La kitsune – parte ventiseisima

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Nuovo capitolo e non anticipo nulla. Per chi volesse leggere qualche puntata erretrata trova gli indirizzi qui.

Fiume tagliamento – opera di Ziegler175 – 1999 – licenza Creative Common Attribute

Buona lettura

Pietro sfogliò i fogli alla ricerca di qualcosa d’interessante ma si domandò come poteva riconoscerlo dalle veloci letture di poche righe. Elisa lo lasciò fare senza suggerirgli nulla.

Di Amanda abbiamo letto già a sufficienza. Proviamo con gli appunti di Klaus” si orientò, accantonando per il momento i riferimenti ad Amanda.

Dalle memorie di Klaus

15 Novembre 1998

.

A distanza di mesi, riprendo la penna per scrivere qualcosa, che un giorno forse getterò nel camino a bruciare.

Arrivando a Casarsa, oltre tre anni fa, non avrei mai pensato che quella donna che avevo incrociato casualmente potesse diventare importante come lo è in questo momento.

Una fugace apparizione, una meteora è stata quel giorno e in apparenza sembrava non avermi visto. Non ho più pensato a lei, né l’ho incontrata. Diciamo che era sparita come una nuvola spazzata dalla tramontana.

È capitato che una sera durante una cena al ristorante Ugo mi ha presentato lei e il marito, un uomo gretto e vecchio, che fin dal primo istante ha urtato la mia sensibilità. Non sono riuscito a capacitarmi come una donna, bella, giovane e piena di fascino, avesse potuto sposare un personaggio di così modesta caratura. Pensando così gli ho fatto nun gran complimento.

Ho intuito che quella fugace visione non era passata nell’indifferenza per entrambi. Lei ha dimostrato che io ero il centro delle sue attenzioni, perché ha mandato segnali precisi e inequivocabili. Le occhiate che mi ha lanciato, il modo di parlare, i sorrisi che mi ha rivolto non sono passati inosservati, anche se io ho cercato di controllare le mie emozioni. Devo ammettere che rivedendola ho avuto le medesime sensazioni della prima volta: non ho potuto distogliere il pensiero di tenerla fra le mie braccia.

Durante la cena sono rimasto ai margini dei loro discorsi, perché non conoscevo gli argomenti. Non mi va di parlare di quello che ignoro. È meglio tacere e ascoltare che fare affermazioni a sproposito.

Al momento del congedo, quando le ho stretto la mano, l’ho percepita calda e palpitante come mai mi era capitato di sentire nella mia vita. Ha indugiato a lungo, come se fosse riluttante a lasciarla, ma è stato quello sguardo carico di passione che mi ha colpito. Un brivido ha percorso il mio corpo ma mi sono trattenuto mascherandolo perché non era né il posto adatto, né il momento di mattane giovanili.

L’ho vista allontanarsi ma ha dato l’impressione che avrebbe voluto voltarsi verso di me per vedere il mio viso. L’ho seguita, finché non è sparita nel buio della notte.

Ugo durante il tragitto verso casa mi ha spiegato tutto di lei e del marito, delle infinite chiacchiere e pettegolezzi che li hanno sempre circondati. Le spiegazioni non sarebbero state necessarie, perché avevo compreso già tutto. Il pensiero che una donna dolce e bella si sarebbe appassita al fianco di un uomo meschino come quello mi faceva ribollire il sangue.

Dopo quell’incontro sono arrivati i primi bigliettini, i pizzini come li chiamano i giornalisti. Non ci ho creduto pensando a uno scherzo per mettermi in difficoltà con Ugo. Non ho risposto per non cadere nel tranello o nell’inganno di un’illusione atroce. Ho scoperto solo più tardi che le mie mancate risposte, oltre ad alimentare un fuoco più intenso, la stavano portando alla disperazione.

Mi ha confidato: «Sono sicura che tu avevi percepito la mia disponibilità a conoscerci, a frequentarci, a scambiare altri segnali, ma non ho compreso il motivo per il quale hai tardato a rispondermi. Al terzo biglietto sono entrata in crisi, perché mi sono detta che non sarei mai riuscita a coinvolgerti. Invece…».

Mi sono domandato perché scriveva messaggi così compromettenti, che l’avrebbero messa in difficoltà, senza trovare una spiegazione razionale. Più ho ritardato la risposta, più questi diventavano infuocati e frequenti. Ero dibattuto se dare corda alle sue fantasie oppure no. Ammetto di essere stato meschino perché il timore, che potesse nuocere al rapporto professionale con Ugo, era troppo forte per vincere le mie resistenze. Mi sembrava che sarebbe stata solo un’avventura e nulla più. In realtà mi stavo sbagliando e di grosso, sacrificando un amore genuino per un posto di lavoro.

Mi sono reso conto che avrei perso un’occasione irripetibile e ho risposto semplicemente: «Vediamoci», e la bella favola è iniziata.

Il luogo dell’incontro è stato una insenatura discreta del Tagliamento, un sabato ai primi di settembre di tre anni fa. Accettando, non ero del tutto convinto perché avevo il timore che potesse nascondersi qualche pericolo occulto. È la diffidenza innata che c’è in me a creare questo tipo di pensiero. Sono stato abituato a vivere da solitario, in simbiosi con la natura. Per questo faccio sempre attenzione senza accontentarmi di quello che appare perché potrebbe essere ingannevole. Nel bosco sei solo con te stesso e non puoi contare sull’aiuto degli altri. Invece è andato tutto bene. Lo dico col senno del poi. È stata una giornata che ricorderò per tutta la vita. Però, lo ammetto, quel giorno avevo molti dubbi.

Mi domando come abbia fatto a raggiungere quel posto, isolato e lontano da qualsiasi punto toccato da mezzi pubblici, perché è sempre stata senza patente. Un giorno glielo chiederò. Non ora, ma più avanti.

La località è incantevole tra rive petrose e boschetti golenali, lingue sabbiose e canali d’acqua che scorrono lenti. È stata la prima volta che mi sono avvicinato a questo fiume rimanendone affascinato.

Amanda aveva scelto un luogo di grande effetto scenografico come prima volta, dimostrandosi una fine psicologa nel coinvolgimento dei miei sensi. E non l’ho delusa. È andato tutto come lei aveva previsto e sperato che andasse.

Abbiamo camminato mano nella mano fino a lambire le acque verdi che scorrono lente tra sassi bianchi e strati sabbiosi, come se fossimo due giovani amanti. Perché forse non lo eravamo?

Di cosa abbiamo parlato? Non ricordo, né mi interessa riportarlo alla mente, perché sono stati gli sguardi, lo sfiorarsi dei corpi, le parole che rammento meglio. Sono state poche ore ma intense di sensazioni e di emozioni profonde. Ho capito che questa donna sarebbe stata mia e io non avrei rinunciato mai a lei per nessuna ragione al mondo.

Ora dopo quasi tre anni passati insieme tra mille sotterfugi e incontri clandestini non rimpiango nulla di quello che ho fatto o detto. Lo rifarei punto per punto esattamente come allora.

Ma questo non mi appaga più. La vorrei tutta per me senza condividerla con nessuno. Riuscirò nel mio intento? Non lo so, ma ci proverò.

La settimana scorsa sono salito a San Vito di Cadore per definire un’operazione che mi stava a cuore. Mi ero comprato prima di scendere in pianura un bosco sulle pendici del monte Antelao con una baita in buone condizioni. È stata una vera occasione, perché il vecchio proprietario era stanco di lottare con tutti senza riuscire a mettere a frutto quell’area.

Personalmente non m’interessa che la zona sia vincolata senza la possibilità di abbattere un albero o costruire baite e case. Entrando nel bosco l’ho sentito parlare: mi ringraziava e questo mi ha commosso. Per me quello sarà il nostro rifugio segreto se Amanda si deciderà di lasciare il marito.

Dunque la settimana scorsa ho preso accordi con un’impresa del posto per rendere abitabile tutto l’anno la baita. Ho investito una parte dei pochi soldi che mi sono rimasti. Non c’è luce, né acqua, nessuna comodità cittadina. L’interno necessita di grossi interventi dopo anni d’incuria. Mi hanno assicurato che posso ampliarla un poco e costruire un edificio di supporto. Quindi aspetto il preventivo dei lavori che ho in mente di eseguire.

Per il momento non dico nulla del progetto ad Amanda perché prima voglio capire se è disponibile a fuggire con me, ma soprattutto se è pronta a vivere una vita spartana e solitaria. Non intendo forzarle la mano. Deve essere una decisione autonoma.

Se fosse vero, sarebbe come toccare il cielo con un dito.

Speriamo bene.

Elisa era rapita da queste parole che ascoltava per la prima volta. L’amore di Klaus per Amanda era stato genuino e intenso senza mai una sbavatura. Si domandò se anche Pietro nutriva simili sentimenti e sospirò.

«Stai sognando?» le chiese, osservandola.

«No» rispose con un filo di voce.

«Mi ponevo la domanda se…».

«Quale domanda?»

Elisa l’osservò incuriosita per conoscere cosa avrebbe voluto chiederle.

«Nulla» disse spegnendo la curiosità negli occhi e sorrise.

«Fuori c’è buio. Chiudiamo tutto e prepariamoci a superare la terza notte fra queste mura» suggerì Elisa, mentre una ventata d’inquietudine passava sulla pelle.

Chiudendo l’ultima imposta, sembrò a Pietro di scorgere due occhi rossi e luminosi che lo osservavano e la sagoma indistinta di una volpe tra i cespugli che facevano corona alla radura.

Pietro non vorrai credere che una volpe monti la guardia alla baita?” si chiese incerto se dare corpo a quella sensazione.

Cominciò a pensare che anche la sua mente vacillasse vittima delle suggestioni di Elisa.

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  1. Seguiti a sfornare episodi a raffica, eh? Mi chiedo quando dormi… se dormi! 🙂
    Continua a dare libero sfogo alla tua prolifica creatività, Gian Paolo, mi raccomando. Ma forse questo tipo di raccomandazioni è meglio riservarle per gli scrittori a corto di ispirazione.
    Buona domenica.

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