la tensione del guinzaglio. Tuttavia nemmeno questa mossa dette i frutti sperati. Puzzone restò seduto rigido sul pianale della Punto. Walter non osò guardarsi intorno, perché sentì su di sé gli sguardi, che immaginava sorridenti ma ironici.

«Forza Puzzone» gli sussurrò in un orecchio. «Scendi».

Puzzone allentò la tensione e con lentezza mise le zampe sul piazzale. Un applauso sarcastico salutò la sua discesa, mentre Walter avrebbe avuto voglia di rimetterlo in macchina e andarsene. Resistette all’impulso. Non poteva dare questa soddisfazione ai presenti.

Osservò oltre al procuratore e al maresciallo uno dei due uomini orientali che aveva già visto in passato. Sbiancò, perché adesso sarebbe stato più complicato convincere Puzzone a collaborare. Tenne il guinzaglio corto in modo che il cane restasse vicino alla sua coscia. Puzzone ringhiò sordo, mostrando i denti. Un segnale inquietante secondo Walter.

«Buongiorno, signori» fece Walter tentando di rendere il tono della sua voce il più naturale possibile.

«Aspettavano lei per cominciare l’ispezione» comunicò il procuratore avviandosi verso l’ingresso.

Walter con Puzzone si affiancò al maresciallo per stare il più lontano possibile dal cinese, il cui nome era troppo complicato da memorizzare.

Entrati nell’edificio che apparì in apparenza poco usato, Puzzone diede uno strattone al guinzaglio, puntando verso una porta. Non era molto tranquillo ma la tensione e il ringhio si era attenuato.

«Signor procuratore» disse Walter, richiamando la sua attenzione. «Puzzone punta quella porta» indicandola.

Il procuratore domandò al cinese, che balbettò alcune parole non capibili, dove conducesse. Fece segno al maresciallo di aprirla. Era una stanza ampia ma spoglia. Le pareti avevano la necessità di essere rinfrescate e presentavano dei segni come se qualcosa avesse strisciato a lungo segnando l’intonaco. Il pavimento di mattonelle rosse era dozzinale e mostrava in alcuni punti delle tracce nere.

Walter allentò il guinzaglio per consentire un movimento libero a Puzzone che puntò con decisione verso un angolo poco illuminato.

«Maresciallo faccia venire i suoi uomini con i fari» intimò il procuratore.

Qualche minuto dopo due potenti fari a led illuminarono la stanza, mentre Puzzone restava fermo in quel punto.

Walter passò la mano sulla parete, tastandola alla ricerca di qualcosa di nascosto. “Se Puzzone è lì, qualcosa ci sarà” pensò continuando l’esplorazione.

«Puzzone indica con la zampa dove dobbiamo cercare» sussurrò piano sotto gli sguardi tra il curioso e il divertito del procuratore.

Come se avesse compreso il suggerimento del suo capobranco, raspò con la zampa sulla piastrella, mentre il maresciallo si avvicinò per osservare con attenzione cosa aveva trovato.

Walter si abbassò per toccarla, mentre Puzzone continuava a raspare con le zampe. “Cosa mai vorrà suggerire?” si disse, perché quella mattonella era ben fissa e non presentava nulla d’insolito.

Anche il maresciallo scosse la testa perché non comprendeva la segnalazione.

Il procuratore sorrise. “Il cane usa le zampe in punto preciso, quindi significa che ha riconosciuto un odore familiare. È forse quello di Flora Zuin?”

«Possiamo uscire» sentenziò, invitando tutti ad abbandonare la stanza e poi si rivolse al maresciallo. «Mettete i sigilli e chiamate la scientifica».

Il maresciallo lo guardò stupito, perché non comprendeva cosa si dovesse cercare.

«I vostri uomini devono scoprire qualsiasi traccia di qualunque genere» aggiunse il procuratore per spegnere le perplessità dei presenti.

Il cinese era visibilmente agitato. Bianco in viso e con le labbra serrate. Un lieve tic increspò la guancia, mentre mosse la testa a destra e a sinistra con un movimento nervoso.

A Walter non sfuggirono questi movimenti più inconsci che voluti. In quella stanza era avvenuto qualcosa che aveva coinvolta Flora Zuin. Puzzone non avrebbe fatto quella sceneggiata se non avesse fiutato un odore familiare.

Però dovevano scoprire il punto dove entravano le macchine e dove sparivano. Di certo c’era una porta ben nascosta all’esterno mentre all’interno dovevano trovare l’ingresso a un parcheggio sotterraneo. “Non dovrebbe essere molto grande, al massimo per sei macchine” rifletté tornando nell’ingresso della struttura. L’apertura segreta secondo lui era o nella parte posteriore oppure quella laterale destra, perché a sinistra il bosco lambiva la palestra senza lasciare margine di manovra.

Walter avrebbe voluto avviarsi per verificare le sue ipotesi ma era il procuratore a dirigere le operazioni, quindi non volle interferire.

«Signor Liang ci faccia da guida verso la parte posteriore della sua palestra» chiese con tono cortese ma fermo il procuratore. «E lei, signor Bruno, mi segua col suo cane».

[continua]