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Morire di tecnologia – chiarimenti

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Oggi ho pubblicato questo post ma ho peccato di chiarezza.

Sono sicuro di non aver espresso con la dovuta lucidità il mio pensiero sulla tecnologia. Faccio un inciso per definire quello che secondo me è il perimetro di tecnologia. È quell’insieme di hardware e software che consente all’hardware di vivere. L’hardware senza l’ausilio del software sarebbe inutile ferraglia. Qualcuno potrebbe opinare che certi meccanismi vivono di vita propria ma non è esattamente così. Faccio un esempio. Un sensore che reagisce su stimoli esterni innesca un processo che è stato programmato dall’uomo. In questo caso non esiste a valle un programma – software – che opera ma esistono dei meccanismi che ne comandano altri. Caso tipico un sensore di movimento che aziona una sirena. Se il sensore di movimento non fosse collegato a nulla, sarebbe ferraglia inutile. Spero di aver chiarito cosa intendo per tecnologia.

Dunque io non sono contro la tecnologia perché sono molteplici i casi in cui è indispensabile. Ad esempio governa processi complessi, come previsioni del tempo o gestione di sonde spaziali. Sono solo due esempi banali. Oppure gestisce processi dove il fattore tempo è vitale, l’alert di pericolo di uno tsunami.

Dove invece vedo pericoli nel suo utilizzo? Mi viene in mente l’uso dell’intelligenza artificiale che può essere utilissima ma si può prestare a manipolazioni. Altro esempio è quando la tecnologia si sostituisce nel potere decisionale dell’uomo. Faccio un esempio. La macchina a guida autonoma. Potrebbe essere la soluzione agli incidenti stradali ma se manipolo il software di gestione posso creare l’attentato perfetto sotto forma d’incidente. Ancora supponiamo che gli arsenali atomici siano gestiti in modo autonomo dalle decisioni umane è sufficiente un falso segnale di attacco per scatenare il finimondo.

Una visione fosca e impropria della tecnologia? Può darsi ma anche probabile. Scoprire queste manipolazioni a posteriori potrebbe, anzi sono quasi certo, essere troppo tardi.

In conclusione ben venga la tecnologia ma sia sempre l’umano a prendere la decisione finale.

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Morire di tecnologia

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Opera di William Blake – Illustrations to Milton’s “On the Morning of Christ’s Nativity”

Si può morire di tecnologia? Sembra assurdo ma pare di sì.

Prendo lo spunto dalla tragedia dell’aereo etiope caduto, sembra per un eccesso di tecnologia, per fare qualche riflessione sull’argomento.

Ho sempre sostenuto, e non da oggi, che la tecnologia deve servire all’uomo per prendere decisioni più rapide e con un tasso di errore minore. In altre parole essere al suo servizio e non sostituirlo.

Però pare che si vada nella direzione opposta. Se non fermiamo questa deriva la tecnologia sarà un moloch che ci divorerà con due effetti perversi.

Il primo sarà che perdendo la nostra capacità decisionale deleghiamo alla macchina tutti i nostri processi .

Il secondo sarà che finiremo in balia del primo dottor Stranamore che usando il software ci costringerà a rispettare i suoi volere.

Primo tenere presente che la tecnologia è ferro e prende vita solo attraverso il software che qualcuno di noi produce.

La cosiddetta Intelligenza Artificiale (AI) è il frutto del pensiero umano, quindi di qualcuno di noi che la plasma secondo delle specifiche che sono ignote alla maggioranza. L’auto a guida autonoma, le sempre più spinta automazione degli aerei, tanto per citarne qualcuno, in caso di errori producono molti morti. E gli errori sono umani, perché dietro tutto questo stanno degli uomini.

Ma è quello che veramente vogliamo nel nostro futuro?

comunicato di servizio

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Con l’avvento del GPDR – il nuovo regolamento europeo sulla privacy – si stanno verificando casi di malfunzionamento nel commentare i blog e me ne scuso. Vorrei farlo ma non riesco.

Qualcuno è stato risolto, altri restano pendenti. Mi riferisco i seguenti blog

Nadia Banaudi, Elena Ferro, Primula e Farovale ma potrebbero essercene altri.

Tutti questi blog hanno in comune una gestione particolare dei commenti. Non viene richiesta l’autenticazione tramite Gravatar ma secondo un protocollo diverso, che ignoro. Prima del 25 maggio, momento topico, io commentavo, compariva il mio avatar e compariva la scritta ‘sto inviando il tuo commento’ che dopo qualche secondo spariva e compariva il commento – moderato oppure no – in coda o in cima.

A partire da quella data, non si apre nemmeno la finestra dei commenti per il blog di Nadia e di Elena, mentre per Primula e R0 con una piccola modifica sul browser si apre la finestra di dialogo ma mi segnala un errore sullo script.

Prima di proseguire ricordo che uso Linux – Ubuntu – con Firefox. Aprendo invece l’altro PC, diciamo di emergenza, in ambiente Win10 col medesimo browser ce la faccio a commentare.

A questo punto ho cominciato a investigare sul perché e ho visto che lo scripts, l’oggetto che gestisce il commento, è diverso nei due sistemi operativi. E’ come se wordpress, quello a pagamento, inviasse due scripts differenti a seconda del sistema. Ulteriore dettaglio Nadia e Elena hanno il suffisso it e Primula e R0 com

Nel primo caso – .it – lo scripts è sballato completamente, nel secondo, .com , lo scripts non sa dove tornare. Ovviamente sono stati usati due script diversi per i due domini differenti. Mistero della fede, pardon di WordPress, perché usi cose diverse per fare la medesima cosa solo perché uno è .it e l’altro .com – ma vale anche per il .net che si comporta come il .com

Chi avesse avuto la pazienza di leggermi, probabilmente avrà già il mal di testa e avrà smesso di leggere. Li capisco perfettamente perché sono cose tecniche che vanno lasciate ai professionisti e non all’utente finale.

A questo punto mi arrendo, per due motivi. Il primo non posso correggere lo scripts ma lo può fare solo WordPress. Il secondo non posso segnalare a WordPress il problema.

Posso provare ad analizzare il problema relativo .com tramite il wp sul mio sito ma non garantisco di arrivare a soluzione per mancanza di tempo e poi non so se mi daranno ascolto, visto che non pago un centesimo per l’uso.

L’unico suggerimento che posso dare è quello di transitare tramite gravatar, che non dà problemi. Come? Modificando la gestione dei form dei commenti almeno credo, come fa la stragrande maggioranza di quelli a pagamento.

Nel mentre queste quattro blogger mi dovranno scusare se leggo ma non commento. Non posso. proverò a lasciare solo un like se me lo consente.

qualcosa di utile?

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la mia stella di Natale fotografata oggi – foto personale

Penso di fare qualcosa di utile condividendo questi link.

Carmen Laterza tiene un blog http://libroza.com/blog/ dove parla di cose libresche. Suggerimenti per l’aspirante scrittore.

Interessanti senza dubbio, perché in forma semplice dà delle preziose indicazioni su come scrivere una storia.

Di seguito fornisco una serie di link di varia natura. Naturalmente per i curiosi c’è la possibilità di scovare altri articoli correlati a quelli proposti.

Le sequenzecosa sono? Sono porzioni di senso compiuto in cui può essere suddiviso un testo narrativo.

http://libroza.com/le-sequenze-cosa-sono-come-usarle/

I generi letterari… credo non ci siano spiegazioni se non leggere il post

http://libroza.com/generi-letterari-del-romanzo/

Incipit… il biglietto da visita della storia.

http://libroza.com/come-scrivere-un-incipit-avvincente/

Tutti abbiamo i cinque sensi e li usiamo tutti i giorni. Perché non usarli anche nelle nostre storie?

http://libroza.com/la-descrizione-sensoriale-usare-i-5-sensi-per-descrivere/

Ognuno di noi prova delle emozioni felici oppure dolorose. Anche i nostri personaggi, che sono i nostri figli, sono essere umani e avvertono le nostre stesse emozioni

http://libroza.com/narrare-le-emozioni-dei-personaggi/

Il punto di vista è l’angolazione, la visuale che l’autore offre al lettore, affinché possa immergersi nella nostra storia.

http://libroza.com/come-scegliere-il-punto-di-vista-giusto/

Ma se andate sul suo sito troverete altri articoli interessanti e, perché no?, anche utili al lettore.

Considerazioni libresche

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foto di Veronica

Vorrei fare alcune considerazioni sulle due kermesse libresche concluse da poco. Premetto che non le ho viste nessuna delle due. Non mi interessa riportare cifre o dire chi ha vinto, perso, ecc. Semplici pensieri nati dalle letture di blogger, media o altro.

1) Quando c’è sana concorrenza, le idee nascono, si sviluppano e fioriscono. Concorrenza significa competizione e non urlare più forte. Credo che di questo il salone di Torino abbia trovato lo stimolo per migliorarsi, per produrre un prodotto che possa piacere. Forse se non ci fosse stata la scissione e di conseguenza lo stimolo, non avrebbe saputo innovarsi e offrire qualcosa di nuovo. Riavvolgere il nsatro del tempo è fatica inutile.

2) Se ‘tempo di libri’ non ha suscitato entusiasmi si è voluto bocciare l’arroganza di Mondazzoli e Gems, le quali ha creduto che sarebbe bastato il loro nome per attirare gli amanti del leggere. Non hanno capito che il lettore non si guida al guinzaglio come un docile cagnolino ma ama spaziare libero senza imposizioni. A parte uno di loro, non ho letto autocritiche ma solo giustificazioni. ‘Abbiamo avuto poco tempo’, ‘questa era l’edizione zero’. Però un merito l’hanno avuto: stimolare Torino a innovarsi. E non è poco!

3) si dovrebbe insegnare ai signori del marketing che i numeri vanno letti come si leggono le storie. Istat ha certificato che 59% degli italiani non legge un libro. Dico leggere e non comprare. Due cose distinte. Rispetto a dieci anni fa il numero dei non lettori è cresciuto del 5%. Ma solo il 14% legge con una certa regolarità (dieci anni fa erano il 15%). Intendo quella fascia di persone che leggono almeno un libro al mese. Non vi annoio con i dati per età che sono sconfortanti. In soldoni i giovani sono il 10% circa della popolazione presa in esame, mentre migliora la percentuale tra gli over cinquanta – due persone su dieci. Quindi le kermesse vanno tarate su questi numeri. Il radical chic che compra il volume X, reclamizzato in TV, sui media in genere e che lo ripone intonso in libreria a prendere polvere, difficilmente si scomoderà per unirsi alla folla festante che frequenta i saloni del libro. Al massimo segue distaccato qualche conferenza di un vip. Il lettore forte, quello che legge almeno un libro al mese, cerca testi fuori dalle righe e sarà anche quello che affollerà le kermesse libresche. Se queste sono piatte, tendenzialmente le eviterà. Se invece sono interessanti, vicino al loro modo d’intendere la lettura, farà in maniera di andarci.

4) La competizione o la concorrenza in Italia è vista in due modi. Urlata, isterica, ricca di colpi bassi oppure addormentata con qualche sonnifero in maniera che lo status quo rimanga invariato e non disturbi il manovratore.

In conclusione i due saloni possono coesistere ed entrare in una competizione d’idee virtuosa se sapranno darsi un target e un’identità precisa in date distanti, senza tentare di forzare la mano o inglobare l’altro con la forza. Devono seguire il lettore e non costringerlo alle loro logiche editoriali.