Archivi giornalieri: 10 luglio 2018

Disegna la tua storia – un’immagine di Gaia Conventi – il mercatino

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Una nuova entrata Gaia Conventi che nel suo blog fatiquei propone le sue splendide immagini. Ecco il mercatino del vintage del fine settimana scorsa.

Buona lettura

Nella piazza della fontana senz’acqua tutti i lunedì si tiene a Venusia il mercatino delle pulci. Ogni abitante porta qui quello che scova negli scantinati, nelle soffitte e in fondo ai cassetti.

Qualcuno può opinare che dopo un po’ non ci sia nulla da scambiare ma si sbaglia e grossolanamente. Sembra che sia un pozzo senza fine. C’è sempre della mercanzia nuova, si fa per dire perché è vecchia e talvolta mal messa.

Ognuno di buon mattino, quasi subito dopo che l’unico gallo ha cantato al nuovo giorno, carica chi sul carretto, chi sulle spalle le cose che tra un lunedì e l’altro ha scovato in casa.

Arrivati sulla piazza vanno a cercare il loro rettangolo numerato. L’uno a Carola, il due a Sandra e così via. Ognuno ha il suo pezzetto codificato da un numerino che Sghego nella sera della domenica applica al selciato.

Si deve sapere che qualche anno prima non esisteva questo ingegnoso sistema. Chi primo arriva, bene alloggia. E non racconto i litighi che sorgevano.

«Questo posto è mio» diceva Elisa, indicando col dito un invisibile segnale di occupato. «Glielo ho messo stanotte prima che il gallo canti!»

Veronica scuoteva il capo, stringeva le labbra e socchiudeva gli occhi incattiviti. Non vedeva nessun segnale e poi era arrivata prima lei.

Sghego, che faceva oltre che l’oste anche il vigile, si metteva in mezzo alle due litiganti e proponeva la classica monetina.

«Se esce la fortezza, è di Carola. Se esce la fontana è di Veronica».

Dalla tasca destra estraeva l’immancabile monetina da cinque venusini e la lanciava in aria. La perdente mugugnava e andava a cercarsi un altro posto che era anche il più sfigato. La lite, che non interessava nessuno, le aveva fatto perdere tutti gli altri posti.

Così Severino, il segretario del borgomastro ha una grande idea.

«Mettiamo a sorteggio i posti» spiega al borgomastro, che non capisce il motivo del sorteggio ma non può dimostrarsi più ignorante del suo segretario.

Roberto B. annuisce come se avesse compreso tutto mentre in realtà non ha capito una minchia.

«Fatto il sorteggio che si fa?»

Severino sorride sotto i baffi, perché deve spiegare con poche parole la funzione del sorteggio.

«Ma signor borgomastro» esclama fingendo di scandalizzarsi. «Il vigile nella sera della domenica mette i patacchini per terra».

«E la gente che se ne fa dei patacchini?» insiste il borgomastro sempre più in confusione.

«Non litiga».

«Ma i venusiani si litigano per adesivo piazzato per terra?» afferma il borgomastro spalancando gli occhi leggermente acquosi.

Severino si mette una mano davanti alla bocca e si fa venire il singhiozzo per non ridere in faccia al borgomastro.

«Ma se Elisa ha il sessantanove, dico un numero a caso, lo cerca e sistema la sua roba nel rettangolo assegnato» spiega con pazienza il segretario che sta ancora tossendo per aver mandato indietro la risata.

«Ok. Proceda pure col sorteggio» dice il borgomastro per togliersi dalla situazione d’imbarazzo.

E così da quel giorno ognuno ha il suo numero e può arrivare anche dopo la colazione delle nove, perché nessuno glielo porta via.

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