La kitsune – parte trentaduesima

Standard

Questo capitolo in origine era molto lungo. L’ho spezzato in due parti per facilitare la lettura.  Lascio il link per chi volesse rintracciare le puntate precedenti. E’ qui.

Temporale – foto di Erika39, licenza Creative Common Attribute 3.0

Buona lettura

Pietro era perplesso, perché trovava singolare come nelle pagine lette riscontrasse una sorta di premonizione di quello che sarebbe accaduto loro anni dopo. C’era un qualcosa che non riusciva ad afferrare, anzi gli sfuggiva. Era come l’acqua che non tratteneva tra le dita. Scosse il capo e si schiarì la voce.

Agli amanti e ai cacciatori

per un piacer mille dolori.

Era questa la frase che campeggiava sopra il camino incorniciata da svolazzi di lettere e ghirlande di fiori. Klaus era immerso nella lettura di un libro, quando un rumore lo distolse, facendogli sollevare lo sguardo. Si guardò intorno senza notare nulla. Solo il silenzio del bosco interrotto dagli ultimi bagliori di un giorno luminoso.

Forse è la suggestione di Carmilla” si disse mentre tornava alla lettura della pagina, dimenticando il motivo per il quale era entrato in ansia.

Era stata una splendida giornata di settembre, tersa e fredda come lo sono in questo periodo sulle dolomiti ampezzane. Il sole declinava dolce giocando a rimpiattino tra le cime del monte Antelao, mentre qualche raggio filtrato dal bosco illuminava la stanza. Klaus non amava la folla e detestava i turisti invadenti che sciamavano sul sentiero che lambiva la casa. Avrebbe voluto prenderli a fucilate, ma non poteva. Adesso era finita e poteva assaporare la pace che i monti intorno disperdevano tra i rami dei larici, che diventavano rossi in attesa di perdere le foglie.

Stava leggendo il libro di Le Fanu, Carmilla, ed era arrivato a un punto cruciale, quando sentì ancora dei rumori più insistenti. Si girò verso la finestra, che era illuminata da alcuni raggi, e gli sembrò di scorgere un’ombra colorata dietro quel vetro quasi opaco per polvere.

Pietro si fermò nella lettura, perché aveva percepito dei movimenti non usuali da parte di Elisa, come se avvertisse un pericolo. A volte gli sembrava un animale selvatico tanto era sensibile a fiutare le minacce. Si guardò intorno senza scorgere nulla. Si udivano solo i rumori del temporale estivo: il tuono e il violento scrosciare della pioggia sulle imposte e sui vetri. Bagliori violacei si mescolavano al rosso delle fiamme e illuminavano sinistramente la stanza.

Il buio esterno era interrotto dal guizzo intenso del lampo, mentre la luce impalpabile dei lumi e del fuoco del ciocco nel camino rischiaravano l’ambiente. Tremule ombre ondeggiavano sulle pareti come un muto balletto di fantasmi a teatro.

Osservò con cura le finestre senza scorgere nulla di particolare. Solo rivoli di pioggia che scivolavano silenziosi sul vetro.

«Cosa hai?» le chiese Pietro «Ti sento tremare».

«Nulla» rispose incerta. «Nulla di diverso da quello che ho sempre percepito».

Una risposta enigmatica oppure no, pensò Pietro che stentava ad abituarsi a queste parole che Elisa pronunciava sempre più spesso. Adesso però aveva un dubbio: riprendere la lettura o confrontarsi con Elisa sulle sue inquietudini. Non trovò la risposta ma avvertì che qualcosa d’insolito stava avvenendo. Si guardò intorno alla ricerca di un segnale che gli fosse sfuggito. In una prima occhiata circolare non notò nulla di diverso da quello che vedeva di norma ma al secondo giro scoprì il motivo della sensazione: appoggiato sul bordo del camino stava Carmilla di Le Fanu. Il medesimo volume che Klaus stava leggendo. Non rimase sorpreso, perché sembrava un rito scoprire quello che in qualche modo era attinente all’atmosfera del momento, e riprese la lettura.

Ma non posso vedere quello che non c’è!” disse ad alta voce come per rincuorarsi e scacciare dei fantasmi, che erano ricomparsi dopo due anni nella sua mente.

Eppure aveva visto un viso diafano colorato dall’iridescenza del vetro e aveva udito un leggero grattare su di esso. Non percepiva dove fosse l’origine della fonte rumorosa. “Sul vetro? Sul legno?” Non riusciva a individuarla e questo lo infastidiva. Depose il libro sul bracciolo della rustica sedia di legno posta nel centro della stanza e avanzò cauto verso la finestra, mentre fuori la giornata si spegneva nel buio della sera.

Chi è?” urlò forte in preda a un cieco terrore, mentre accendeva un lume a petrolio posto sul tavolo. La stanza era troppo buia per essere rischiarata da una sorgente così debole. Si avviò verso lo stanzino dove stava il generatore di corrente, che accendeva solo in casi estremi, perché il rumore lo disturbava. Lui preferiva la luce tremolante delle candele sul candelabro o delle lanterne a petrolio, che guizzando producevano immagini fantastiche e ombre che popolavano le pareti. Questo immaginario fatuo ed esitante non suscitava paura, ma scatenava la fantasia per dare un nome alla popolazione dell’oscurità che gli teneva compagnia nella notte. Non aveva inquietudine, perché era abituato alla vita solitaria nel bosco, che non abbandonava nemmeno durante l’inverno, quando la neve occultava tutto. Adesso però un senso di terrore lo aveva preso alla gola e non gli dava scampo.

È solo suggestione!” ripeté per darsi quel coraggio che era fuggito “Accendo le luci e prendo il fucile. Chiunque sia, assaggerà il caldo dei miei proiettili!”

Prese la lanterna dal tavolo per avvicinarsi alla finestra e scrutò fuori.

Niente. Nessuno appariva oltre il vetro imperlato di umidità. Solo le luci nascoste del bosco nel giorno morente emersero alla vista.

Eppure c’era!” gridò con quanta voce aveva nel corpo “Era lei! Amanda! Ne sono sicuro! Non è possibile, perché l’ho vista morire!”

Amanda era una splendida donna, che aveva amato per lunghi anni, finché un giorno…

«Dunque Amanda è morta!» esclamò in preda allo stupore Pietro «È questo il mistero che avvolge la baita? Elisa…».

Osservò la ragazza che si era fatta piccola sistemandosi sotto l’incavo della spalla come se si volesse nascondere.

«Elisa, era lei che cercavi quel giorno di giugno tra le pieghe del terreno?»

«Si» rispose con un filo di voce. «Ma non ho trovato nulla, nessun segno».

E tacquero. Ognuno avvolto nei propri pensieri. Pietro, mentre arruffava i capelli della ragazza, ripensava alla storia che si andava dipanando sotto i suoi occhi. Molti lati oscuri lasciavano svariate zone d’ombra e molte incertezze. Qualche tessera del puzzle era andata a posto, ma il disegno non era ancora comparso, né accennava a manifestarsi. Guardò il volume che stava in bella mostra sotto il naso quasi a farsi beffe dei sensi.

Giuro che fino a pochi minuti fa non c’era!” pensò Pietro quasi arrabbiato per giustificare non averlo notato prima. “Quale mano l’ha messo lì affinché io lo vedessi? La baita sembra popolata di fantasmi, guardata a vista da una volpe che appare sul far della sera prima di scomparire col sorgere del sole. Quali altri misteri dovrò scoprire? Quando riuscirò a convincere Elisa a rivelare quello che conosce? E ora siamo qui a meditare”.

La domanda tornava ad affiorare senza essere formulata seriamente, come se avesse il timore di scoprire il mistero che non voleva conoscere.

Elisa tremava come se la presenza di Pietro non riuscisse più a riscaldarla.

«In questo manoscritto è narrata la fine di Amanda, la mia fine. Di questo ne sono certa. Conosco già quello che sta scritto più avanti, perché l’ho vissuto. Morirò una seconda volta?»

La domanda era nata spontanea perché rappresentava il pensiero angosciante che l’opprimeva. Aveva trovato il suo uomo e forse l’avrebbe perso, come Amanda aveva perso Klaus. Loro avevano vissuto lunghi anni insieme, lei solo poche ore di felicità.

Era la maledizione della volpe che colpiva ancora. La kitsune aveva posseduto Amanda per poi trasformarsi nella bellissima donna che era stata amata da Klaus.

Pietro era rimasto basito all’affermazione di Elisa, ma aveva intuito che tra loro c’era un filo invisibile che le legava e le accomunava. Adesso gli era chiaro il comportamento di Elisa.

Elisa ha sempre saputo che Amanda era morta e ne aveva cercato la tomba invano. Le loro vite si sono intrecciate. Ma come?” rifletté Pietro col viso terreo per l’angoscia che la ragazza agli stava trasmettendo.

Riprese la lettura. Era curioso di leggere il resto della storia.

Annunci

»

Sono curioso di sapere cosa ne pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...