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Ribloggo volentieri

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Non è farina del mio sacco ma di Tipperary questo spassoso post che potete leggere qui.

Merita veramente la lettura. Un semplice assaggio delle prime righe. Corto e divertente.

Odisseo

Musa, quell’uom di multiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poiché ebbe a terra
Gittate d’Ilion le sacre torri…

Se la Musa sapesse come sono andate veramente le cose in quel giorno! Io mi trovavo colà fuori le mura per un delizioso pic-nic di primavera  in compagnia di Achille quando un curioso personaggio in divisa si dirige verso di noi. Quando è a due passi si presenta come Ettore, un sedicente vigile urbano di Ilio e in veste ufficiale ci dice che abbiamo parcheggiato il cavallo in divieto di sosta.

Io, per mia natura, inizio a pensare alla soluzione perché in effetti un cavallo in doppia fila è un tantino ingombrante e cerco le chiavi delle briglie per spostarlo; Achille, più sanguigno, invece si inalbera e contesta al vigile di poter lasciare il cavallo dove vuole e che lui fuori della città non ha alcuna autorità.

…..

per leggerlo tutto seguite il link

 

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Ci sono

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Ci sono, anche se ultimamente sono un po’ latitante. Vi leggo ma non produco nulla di mio. Tornerò presto. Con cosa? Non lo so ma qualcosa inventerò.

Disegna la tua storia – un’immagine di waldprok – La campagna

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Riprendo una vecchia fotografia di Waldprok. Una campagna gialla e seccata dal sole. Una splendida immagine ed ecco che Venusia e i suoi abitanti riprendono fiato.

Fotografia di Waldprok

Buona lettura.

Venusia è immersa in una pianura piatta come una tavola a parte quella piccola protuberanza che i venusiani si ostinano a chiamare montagna.

Tutto interno si estende la campagna coltivata a grano e vigneto, costellata qua e là da piccoli specchi d’acqua.

Venusia si trova sulla rotta di migrazione delle anatre e quelle pozzanghere nemmeno troppo profonde sono il punto di sosta ideale per gli uccelli migratori. Pino conosce il periodo del passo e si apposta nello stagno grande per vedere le anatre posarsi sull’acqua dopo il lungo viaggio. Restano lì per diversi giorni prima di spiccare il volo per raggiungere la destinazione finale. In primavera lo stormo proveniente da sud si dirige verso nord, un punto imprecisato dell’orizzonte. In autunno vanno verso sud, verso il mare che scavalcheranno per svernare in una zona della terra calda. Questo glielo ha raccontato Riccardo, un giovane che sogna di fare l’etologo, di essere il Konrad Lorenz di Venusia.

Pino ascolta in silenzio le storie degli animali e del loro comportamento che Riccardo gli racconta con dovizia di particolari.

«Le anatre che vedi nello stagno arrivano da meridione dove d’inverno la temperatura è mite oppure da settentrione dove d’estate non fa troppo caldo. Riescono a volare per molti chilometri nella classica formazione a V» spiega il futuro etologo, mentre Pino ascolta a bocca aperta le sue parole. «Venusia è metà strada tra la partenza e l’arrivo. Il posto ideale per riposarsi. Nessun cacciatore a disturbarle».

Riccardo spiega che la campagna e lo stagno forniscono cibo in abbondanza per questi uccelli migratori che sembra che abbiano informato col passaparola le loro compagne che il posto è ospitale e il pasto è ottimo.

Pino ride quando ascolta questa affermazione.

«Ma le anatre non parlano» afferma il bambino con le lacrime agli occhi per il ridere. Lui, da quando frequenta lo stagno, non le ha mai sentite parlare ma solo emettere dei suoni ‘Quac, Quac,…’ piuttosto monotoni.

«Le anatre parlano un linguaggio che gli umani non comprendono» afferma Riccardo, perché è convinto che quel ‘quac, quac’ variato nella cadenza sia il loro dialetto.

«Ma sanno solo dire ‘quac, quac’!» ribatte Pino per nulla convinto che quello sia il linguaggio delle anatre per comunicare tra loro.

Riccardo gli accarezza il capo sapendo che sarà dura fargli capire che ogni specie animale comunica tra loro mediante dei suoni che a noi umani sembrano tutti uguali.

Gli attrezzi per lo scrittore

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Oggi parlo di altro. Niente racconti, né puntate di qualcosa a spizzichi e bocconi.
Una breve vacanza in attesa di pensare a cosa farò da grande. Per il momento niente a parte la scrittura degli ultimi capitoli della nuova storia di Puzzone. Però non divaghiamo troppo.
Oggi mi propongo di parlare degli strumenti di chi scrive. Scrivere ‘scrittore’ mi fa prudere le mani e venire l’orticaria.
Dunque parliamo cosa serve allo scribacchino, l’imbratta carte o più aderente al periodo l’imbratta schermo.
Immagino che più della metà di chi osa leggere i miei pezzi, abbandona la partita perché pensa che parlo di libri, carta o elettronici, che aspettano solo di essere comprati.
Errore, cari lettori. Se volete leggere consultare testi sperando di elevarvi dalla cintola in su come qualcuno nella Divina Commedia – non chiedetemi chi è o sono, non lo ricordo – nel mare magnum della scrittura, sbagli di grosso. Se siete mediocri, leggendo pile di libri sulla scrittura creativa o sugli incipit o come si scrive in italiano oppure come non si scrive, mediocri rimanete. Io nel mio piccolo sono un mediocre e tale resterò, anche se ho letto qualche testo di autori famosi che monetizzano la loro notorietà spiegando i trucchi del mestiere.
Dunque lasciamo questo argomento ma parliamo degli attrezzi di lavoro ovvero dei programmi che ci permettono di mettere nero sul bianco dello schermo.
‘Uffa’ dirà qualcuno e non a torto, ‘abbiamo il nostro programma di video scrittura preferito e ci basta quello’.
È vero MSWord, Libreoffice e il suo parente povero, Openoffice, possono bastare. In effetti è così. Io infatti uso Libreoffice da tempo e ne sono soddisfatto. Mi sono creato due template – diciamo due modelli – uno per ottenere documenti nel formato 5,5×8,5 e l’altro 6×9. Misure naturalmente in pollici, che corrispondono ai due formati più comune dei libri.
Qualche curioso ci sarà e mi chiederà di spiegare i motivi di questa scelta. Ovviamente sono felice di soddisfare la loro curiosità. Non ci sono? Peccato ma lo spiego lo stesso. Il motivo è semplice: avere al termine della scrittura di una storia un testo ben formattato e quasi pronto per essere pubblicato o trasformato in un epub o un mobi. Pure pronto per diventare un testo cartaceo, perché è specchiato, la pagina di destra è diversa da quella di sinistra, non ci sono pagine bianche, i margini sono quelli richiesti dal cartaceo.
Adesso che mi sono beato dandomi una pacca sulla spalla per come some bravo e anche gli ultimi irriducibili lettori mi hanno abbandonato parlerò di quegli strumenti nati solo per chi scrive. Non descriverò come funzionano, perché ci sono dei blog che l’hanno fatto. Di certo non riuscirei a essere alla loro altezza: Marco Freccero e il suo blog, Barbara Businaro e il suo Webnauta.
‘Allora cianciaballe, di cosa vuoi parlare?’
Calma. Voglio solo fare un piccola rassegna dei programmi, che rappresentano un valido aiuto a chi scrive. Come? Permettendo di abbandonare fogli e appunti sparsi ovunque, la cui consultazione è fonte di stress, perché non troviamo mai quello che cerchiamo.
Questa panoramica oltre a un rapido riassunto delle sue caratteristiche fa il punto su quali piattaforme lavorano.
Ywriter e Bibisco hanno in comune molti tratti. L’elenco dei personaggi, le schede relative alle scene, la scrittura dei capitolo ed altro ancora. Diciamo tra i due Ywriter è più completo. Al momento ci sono due versioni 5 e 6. Nato come supporto per il contest NaNoWriMo si è andato sviluppando e arricchendo di funzionalità che ne fanno un prodotto completo e affidabile. Barbara Businaro ne ha scritto una bella guida che potete trovare qui.
L’ambiente nativo è Windows ma funziona sia su IOS, sia su Linux. Nella versione 6 può sincronizzarsi con lo smartphone e tenere aggiornato il testo. Quindi esiste una versione Android, che onestamente non ho provato. Su Windows so che funziona benissimo. Su Linux c’è da fare qualche distinguo. La versione 5 va abbastanza bene, anche se ha qualche mancamento. Tanto per esemplificare: l’uso del mouse e delle combinazioni dei tasti non sempre vengono recepiti. Il problema non è il programma ma l’ambiente di lavoro. Per la versione 6 ci sono più problemi. Diciamo che la versione mono non recepisce correttamente l’esecuzione del programma.
Bibisco, più spartano, non soffre problemi di piattaforma, perché essendo scritto in un linguaggio universale, Java, funziona bene su tutte le piattaforme.
Entrambi prodotti sono scaricabili in forma gratuita, Se volete potete donare qualcosa.
Specifico per l’ambiente IOS è Scrivener, programma a pagamento, che dicono molto valido. Se siete abituati a collegare con disegni utile è Scapple, di cui esiste una versione Windows.
Infine due programmi di video scrittura molto particolari. LaTeX e LyX che sono adatti per testi scientifici, umanistici e altri che necessitano di avere una bibliografia.
LaTeX è un formidabile strumento per comporre tipograficamente documenti complessi. Fornisce funzioni di desktop publishing programmabili e mezzi per l’automazione della maggior parte della composizione tipografica, inclusa la numerazione, i riferimenti incrociati, tabelle e figure, organizzazione delle pagine, bibliografie e molto altro.
Oltre a documenti stampabili può inoltre produrre presentazioni della stessa resa grafica grazie alla classe Beamer.
Prodotto open source è scaricabile liberamente in ambiente Windows e Linux.
LyX utilizza LaTeX per produrre i documenti, perché viene descritto dagli sviluppatori non come un word processor ma come un document processor in quanto permette di concentrarsi sulla struttura del testo invece che sul suo layout. La fase di stampa viene gestita producendo codice LaTeX, con il quale è possibile una stampa di qualità elevata. Inoltre con un altro programma, BibTeX, è in grado di gestire la bibliografia.
Anche questo è opensource e funziona nei due ambienti Windows e Linux.
Entrambi i prodotti sono di nicchia, perché possono servire qualora si debbano produrre testi articolati che i normali MSWord e Libreoffice non riescono a generare.

Terza settimana di nanowrimo

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NaNoWriMoNAtional NOvel WRItring MOnth

Anche quest’anno partecipo a nanowrimo, un evento per chi ama scrivere. Le regole sono semplici: scrivere almeno 1.667 parole al giorno per ogni giorno del mese di novembre allo scopo di raggiungere le 50.000 parole in un mese. Un traguardo ambizioso ma raggiungibile.

Quindi ogni anno nel mese di novembre c’è questa speciale non gara che mette in palio una coccarda virtuale con su scritto “Winner”.

Insieme a me ci sono un numero imprecisato di persone tutte impegnate a scrivere la loro dose di parole quotidiane sparse ai quattro cantoni del mondo.

Quest’anno la novella, si fa per dire, è un inedito, perché le parti scritte non sono ancora pubblicate sul mio blog.

Il tema? Un altro giallo che vede Puzzone protagonista. Lo pubblicherò? Forse, non ho ancora deciso.

Adesso mi devo concentrare sull’ultima settimana, quella del rush finale. Una volata per scrivere ancora 8.431 parole e farle certificare dal sito. In sostanza dovrei scrivere 1205 parole per terminare il 30 novembre con 50.000 parole esatte.

L’anno scorso il traguardo è stato raggiunto con una serie di racconti con un giorno di anticipo.

Quest’anno? Non lo so.

Disegna la tua storia – un’immagine di Etiliyle – artisti di strada

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Questa bella immagine di Etiliyle mi ha suggerito questo mini racconto

Buona lettura

Il borgomastro di Venusia ha un’idea: colorare i lastroni della piazza con la fontana senz’acqua. Però c’è un intoppo: nessuno dei suoi concittadini sa tenere un pennello in mano. Quindi decide di convocare il consiglio dei saggi che governa Venusia per studiare come fare. Il più giovane dei savi ha ottanta cinque anni, il più vecchio non ricorda nemmeno l’anno di nascita. Insomma una allegra squadra di giovanotti di una volta.

«Voi siete i saggi di Venusia» attacca da lontano Roberto B., il borgomastro. «Quindi mi potete illuminare con la vostra saggezza».

Un mormorio si leva da quel uditorio di persone che non hanno ben compreso cosa vuole da loro il borgomastro. Quasi tutti sono sordi e quelli più giovani, si fa per dire, portano l’apparecchio acustico.

È tutto un “cosa?”, “come?”, “perché?”, finché Martino non si alza per chiedere cosa vuole da loro.

«Non abbiamo ben capito perché ci abbia convocati» spiega Martino, stringendo gli occhi da miope.

«Come ho detto» ripete con pazienza Roberto B., sospirando perché forse doveva convocare i pochi giovani venusiani meno tonti e senza problemi della prostata. «Vorrei abbellire la piazza della fontana…».

«La fontana senz’acqua?» chiede Piero, il giovincello della squadra, come se a Venusia ci siano piazze a iosa e fontane che buttano acqua o vino.

In effetti se lo facessero ci sarebbe la coda a bere.

«Bravo Piero! Proprio quella» lo canzona il borgomastro con il tono sarcastico della voce. «Vorrei abbellirla con dei disegni».

«E dovremo farli noi?» suggerisce Armando dalla testa liscia come un uovo, mentre trema al solo pensiero di dover colorare il quaderno del nipotino.

Roberto B. sbuffa perché se si prosegue così non si arriva da nessuna parte.

«No, non voi» si affanna a spiegare il borgomastro a cui è venuta la pelle d’oca all’idea che lo facciano loro.

“Se lo volessi affidare a voi starei fresco, visto che non sapete tenere in mano nemmeno una matita” riflette Roberto B. visibilmente adirato. Inspira aria per mascherare l’irritazione prima di proseguire.

«Vorrei trovare uno o più artisti che sappiamo come tenere in mano un pennello» conclude il borgomastro che sta sudando copiosamente anche se la temperatura non è calda. Rivoli si sudore scendono dalle tempie e sotto le ascelle si formano dei grossi aloni nella camicia.

«Ma signor borgomastro basta dirlo chiaro che volete qualche madonaro a decorare i lastroni di porfido della piazza» esclama Oreste che si è appena svegliato del pisolino.

«Bravo Oreste!» afferma Roberto B. che si morde la lingua per non averci pensato lui. «Facciamo un bel concorso e così senza spendere un venusino ci ritroviamo decorata la piazza».

«Ma il concorso chi lo fa?» chiede Amilcare che ha sentito qualche parola smozzicata. «Il concorso per diventare borgomastro?»

Roberto B. diventa rosso come un peperone e pare un vulcano pronto a eruttare parolacce ma si trattiene. L’idea del concorso d’idee gli piace e non ha certo bisogno di questi vecchi bavosi per metterlo in piedi.

«Ragazzi mi siete stati di grande aiuto per risolvere questo problema. Potete tornare alle vostre occupazioni» li congeda il borgomastro ansioso di liberarsi di questa compagnia.

Qualche settimana dopo una bella squadra di artisti di strada sono al lavoro sui lastroni di porfido della piazza per trasformarli in opere d’arte.

 

Scrivere creativo – miniesercizio 80 – Una giornata a Tokyo

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Nuova sfida sulle 200 parole e tre lemmi slegati tra loro proposta da Scrivere creativo. Ecco l’esercizio proposto.

Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.

L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.

Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.

Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una parola che nessuno può dire

– Un venditore zoppo

– Una città dell’estremo oriente

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Sofia camminava per le vie di Tokyo osservando i passanti che la sfioravano. Qualcuno con un inchino sembrava volersi scusare di averla lambita. Era un mondo diverso da quello in cui era vissuta.

Aveva vinto un favoloso viaggio di una settimana a Tokyo collezionando le figurine Liebig, che aveva deciso di premiare i clienti affezionati ai suoi prodotti.

Sofia adesso si trovava lì in mezzo a gente sconosciuta, che parlavano un linguaggio strano composto da segni ancor più misteriosi. Era tutto un inchino. “Prego, prima lei”. “No, prima lei”. E così rimassero sulla soglia del negozio per ore a scambiarsi cortesie, finché esausti non decisero di andarsene senza essere entrati nella bottega.

Sofia era senza parole nel vedere questo siparietto che non riusciva a capire. “Stare impalati per ore per stabilire chi deve entrare per primo” pensò Sofia, mentre guardava la vetrina di un verduraio. “Mi sembra uno spreco senza senso”.

Alzò gli occhi e lesse l’insegna “Frutta e verdura di Haruki Yamamoto”, mentre dentro vide un omino grinzoso che zoppicava. Dal labiale evinse che stava pronunciando un’imprecazione scurrile.

Non seppe il perché ma scoppiò a ridere. “Anche in Giappone si usano pronunciare le parolacce” si disse, mentre si allontanava.

Scrivere creativo – miniesercizio 79 – Pieter

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Riprendo un vecchio esercizio di scrivere creativo di qualche settimana fa. Di seguito il testo proposto.

Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.

L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.

Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.

Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una chiave

– Un vecchio arrampicato su un albero

– Una specifica via di Berlino

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Pieter camminava lungo Unter den Linden verso la porta di Brandeburgo quando si chinò a raccogliere una chiave. Rimase sorpreso perché era come quelle che si usano per aprire le vecchie porte, arrugginita e scomoda da mettere in tasca.

Girò lo sguardo intorno a sé per vedere se qualcuno la reclamava. Rimase basito, perché ebbe l’impressione di essere invisibile. Avvertiva lo sfioramento dei corpi ma loro non provavano la medesima impressione.

“Che sia fatata?” si chiese, stringendola e fu catapultato in un altro mondo.

Si trovava in una foresta dove il sole faticava a penetrare. Odore di muschio, di umidità stantia. Si guardò intorno: “Dove sono finito?” ma non capì nulla salvo che aveva dismesso il gessato e il cappotto foderato di agnello. Le eleganti scarpe erano sparite e i piedi erano nudi incrostati di fango.

Sbigottito con la chiave in mano mosse un passo sul tappetto verde di soffice erba. In preda al panico si diresse verso l’albero dalla chioma ampia come il suo giardino.

Alzò gli occhi, sgranandoli perché seduto sul ramo stava il vecchio Adolf che lo salutò con la mano.

Diede una capocciata contro il tronco mentre guardava in alto svegliandosi in un lago di sudore.