La kitsune – parte ventinovesima

Standard

La storia di Elisa e Pietro vi piace? Potete leggere sotto la nuova puntata e le vecchie le trovate qui.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

«Vuoi proseguire nella lettura prima di abbandonarci tra le braccia di Morfeo?» chiese un assonnato Pietro.

«Sì, leggiamo qualcosa e poi…».

«Non sei mai sazia?»

«No! Tre giorni fa non sapevo nulla di sesso, di uomini. Ora conosco te e non smetterei mai!» rispose addossandosi ancora di più a Pietro.

Le parole di Elisa non lo persuasero, perché era convinto che lo facesse per restare sveglia. Ci sarebbe stato tempo per chiarire la questione e riprese la lettura.

Dalle memorie di Klaus

1 Maggio 2001

Torno a scarabocchiare qualcosa dopo molti mesi, forse un anno, due. L’ultima volta è stato talmente remoto che non lo ricordo nemmeno.

Mi dico che dovrei scrivere più spesso senza lasciare questi spazi tra una riflessione e un’altra. Però non ho mai tempo o lo spirito adatto a prendere la penna, o la tastiera e il mouse. Quale motivo mi sta spingendo a mettere nero su bianco i miei pensieri?

Amanda vorrebbe un bambino, ma nicchio, ho paura, perché noi viviamo isolati, lontani un paio d’ore dall’ospedale più vicino. Poi nel periodo invernale rimaniamo isolati per diversi giorni, quando la neve e il vento ci impediscono di uscire.

Già tremo quando sento uno starnuto di Amanda o quando ha qualche linea di febbre, figuriamoci durante la gravidanza e poi col bambino piccolo che ha necessità di tutto. Se dovesse capitarle qualcosa mi sentirei molto indifeso e sarei pieno di sensi di colpa per averla trascinata in questa valle dimenticata da Dio e dagli uomini.

Se vogliamo un figlio, ci dobbiamo trasferire in paese, perché qui sarebbe troppo pericoloso per lei durante l’attesa e per lui nei primi anni di vita. Comunque nel periodo invernale qui non possiamo rimanere.

Ho tentato più volte di spiegarle che non era possibile, finché viviamo per tutto l’anno nella baita, ben attrezzata per noi, ma inadeguata per una partoriente e un bambino piccolo.

Lei insiste che saremo in grado di farcela, di superare tutte le avversità. Per dare credito ai suoi desideri, ho fatto un giro di ricognizione a San Vito, il paese più popoloso vicino per capire quali possibilità ci sono di acquistare una piccola casa.

«Pietro, cerchiamo anche noi un bambino?»

Lui la fissò incredulo: era di un’ingenuità disarmante. Rifletté che ci mancava solo Elisa incinta e poi avrebbe fatto bingo. Non sapevano nulla l’uno dell’altra, avrebbero affrontato una gravidanza con lo stesso spirito incosciente di attraversare il deserto senza guida e con una bottiglia di acqua. Non comprese se la domanda fosse seria oppure una battuta per spirito di emulazione.

«Lo cerchiamo nell’orto sotto i cavoli?» rispose ironico «Non sappiamo nemmeno se riusciamo ad andare d’accordo e tu pensi ai bambini?»

Elisa mise il broncio e disse con gravità: «Sono seria. Vorrei avere un bambino da te!»

Pietro le sollevò il mento per baciarla per farle capire che aveva compreso cosa voleva trasmettere: il suo amore verso di lui. Tuttavia rimaneva un discorso privo di senso per Pietro, che riprese la lettura.

Avevo accumulato un discreto gruzzoletto durante i tre anni a Casarsa, ma da due anni non faccio nulla col risultato che è diminuito in maniera preoccupante. È vero che potrei ricominciare a fare il mestiere, che ho sempre fatto con profitto, il boscaiolo, ma si deve valutare il rischio. Sono sicuro che il marito di Amanda ha messo sulle nostre tracce qualche investigatore. Credo che possa scovarci se non usiamo prudenza occultando gli indizi della nostra presenza.

Corriamo dei rischi? Non saprei, ma credo che il farmacista non sia messo il cuore in pace senza tentare di riacciuffare Amanda. Quindi dobbiamo usare cautela nei nostri movimenti.

Anche ieri sera, mentre facevamo all’amore ha ripetuto più volte che vuole rimanere incinta senza che io sia riuscito a persuaderla che era un azzardo. Spero che non si avveri perché mi troverei in difficoltà. L’amo troppo per correre il pericolo di perderla. Non riesco a pensare alla mia vita senza di lei.

Quando mi addormento con lei, stretta fra le mie braccia, percepisco che è ormai un’appendice del mio corpo. Però è la mattina che comprendo la grande gioia di averla vicina.

Speriamo bene.

«Klaus è più romantico di te! Hai letto le ultime parole ‘Però è la mattina che comprendo la grande gioia di averla vicina’. Tu in queste due mattine non me lo hai mai detto» disse risentita Elisa.

«Hai ragione. Però…».

«Nessun però! Non le hai dette e basta».

Pietro la strinse a sé per farle percepire tutto il calore che provava e rimase in silenzio, finché non la sentì sciogliersi.

…Ieri, mentre ero in paese a comprare qualche provvista ho orecchiato che parlavano di un forestiero che faceva delle domande relative a una coppia che forse si era stabilita nei dintorni. I paesani hanno risposto di non saperne nulla. Sfido chiunque se desse riscontri diversi! Per fortuna che non conoscono nulla di noi, né dove viviamo.

Dobbiamo essere prudenti, evitando di scendere in paese. Le prossime volte mi spingerò fino a Cortina dove posso occultare meglio le tracce. Di sicuro mi avranno cercato nel Comelico e in Carnia, dove sono molto conosciuto nell’ambiente dei legnami. Però sono uno sconosciuto nel Cadore e nell’Ampezzano.

Frequentando sempre gli stessi posti e mostrandomi con una certa regolarità, di sicuro pensano che viva solitario in una casa ai margini del paese, al limitare del bosco. Quindi non mi associano alla persona che stanno cercando. I capelli lunghi e la barba poco curata mi rendono diverso da Klaus che viveva a Casarsa. Sono certo che secondo loro abbia sempre abitato qui. Non sono mai stato in paese con Amanda, né ho acquistato qualcosa adatto a una donna. Per loro sono un single, un orso che non ama la compagnia femminile.

Quando le serve qualcosa, andiamo a Cortina, dove l’anonimato è più sicuro e c’è maggiore scelta. Ora devo raddoppiare le precauzioni, perché i mastini si stanno avvicinando troppo.

Ne ho parlato con Amanda per suggerirle prudenza se si muove nel bosco da sola. Non si sa mai che qualche curioso si spinga su per questa strada, che è privata, ma conduce alla baita. Pochi sanno che è abitata, ma qualcosa potrebbe uscire a forza di domande.

Lei è rimasta senza parole prima di rifugiarsi tra le mie braccia.

Domani è un altro giorno.

Elisa e Pietro chiusero gli occhi. Il sonno aveva vinto la guerra.

Annunci

»

Sono curioso di sapere cosa ne pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...