Scrivere creativo – miniesercizio 79 – Pieter

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Riprendo un vecchio esercizio di scrivere creativo di qualche settimana fa. Di seguito il testo proposto.

Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.

L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.

Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.

Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una chiave

– Un vecchio arrampicato su un albero

– Una specifica via di Berlino

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Pieter camminava lungo Unter den Linden verso la porta di Brandeburgo quando si chinò a raccogliere una chiave. Rimase sorpreso perché era come quelle che si usano per aprire le vecchie porte, arrugginita e scomoda da mettere in tasca.

Girò lo sguardo intorno a sé per vedere se qualcuno la reclamava. Rimase basito, perché ebbe l’impressione di essere invisibile. Avvertiva lo sfioramento dei corpi ma loro non provavano la medesima impressione.

“Che sia fatata?” si chiese, stringendola e fu catapultato in un altro mondo.

Si trovava in una foresta dove il sole faticava a penetrare. Odore di muschio, di umidità stantia. Si guardò intorno: “Dove sono finito?” ma non capì nulla salvo che aveva dismesso il gessato e il cappotto foderato di agnello. Le eleganti scarpe erano sparite e i piedi erano nudi incrostati di fango.

Sbigottito con la chiave in mano mosse un passo sul tappetto verde di soffice erba. In preda al panico si diresse verso l’albero dalla chioma ampia come il suo giardino.

Alzò gli occhi, sgranandoli perché seduto sul ramo stava il vecchio Adolf che lo salutò con la mano.

Diede una capocciata contro il tronco mentre guardava in alto svegliandosi in un lago di sudore.

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  1. Passeggiavo lungo una stranamente silenziosa Friedenstrasse. Era freddo e l’aurora colorava di rosa un cielo privo di nuvole. Vidi sul limitare del parco un albero spoglio, alto più di tre metri, cui una figura umana si teneva abbarbicato. “Che cosa fai, vecchio?”. “Cerco la chiave”, rispose. Vidi i suoi occhi lacrimare e le braccia cedere d’improvviso a pochi metri dalle fronde. Mi avvicinai, per assicurarmi che stesse bene. Mi guardò, si puli il viso e mi disse “certe volte per trovare la via, la chiave della nostra esistenza, bisogna cadere nel tentativo di raggiungerla”. Lo guardai riconoscente pensando che il vecchio mi aveva mostrato come spesso si cerchi una risposta in alto, mentre essa è stabilmente collocata in basso.

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