Archivio mensile:dicembre 2018

Toh! chi arriva!

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A tutti quelli che passano di qui auguro un felice 2019 con bollicine e molta simpatia.

composizione personale

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Guarda un po’: SunShine Blogger Award

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Ringrazio Recensione53 per aver pensato a me per questo award.

Le regole sono sempre le stesse SunShine Blogger Award non fa eccezioni. Riporto per chi non le conosce:

– Ringraziare il blogger che ti ha nominato nell’apposito post dedicato al Sunshine Blogger Award e scrivere il link del suo blog.

Fatto.

– Rispondere alle 11 domande che il blogger ti ha posto.

Fatto. Le leggete dopo questo elenco

– Nominare altri 11 blogger e chiedere loro 11 nuove domande.

Non lo farò. Tutti sono nominati e se vogliono possono rispondere a queste.

– Informare i candidati sul contest commentando uno dei loro post sul blog.

Non sarà fatto, perché basta ai blogger che leggono il mio per essere informati.

– Elencare le regole e mostrare il logo di Sunshine Blogger Award nel tuo post e/o sul tuo blog.

Fatto. Logo pubblicato ed elenco regole riportate.

Adesso viene il bello ovvero rispondere alle 11 domande di Recensione53.

1) Come ti chiami?

Per chi non lo sapesse ancora Gian Paolo.

2) Quale posto ti piacerebbe visitare?

Sarebbero troppi da scegliere. Mi troverei imbarazzato escludendo uno piuttosto che un altro. Diciamo tutta l’Italia

3) Ti piacerebbe vivere nel 3000? Come lo immagini?

Diamine sarei un Matusalemme! Nel 3000? Mi accontento di arrivare nel 2019. Poco? Un passo per volta. Fino adesso ci sono arrivato, dopo è tutto da verificare. Come sarebbe il 3000? Beh! Forse sarei all’altro mondo tra sirene e frutti esotici, ammesso che non finisca tra le fiamme dell’inferno. Comunque non lo so, perché dubito che la nostra terra ci arrivi. Catastrofismo? Direi di no, visto l’andazzo del presente.

4) Qual è il personaggio storico che più ammiri?

Bella domanda. Esiste una di riserva? Sai che non ci ho pensato a quale personaggio storico vanno le mie preferenze? Sono grave? Ditemi di no, vi prego.

5) Quali sono le tue fragilità?

Fragilità? Giammai ammetterò di essere fragile, ma sì, insomma sto diventando vecchio. Però sono inossidabile alla faccia della fragilità.

6) Ti capita di sognare ad occhi aperti?

Certamente. Come ora che rispondo a undici domande. Una più furba delle altre. Scrivo e son desto oppure sogno e scrive il mio omonimo? Boh! Lascio a voi decidere. Io nel mentre schiaccio un pisolino. Capperi come i vecchi…

7) Fotografia, disegno, scrittura, cinema, teatro… Quale attività preferisci?

Domanda secca oppure a caselle multiple? Per la domanda secca la scrittura per quella a caselle multiple fotografia, disegno e scrittura. Basta e avanza.

8) Ombra, penombra o sole. Cosa preferisci?

Decisamente ombra. Adoro il sole ma preferisco l’ombra. Si suda meno e non ci si ustiona la pelle. Tanto ci si abbronza lo stesso senza patire le pene infernali. Per l’inferno c’è tempo.

9) Credi nei concetti di dignità e onore?

Certamente. Anzi sono i valori cardine del mio pensare. Però dignità significa riconoscere che ognuno di noi è degno di stare nella società con i suoi pregi e difetti. Onore? Ognuno di noi deve essere sincero prima con se stessi e poi con gli altri. Ovvio che vale il reciproco.

10) Cosa ti fà più male?

Cosa male? Ce ne sono di cose che fanno star male. Conclusione è meglio pensare positivo, così quando arrivano fanno meno male.

11) Cosa ti dà il blog?

Un momento di svago e relax. E poi si possono conoscere molte persone con cui scambiare quattro chiacchiere virtuali.

Bene. Ho assolto la mia fatica di rispondere alle undici domande ma che sudata, ragazzi.

Grazie Recensioni53

 

Disegna la tua storia – un’immagine di Waldprok – Il sentiero nel bosco

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Una bella foto di Waldprok un po’ di parole mie ed ecco confezionata la storia.

Il viottolo conduce nel bosco sulla montagna di Venusia. Ai venusiani, come si sa, non piace avventurarsi dentro. Dicono che si disturbano gli spiriti.

“Ma sarà vero?” si domanda Sofia, mentre avanza con passo sicuro su questo sentiero insieme al fido Tobia.

Lei non ci crede. Per lei è un semplice bosco, nemmeno troppo curato, cresciuto selvaggio e senza una guida. Proprio per questa peculiarità Sofia lo trova attraente. Gli alberi crescono e muoiono e nuove essenze nascono al posto di quelle vecchie.

Se tira il vento da nord gagliardo, quelli malati chinano la testa e franano sul terreno, dove malinconici aspettano che insetti e il tempo li trasformino in humus fertile per la terra.

Sofia studia da agronomo e la sua ambizione è quella di diventare la guardiana del bosco. A lei piace quando la natura cresce ribelle senza regole imposte dall’uomo, in particolare dai venusiani che di ecologia ne capiscono ancora meno. Parlate loro di vino, di non fare nulla, di oziare da Sghego e diventano dei campioni mondiali in queste categorie ma di natura nulla. Per loro non esiste, è un’appendice di Venusia che non bisogna curare. Però sono dei bravi diavoli paciosi che non amano i litigi. Sulla montagna e relativo bosco hanno le loro teorie: è abitato dagli spiriti dei venusiani antichi che si aggirano tra gli alberi pronti a fare i dispetti più curiosi. Ad esempio visitarli durante il sonno e far prendere un coccolone ai più paurosi.

Nel bosco crescono piante e fiori e trovano riparo gli animali. Nessuno li disturba e loro non recano disturbo a nessuno. Solo d’inverno, quando la neve ricopre tutto, i più intraprendenti si spingono sul limitare di Venusia alla ricerca del cibo che scarseggia nel loro habitat.

Così il piccolo branco di lupi cerca in qualche pollaio galline e pulcini ma quelli sono già finiti in pentola spennati, bolliti e mangiati. I lupi ci rimangono male perché a loro non hanno lasciato nulla da razziare. Ripiegano su qualche bidone del rusco, dove si trova sempre qualcosa di poco gustoso. I venusiani sono parchi nel mangiare e gli scarti alimentari sono davvero avanzi scarsi. Però questo serve per sfamare anche il lupo a digiuno, visto che la fame lo scaccia dal bosco.

Tobia nella sua corsa sfrenata nel sottobosco fiuta l’afrore del selvatico e vorrebbe stanarlo ma Sofia gli ha insegnato di lasciarli in pace.

«Non ti hanno fatto nulla» dice mentre lui seduto sulle zampe posteriori ascolta e annuisce. «Lasciali in pace e non disturbarli».

Però è una bella sofferenza per Tobia vederli, fiutarli e non fare nulla. Lo scoiattolo sul ramo più alto sembra fargli un marameo di scherno, mentre lui lo guarda in cagnesco.

Lui corre felice senza che nessuno lo trattenga, mentre Sofia cammina spedita sul sentiero che la porta a casa.

Disegna la tua storia – immagine di Etiliyle – la strada

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Così vedendo una bella immagine, sono tutte belle 😀 , di Etiliyle è nato questo racconto che parla ancora di Venusia e i suoi abitanti.

https://etiliyle.files.wordpress.com/2018/12/etiliyle-luca-molinari-photo-camminare.jpg?w=685

La strada che collega Venusia al resto del mondo è bella in primavera e autunno, suggestiva d’inverno e pessima d’estate.

Si snoda su terra battuta tra due filari di alberi di fianco al fiume o meglio al rigagnolo d’acqua che l’accompagna verso Ludi. Il torrente scivola leggero tra sassi e canne palustri che si inchinano sotto il vento. D’inverno gela e una leggera crosta di ghiaccio ricopre e protegge il filo d’acqua che scorre di fianco alla strada.

La chioma degli alberi forma una galleria verde che in autunno si accende di mille colori e in primavera di verde smeraldo. D’estate protegge dal sole ma la polvere rossa della strada, che si solleva passando, s’infila dappertutto con subdola noncuranza.

…..

Il resto lo potete leggere su Caffè Letterario.

Ribloggo volentieri

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Non è farina del mio sacco ma di Tipperary questo spassoso post che potete leggere qui.

Merita veramente la lettura. Un semplice assaggio delle prime righe. Corto e divertente.

Odisseo

Musa, quell’uom di multiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poiché ebbe a terra
Gittate d’Ilion le sacre torri…

Se la Musa sapesse come sono andate veramente le cose in quel giorno! Io mi trovavo colà fuori le mura per un delizioso pic-nic di primavera  in compagnia di Achille quando un curioso personaggio in divisa si dirige verso di noi. Quando è a due passi si presenta come Ettore, un sedicente vigile urbano di Ilio e in veste ufficiale ci dice che abbiamo parcheggiato il cavallo in divieto di sosta.

Io, per mia natura, inizio a pensare alla soluzione perché in effetti un cavallo in doppia fila è un tantino ingombrante e cerco le chiavi delle briglie per spostarlo; Achille, più sanguigno, invece si inalbera e contesta al vigile di poter lasciare il cavallo dove vuole e che lui fuori della città non ha alcuna autorità.

…..

per leggerlo tutto seguite il link

 

Disegna la tua storia – un’immagine di waldprok – La campagna

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Riprendo una vecchia fotografia di Waldprok. Una campagna gialla e seccata dal sole. Una splendida immagine ed ecco che Venusia e i suoi abitanti riprendono fiato.

Fotografia di Waldprok

Buona lettura.

Venusia è immersa in una pianura piatta come una tavola a parte quella piccola protuberanza che i venusiani si ostinano a chiamare montagna.

Tutto interno si estende la campagna coltivata a grano e vigneto, costellata qua e là da piccoli specchi d’acqua.

Venusia si trova sulla rotta di migrazione delle anatre e quelle pozzanghere nemmeno troppo profonde sono il punto di sosta ideale per gli uccelli migratori. Pino conosce il periodo del passo e si apposta nello stagno grande per vedere le anatre posarsi sull’acqua dopo il lungo viaggio. Restano lì per diversi giorni prima di spiccare il volo per raggiungere la destinazione finale. In primavera lo stormo proveniente da sud si dirige verso nord, un punto imprecisato dell’orizzonte. In autunno vanno verso sud, verso il mare che scavalcheranno per svernare in una zona della terra calda. Questo glielo ha raccontato Riccardo, un giovane che sogna di fare l’etologo, di essere il Konrad Lorenz di Venusia.

Pino ascolta in silenzio le storie degli animali e del loro comportamento che Riccardo gli racconta con dovizia di particolari.

«Le anatre che vedi nello stagno arrivano da meridione dove d’inverno la temperatura è mite oppure da settentrione dove d’estate non fa troppo caldo. Riescono a volare per molti chilometri nella classica formazione a V» spiega il futuro etologo, mentre Pino ascolta a bocca aperta le sue parole. «Venusia è metà strada tra la partenza e l’arrivo. Il posto ideale per riposarsi. Nessun cacciatore a disturbarle».

Riccardo spiega che la campagna e lo stagno forniscono cibo in abbondanza per questi uccelli migratori che sembra che abbiano informato col passaparola le loro compagne che il posto è ospitale e il pasto è ottimo.

Pino ride quando ascolta questa affermazione.

«Ma le anatre non parlano» afferma il bambino con le lacrime agli occhi per il ridere. Lui, da quando frequenta lo stagno, non le ha mai sentite parlare ma solo emettere dei suoni ‘Quac, Quac,…’ piuttosto monotoni.

«Le anatre parlano un linguaggio che gli umani non comprendono» afferma Riccardo, perché è convinto che quel ‘quac, quac’ variato nella cadenza sia il loro dialetto.

«Ma sanno solo dire ‘quac, quac’!» ribatte Pino per nulla convinto che quello sia il linguaggio delle anatre per comunicare tra loro.

Riccardo gli accarezza il capo sapendo che sarà dura fargli capire che ogni specie animale comunica tra loro mediante dei suoni che a noi umani sembrano tutti uguali.