Archivi giornalieri: 9 luglio 2019

Diana Gabaldon e i numeri

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Ho letto due libri della Gabaldon sulla saga Outlander. Il quarto, Il cerchio di pietre, e il primo, La straniera, per la precisione.

Naturalmente non letti nella sequenza giusta. Ma sono fatto così. Non cambierò mai. Leggere un sequel di libri non è nelle mie corde. Al limite li leggo tutti ma in ordine sparso. Forse non sarà così in questo caso ma non si sa mai che decida la lettura degli altri otto.

Però ho anche il grave vizio di leggere i numeri e che questi siano in sequenza giusta. Ci faccio molta attenzione e sbuffo quando l’autore o l’autrice combina qualche pasticcio. Con pignoleria segno date e orari e verifico che siano coerenti tra loro.

La Gabaldon in effetti ha combinato qualche errore.

Senza fare uno spoiler della storia, per questo vi lascio alla lettura delle sinossi, faccio un breve riassunto del primo e del quarto libro per inquadrare meglio i miei dubbi.

Claire Randall in vacanza col marito nella Scozia nell’ottobre 1945 si trova risucchiata dal tempo nell’anno 1743. Qui comincia la sua straordinaria avventura sposando uno scozzese, Jamie Fraser, una specie uomo di ferro che non si piega mai, resistente alle frustrate, alle ossa spezzate, ai chiodi piantati nelle mani. Dunque la nostra è bigama con la benedizione di tutti, ma non è questo l’argomento del pezzo. Nel primo volume la storia si snoda fino ai primi mesi del 1745. Quello che avviene nel secondo e nel terzo lo ignoro, non avendoli letti. Il quarto la storia ci proietta dopo la battaglia di Culloden, 16 aprile 1746, con Claire incinta che ritorna nel mondo reale nell’anno 1948. Tralascio tutte le avventure e disavventure di Jamie, anche se nutro qualche dubbio sulla loro sequenza. Claire ricompare vent’anni dopo, anno 1968, tanti sono gli anni di Brianna, la figlia nata dall’amore tra Claire e Jamie dopo il suo ritorno nel mondo reale. Decide di tornare indietro nel tempo alla ricerca di Jamie. Cosa che le riesce benissimo. Nuove avventure e disavventure della coppia.

Qualcuno potrebbe pensare che non ci sono stranezze in tutto questo.

Vediamo qualche numero e situazione.

Nel 1945 Claire, infermeria di guerra, ha trentacinque anni e fa da svezzatrice a un giovane Jamie, vergine di sesso e la cui età è di difficile diagnosi. Potrebbe avere diciassette o diciotto anni, da come è presentato a letto la prima volta, perché ignora tutto di come è conformata una donna, ma forse ne ha quattro o cinque anni di più. Quindi nel 1968 gli anni diventano cinquantotto, anche se non sono mai detti esplicitamente. Basta fare una semplice differenza e poi una somma. L’abbiamo lasciata infermiera e la ritroviamo dottoressa e baby pensionata. Non male come carriera in vent’anni.

Una donna a cinquantotto anni non è vecchia ma neppure giovane. Però ha ancora gli ormoni in fibrillazione visto l’impegno, l’intensità e la passione che mette nel fare all’amore con Jamie quando lo ritrova. In certi momenti fa concorrenza a un adolescente in preda a una tempesta ormonale. Dimostra di avere un fisico notevole, perché cammina per decine di miglia a piedi con qualsiasi tempo.

Insomma dà dei punti a tutte le giovincelle in calore.

D’accordo. La storia richiede anche questo ma in effetti fa un po’ sorridere l’ardore di Claire.

Nel primo libro non ho capito bene se si tratti di un refuso oppure di altro. Geillie Duncan, da tutti ritenuta una strega per la vaccinazione antivaiolosa ricevuta, prima di essere bruciata dice ‘uno, nove, sei, sette’ che Claire, sua amica, interpreta come 1967. Claire ha intuito che Geillie ha fatto il suo stesso percorso risucchiata dal tempo. Ammesso che sia una data, che senso ha quell’anno, quando in realtà era il 1946, essendo passato un anno da quando Claire era piombata nella Scozia del 1743? Non può essere quello reale, né quando Geillie era finita nella Scozia di inizio settecento, si presume almeno quattro o cinque anni prima di Claire. Neppure l’anno del ritorno di Claire nella Scozia post battaglia di Culloden, come abbiamo visto è il 1968. Insomma un numero sparato a caso e un’arbitraria interpretazione di Claire.

Credo che la Gabaldon bari cinicamente giocando su due fattori. Il primo è che i libri sono distanziati temporalmente e quindi al lettore possano sfuggire questi dettagli. Il secondo è che il lettore preso dalla storia e dai colpi di scena non bada a questi particolari, bevendosi tutte le incongruenze temporali.

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