“Domani nella battaglia pensa a me”

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Il post che pubblico era stato pensato per un contest che scade domani. L’unico vincolo posto era che il racconto di 3500 battute doveva finire con la frase “Domani nella battaglia pensa a me”.

Oggi ho deciso di non partecipare per un dettaglio del regolamento che riporto integralmente.

DIRITTI D’AUTORE: gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione in ogni tipo di formato al promotore del concorso senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli autori. Eventuale materiale inviato non sarà restituito e resterà a disposizione degli organizzatori per l’utilizzo a fini promozionali.L’ammissione al concorso implica infatti l’accettazione dell’utilizzo, della pubblicazione e della diffusione della propria opera sia in luoghi pubblici che privati con ogni mezzo attualmente conosciuto (a mero titolo esemplificativo: tv, radio, internet, telecomunicazioni, sistemi analogici e/o digitali, on line e off line) o che verrà inventato in futuro, in tutto il mondo, sia unitamente al contest contest “PODCASTORY –Domani nella battaglia pensa a me” (anche al fine di attività di comunicazione e promozione dell’evento delle edizioni successive) sia collegata a future attività degli organizzatori a favore della propria utenza. Tutto ciò senza ricevere e/o pretendere alcun corrispettivo a proprio favore, essendo ogni pretesa dell’utente soddisfatta dall’opportunità di partecipare.

In pratica conservo i diritti ma non li posso sfruttare.

Quindi ho pensato bene di pubblicarlo qui.

Buona lettura.

tratta da wiki commons – licenza Creative Commons 4.0 – riproduzione in scala della piana di Waterloo. autore Chris Mckenna

A Venusia le feste non sono mai gradite, diciamo sopportate. Quindi il Carnevale passa quasi inosservato ma neppure Natale o Capodanno sfuggono alla regola.

A Venusia ognuno fa gli affari suoi senza mischiare il diavolo e l’acquasanta. I venusiani sono personaggi strani ma Roberto lo è doppiamente.

Quando qualcuno si chiede il motivo, dovete sapere che Roberto è arrivato per sbaglio a Venusia. Aveva solo cinque anni e da allora è sempre rimasto a Venusia. Solo per sbaglio? Calma e gesso se avete la pazienza di leggere le spiegazioni, altrimenti fate come volete.

Venusia è un piccolo puntino anonimo nella vasta pianura di Ludilandia. I suoi abitanti vivono nel loro minuscolo mondo e oltre alle feste non amano i bambini ma nemmeno gli animali. Ne nascono pochi, perché non sopportano i loro pianti da neonati, dover cambiare i pannolini e tante altre amenità del genere.

«Inquinano» affermano in coro i venusiani per giustificare il loro ostracismo. «E poi costano una fortuna mantenerli».

Così quei pochi che nascono, più per un errore materiale che per l’amore tra una coppia, una volta adulti scappano a Ludi, la capitale della regione. Non tutti per amor di verità ma gran parte. Alcuni restano, qualcuno arriva al seguito dei genitori.

Sembrerà strano ma se i giovani scappano, gli adulti arrivano. I rari viaggiatori che tornano da Venusia, una volta a Ludi ne decantano i pregi.

«È un posto da favola» spiegano convinti. «Si vive tranquilli. I ritmi sono lenti. Niente stress».

Non solo questo. Aggiungono: «Con poca spesa si vive molto meglio che a Ludi».

Quindi qualche famiglia, stanca dei rumori di Ludi e delle difficoltà di vivere, decide di trasferirsi a Venusia. Dapprima prendono in affitto una casa e se si trovano bene con pochi venusi la comprano. Non mancano le buone occasioni e l’offerta supera di gran lunga la domanda, facendo rimanere basso il prezzo. Sono case basse di legno e mattoni col giardino davanti e l’orto sul retro.

Quando Roberto è arrivato a Venusia, anche se aveva solo cinque anni si è messo di traverso, perché doveva giocare senza compagni. Questo lo scocciava non poco. Era felice perché fino a quattordici anni la scuola era in casa. Non esistono scuole a Venusia per mancanza di materia prima. Poi se qualcuno vuol continuare, deve fare il pendolare con Ludi dove si trovano le superiori e l’università.

«Quando sono grande» aveva promesso Roberto col cipiglio dello scontento, «me ne torno a Ludi. Qui pare di essere in prigione».

Roberto è diventato grande: lo scontento non è mai passato ma non è mai andato via da Venusia. Ha trovato l’anima gemella che sopporta la sua malinconia e le sue paturnie. Lui col muso lungo e lo sguardo torvo, lei solare e sempre allegra. Come abbiano potuto fare coppia, è un mistero per tutti i venusiani. Da loro è nato un bel bambino, Pino, che adesso ha dieci anni. Roberto, tanto per mostrarsi diverso dagli altri, adora il figlio e gli ha trasmesso la curiosità di conoscere la natura. A differenza degli altri venusiani non frequenta Sghego, l’unica osteria del paese. Odia giocare a carte ed è astemio. Preferisce curare l’orto e lavorare il legno con molta abilità. Intaglia mobili e altri oggetti, che vende ai venusiani per pochi venusi. Il costo della materia prima. Da qualche mese sta lavorando a creare un esercito di legno. Man mano che comandanti e soldati sono pronti, li dispone con cura su un tavolaccio che riproduce la piana dove si è svolta la battaglia di Waterloo con l’esatta disposizione dei due eserciti contrapposti.

Roberto ha lasciato per ultimo Napoleone, che sistemato sul campo di battaglia urla soddisfatto: «Domani nella battaglia pensa a me».

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