Archivi giornalieri: 26 febbraio 2019

La storia di Micol – Micol e la bambina – parte 3

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Con questo si chiude il primo racconto della Storia di Micol. Le altre due parti le trovate qui e qui.

cappella e il cimitero di montagna — Foto Stock ...

Foto di Lucillabee – tratto da https://it.depositphotos.com

Il tempo aveva cercato di lenire il dolore che Micol portava dentro, ma tutto era stato vano, perché si solidificò diventando parte del suo corpo.

La bambina percorreva tutti i giorni il ripido sentiero sterrato che portava al piccolo camposanto posto in alto sopra il paese. Teneva in mano il mazzo di fiori selvatici raccolti nei luoghi dove lei e Konnie erano soliti andare, quando correvano e camminavano nel bosco e nei prati.

Lui riposava in un angolo fiorito, da dove poteva osservare le cime dei castagni e delle querce, che ornavano il margine del bosco, che si allargava imponente verso il basso. Era il suo regno, del quale conosceva ogni segreto, sentiero e animale. Si sentiva libero quando respirava l’acre odore della resina dell’abete, mentre la terra ancora umida di neve mostrava il croco giallo che faceva capolino tra ciuffi d’erba gialla e grumi di fango.

L’amore verso il bosco l’aveva trasmesso a Micol, mentre le spiegava la differenza tra un fungo porcino e un boleto velenoso. Lei aveva imparato a conoscere i fiori spontanei che crescevano nei prati degradanti verso il dirupo, chiamandoli per nome.

Adesso non c’era più, ma la passione era rimasta intatta dentro di lei, che prima di salire da Konnie passava a raccogliere centaurea, genzianelle e botton d’oro. Così anche da lassù lui poteva assaporare il profumo e i colori del bosco.

Quel minuscolo cimitero stava accanto alla chiesa, chiuso da un muro ricoperto di edera. Il cancello in ferro battuto, che alla notte mostrava il debole chiarore delle luci votive, era sempre aperto ad accogliere il dolore dei vivi.

Micol percepiva un vuoto dentro di sé come se gli avessero asportato l’anima, era spaesata e insicura per la mancanza del conforto che Konnie al suo fianco le dava.

Doveva riorganizzare la sua esistenza con l’uso della fantasia per far vivere l’amico, affinché le potesse tenere compagnia durante gli spostamenti nel bosco. Iniziò a parlare come se lui fosse al suo fianco, a chiedere consigli, a porre domande, che non ricevevano risposte. Non aveva importanza, perché sapeva che Konnie era l’ombra che proiettava nel terreno accanto a lei senza sentirsi mai sola.

Finita la scuola elementare, iniziarono i viaggi quotidiani con suo padre per raggiungere la scuola media a Bolzano. Qui conobbe altri ragazzi senza che nessuno di loro riuscisse a sostituire l’immagine del bambino dai capelli color grano maturo e dagli occhi azzurri slavati.

Così alla fine c’erano due Micol nello stesso involucro. Una ufficiale gentile, carina, impegnata e rispettosa, con ottime votazioni a scuola, in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati. L’altra, quella autentica e sognatrice, solitaria, incapace di amare, decisa di rimanere single, portando dentro di sé l’icona di Konnie.

Cresceva, ma la dicotomia restava, mentre la frattura diventava più ampia tra le due personalità che tentavano una difficile coabitazione nello stesso corpo. Nessuno pareva capire il trauma subito molti anni prima, perché loro l’avevano rimosso dalla mente, mentre per lei era vivo e palpitante come il suo cuore.

Il traguardo finale era il diploma di ragioniere e poi trovare un lavoro per rendersi indipendente. Non c’erano altri obiettivi, nemmeno per gli affari di cuore, perché aveva alzato le barricate per isolarlo.

In molti cercarono di abbatterle, ma la Micol nascosta riuscì a respingerli tutti, mentre Micol visibile mostrava una vista diversa fatta di gentile maniere.

Uno solo ci provò. Max scalò un tratto prima che una bordata di gelo non lo ricacciò ai piedi del muro.

Micol lo aveva conosciuto tramite Anna, una compagna di classe dell’ultimo anno di ragioneria, durante una festa organizzata per salutare l’anno in più che aveva accumulato. In precedenza Micol si era rifiutata di partecipare a feste o incontri in birreria usando l’alibi di abitare fuori Bolzano perché i genitori non vedevano di buon occhio che prendesse la corriera di sera. In realtà erano bugie per coprire la sua volontà di starsene da sola in un angolo buio. I suoi avrebbero desiderato che socializzasse con i coetanei, mentre la vedevano seria e silenziosa come un fantasma che galleggiava a mezz’aria.

Max era molto diverso da Konnie, che Micol aveva immaginato diventare adolescente insieme a lei. Konnie era alto e biondo, mentre Max aveva una statura poco al di sopra della media e i capelli castano chiari. La sua figura non era appariscente come quella dell’amico scomparso. A lei appariva insignificante, quasi anonimo. Anche gli occhi di Max sembravano smorti rispetto a quelli di Konnie mobili e luminosi.

Avevano tuttavia diverse affinità: le passeggiate nel bosco, l’ascolto della musica classica e la passione verso gli scrittori italiani. A quel primo fortuito incontro ne seguirono altri senza particolari afflati: qualche passeggiata lungo il Talvera, un’escursione sul Renon tra i boschi e sentieri di montagna e poco altro.

Lui avrebbe desiderato una partecipazione emotiva maggiore, ma Micol dopo un breve entusiasmo iniziale era diventata più taciturna e lontana psicologicamente. Quel timido fuoco divenne una fiammella sempre più tremula fino a dissolversi. La loro storia si esaurì per inerzia.

Il tempo passò senza che la ferita iniziasse a chiudersi.

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