La kitsune – parte ventisettesima

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La storia continua e noi con lei. Le altre puntate le trovate qui.

Cortina – foto personale

La voce di Pietro impastata con le parole che uscivano a stento tradiva la stanchezza delle due notti quasi insonni e delle giornate intense tra scoperte e movimento. Avvertì le palpebre farsi pesanti, che faticavano a stare aperte.

Ce la farò?” si chiese con una punta di malcelato pessimismo, mentre sentì che il sonno si avvicinava.

Elisa mostrava gesti torpidi e lenti, che facevano presumere un imminente crollo anche se in apparenza appariva fresca. “Ha una vitalità insospettata racchiusa in quel corpo fragile. Pimpante e piena di brio che mi fa sentire vecchio. Come ci riesce?” si domandò Pietro con una punta d’inquietudine e invidia allo stesso tempo.

Elisa stava sempre ben stretta a lui combattendo con la stanchezza che reclamava riposo. Si sforzò di restare sveglia per non prendere sonno.

No, non devo addormentarmi! Devo rimanere desta! Pietro mi deve stimolare, perché non posso chiudere gli occhi” mormorò sottovoce lottando con tutte le sue forze contro la stanchezza.

«Pietro, desidero un caffè forte. Lo prepariamo?» chiese rompendo l’atmosfera sonnolenta che stagnava nella stanza.

All’interno i due giovani lottavano contro stanchezza e sonno, mentre fuori si aggirava la volpe che osservava la baita alla ricerca di uno spiraglio per entrare.

Eppure l’uomo mi ha visto, fingendo di non notare la mia presenza. Amanda non si stacca un secondo da lui. Mi sfugge in continuazione” pensò la volpe girando delusa intorno alla baita, che rimaneva inaccessibile. “L’uomo è il talismano, che mi impedisce di raggiungerla e riportarla là da dove è fuggita. Per farlo mi devo avvicinare, ma mi è consentito solo di sera, mentre di giorno deve essere sola e isolata. Loro chiudono ogni apertura, rendendo impossibile raggiungere l’obiettivo”.

Il cielo era coperto di nuvole nere, che non minacciavano pioggia. Anche quello congiurava contro i suoi piani. Aveva la necessità del cielo limpido e stellato con la luna piena per attuare i suoi propositi.

Se aprissero una fessura, potrei entrare ma non lo fanno e devo rimanere fuori con la speranza di trovare un pertugio non sbarrato”.

La volpe girava nervosa e frustrata, perché non trovava il modo di risolvere il problema dell’accesso: la baita rimaneva impenetrabile e la donna era sempre appiccata all’uomo. Il tempo passava mentre avvertì che le forze diminuivano. Percepì un senso d’impotenza.

Pietro messa la moka sul fuoco si avvicinò alla finestra per osservare fuori. In queste notti non aveva mai potuto farlo e si chiedeva quale panorama si poteva vedere. Aveva il ricordo dell’arrivo notturno quando il paesaggio gli era apparso magico.

«No!» urlò terrorizzata Elisa, che aveva percepito la presenza della volpe. «Non aprire! Fuori ci sono spiriti cattivi!»

Pietro si fermò con la mano sulla maniglia, volgendosi verso Elisa con gli occhi sgranati.

«Spiriti?» celiò ridendo. «Sembra un mantra la tua ossessione al calare delle tenebre. Fuori c’è buio e basta! E va bene. Non aprirò. Però ti vedo sconvolta. Perché?»

Elisa tremava tutta. Il labbro superiore pareva una corda di violino pizzicata dalla mano del musicista.

«Fuori c’è una volpe che vuole entrare. Aspetta che tu apra una fessura» spiegò terrea in viso.

«Una volpe? La stessa che ci ha condotto a casa?» chiese stupito Pietro.

«Sì».

Pietro rimase basito, perché non aveva compreso il nesso tra la volpe ed Elisa.

«Non capisco perché ci abbia ricondotto alla baita. Nel bosco eravamo in sua balia».

«Doveva farlo» affermò per chiudere l’argomento. Non poteva spiegargli che, se fosse stata sola, sarebbe stata la sua fine.

Pietro trattenne il riso perché aveva compreso il suo stato emotivo e per rincuorarla l’abbracciò, mentre Elisa piangeva in modo convulso, quasi isterico. Le sollevò il viso rigato di lacrime baciandola con delicatezza. Queste due azioni rappresentarono un toccasana per lei, perché si abbandonò nell’abbraccio, percependo il calore che trasmetteva.

Il caffè borbottò avvisandoli.

«Metti tazze e moka sul vassoio. Lo beviamo di sopra» suggerì Elisa col volto disteso.

Pietro la prese in braccio, dicendo: «Fa attenzione a non versare nulla».

Lui con Elisa fra le braccia si avviò per le scale, facendo attenzione a non oscillare troppo.

«Brava!» affermò con un sorriso divertito depositandola sul letto «Non è andata persa nemmeno una goccia di caffè!»

Posato il vassoio sul comodino, Pietro le sollevò la camicia di lino baciandole i capezzoli, mentre Elisa fece scivolare le mani sotto la polo alla ricerca dei pettorali.

Elisa percepì che poteva rilassarsi, perché la volpe se ne era andata delusa. Avvertì una sensazione di calore tra le gambe e lo desiderava. “Pietro è stato in grado di toccare le corde più nascoste della mia sessualità. Ha trovato i punti che mi danno piacere. Devo avere fretta, perché fra due giorni tutto sarà finito”.

Fecero all’amore con una passione che li lasciò stupiti. Elisa avrebbe voluto che il piacere si prolungasse all’infinito, ma Pietro doveva rifiatare. Rimase sul corpo di lui, pelle contro pelle e gli sussurrò: «Leggimi qualche pagina, ma poi sarai mio ancora una volta!»

«Sì».

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