La kitsune – parte venticinquesima

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Nuovo capitolo si aggiunge alla storia. Vi ricordo che qui trovate i link alle puntate precedenti.

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Sistemati accanto al camino, si prepararono per proseguire la lettura. Pietro notò come era curiosa quella scrittura: ordinata, precisa e decisamente inusuale nella grafia. Rotonda con pochi svolazzi. Le righe seguivano delle linee diritte immaginarie ma non era in grado di dare un volto alla mano che aveva scritto quei fogli.

Non erano queste sensazioni che lo facevano riflettere: erano gli avvenimenti che l’avevano coinvolto in una avventura che a tratti aveva contorni irreali. Aveva l’impressione di vivere una ‘second life’, una vita virtuale, in una condizione dove tutto era liquido e immateriale. Forse al ritorno a Belluno si sarebbe accorto che aveva solo fantasticato con la lettura di un romanzo di King senza mai muoversi dalla poltrona di casa.

Scosse la testa perché in effetti non era così. Elisa, la volpe, la baita, il bosco erano realtà concrete che poteva toccare con mano e non il frutto dell’immaginazione.

Dal diario di Amanda 10 ottobre 1999

Sono passati quasi tre mesi dalla mia fuga, ma mi sento triste tra questi monti che non percepisco come miei, perché fin dal primo momento non sono riuscita ad amarli.

Klaus si prodiga in mille modi per alleviare il mio dolore, ma la malattia è dentro di me e mi consuma a fuoco lento. Non esistono medicine per combatterla. Non so se la decisione di venire qua sia stata saggia, ma per il momento è perdente. Riuscirò a vincere la scommessa? Non lo so, ma a volte temo di no, perché lo scoramento è troppo forte per essere vinto.

Sento che qualcosa sta cambiando. Piccoli mutamenti non percettibili, timidi passi in avanti, sia pure modesti. Nella giornata odierna uno spiraglio di fiducia si sta insinuando nella testa.

Ieri sera Klaus ha affrontato il problema. Finalmente mi sono sciolta in un pianto liberatorio. Prima nemmeno le lacrime uscivano dagli occhi, ma si è rotto l’incantesimo. Così ho ascoltato le sue parole e le mie che uscivano fluide come non mi sarei mai aspettata.

Ho preso la decisione di restare e di superare la depressione che mi sta avvolgendo in una tela mortale. Devo farlo per non finire nel baratro.

Dove potrei andare, mi sono chiesta come ieri sera, riflettendo sulla domanda di Klaus: «Vuoi andare da qualche parte, dove pensi di trovarti meglio? Dillo e ti accontento». So che per lui sarebbe una sconfitta e un travaglio interiore devastante. Lui mi ama, ma è disposto a sacrificare tutto per rendermi felice.

Qualsiasi posto sarebbe come questo. Poi sarei sola, senza di lui. L’alternativa sarebbe una gabbia dorata come quella di Guido. Mi devo rinchiudere nuovamente dopo esserne fuggita? NO. Non potrei!

Senza il suo aiuto sarei riuscita a uscire dal bozzolo per diventare una farfalla? Sarei stata in grado di condurre un’esistenza costituita dall’ordinaria quotidianità? Non lo so, ma ne dubito. Se Klaus non ha avuto successo in questi mesi nel trasformare la mia vita, è serio pensare che in una località sconosciuta, senza appoggi o conoscenze, sarei in grado di farcela da sola? Non credo, anzi sarebbe il contrario.

Questo dilemma è stato sciolto: rimango e provo a superare la china, perché ritengo che la parte della salita più faticosa e difficile sia terminata. Se fosse vero, e lo saprò nei prossimi giorni, posso cominciare a scucire, una volta per tutte, le negatività che mi sto cucendo addosso. I dubbi rimangono intatti, mentre non mi abbandono a facili ottimismi. Percepisco che qualche cambiamento sta avvenendo.

Ieri sera sono riuscita a concedermi a lui come mai era avvenuto prima. È stato bellissimo, perché è avvenuto con naturalezza.

Ho fatto tutto io, prendendo l’iniziativa, perché percepivo la necessità di passione, che per troppo tempo mi è mancata. Mentre lui mi assecondava con molta delicatezza, ho sentito il desiderio salire prepotente e manifestarsi in tutta la sua potenza.

È stato magnifico! Non avrei voluto che questo scemasse finché esausta mi sono addormentata tra le sue braccia, che mi hanno trasmesso calore e sicurezza.

Devo ammettere che non ero tesa come le altre volte. Il pianto ha avuto il potere di sciogliere le incrostazioni che stavano sedimentando dentro di me. Riconosco che Klaus ha fatto di tutto per mettermi a mio agio senza pretendere nulla, né chiedermi qualcosa.

Oggi, per la prima volta, andando nel bosco ho sentito una ventata di novità, che ha calmato un poco le angosce interiori. La scelta di rimanere ha avuto un preciso risvolto nell’affrontare con calma un modo di vivere che non avevo mai sperimentato. Devo osservare quello che mi circonda con altri occhi, in maniera distaccata, cercando di coglierne le positività e non solo i lati negativi.

È stata una splendida giornata dove vedo la mia vita che si trasforma. Però ho paura a scriverlo, a dirlo. Se la cima è stata raggiunta, ne voglio assaporare la vista, prima di scendere di nuovo a valle.

Sono illusioni oppure timide realtà da consolidare? I dubbi rimangono, ma spero che questi vengano spazzati via dall’iniezione di fiducia che ho avuto.

Pietro osservò Elisa, che se ne stava rannicchiata sulle sue gambe, abbracciandolo con calore. Non aveva commentato, né battuto un ciglio. Molte delle situazioni che stavano vivendo sembravano mutuate da questi fogli.

«È strano leggere quello che si è già vissuto o che preannuncia il tuo futuro» affermò Pietro, accarezzandole i capelli.

«Hai ragione. Vedere il film della propria vita può essere sconvolgente».

Pietro guardò verso la finestra. Il cielo rosso del tramonto annunciava che la giornata volgeva al termine.

«Leggiamo ancora o ci prepariamo per la notte?»

Elisa scosse la testa e volle proseguire la lettura dei fogli.

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