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Sally e Jean – Capitolo 7

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Come regalo di Pasquetta 😀 ecco la puntata 7. Per chi volesse leggere quelle precedenti le può trovare qui.

Foto personale

foto personale

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Buona lettura

Lucy era distratta da una parola che mai avrebbe immaginato che potesse attecchire in lei come l’edera al muro: “gelosia”.

Era la gelosia verso una donna sconosciuta, una delle tante che Jean portava a casa sua, ma questa volta il suo intuito femminile le suggeriva di non sottovalutare pericolo.

“Perché dovrei essere gelosa?” si chiese con un pizzico di angoscia, mentre alle spalle del relatore sfilavano le immagini di Baudelaire e delle pagine de “Fleurs du Mal”.

La lezione odierna verteva su questo poeta francese dalla musa inquietante che era stato un artista di rottura nel panorama del suo tempo. Non era tra i suoi preferiti, ma le sue poesie l’avevano sempre attratta. L’aveva conosciuto nella traduzione famosa di E. A. Poe, ma ora lo leggeva in lingua originale con i commenti del docente.

Adesso era comparsa una poesia che aveva attirato la sua attenzione, perché sembrava la nemesi dei suoi dolori sentimentali.

FEMMES DAMNÉES

Comme un bétail pensif sur le sable couchées,
Elles tournent leurs yeux vers l’horizon des mers,
Et leurs pieds se cherchant et leurs mains rapprochées
Ont de douces langueurs et des frissons amers.

Les unes, cœurs épris des longues confidences,
Dans le fond des bosquets où jasent les ruisseaux,
Vont épelant l’amour des craintives enfances
Et creusent le bois vert des jeunes arbrisseaux;

D’autres, comme des sœurs, marchent lentes et graves
À travers les rochers pleins d’apparitions,
Où saint Antoine a vu surgir comme des laves
Les seins nus et pourprés de ses tentations;

Il en est, aux lueurs des résines croulantes,
Qui dans le creux muet des vieux antres païens
T’appellent au secours de leurs fièvres hurlantes,
Ô Bacchus, endormeur des remords anciens!

Et d’autres, dont la gorge aime les scapulaires
Qui, recélant un fouet sous leurs longs vêtements,
Mêlent, dans le bois sombre et les nuits solitaires,
L’écume du plaisir aux larmes des tourments.

Ô vierges, ô démons, ô monstres, ô martyres,
De la réalité grands esprits contempteurs,
Chercheuses d’infini, dévotes et satyres,
Tantôt pleines de cris, tantôt pleines de pleurs,

Vous que dans votre enfer mon âme a poursuivies,
Pauvres sœurs, je vous aime autant que je vous plains,
Pour vos mornes douleurs, vos soifs inassouvies,
Et les urnes d’amour dont vos grands cœurs sont pleins!

Cominciò a tradurre mentalmente quelle righe, che le facevano dimenticare la figura della donna che aveva offuscato la giornata:

Coricate sulla sabbia come armento pensoso volgono gli occhi verso l’orizzonte marino e i piedi che si cercano, le mani ravvicinate hanno dolci languori e brividi amari.

…

Però al termine si riaffacciò il tormento che da diverse ore le faceva compagnia.

“È forse l’attrazione verso Sally in motivo dell’inquietudine dello spirito?” si domandò sorpresa, come se le donne che Baudelaire aveva descritto fossero loro due.

Si pose il dilemma verso chi era gelosa: Sally o Jean. Però non riusciva a scioglierlo, perché lo trovava assurdo.

La sua mente vagava, mentre il suo corpo era seduto fra persone che ascoltavano il relatore che spiegava il poeta maledetto.

Vide alzarsi vocianti gli astanti e capì che la lezione era terminata.

Arrivata al termine dedusse che non era stata proficua. Avrebbe faticato, e non poco, a recuperare qualche appunto valido per il prossimo ciclo di prove.

Si alzò e chiuse il blocco degli appunti, che era rimasto bianco con solo qualche disegnino stupido come quella donna stilizzata appesa al cappio.

La giornata era lunga e non voleva tornare all’appartamento di Jean, immaginando cosa era successo.

“Dove vado?” si chiese mentre usciva dall’aula con lo sguardo smarrito.

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Sally e Jean – Capitolo 6

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Nuovo capitolo della saga. Gli altri li trovi qui

Buna lettura e Serena Pasqua a tutti voi.

File:Velikonoční vajíčka malovaná voskem.jpg

Tratto da Wikipedia – opera di Cheva

 

«Chi è Lucy?» ribatté Jean imitando la voce di Sally, mentre continuava la sua opera di perlustrazione nella bocca di Sally in maniera delicata e discreta, nonostante non sembrasse apprezzare. La strinse forte tra le sue braccia.

Jean le fece percepire tutto il calore che emanava col corpo e con la mente, mentre lei scivolava via con la testa tra pensieri e sensazioni che non aveva conosciuto nell’ultimo anno.

Scoperto l’inganno di Pierre, le era parso di scendere nell’inferno attraversando tutti i gironi dei dannati finché non aveva toccato il fondo. Aveva stazionato per giorni a rosolarsi con la fiamma di un amore tradito finché non si era riscossa dall’apatia. Trovando la forza di risalire in superficie.

Mandò al diavolo quel mentitore perché non voleva finire i suoi giorni tra i depressi. Analizzò cosa aveva sbagliato nel rapporto e quando aveva commesso l’errore fatale. Non aveva nulla da rimproverarsi, a parte l’ingenuità di non essersi informata prima su Pierre, quando qualche campanello d’allarme aveva squillato nella sua testa. Quando lei aveva cominciato a pressarlo perché la relazione diventasse un preludio alla convivenza, Pierre era diventato sfuggente senza che lei si fosse allarmata. Aveva attribuito questo raffreddamento al fatto che Pierre non si sentisse pronto a vivere con lei. Ecco l’errore che rischiava di pagare caro. Non provava odio verso di lui ma solo il rancore perché aveva tradito la sua fiducia.

Chiusa questa parentesi della sua vita, Sally decise di bandire la parola amore per concentrarsi con umiltà e tenacia sul lavoro che aveva trascurato durante la relazione con Pierre. Eliminato quello che non era propedeutico alla sua essenza femminile, si era sforzata di vivere in allegria.

Era uscita a fatica dal tunnel, nel quale si era in modo volontario infilata, quando quindici giorni prima aveva conosciuto Jean che aveva avuto il potere di riconciliarla con la parola ‘amore’.

Quando le era sembrato che la stesse conducendo verso il paradiso, era apparsa quella donna della quale ignorava l’esistenza e il ruolo in casa. Si domandò chi era e perché Jean non gliene avesse accennato. Questa mancanza non poteva perdonarla, anche se ammise che sarebbe stato stupido da parte di Jean presentarla con tanta naturalezza, qualora ci fosse stato un rapporto più stretto.

Sally era tormentata tra il pensiero di Lucy e le dolci carezze di Jean, che la stava portando nel paradiso dei sensi.

Aveva gli occhi chiusi e la bocca appena dischiusa come un bocciolo di rosa pronta ad accogliere la lingua di Jean.

L’immagine di Lucy sbiadiva nella sua mente come si dissolvono le ombre al sorgere del sole. Si lasciò andare alle emozioni dei sentimenti, mentre percepiva una mano che si insinuava come un serpente sotto la t-shirt alla ricerca dei minuscoli seni.

Gemeva e lasciava via libera alle sensazioni di benessere che salivano intriganti dal basso verso l’alto come folate di vento.

«Ho voglia di te» sussurrò con un filo di voce appena accennata. Era da troppo tempo che non assaporava i piaceri del sesso.

Jean con dolcezza la sollevò e la portò nel letto. Le tolse la maglietta, mentre lei smaniava. Poi fu il turno della t-shirt. Sally rimase in mutandine e reggiseno fra le lenzuola di lino.

Jean con rapidità di sbarazzò degli indumenti e prima d’infilarsi sotto le lenzuola, creando l’atmosfera con luci diffuse e note di musica classica. La dolcezza dei tocchi di Jean, il suono rilassante degli archi e del pianoforte e la penombra diffusa nella stanza aveva compiuto il miracolo di produrre il clima giusto per una giornata di passione.

Sally aveva adesso un unico pensiero: quello di appagare il suo desiderio di amore che le ultime circostanze avevano appannato.

La mente era confusa in modo positivo, mentre il corpo percepiva il benessere che lui le stava donando.

Jean l’aveva fatta entrare in paradiso mentre lei era pronta alla gioia dell’esplosione finale. Le sembrò un’immagine blasfema, ma la passione e la voglia di amare ed essere riamata era troppo forte per provare rimorso.

Il suo corpo si inarcò, mentre dalla bocca uscivano gemiti di piacere. Era un crescendo di sensazioni che non ricordava di avere percepito da tempo, finché l’urlo liberatorio non li fece giacere esausti tra le lenzuola stropicciate.

«Ti amo» disse Sally prima di cadere appagata in un dormiveglia gioioso.

Jean osservò quel fragile corpo che giaceva fra le sue braccia mentre il petto si muoveva come un mantice e il respiro era affannato.

“Lucy o Sally?” si domandò Jean che era incerto nella scelta tra le due donne.

Sally e Jean – Capitolo 5

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Nuovo episodio del racconto. Le altre puntate le trovate in questa pagina

Buona lettura.

tratto da https://www.petit-bateau

 

Lucy invece di prendere la linea 10 del metrò aveva preferito il bus 87, perché amava vedere le gocce di pioggia scivolare sui finestrini come invisibili fili intrecciati da una mano femminile.

Era assorta mentre la mente vagava alla ricerca dei ricordi.

Erano passati sette mesi da quando era arrivata con un volo di Air France da New York al Charles De Gaulle per iniziare il corso di letteratura francese. Fra qualche mese doveva decidere se iscriversi al corso successivo di approfondimento oppure ripartire per la Grande Mela in maniera definitiva.

I suoi genitori non erano stati molto contenti della decisione di stare un anno a Parigi, perché la consideravano ancora una ragazza da guidare e proteggere. Però si sbagliavano perché lei era molto più matura di quello che loro credevano e consapevole dei rischi che avrebbe corso.

Quando era partita aveva una prenotazione per l’Hotel D’Albe Saint Michel per una settimana, perché voleva cercare qualcosa direttamente a Parigi senza spendere una fortuna per una sistemazione confortevole.

Aiutata da un settembre soleggiato girò per Parigi senza trovare niente di suo gradimento. Allora pensò che poteva trovare un posto presso qualcuno offrendo di tenere in ordine la casa in cambio di vitto e alloggio. Comprato uno spazio pubblicitario su Le Monde rimase in attesa di una telefonata.

Ricevette molte telefonate, come si aspettava. Un certo numero chiaramente erano di disturbo, che liquidò subito, altre dopo il sopralluogo, che la fece scappare via inorridita, furono declinate con garbo e delicatezza.

Quando ormai disperava di riuscire nel suo intento, arrivò quella di Jean. Già dalla voce capì che forse aveva trovato quello che cercava, poi dall’incontro non ebbe dubbi e stipulò un contratto fatto di sguardi sinceri sancito da una vigorosa stretta di mano.

Nel giro di un paio di giorni si trasferì in un elegante appartamento in Rue de Lyon al secondo piano, comodo per raggiungere la Sorbona, nel cuore di Parigi e confortevole.

Quando telefonò a sua madre, mentì sulla sistemazione. Non poteva confessare che viveva sotto lo stesso tetto con un uomo di trentacinque anni, single e fascinoso. Per lei sarebbe stato un colpo terribile, che l’avrebbe mandata su tutte le furie ritenendola una figlia senza pudore.

Quello che non comprendeva nei genitori era questo prurito puritano e bigotto per il quale una ragazza non doveva avere contatti con l’altro sesso finché non si fosse sposata. “E come lo trovo il fidanzato?” si disse, ridendo al pensiero di una vita da monaca di clausura. “Sì, sono proprio fuori dal mondo!”

Aveva avuto un bel da spiegare che erano nel secondo millennio e che i tempi erano cambiati da un pezzo. Le donne gestivano il loro corpo con maggiore libertà e avevano i primi rapporti già a quattordici anni, cambiando boyfriend a ogni colpo di tosse.

Loro ostinatamente credevano di vivere ancora nell’America finta e ipocrita di fine ottocento senza accorgersi che era passato più di un secolo da quell’epoca.

Osservando l’autobus muoversi come un grosso pachiderma nel traffico convulso di Parigi semi annegata nella pioggia, provò a concentrarsi sul suo futuro senza troppo successo. Vedeva Sally e la sua figura da adolescente. Era un drappo rosso davanti ai suoi occhi. “Perché devo essere gelosa?” si domandò senza trovare giustificazione a questo pensiero, che rappresentava una novità per lei.

“Quale impulso mi ha spinta a baciarle la nuca dopo le carezze sulla schiena?” si interrogò senza trovare una spiegazione razionale. Due domande senza risposte perché le ignorava. Però se voleva progettare il suo futuro doveva ignorarle.

Adesso doveva concentrarsi sulla lezione che si apprestava a seguire dopo essere scesa dall’autobus.

Si calcò il capello giallo in testa, mentre chiudeva la cerata per affrontare il diluvio che l’aspettava tra un minuto alla fermata.

Scese e a passo svelto si avviò verso l’Università.

Sally e Jean . Capitolo 4

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Ho creato una pagina qui dove potete trovare i link delle puntate precedenti.

E adesso buona lettura con la nuova puntata

un vecchio avatar

La pelle del divano scricchiolava sotto il loro peso, mentre la pioggia martellava il vetro della finestra.

Jean si sistemò tenendola tra le braccia, mentre Sally si era accovacciata su di lui. Il capelli neri erano serici e sembravano usciti dalle mani sapienti di un parrucchiere. Piccoli riccioli cadevano morbidi sul collo, lasciando scoperto il lobo dell’orecchio.

Jean si chino, scostando un boccolo e la baciò teneramente sul collo.

Sally lasciò fare, ma non si sentiva disponibile verso coccole più spinte, perché il viso di Lucy compariva nella sua mente.

Quando qualche ora prima aveva sfidato il diluvio universale, aveva immaginato altre visioni. Jean che la spogliava, togliendole i vestiti bagnati, per stare insieme sotto la doccia bollente prima di finire nel letto.

Adesso aveva mutato la percezione: gli eventi avevano modificato l’angolazione del suo immaginario tanto che l’inquadratura le sembrò sbilenca e artefatta. L’esito finale non era più come l’aveva progettato, quando Jean era venuto a prenderla in banca.

Lucy era stato l’elemento che aveva provocato questo mutamento, scombussolando tutte le sue certezze.

“Desidero Jean o Lucy” si chiese con angoscia tenendo gli occhi chiusi. Era fredda e distaccata senza ricambiare i baci che Jean le dava con una dolcezza che avrebbe sciolto anche la più frigida delle donne.

Benché fosse conscia delle armi di seduzione che possedeva, Sally non aveva faticato a conquistare Jean senza doverle impiegare. Esteriormente appariva algida come il ghiaccio perché amava essere corteggiata a lungo e farsi desiderare. Però quando era in camera da letto sapeva donare calore e passione. Con Jean era stato diverso. Tutto era avvenuto più in fretta. Pochi scambi di parole, un invito e già si sentiva pronta per finire sotto le lenzuola con lui.

Forse erano stati gli ultimi eventi ad accelerare le cose. Aveva appena chiuso una storia burrascosa piena di litigi e incomprensioni e non gradiva attenzioni maschili. Però quando Jean con discrezione aveva mostrato il suo interesse, aveva accettato il suo corteggiamento, sentendosi pronta a una nuova avventura.

Jean non era il primo uomo della sua vita e probabilmente non sarebbe stato nemmeno l’ultimo. Non era sua intenzione, come aveva ascoltato da diverse amiche, passare da un letto a un altro tra le braccia di qualche ignoto amante. Qualche storia c’era stata nel passato ma l’ultima aveva lasciato il segno troppo negativo: la relazione con Pierre.

L’aveva corteggiata con insistenza, ma lei lo trovava noioso e abitudinario, persone che la innervosivano, la infastidivano con la ripetizione meccanica di gesti e di pensieri. Lui era un mastino che non mollava la preda con facilità, mentre lei si era chiusa a riccio per difendere la sua vita privata.

Quando Pierre cambiò tattica, modificando l’aspetto esteriore, e divenne un brillante intrattenitore, si presentò con una veste nuova. Lei riconsiderò a questo punto la sua presenza sotto un’ottica differente.

Cominciarono a frequentarsi, a uscire insieme e finirono a letto dove si dimostrò un amante sensibile e delicato.

Scoprì che il germe dell’innamoramento aveva messo le radici dentro la sua testa, mentre crescevano stimoli sessuali insospettati.

Provò sensazioni sconosciute e pensò che questo amore era arrivato con l’A maiuscola.

Mentre germogliava dentro la passione verso Pierre, lui si raffreddò e si allontanò come se avesse un segreto imbarazzante da custodire.

Si informò, scoprendo che era sposato con due figli, anche se lui aveva sempre negato di essere impegnato.

La scoperta fu uno choc che la gettò nello sconforto perché avvertiva il tradimento per la fiducia che aveva riposto su di lui, fantasticando una vita in due illuminata dal loro amore.

Chiusa la storia con Pierre si era imposta castità e prudenza nell’affrontare nuove avventure sentimentali per non lasciarsi travolgere dalle emozioni in un turbine di coriandoli che accecavano la vista.

L’incontro con Jean era stato una sorta di scialuppa di salvataggio che l’aveva raccolta dopo il naufragio al quale era sopravvissuta. Ebbe la sensazione che poteva fidarsi di questo uomo più vecchio di qualche anno.

Accovacciata su Jean, mentre senza passione accettava le sue carezze, le sembrò che il suo intuito femminile avesse le polveri bagnate. Aveva scoperto che un’altra donna viveva in quella casa anche se non ne conosceva il ruolo, né percepiva quali titoli vantasse verso Jean. Comprendeva che Lucy poteva essere un ostacolo ai progetti che prendevano forma nella sua mente, ma non aveva compreso le motivazioni di quei gesti erotici dei quali era stata oggetto.

«Chi è Lucy» chiese staccandosi dall’abbraccio che l’avviluppava con tenerezza.

Sally e Jean – Capitolo 3

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Arriva il terzo capitolo di questo racconto lungo. Per chi volesse leggere le puntate precedenti trova qui la prima e poi la seconda.

Buona lettura

Jean si presentò in cucina con un paio di pantaloni chiari di lana e un elegante maglione blu di cachemire, dove trovò ad attenderlo Sally.

La stanza era luminosa quando c’è il sole ma oggi appare grigia come il cielo che scaricava ancora acqua. Spaziosa con al centro l’isola sovrastata dalla cappa e illuminata dai faretti sul soffitto, Jean e Sally stavano seduti sugli sgabelli addossati al bancone. Lui beveva un caffè bollente. Lei teneva in mano una tazza di tè ma era assorta con lo sguardo che in apparenza osservava il terrazzo dove nell’angolo spiccava una pianta di limoni in vaso.

Sally percepiva ancora le sensazioni che la mano di Lucy aveva prodotto, mentre la sfiorava calda e sensuale. Quel senso di benessere l’aveva avvolta come una morbida tela, ma era stato il bacio a scardinare le sue difese. Adesso si sentiva turbata. Chiuse gli occhi per non far svanire quegli istanti che l’avevano deliziata.

«Ciao» disse Lucy presentandosi sulla porta con la cerata gialla per proteggersi dalla pioggia, che continuava a scrosciare. Catturò la loro attenzione distogliendoli dai loro pensieri.

«Vado in Università. Ci vediamo stasera» disse, mentre con passo svelto e un piccolo cenno della mano di saluto uscì dal loro campo visivo.

Nei loro sguardi rimase impressa la silhouette di Lucy con l’elegante capello giallo da pioggia abbinato alla cerata gialla e gli stivali verdi di gomma.

Jean riconobbe che aveva charme da vendere per la figura slanciata, ma in particolare sobria nel comportamento.

Finora l’aveva considerata una studentessa alla pari, intelligente e colta, ma adesso doveva ammettere che era anche una bella ragazza. Era stato cieco in questi mesi di convivenza per non essersi accorto di questo. La mise a confronto con le altre. Rivide in rapida successione Annie, Marie, Janine e tante altre fino all’ultima: Sally. Tutte avevano un tratto comune: la figura minuta da adolescente. Era come se lui prediligesse le ragazzine di quindici anni alle donne più mature. Però Annie, la prima della serie, aveva quasi quarant’anni quando erano stati in coppia. Il fisico rimaneva quello di una quindicenne. “Ho trentacinque anni” pensò, osservando Sally. “Però sono attratto da lei che, nonostante i suoi trent’anni, sembra una bambina”.

Rifletté su Lucy, statuaria come le sue origini svedesi denunciavano, dovendo ricredersi, perché nonostante i ventidue anni era una donna matura sia nel fisico sia nel comportamento. “È un altro pianeta Lucy” ammise.

Tornò su Sally, seduta accanto a lui, e ammise che era perdente su tutta linea. Però la sua figura minuta da bambina, quegli occhi blu mobili e luminosi aveva fatto presa su di lui.

Sally aveva trent’anni, ma ne dimostrava quindici. Aveva il sapore di una mela verde non acerba ma asprigna. A dispetto del nome tipicamente americano era nata in un minuscolo paese al confine tra Francia e Germania, che aveva spesso cambiato nazione nel passato. In realtà all’anagrafe era registrata come Solange, ma i genitori appassionati di cinema americano l’avevano chiamata da subito Sally come la protagonista di una fortunata commedia cinematografica del 1989. Quando la chiamano col suo vero nome stenta a rispondere perché non è abituata. Viveva a Parigi, dove si era trasferita giovanissima con la famiglia, e si considerava parigina a tutti gli effetti. Lavorava in una grande banca internazionale e in questo contesto aveva conosciuto Jean.

Lui era stato attratto dal gusto del proibito che emanava, anche se di proibito non c’era nulla, perché era una donna dalla forte personalità e non una ragazzina ingenua e sognante.

Però adesso aveva intuito che Lucy possedeva un fascino più intenso di Sally. Sorrise al pensiero che ignorava tutto di loro: passato e presente. Erano delle sconosciute da sfogliare come un carciofo fino a mettere a nudo il cuore.

Arrivato a trentacinque anni single, rappresentava nel mondo delle trentenni una figura di un alieno, perché non aveva alle spalle scie di matrimoni falliti, figli da crescere e donne deluse da mantenere.

Però lui era refrattario all’idea di legarsi per adagiarsi nella vita tranquilla di un menage a due allietato da qualche pargolo piangente e disturbatore.

Aveva avuto nel passato molte amanti e poche donne, perché le sue storie duravano lo spazio di giorni o al massimo di qualche mese.

Quando due settimane prima aveva incrociato Sally nei saloni ovattati della sede della banca, dove lavorava come consulente esterno, era rimasto colpito da questa donna volitiva e determinata. A prima vista Sally gli era apparsa come una che sprizzasse sessualità da ogni porro. Si informò con discrezione presso un manager della banca, chi era, perché, dettaglio insolito per lui, aveva meditato di conoscerla.

Rimase sorpreso quando l’amico gli confidò: «Perdi il tuo tempo con Solange Dietrich. È dura come il marmo ed è refrattaria agli uomini».

Però questo lo spronò a tentare la conquista. Così dopo averla conosciuta e invitata a una cena, in questa giornata fredda per le sferzate di vento gelido era riuscito a trascinarla nel suo appartamento. La pioggia scrosciante non era stato un buon viatico per l’operazione di reciproca conoscenza, perché li aveva messi di malumore.

Adesso doveva affrontare una scelta, perché aveva scoperto l’esistenza di Lucy, una fatina discreta nei gesti e nelle azioni, che viveva con lui da sette mesi.

Terminato il caffè osservò Sally che indossava gli indumenti di Lucy. Senza dubbio era ancora più seducente col viso serioso e il corpo infagottato dentro abiti non suoi che le conferivano un’aria da monella.

«Ti vedo seria» le disse avvicinandosi per abbracciarla. «Pensi ai vestiti gocciolanti nel bagno?»

Sally non rispose corrugando la fronte e mostrando gli occhi corrucciati. Si lasciò abbracciare ma rimase fredda, perché il suo pensiero era rivolto verso Lucy non prevista nel contesto della giornata.

«Perché non mi hai detto che abita con te una ragazza?» chiese sostenuta con tono brusco.

«Sei gelosa?» ribatté con ironia. «Sono talmente convinto che non esista, da ignorare che Lucy vive sotto questo tetto».

La prese tra le braccia mentre si spostavano sul divano nel salotto.

Sally e Jean – Capitolo 2

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Ecco il secondo capitolo. Il primo lo trovate qui.

Lucy, mentre asciugava col phon slip e reggiseno, provò delle sensazioni che faticava a catalogare. A caldo era sembrata gelosia.

“Gelosia?” si disse mentre avvicinò le mutandine di cotone al viso per sentire se erano asciutte. Però le strofinò sul naso per annusare gli odori che emanava indugiando a lungo. Un brivido scivolò sulla pelle. Le sembrò uno stimolo erotico.

«Stimoli erotici?» ribatté scuotendo il capo per scacciare il pensiero, un fastidioso insetto annidato tra i suoi capelli biondi.

La sensazione di essere gelosa si fece strada nella mente, ricordandole un passo dell’Otello di Shakespeare:

La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che schernisce la carne di cui si nutre.

“Gelosia o stimolo?” rifletté. Questo era il dilemma nel quale si dibatté impantanandosi, mentre udì la voce proveniente dal bagno che la distolse dai suoi pensieri.

«Arrivo».

L’aiutò a infilarsi l’accappatoio azzurro, sfiorando quei minuscoli seni appena abbozzati. Un campanello d’allarme squillò di nuovo come un ospite indesiderato che avesse suonato alla porta di casa.

«Ti cerco qualcosa di asciutto» fece tornando nella sua stanza. Rovistò nell’armadio alla ricerca di un indumento per Sally che era piccola e minuta, un fisico da adolescente al contrario di lei che denunciava le sue origini nordiche. Alta e slanciata,

Scelse una t-shirt azzurra che le avrebbe fatto da abito corto e una maglietta di quelle che le lasciavano fuori l’ombelico da usare come maglione. Per i piedi prese due babbucce di lana. Depose gli indumenti sullo sgabello uscendo in silenzio dal bagno.

Lucy la sentì imprecare con voce sgraziata. Rimase stupita perché non pensava che da quel fisico potesse uscire un tono acido. Si affacciò sulla porta e la vide seduta davanti allo specchio in mutandine e reggiseno, mentre si asciugava i capelli, contrariata non riuscendo a sistemarli.

«Lasciami fare» disse afferrando phon e spazzola per toglierla dall’impaccio.

Con le dita arricciava i capelli scuri attorno ai polpastrelli, mentre il phon le scaldava la pelle. Il palmo morbido scivolò sulla schiena con un leggero tocco delle dita verso il basso, indugiando qualche secondo a ogni movimento.

Sally sussultò ai tocchi e si chiese perché lo faceva mentre provava sensazioni di piacere. Jean non le aveva detto che avrebbe trovato una donna nel suo appartamento. Entrando aveva provato che la gelosia non era un’invenzione ma qualcosa di concreto. Lei aveva amato Jean fin dal primo istante che l’aveva conosciuto ma adesso non voleva condividerlo con un’altra, perché l’impulso di possessività era scoppiato come una bomba.

Però adesso si trovava nuda e indifesa, mentre i suoi tocchi erano sempre più decisi. Nuovi brividi ondeggiarono sulla pelle, mentre una scia di piacere solcava il mare delle emozioni. “Devo lasciarmi andare o reagire?” si chiese incredula al pensiero che una donna le sfiorasse la schiena dandole sensazioni che facevano girare la testa.

«Sei stata molto gentile» disse con un filo di voce per scacciare quello che stava provando. «Posso fare da sola».

Lucy le sfiorò con le labbra la nuca prima di uscire.

Sally e Jean – capitolo 1

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Ho ripescato un vecchio racconto – settembre 2009 – pubblicato su Splinder, quando questa piattaforma esisteva. L’avevo migrato su WordPress alla chiusura ma qualcosa è andato storto. Esistono i post ma sono vuoti. Ve lo propongo revisionato.

Buona lettura

«Permettez-moi de vous présenter Sally» disse Jean a Lucy, che apriva la porta d’ingresso per farli entrare.

Era una giornata orribile con la pioggia che scrosciava dalla notte, mentre Jean e Sally sembravano appena usciti dalla piscina tanto erano zuppi d’acqua.

Dal buffo e floscio capellino di Sally colava un rivolo di pioggia che entrava direttamente nella camicetta, mentre i capelli che spuntavano erano per bene appiccicati alla pelle del collo. L’ombrello era servito a poco perché il vento l’aveva rovesciato subito e reso inutile.

Jean non si presentava in condizioni migliori perché era fradicio nei vestiti come nello spirito.

Lucy li guardò come si potevano guardare due alieni piombati in casa sua dallo spazio e disse meccanicamente: «Salve!»

Si mise in disparte per farli entrare a malincuore, mentre lasciavano una lunga scia di acqua e di fango sul pavimento.

«Siamo bagnati» affermò Jean ridendo. «Sta piovendo come Dio la manda».

Lucy alzò gli occhi al cielo, scuotendo la testa.

«Vedo» rispose laconica, come se non se ne fosse accorta, mentre li accompagnava in cucina.

I vestiti gocciolavano formando minuscole pozze sul pavimento tirato a lucido, mentre Lucy sgranava gli occhi allibita per il comportamento di Jean. “Oltre a essere fradicio, come se avesse fatto il bagno vestito, trascina con sé una ragazzina minuta che pare una spugna” rifletté desolata con le braccia abbandonate sui fianchi. Stava assistendo al disastro che provocavano alla casa appena finita di rigovernare. Una pozza d’acqua stava sotto i loro piedi .

Jean era il padrone di casa mentre lei gliela teneva in ordine, quindi lui aveva tutti i diritti di portarsi chi voleva. Però vedere, come si era ridotta in pochi minuti quando lei aveva lavorato con impegno un paio d’ore per renderla presentabile, le faceva stringere il cuore.

“Pazienza” si disse e chiese cortese: «Volete qualcosa di caldo?»

«Si» ribatte Jean che tremava per il freddo. «Ma più tardi. Prima mi tolgo l’umidità che ho raccolto per strada».

Sally era rimasta muta in mezzo alla stanza con la camicetta appiccata alla pelle e due occhi blu che chiedevano soccorso.

«Puoi occuparti di Sally?» le disse prima di sparire.

Lucy era una ragazza di ventidue anni, venuta da New York per studiare alla Sorbona letteratura francese e imparare la lingua. Aveva trovato domicilio da Jean, che in cambio di compagnia e di tenere in ordine la casa le aveva offerto vitto e alloggio gratis.

Lucy riteneva lo scambio abbastanza equo, perché risparmiava un bel po’ di dollari e di avere tutto il tempo per dedicarsi agli studi senza annoiarsi troppo. Non le mancavano i corteggiatori che dribblava con eleganza, perché in questo momento sesso e amore avevano una bassa priorità. Preferiva godersi la vita e gli studi in allegria senza legami ingombranti.

Il padrone di casa era originario della Normandia e lavorava come broker freelance per diverse finanziarie con discreto successo.

Quando un giorno di settembre aveva letto sul giornale la richiesta di Lucy, le aveva telefonato per fissare un appuntamento. Da quell’incontro capirono che potevano accettare lo scambio di favori. Così da diversi mesi Lucy si era trasferita da Jean e aveva a disposizione una camera con cabina armadio e bagno personale.

Lei si sforzava di parlare in francese, lui in inglese. Un ascoltatore avrebbe riso perché era buffo sentirli: un dialogo fra sordi, che si capivano alla perfezione.

Si era abituata a veder comparire una ragazza diversa in casa insieme a Jean, anche se le prime volte aveva provato un senso di fastidio ma non di gelosia. Il loro rapporto era stato chiaro fin dall’inizio: nessuno dei due era inibito, ma rispettavano i patti non scritti che avevano in silenzio stabilito. È vero che c’era stato qualche bacio furtivo e carezza più timida che audace ma poi non erano andati oltre. A lei non era rimasto indifferente Jean, ma non era il momento di pensare a una relazione.

Quando Jean si presentava con un’amica, Lucy si ritirava nella sua stanza oppure usciva. Tutte avevano in comune la statura e gli occhi. Forse era questo dettaglio che non aveva fatto scattare in Jean l’innamoramento. Tutte era basse di statura e con gli occhi blu, mentre lei superava la media delle ragazze in altezza e aveva gli occhi azzurri. Un prototipo diverso dall’immaginario di Jean.

Non aveva provato sorpresa, quando si era presentato con la nuova ragazza, ma questa volta istintivamente aveva percepito un turbamento, una punta di gelosia, come se Sally potesse competere con lei.

“Competere in quale campo?” si chiese sbigottita, osservando quella ragazza in versione tascabile il cui corpo appariva minuto e fragile pronto a spiccare il volo per una folata di vento.

Sally era in piedi nell’ingresso e aspettava che Lucy facesse qualcosa per lei. I jeans era bagnati, nei piedi indossava un paio di ballerine o almeno una volta lo erano ma adesso apparivano sformati.

Jean gocciolante se ne era andato in bagno a togliersi i vestiti intrisi d’acqua e fango e farsi una doccia bollente, lasciandole sole.

Le due donne si scrutarono senza che nessuna delle due prendesse l’iniziativa di pronunciare una parola.

«Ciao, Sally» fece Lucy accennando a un sorriso storto, trovando la forza di rompere l’atmosfera carica di tensione. «Vieni con me». E fece strada verso il suo bagno privato.

Sally in bagno si sentì imbarazzata a spogliarsi sotto gli occhi di Lucy, ma non poteva fare altrimenti se non voleva rimanere bagnata.

Gli abiti ammonticchiati ai suoi piedi avevano fatto una pozza di acqua che scivolava tra le fessure delle piastrelle.

«Oh!» esclamò Sally turbata vedendo il piccolo disastro prodotto.

Lucy sorrise mentre li raccolse per infilarli nella vasca.

«Ti conviene fare una doccia bollente prima di prenderti un accidente mentre cerco qualcosa di asciutto adatto per te».

Sally rimase indecisa se togliersi mutandine e reggiseno di fronte a Lucy o aspettare che uscisse per prendere accappatoio e asciugamani.

Lucy sorrise agitando i capelli biondi. Aveva intuito il suo imbarazzo a restare nuda e lasciò il bagno con passo elastico.

Ali

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Proseguo con la pubblicazione di vecchie poesie, che sembrano fuori moda ma tant’è… sono fatto così.

Rosa – foto personale

Ali

Un soffio,

un fruscio di ali

scende dal cielo

intorno a te.

Piume dorate

dal sole

volano nell’aria

e si posano sul roseto

fiorito.

Spine e foglie ingiallite

dal sole dell’estate

sono sul ramo non più verde.

Un soffio, un nuovo soffio

è prodotto dal battito di ali

e smuove la calura immobile

dando un piccolo ristoro.

Da La campagna