La kitsune – parte trentesima

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A grande richiesta vi presento la volpe. Per chi volesse godere delle letture precedenti può trovare qui i link.

opera di Utugawa Kuniyoschi – pubblico dominio

Per la gallina del bosco non c’è pollaio, che tenga” era una maniera simpatica per affermare che nessun animale del bosco poteva rimanere rinchiuso a lungo in una gabbia. Sarebbe fuggito o ne avrebbe tentato la fuga con tutte le sue forze a costo anche di morire. Niente di più vero era contenuto in questa goccia di saggezza popolare. La volpe correva libera nel bosco senza che nessuno potesse metterla in gabbia. Se qualcuno ci fosse riuscito, difficilmente sarebbe rimasta a lungo lì. Avrebbe trovato il sistema per fuggire. Dunque era libera di muoversi come voleva di giorno e di notte. Si sentiva la regina di quel luogo incantato senza che nessuno riuscisse a contrastarla.

Da quando però erano arrivati i due giovani, aveva cambiato abitudini. Era più guardinga, ne seguiva le mosse con discrezione senza mancare mai di farsi notare seppure di sfuggita. Lanciava segnali, che erano catturati dalla donna, mentre rimbalzavano indietro dall’uomo, che sembrava avere una corazza impenetrabile. Percepiva da lui un’avvisaglia di minaccia, che non riusciva a decifrare: un misto di paura e di pericolo. Eppure anni prima la situazione era diversa perché era lei a trasmettere timore e imporre reverenza. Si chiese cosa era cambiato senza trovare la risposta per ribaltare la situazione a suo favore. Alimentava la propria ansia mentre si aggirava intorno alla baita dalla sera alle prime luci senza trovare la soluzione al problema. Era un silenzioso cane da guardia notturno, mentre nelle restanti ore se ne stava rintanata tra abeti e macchie di rovi per difendersi da un nemico invisibile.

Pietro l’aveva intravvista più volte, come la sera precedente lasciandolo indifferente perché per lui era normale osservare un animale selvatico intorno alla baita circondata dal bosco. Sarebbe rimasto sorpreso qualora non ce ne fossero. Non immaginava che la volpe aspettasse il momento opportuno per intrufolarsi. Anzi non aveva nemmeno compreso che volesse farlo. Se non fosse stato per quell’episodio curioso, quando la volpe aveva fatto da guida per riportarli alla baita, probabilmente quelle visioni fugaci non sarebbero rimaste impresse nella sua mente. Adesso si domandò per quale motivo si aggirava intorno a loro e perché Elisa ne era terrorizzata. Dunque era un mistero supplementare che si aggiungeva alla lunga lista che galleggiava nella mente tra l’intrigo e il disinteresse.

Non so il perché stanotte ho sognato che la volpe volesse possedere Elisa, mentre ho tentato inutilmente di scacciarla. Che strano sogno! Eppure era talmente vivido da sembrare reale. Forse è stata la suggestione di dell’episodio insolito del pomeriggio da trasformarsi in una visione onirica. L’avvenimento non mi ha convinto, perché Elisa si è mostrata troppo sicura nell’affermazione che li avrebbe ricondotti alla baita” pensò Pietro svegliandosi mentre collegava sogno ed episodio del giorno precedente.

Secondo Pietro c’erano altre stranezze nel comportamento di Elisa. Aveva presente come al calare delle prime ombre della sera sembrava avvolta da mille paure e angosce senza una motivazione logica. Sembrava terrorizzata da misteriose entità non ben definite. Si sentiva sicura solo tra le sue braccia, come se lui rappresentasse uno speciale salvacondotto o uno scudo inviolabile. Sperò che prima di lunedì riuscisse a dissipare tutti i dubbi. Però ci credeva poco, perché invece di diradarsi infittivano.

Pietro sveglio da una decina di minuti ascoltava il respiro cadenzato di Elisa, che dormiva avvinta al suo busto. Sembrava che stesse abbracciando un grosso tronco, mentre in realtà lo stringeva forte e con un calore impressionante. Questo gli faceva piacere, gli creava benessere. Rimase immobile per non destarla. Il sonno era leggero ma sereno. Gli sarebbe dispiaciuto di rappresentare la causa del risveglio di Elisa che aveva la necessità di riprendere le forze col riposo.

Chissà quali sogni avrà fatto per essere così rilassata” si chiese con un pizzico di curiosità. “Quale mistero contiene bosco e baita? Dalla lettura degli appunti di Klaus e del blog di Amanda non ho trovato le risposte che speravo di ottenere. L’unica certezza è che qui vivevano un uomo, Klaus, e una donna, Amanda, i quali erano fuggiti da una località di pianura molto distante. Sicuramente diverse centinaia di chilometri. Lui è tornato a casa. Faceva il boscaiolo e aveva acquistato baita e bosco avendo la premonizione degli eventi futuri. Credo di aver sbagliato tutto nella vita, perché quel mestiere rende di più della mia laurea, del mio lavoro di graphic designer e qualsiasi attività intrapresa nel corso degli anni. Marco mi chiede trecentomila euro per bosco e baita, ma il valore è sicuramente superiore. Sembra quasi che abbia avuto un mandato preciso nella selezione dell’acquirente. Non il più danaroso, ma colui che rispetta determinati canoni. Ma quali sono? Anche questo è un mistero che aggiunge una nota inspiegabile a tutti gli eventi. Perché mi ha scelto? Non sono un montanaro, né un boscaiolo. Non conosco nulla della conduzione di un bosco. Sono nato in riva al mare, a Venezia. Ho visto la montagna per la prima volta venendo a Belluno. Quali motivazioni l’hanno spinto a fidarsi di me, a puntare le sue fiche su di me? E poi Elisa che ruolo ha nella vicenda? Ogni volta che ragiono su questi quesiti, arrivo sempre al medesimo punto: ignoro tutto di Elisa e del suo coinvolgimento nella storia. Alla fine mi trastullo su interrogativi degni delle quartine di Nostradamus. Con le mie forze non riesco a risolvere i miei dubbi. Adesso è arrivato il momento di concentrarmi su questi per capire ruoli ed eventi”.

Stava riflettendo quando percepì un leggero movimento della ragazza: non una semplice sistemazione ma un timido accenno di risveglio. Aspettò che fosse ben sveglia prima di dire: «Buon giorno, Elisa».

Lei sollevò il viso e aspettò che le labbra di Pietro si posassero sulle sue.

«Un dolce risveglio» aggiunse, mentre lei si stringeva con rinnovato vigore.

Un’altra giornata era volata via come le precedenti lasciandoli rilassati e felici. La nuova sembrava nascere sotto buoni auspici senza che delle nubi offuscassero i loro pensieri. La ragazza tacque, assaporando il calore che il corpo di Pietro emanava. Era una sensazione dolce, di gradevole appagamento, sapendo che fra pochi giorni tutto sarebbe finito come una bolla di sapone.

Finito per sempre? Oppure solo temporaneamente?” si domandò Elisa.

Era meglio non rimuginarci sopra e godere questi scampoli di serenità.

Spalancò gli occhi blu e cominciò a parlare.

«Ti amo, Pietro. È un sentimento che mai ho provato prima con tale intensità».

«Ma non hai avuto nessun uomo prima di me!» rimarcò sorpreso con un tono leggermente sarcastico.

Se Pietro aveva la faccia tra il sorpreso e l’ironico, quella di Elisa si era rabbuiata con l’ultima affermazione. Aveva sperato in parole dolci e non sarcastiche.

«Neppure tu brilli troppo come originalità: nessuna donna prima di me! Però..,» rispose picata, colpita nel vivo della sua personalità.

«Però non assomiglio a Klaus» replicò Pietro sorridendo.

La battuta ebbe il potere di scacciare le nubi dal suo viso.

«Proprio per questo ti amo. Tu sei Pietro. Lo sei sempre stato. Lo sarai fino alla morte».

«E tu, chi sei?» replicò con prontezza Pietro. «Per me sarai sempre Elisa».

E sentirono forte l’impulso di fare all’amore. Sembrava un mantra quello stare bene insieme e senza decidere nulla, lasciando che gli eventi li trascinassero sull’onda del caso.

L’istinto primordiale li governava e li guidava nelle azioni di tutti i giorni.

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