La kitsune – parte trentunesima

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In un atmosfera quasi autunnale Pietro ed Elisa riflettono accanto al camino. Per i ritardari potete trovare gli indirizzi delle puntate precedenti qui.

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Buona lettura.

 

La baita sembrava favorire le passioni di un uomo e una donna come se fosse una pronuba persona. Era singolare che fino a qualche giorno prima non avevano mai assaggiato il gusto del sesso, né ne avevano avuto sentore, adesso ne facessero una continua immersione non essendo mai sazi. Era una bulimia incontrollata alla quale non volevano porre argine, ma che alimentavano minuto dopo minuto. Pareva che volessero recuperare tutto il tempo perduto con una foga e una continuità davvero fuori dal comune.

La giornata era sfasata temporalmente senza che provassero il minimo fastidio. Notte e giorno si mescolavano senza un ordine preciso perché loro assecondavano le esigenze fisiche e psichiche senza tener conto degli orari.

Era mezzogiorno quando scesero, mentre la giornata virava con decisione al brutto. Nuvoloni neri correvano in cielo, mentre il tuono faceva sentire la sua voce.

«Facciamo colazione o passiamo al pranzo?» chiese con un pizzico d’ironia Pietro.

«Salterei, puntando alla cena. Così potremmo rifugiarci nel letto» replicò Elisa sorridente.

Scoppiarono in una grande risata. Era proprio questo modo di agire senza schemi precostituiti che rendeva le giornate cortissime come se queste durassero lo spazio di un amen. Il tempo volava, senza che loro se ne accorgessero, e al giorno seguiva la notte.

In cucina prepararono qualcosa di veloce, mentre nel forno si cuoceva il pane, preparato dalle mani esperte della ragazza. Osservarono il cielo coperto di nubi grondanti di acqua. Lampi squarciavano il nero, mentre il brontolio del tuono si udiva più vicino. Le luci all’interno tremolavano come il chiarore della giornata. Il bosco sembrava immerso in una nebbia autunnale che trasformava gli abeti in pinnacoli evanescenti che apparivano e scomparivano attraverso le nuvole basse.

«Non mi pare che sia il caso di avventurarci fuori. Potrebbe essere pericoloso per i fulmini» osservò Pietro con la faccia contrariata e scura. «Tra non molto la pioggia cadrà con una tal violenza che girare nel bosco sarà rischioso».

Pietro rimase in silenzio, abbracciando Elisa da dietro, per baciarla con delicatezza nell’incavo del collo. La osservò con attenzione, perché di lei aveva solo la percezione degli occhi blu e dei capelli rosso fuoco. Adesso notava il profilo del naso leggermente a patata e le labbra sottili che assecondavano l’espressione del viso: increspate quando era corrucciata, sorridenti quando era felice.

«Vorrà dire che inganneremo l’attesa con la lettura di nuove pagine» suggerì Pietro dopo la breve riflessione, tenendola stretta tra le sue braccia.

«Ho freddo» affermò Elisa, accettando l’abbraccio. «Accendiamo il camino?»

Pietro la tenne stretta per trasmetterle calore senza rispondere subito alla sua domanda. “Accenderò il camino tra un po’” si disse assaporando il profumo che emanava.

Elisa rimase tra le braccia senza accennare al distacco, perché il freddo svaniva al contatto del corpo di Pietro. Rimasero così nel centro della stanza per lunghi minuti.

«Come vuoi. Ci sistemiamo accanto al camino per goderci il caldo. Prepariamo qualche lume a petrolio per risparmiare un po’ di energia per la notte. Oggi si ricaricheranno meno le batterie. Una fonte incerta e tremolante rende più romantica la lettura».

Tagliarono qualche fetta di speck, un po’ di formaggio di montagna, presero il pane rimasto e una bottiglia di vino. Sistemarono tutto sul tavolo basso davanti al camino, mentre la legna cominciò a crepitare con allegria.

Sagome incerte si disegnarono sulle pareti, rischiarate dalle lanterne, collocate in diversi punti della stanza. Sembravano ombre cinesi prodotte da una mano ignota. Chiusa la porta d’ingresso e lasciate aperte le imposte per far filtrare quel poco di luce che proveniva dall’esterno, si sedettero sul tappeto di lana. Un morbido plaid copriva le loro gambe. Il furioso temporale estivo aveva fatto precipitare la temperatura esterna, ma quella interna era rimasta alta. Non avevano fame, ma lo stimolo era una condizione generata dall’atmosfera creata. Non pensavano che, avendo appena terminato il pranzo, desiderassero mangiare ancora. Però quando ripresero la lettura, involontariamente misero in bocca un boccone di pane ancora caldo, un pezzo di formaggio saporito, mentre sorseggiavano un bicchiere di vino. Sembravano gesti del tutto naturali. Dall’esame dei fogli osservarono sorpresi che contenevano un racconto breve. A prima vista pareva più un’autobiografia con avvenimenti accaduti qualche anno prima che una creazione di fantasia.

«Chi può averlo scritto?» domandò stupito Pietro.

«Non saprei» rispose Elisa che appariva sincera.

Pietro cominciò la nuova lettura incuriosito.

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