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Avviso agli internauti

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Per chi non conosce e quiondi non frequenta webnauta propongo una succosa notizia. Avete nel cassetto un racconto da spiaggia? Sì? Buttatelo, perché non vi serve ma leggete questo

Racconti da spiaggia.

Le Parole Coordinate e le Parole Impreviste

Anche per questo contest c’è da scrivere qualcosina e per fornire la direzione del nostro viaggio in terre lontane e fantastiche abbiamo bisogno di una mappa e di una rotta. A darci una mano ci sono le Parole Coordinate.
Per questa edizione il Navigatore diventa ONDIVAGO, ed è questo il punto nave di partenza, mentre BARDO – CLAFOUTIS – BRILLANTE sono le prime tre coordinate da toccare durante la navigazione in mare aperto.
Non forniamo le definizioni delle parole, ognuno le utilizzi per il significato che più gli infonde ispirazione. Così come non vi diremo di salpare su un optimist, un flying dutchman o un trimarano da sessanta piedi, scegliete la barca e l’andatura che preferite, purché arriviate in tempo all’arrivo in porto.

Queste sono quindi le Parole Coordinate da rispettare:

Ondivago – Bardo – Clafoutis – Brillante

Si tratta in sostanza di scrivere secondo una matrice di prompt, ne avevamo parlato qui: Che cosa sono le Matrici di prompt 

Nel mese di luglio arriveranno a sorpresa agli iscritti alla Newsletter altre due parole, le Parole Impreviste, come al Monopoli.
Potrebbero essere il tassello mancante alla vostra storia oppure mettervi il bastone fra le ruote della narrazione. Ancora non sappiamo quali sono, le troveremo a sorteggio. Si chiamano impreviste proprio per questo, come le tempeste e le burrasche!
Solo chi comprenderà nel testo anche le Parole Impreviste potrà concorrere per i premi in palio.

Come funziona il contest Racconti da spiaggia

Le regole per la partecipazione sono poche, ma semplici. E in caso di dubbio, siamo qui pronti a rispondere. Ricordatevi dunque di:

  • iscrivervi alla newsletter di questo blog per poter ricevere le Parole Impreviste (se l’indirizzo non corrisponde al dominio del vostro blog, avvisate con una mail ed effettueremo noi l’aggancio manualmente);
  • scrivere un racconto breve (max 10.000 caratteri, spazi inclusi) o una lunga poesia, come preferite. Non sempre ci vogliono tante parole, per scrivere bene. Il tema del testo deve toccare le Parole Coordinate della rotta, ONDIVAGO – BARDO – CLAFOUTIS – BRILLANTE, più le Parole Impreviste che saranno inviate via Newsletter agli iscritti durante il mese di luglio. Chi si iscriverà nel mese di agosto, riceverà tutte le Parole Impreviste direttamente in mail facendone richiesta;
  • se sei un blogger, crea un post con il tuo testo in gara, linkando questa pagina e inviandoci una mail con l’indirizzo del tuo sito: ti inseriremo nella lista dei concorrenti, al termine di questo articolo;
  • se non hai un blog, inviaci una mail con il tuo scritto a barbara.businaro@webnauta.it: provvederemo noi a inserirti in una pagina dentro webnauta (e ti invieremo poi il link via mail);
  • se sei un minorenne, inviaci l’autorizzazione scritta firmata da uno dei tuoi genitori per poter pubblicare a tuo nome (oppure caro genitore, inviaci tu via mail il testo di tuo figlio) e inviarti il premio in caso di vincita;
  • se non sei un blogger, condividi comunque l’iniziativa e il tuo racconto/poesia sui tuoi social, in qualsiasi piattaforma tu sia iscritto, con il tag #webnauta; se il tuo testo ottiene più apprezzamenti, lo noteranno anche i giudici ovviamente ??
  • fate attenzione alla scadenza: inviate via mail o scrivete il testo nel vostro blog entro le ore 24 del 10 settembre 2018;
  • i vincitori saranno proclamati il giorno 13 settembre 2018, proprio con la riapertura delle scuole al termine delle vacanze. Riceveranno poi i premi all’indirizzo che ci forniranno: via mail la gift card elettronica, con pacco tracciabile la tazza e il cappellino webnauta.

Capito? Suvvia mettete al lavoro le vostre sinapsi e dedicate un po’ di tempo a un bel racconto da leggere in spiaggia sotto l’ombrellone – va bene anche il lago, la montagna e la collina ma pure anche la vostra casa – e rischiate grosso. Cosa? Di vincere uno tre premi.

Forza e coraggio. Io ho cominciato e presto ne vedrete delle belle 😀

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Disegna la tua storia -un’immagine di Etilyile – la prateria

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una bella immagine di Etilyile ed eccovi un raccontino senza pretese.

Etiliyle-Luca Molinari Photo- absolute true green

Di fianco alla montagna, proprio in quel punto dove si incontra con la piana c’era un boschetto di robinie e carpini. Niente d’imponente ma tutto appare selvaggio come l’erba alta che nessuno falcia. A Venusia è considerata la terra di nessuno proprio perché non appartiene a nessuno. Nessun venusiano la reclama, nessuna carta catastale dice a chi appartiene. Un vero buco nero. Il borgomastro fa orecchie da mercante, visto che sembra di tutti e di nessuno. Se la reclamasse dovrebbe provvedere alla falciatura dell’erba, a sistemare i sentieri del boschetto e al taglio degli alberi malati. Il medesimo ragionamento lo fanno anche i venusiani, perché queste incombenze sarebbero a loro carico. Quindi questa porzione di Venusia rimane allo stato brado. Sono pochi i coraggiosi che osano avventurarsi da queste parti, perché dicono che nell’erba alta ci sono in agguato serpenti e bestie feroci.

«Le solite esagerazioni» afferma Sofia, che decide un giorno di giugno di visitare la zona. Al suo fianco sta Tobia, che fa buona guardia.

L’erba dopo l’inverno nevoso era verde e lussureggiante per la primavera piovosa e mite. Papaveri occhieggiano tra il verde. Il lilla rosato del malvone spicca ergendosi sopra l’erba alta fino a mezzagamba.

Sofia cammina circospetta facendo attenzione dove posa i piedi. Indossa dei jeans pesanti infilati negli stivali che arrivano al ginocchio. “Se, come dicono, ci sono serpenti velenosi” e sorride a questo pensiero che ritiene improbabile, “cuoio e tela mi proteggono”.

Tobia non ama correre in prati come questo, perché gli steli ruvidi strusciano sull’addome in modo fastidioso. Per lui è un punto delicato perché il pelo non lo protegge in maniera efficace.

Non senza fatica Sofia e Tobia raggiungono il boschetto cresciuto in modo selvaggio e incontrollato. Alberi caduti che marciscono a terra, rovi cresciuti a formare una matassa inestricabile, sentieri inesistenti. Uccelli nascosti tra i rami, mentre altri animali seguono con gli occhi i due intrusi.

Sofia tocca i tronchi. Alcuni sono sani, altri presentano gli attacchi dei parassiti che ne minano la salute. In lei si risveglia l’agronomo, le nozioni che l’università le impartisce e che metterà a frutto con la luarea.

«Ci sarebbe da lavorare» mormora Sofia mentre raggiunge una parte del bosco che conosce perfettamente. «Tagliare gli alberi malati prima che cadano e infettino gli altri. Ripulire il sottobosco per consentire alle radici di respirare, ripristinare i sentieri per agevoli passeggiate. Già e chi lo fa?»

Poi a passo svelto si avvia verso casa seguita come un’ombra da Tobia.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – quattordicesima puntata

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un caso per tre – un giallo a quattro mani – quattordicesima puntata

ecco la nuova puntata del giallo che appassiona i soliti quattro gatti. Per loro un avviso la quindicesima puntata slitta a data da destinarsi. Quando non lo so. Intanto leggetevi questa nuova appassionante puntata.

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Il ritrovamento di oggetti abbandonati permetterà di scoprire qualcosa di più sulla sorte di Albertino? Oppure non hanno nessun collegamento con i fatti criminosi avvenuti in questi, di solito, tranquilli posti di montagna?

Gian Paolo (Newwhitebear) ed io vi accompagniamo verso la soluzione dell’enigma, puntata dopo puntata.

Chi avesse perso le puntate precedenti può trovarle qui1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12, 13

Debora decise, quel sabato mattina, di portare la cagnolina Lina a sgranchire le zampette in una bella camminata al fresco del bosco.

Mentre la bestiola correva annusando felice ogni piccolo anfratto e scavando ogni buca possibile, Debbi meditava sugli aspetti di quel caso ingarbugliato che presentava tre eventi apparentemente indipendenti tra loro. Al momento di concreto c’era la felpa rinvenuta nella camera 216 e le informazioni…

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Un caso per tre – un giallo a quattro mani – puntata tredicesima

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La storia prosegue e il misterioso s’infittisce. Dopo la bella puntata di Elena (nonsolocampagna)  dove Debora fa il punto della situazione con Walter eccovi la nuova puntata. Per chi avesse perso qualche colpo eccovi i link 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12

Buona lettura

Sofia era abbastanza arrabbiata con Walter, perché, dopo aver scelto un posto sperduto tra le montagne, di fatto le sembrava in simbiosi con la presunta criminologa, che vedeva come fumo negli occhi.

Da quando erano arrivati si era annoiata. Un’unica gita alle Cinquemiglia, che era stato uno strazio, una passeggiata nel bosco e due passi a Roccapietrosa e poi basta.

Passava il suo tempo, per fortuna niente pioggia o temperatura gelida, ai bordi della piscina, prendendo il sole e leggendo qualcosa.

Il sabato mattina, abbandonata da Walter, stava oziando ai bordi della piscina ma si sentiva inquieta. Non riusciva a stare ferma. Si alzò per osservare il lavoro del giardiniere che come tutti i giorni spuntava le rose, toglieva i fiori appassiti e sistemava le aiuole. Era un giovane non troppo alto che agli occhi di Sofia doveva avere all’incirca la sua età. Le sembrava troppo giovane per svolgere quel lavoro, che invece lo faceva con notevole perizia.

«Buongiorno. Disturbo?» chiese Sofia dopo essersi avvolta nel pareo giallo.

Il giovane sollevò il viso, tenendo in mano le forbici, per vedere chi lo stava interpellando.

«Mi dica, signora»

Sofia sfoderò un sorriso solare.

«In queste mattine la stavo osservando con quale perizia e cura si dedica al giardino. Mi sembra bravo ma anche giovane».

Il giardiniere arrossì debolmente, mentre riprendeva a eliminare le rose sfiorite. “È una bella donna” pensò, mentre il pareo lasciava intravvedere due gambe ben tornite.

«Mi spiace averla disturbata» affermò Sofia, allontanandosi con un movimento civettuolo delle anche.

«Signora, non volevo apparire scortese ma» fece il giovane mettendosi eretto.

Sofia si girò e stava per replicare quando vide Walter poco distante da loro.

«La stava importunando?» chiese stizzito Walter.

«No, no» si affrettò a dire il giardiniere.

Walter colse l’occasione per fare due chiacchiere con lui.

«Mi hanno detto che lei conosceva bene Francesca. Mi domando il perché si sia uccisa» affermò, mentre Sofia lo prendeva sotto braccio.

Il giardiniere aprì la bocca come per rispondere ma poi la richiuse. Rifletté sulla domanda, che non si aspettava. Lui aveva le sue idee sulla morte di Francesca ma di certo non pensava al suicidio. Doveva usare cautela nel rispondere, perché non comprendeva a quale titolo gli aveva posto il quesito.

Walter intuì il disagio del giovane nella risposta, anche perché nessuno gli aveva detto che tra lui e Francesca ci fosse amicizia e forse qualcosa di più. Aveva sparato a casaccio ma pareva aver colpito il bersaglio.

«Mi scusi ma non volevo metterla in imbarazzo» ammise Walter fingendo dispiacere. «Ho scambiato poche parole con quella povera ragazza. Mi è sembrata solare e piena di vita».

Il giardiniere stava per replicare, quando Sofia intervenne, perché era pentita di avere fatto la civettuola col ragazzo. Voleva rimediare alla figura non proprio brillante di poco prima.

«Ho ascoltato le chiacchiere di alcuni ospiti a bordo piscina. Dicevano che Antonio, il fidanzato di Francesca, ha tentato il suicidio per la sua morte. Sta lottando tra la vita e la morte all’ospedale di Sulmona. Una vera tragedia».

«Non credo che Antonio si sia sparato» esclamò con veemenza il giovane che aveva riacquistato la voce. «E poi erano in rottura. Me l’ha detto la sera prima di morire».

Il giardiniere si sarebbe morso la lingua per essersi lasciato sfuggire quella frase compromettente ma ormai non poteva più smentire.

Walter spalancò gli occhi fingendo sorpresa, mentre stringeva la mano a Sofia. Quell’uscita era stata provvidenziale per sbloccare la situazione.

«Dice sul serio? Quindi secondo lei è stato qualcuno a sparargli?»

Ormai era in ballo e non poteva più tirarsi indietro.

«Francesca la sera prima della sua morte era in giardino in lacrime e mi ha confidato che meditava di licenziarsi e tornare a Mantova. Aveva litigato con Antonio nel pomeriggio. Il motivo non me l’ha detto. Poi conoscendolo ritengo improbabile un suo tentativo di suicidio. Per quanto riguarda Francesca potrebbe essersi gettata dalle scale ma, se l’ha fatto, avrà avuto motivi gravi. Di certo non per Antonio».

Il giardiniere dopo questo monologo sembrava che si fosse sgravato da un pensiero e appariva meno serio rispetto a qualche minuto prima. Quella coppia gli ispirava fiducia e non era pentito di avere esternato i suoi dubbi.

Walter allungò la mano per stringerla al giovane ma poi la riportò al suo fianco.

«Dunque lei dubita sulle cause della morte di Francesca e sul ferimento di Antonio?»

«Sì».

«Un’ultima domanda. Poi la lascio al suo lavoro» fece Walter estraendo il telefono. «Conosce questa persona?»

Gli mostrò il volto dell’uomo misterioso.

«Stavo andando in camera quando l’ho visto entrare in una stanza e uscire poco dopo. Non mi pare che sia un ospite o del personale di servizio. Non mi piace che estranei possano muoversi liberamente per l’hotel».

Il giovane strinse gli occhi per mettere a fuoco quel viso. “Ha ragione” pensò. “Mai visto prima”.

«No. Un viso sconosciuto» ammise il giardiniere, mentre Puzzone arrivava con qualcosa tra i denti. «Forse sarebbe meglio avvertire la signora Maria di questo».

Walter fece una smorfia di disappunto, perché sperava di dare un’identità a quel volto.

Avvertì la presenza di Puzzone e si girò per chiamarlo, quando vide che teneva fra i denti un telefono.

«Ma quello sembra lo smartphone di Antonio» esclamò sorpreso il giovane.

«Sicuro?»

«Sicuro al cento per cento, no. Ma Antonio ne aveva uno uguale».

Walter lo prese con delicatezza e lo mise nella tasca dei jeans.

«Grazie…» disse Walter aspettando che dicesse il suo nome.

«Giuseppe» aggiunse il giardiniere.

«Grazie, Giuseppe» continuò Walter stringendogli la mano.

Walter e Sofia seguirono Puzzone che li stava conducendo dove aveva trovato il telefono.

Sofia sperava che Walter non parlasse del suo comportamento con Giuseppe. “A trent’anni e dopo dieci di felice convivenza fare la stupida con un estraneo è davvero imperdonabile” pensò, stringendosi al compagno. “Stasera mi dovrò far perdonare”.

Walter aveva sbollito la stizza per il comportamento di Sofia, perché la sua uscita che aveva sbloccato il dialogo era stata provvidenziale. Però doveva ammettere che l’aveva trascurata troppo in questi giorni.

Puzzone si fermò presso un cespuglio poco distante da una porta laterale dell’hotel.

Disegna la tua storia – un’immagine di Waldprok – Tobia

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L’immagine di Waldprok è stupenda e ritrae un bel cucciolone. Subito corre l’analogia con Tobia, il cane di Sofia.

Buona lettura.

Tobia è il meticcio di Sofia, che l’ha salvato da morte certa un anno prima, quando l’ha raccolto vicino alla discarica. Sembra ancora un cucciolone perché è affettuoso e gli piace giocare. Tuttavia sa mostrare i denti se qualcuno osa toccare la padrona. Quando lo fa è meglio stargli lontano. Ha scoraggiato un’orsa una volta nel bosco senza timori reverenziali per proteggere Sofia da quella minaccia.

Non ha il pelo lungo ma nemmeno corto. Una via di mezzo. Morbido al tatto lascia un’impressione serica a chi lo accarezza. Color nocciola come i suoi occhi leggermente più scuri appare come un tenero tappetto quando è sdraiato ai piedi di Sofia.

Se fosse per lui si sistemerebbe sul letto per far percepire il suo affetto ma Sofia è inflessibile su questo punto.

«Mai sul letto» lo ammonisce, quando con gli occhioni la supplica di accontentarlo. Alla fine si rassegna. Sdraiato tra il muro e letto le fa compagnia durante la notte.

Dal colore uniforme del pelo potrebbe sembrare un cane dal pedigree importante ma le zampe e il muso tradiscono i vari incroci. Le zampe sono forti e robuste, anche se l’arto è tozzo e corto. Potrebbe far pensare a un antenato che ricorda il bovaro del Bernese per via di quegli arti vigorosi, ma il pelo è totalmente diverso. Il muso è un mix tra il cane di San Bernardo e il pastore tedesco con la dentatura di tutto rispetto. Forse ha anche qualche antenato lupo tra i suoi avi per il senso di libertà che possiede. Odia il guinzaglio che gli impedisce di correre come vuole. Non sopporta la museruola che gli nega la possibilità di mostrarsi minaccioso. Si sente libero solo nel bosco dentro la sua natura. Però Sofia per lunghi giorni non c’è e lui resta silenzioso e incupito in un angolo della sua stanza. Si muove solo per mangiare e uscire per soddisfare i suoi bisogni. Poi per due giorni ma non sempre Sofia torna è festa grande. Se c’è bel tempo il bosco li aspetta, altrimenti si deve accontentare di un po’ di movimento vicino a casa.

Per Sofia è solo Tobia, il suo meticcio.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – dodicesima puntata

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un caso per tre – un giallo a quattro mani – dodicesima puntata

è pronta la dodicesima puntata del giallo Un caso per tre, scritto a 4 mani.
Nuovi dubbi? O nuove certezza?

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Più domande che risposte per Walter e Debora.

Il mio contributo al racconto giallo scritto con Gian Paolo (Newwhitebear)

Se avete perso le puntate precedenti le trovate qui relativi 1 ,2 ,3 ,4 ,5 ,6 ,7 ,8 , 9, 10, 11

Debora e Andrea rimasero ancora un po’ a Roccaraso, passeggiando e guardando i negozi di prodotti tipici; al momento del ritorno recuperarono Elisa alla pista di pattinaggio e ripresero la strada per Roccapietrosa.
In hotel trovarono che il pasto era pronto per essere servito, così si recarono direttamente in sala. Più tardi, Debora approfittò del momento in cui ci si sposta verso il bar o ai divani per il relax, per avvicinarsi a Walter, il quale le mostrò subito la foto della felpa di Albertino rinvenuta nella stanza 216 e il filmato che mostrava l’uomo che vi si era…

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Scrivere creativo – miniesercizio 77

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Scrivere creativo propone una nuova sfida in meno di 200 parole con un minimo di 10 scrivere una storia che

– Una banca

– Una donna logorroica

– Un mouse che non funziona

– La foto seguente

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O.T. per i maniaci dell’esattezza per me questo è il numero 77, per scrivere creativo il numero 74. Quindi leggete e se volete potete commentare oppure andare sul blog per proporre la vostra storia.

Buona lettura

Viviana camminava in silenzio sotto il porticato, immersa nei suoi pensieri, quando fu affiancata da Clelia, una vecchia amica.

«Hai sentito di Ely?»

Viviana la guardò di sbieco. “Che me ne importa di Ely” pensò senza rispondere.

L’amica cominciò a raccontare che Ely aveva piantato il compagno o forse era vero il viceversa ma non lo sapeva.

«Ora è disperata. Vorrebbe tornare indietro» disse seguito da un nuovo effluvio di parole.

Viviana continuava a camminare svelta senza ascoltare quel fiume di lettere che entrava da un orecchio per transitare veloci nell’altro prima di perdersi sotto il porticato.

Arrivata i fondo si accorse di aver superato l’ingresso della banca. Doveva sbrigarsi se voleva pagare quel F24 che scadeva nella giornata odierna.

«Ciao» disse secca Viviana, girando i tacchi.

Infilata la porta della banca, superata bussola dopo il rituale ‘è pregato di depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera’, finalmente era di fronte alla cassiera, una belloccia un po’ svampita.

Allungò il modello e dettò il numero di conto.

«Mi dispiace deve tornare» disse la ragazza con lo sguardo acquoso e la mano sul cartello ‘chiuso’.

«Perché?»

«Il mouse non funziona» e chiuse la cassa.

comunicato di servizio

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Con l’avvento del GPDR – il nuovo regolamento europeo sulla privacy – si stanno verificando casi di malfunzionamento nel commentare i blog e me ne scuso. Vorrei farlo ma non riesco.

Qualcuno è stato risolto, altri restano pendenti. Mi riferisco i seguenti blog

Nadia Banaudi, Elena Ferro, Primula e Farovale ma potrebbero essercene altri.

Tutti questi blog hanno in comune una gestione particolare dei commenti. Non viene richiesta l’autenticazione tramite Gravatar ma secondo un protocollo diverso, che ignoro. Prima del 25 maggio, momento topico, io commentavo, compariva il mio avatar e compariva la scritta ‘sto inviando il tuo commento’ che dopo qualche secondo spariva e compariva il commento – moderato oppure no – in coda o in cima.

A partire da quella data, non si apre nemmeno la finestra dei commenti per il blog di Nadia e di Elena, mentre per Primula e R0 con una piccola modifica sul browser si apre la finestra di dialogo ma mi segnala un errore sullo script.

Prima di proseguire ricordo che uso Linux – Ubuntu – con Firefox. Aprendo invece l’altro PC, diciamo di emergenza, in ambiente Win10 col medesimo browser ce la faccio a commentare.

A questo punto ho cominciato a investigare sul perché e ho visto che lo scripts, l’oggetto che gestisce il commento, è diverso nei due sistemi operativi. E’ come se wordpress, quello a pagamento, inviasse due scripts differenti a seconda del sistema. Ulteriore dettaglio Nadia e Elena hanno il suffisso it e Primula e R0 com

Nel primo caso – .it – lo scripts è sballato completamente, nel secondo, .com , lo scripts non sa dove tornare. Ovviamente sono stati usati due script diversi per i due domini differenti. Mistero della fede, pardon di WordPress, perché usi cose diverse per fare la medesima cosa solo perché uno è .it e l’altro .com – ma vale anche per il .net che si comporta come il .com

Chi avesse avuto la pazienza di leggermi, probabilmente avrà già il mal di testa e avrà smesso di leggere. Li capisco perfettamente perché sono cose tecniche che vanno lasciate ai professionisti e non all’utente finale.

A questo punto mi arrendo, per due motivi. Il primo non posso correggere lo scripts ma lo può fare solo WordPress. Il secondo non posso segnalare a WordPress il problema.

Posso provare ad analizzare il problema relativo .com tramite il wp sul mio sito ma non garantisco di arrivare a soluzione per mancanza di tempo e poi non so se mi daranno ascolto, visto che non pago un centesimo per l’uso.

L’unico suggerimento che posso dare è quello di transitare tramite gravatar, che non dà problemi. Come? Modificando la gestione dei form dei commenti almeno credo, come fa la stragrande maggioranza di quelli a pagamento.

Nel mentre queste quattro blogger mi dovranno scusare se leggo ma non commento. Non posso. proverò a lasciare solo un like se me lo consente.

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – undicesima puntata

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Mi scuso coi quattro lettori che seguono la vicenda di Debora, Walter e Puzzone che Elena (nonsolocampagna) e io vi mettiamo a disposizione. pensavo di averla programmata per stamattina ma in realtà l’ho solo pensato.

Dunque rimedio e la pubblico ora. Per chi avesse perso qualche puntata qui trovate i link relativi 1 ,2 ,3 ,4 ,5 ,6 ,7 ,8 , 9, 10

«Dai Puzzone muoviti» sollecitò Walter ben sapendo che non si sarebbe mosso.

Si guardò intorno ma il corridoio era sgombro. Nessuno nei paraggi. Tirò un sospiro di sollievo che accantonò subito. La situazione non era sotto controllo se fosse comparso qualcuno. Pensò di agire sulla maniglia nella speranza che la porta non fosse chiusa a chiave ma si fermò, perché poteva esserci qualcuno dentro.

«Puzzone non essere ostinato» gli sussurrò in un orecchio per convincerlo a recedere dal proposito di entrare.

Era chinato, quando avvertì il passo felpato di qualcuno che si avvicinava. “Merda” si disse, sollevandosi e finse di cercare in tasca qualcosa.

Puzzone era sempre immobile col viso rivolto verso la porta, mentre Walter cercava di riacquistare un certo aplomb per mascherare la sensazione di ansia che l’aveva colto.

«Buongiorno».

Walter si girò con lentezza verso quella voce dalla chiara inflessione campana. Davanti ai suoi occhi che tradivano la preoccupazione di giustificare la sua presenza di fronte alla stanza 216 stava una ragazza rotondetta e bassa di statura. Portava un vestito nero sbracciato e un grembiule bianco. Era la cameriera ai piani che per fortuna non aveva mai incrociato. Si rilassò mentre febbrilmente cercava d’inventarsi una scusa.

«Buongiorno» rispose Walter con voce educata.

«Posso esserle utile?»

«Pensavo di avere la chiave ma» fece Walter lasciando cadere il discorso. Un bel sorriso comparve sul suo viso.

«Posso aprirle la porta, se desidera» disse la giovane, estraendo dalla tasca un mazzo di chiavi. «Che bel cane. Come si chiama?»

Walter fece una mezza risata.

«Ha un nome curioso ma la prego non rida» affermò Walter, osservando meglio la ragazza. Voleva imprimersi nella mente quel viso rotondo incorniciato da capelli corvini. «Puzzone».

La cameriera accennò a una risata subito repressa, mentre armeggiava per aprire la stanza.

Puzzone s’infilò senza aspettare altro nella piccola fessura della porta, lasciando all’esterno Walter che riaccostò il battente senza chiuderlo. Aveva notato che la stanza era vuota senza la presenza di ospiti. Non voleva insospettire la ragazza.

«Grazie» fece con voce galante. «Come si chiama, perché ne voglio parlare bene alla proprietaria».

«Cecilia. Ceci per gli amici» rispose arrossendo.

«Grazie Ceci. Le sono debitore di un aperitivo» disse, allungandole una banconota da venti euro.

La ragazza gli fece un bel sorriso, prima di allontanarsi ancheggiando vistosamente.

Walter si introdusse nella stanza, che appariva vuota e sistemata in attesa di un nuovo cliente.

Puzzone nel frattempo era fermo davanti all’armadio. “Ha annusato la pista” rifletté Walter, aprendo l’anta. Dentro le solite coperte e i cuscini di ricambio. Puzzone mise il naso tra le coperte sollevando un lembo.

Walter emise un ‘oh!’ di sorpresa alla vista dell’oggetto. “Di sicuro appartiene ad Albertino” pensò mentre col telefono lo fotografava. Era una felpa grigia con la scritta ‘Berkley’. Il maresciallo aveva spiegato prima d’iniziare le ricerche cosa indossava il bambino nella mattina della scomparsa. Tra gli indumenti citati c’era la descrizione di una felpa come questa. “Non vuole dire nulla ma che stranezza trovarne una simile qui ben lontano dal panificio” rifletté Walter mentre richiudeva l’anta.

Puzzone soddisfatto si lasciò condurre fuori senza opporre resistenza. Stavano girando l’angolo del corridoio quando udì dei passi che salivano le scale. Ritornò indietro dirigendosi verso l’ascensore, quando vide un uomo aprire la stanza 216. Rimasto davanti alla porta chiusa dell’ascensore come se fosse in attesa aspettò l’uscita del personaggio misterioso, tenendo in mano il telefono pronto a scattare un video, quando sarebbe riapparso.

Puzzone dava segni di nervosismo e sarebbe balzato addosso all’uomo se Walter non avesse tenuta salda la pettorina.

La persona con notevole noncuranza scese le scale, dileguandosi.

Di certo la felpa non c’è più nell’armadio” si disse avviandosi verso la sala da pranzo. Rivide il video appena girato. “Tutto sommato è ben riuscito. Il viso dell’uomo è riconoscibile” pensò soddisfatto. Adesso doveva trovare il modo di utilizzarlo.

un caso per tre – un giallo a quattro mani – decima puntata

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un caso per tre – un giallo a quattro mani – decima puntata

nuova puntata del giallo a quattro mani.Nuovi interrogativi. e buona lettura

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Debora vuole scoprire qualcosa di più su Antonio, il fidanzato di Francesca, la ragazza morta in circostanze misteriose e trova un escamotage per poter svolgere qualche indagine in piú, ma l’imprevisto è dietro l’angolo.

Questo è il mio contributo per la Decima puntata del giallo scritto con Gian Paolo Marcolongo (Newwhitebear).

Se avete perso le puntate precedenti le trovate qui: 1,2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9

«Allora, Debbi. Cosa pensi di fare? Facciamo ‘Vacanze con delitto’ o pensiamo a qualcos’altro, tipo un’uscita, una passeggiata?» Andrea era piuttosto seccato; da quando erano arrivati avevano fatto soltanto una capatina al bosco vicino, dopodiché si era lasciata coinvolgere in quello che alla fine le piaceva di più, farsi i fatti degli altri.
«Mi dispiace, caro! Non volevo trascurati … magari possiamo andare a Roccaraso a prenderci qualcosa da bere in…

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