Archivi giornalieri: 12 giugno 2018

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – puntata tredicesima

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La storia prosegue e il misterioso s’infittisce. Dopo la bella puntata di Elena (nonsolocampagna)  dove Debora fa il punto della situazione con Walter eccovi la nuova puntata. Per chi avesse perso qualche colpo eccovi i link 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12

Buona lettura

Sofia era abbastanza arrabbiata con Walter, perché, dopo aver scelto un posto sperduto tra le montagne, di fatto le sembrava in simbiosi con la presunta criminologa, che vedeva come fumo negli occhi.

Da quando erano arrivati si era annoiata. Un’unica gita alle Cinquemiglia, che era stato uno strazio, una passeggiata nel bosco e due passi a Roccapietrosa e poi basta.

Passava il suo tempo, per fortuna niente pioggia o temperatura gelida, ai bordi della piscina, prendendo il sole e leggendo qualcosa.

Il sabato mattina, abbandonata da Walter, stava oziando ai bordi della piscina ma si sentiva inquieta. Non riusciva a stare ferma. Si alzò per osservare il lavoro del giardiniere che come tutti i giorni spuntava le rose, toglieva i fiori appassiti e sistemava le aiuole. Era un giovane non troppo alto che agli occhi di Sofia doveva avere all’incirca la sua età. Le sembrava troppo giovane per svolgere quel lavoro, che invece lo faceva con notevole perizia.

«Buongiorno. Disturbo?» chiese Sofia dopo essersi avvolta nel pareo giallo.

Il giovane sollevò il viso, tenendo in mano le forbici, per vedere chi lo stava interpellando.

«Mi dica, signora»

Sofia sfoderò un sorriso solare.

«In queste mattine la stavo osservando con quale perizia e cura si dedica al giardino. Mi sembra bravo ma anche giovane».

Il giardiniere arrossì debolmente, mentre riprendeva a eliminare le rose sfiorite. “È una bella donna” pensò, mentre il pareo lasciava intravvedere due gambe ben tornite.

«Mi spiace averla disturbata» affermò Sofia, allontanandosi con un movimento civettuolo delle anche.

«Signora, non volevo apparire scortese ma» fece il giovane mettendosi eretto.

Sofia si girò e stava per replicare quando vide Walter poco distante da loro.

«La stava importunando?» chiese stizzito Walter.

«No, no» si affrettò a dire il giardiniere.

Walter colse l’occasione per fare due chiacchiere con lui.

«Mi hanno detto che lei conosceva bene Francesca. Mi domando il perché si sia uccisa» affermò, mentre Sofia lo prendeva sotto braccio.

Il giardiniere aprì la bocca come per rispondere ma poi la richiuse. Rifletté sulla domanda, che non si aspettava. Lui aveva le sue idee sulla morte di Francesca ma di certo non pensava al suicidio. Doveva usare cautela nel rispondere, perché non comprendeva a quale titolo gli aveva posto il quesito.

Walter intuì il disagio del giovane nella risposta, anche perché nessuno gli aveva detto che tra lui e Francesca ci fosse amicizia e forse qualcosa di più. Aveva sparato a casaccio ma pareva aver colpito il bersaglio.

«Mi scusi ma non volevo metterla in imbarazzo» ammise Walter fingendo dispiacere. «Ho scambiato poche parole con quella povera ragazza. Mi è sembrata solare e piena di vita».

Il giardiniere stava per replicare, quando Sofia intervenne, perché era pentita di avere fatto la civettuola col ragazzo. Voleva rimediare alla figura non proprio brillante di poco prima.

«Ho ascoltato le chiacchiere di alcuni ospiti a bordo piscina. Dicevano che Antonio, il fidanzato di Francesca, ha tentato il suicidio per la sua morte. Sta lottando tra la vita e la morte all’ospedale di Sulmona. Una vera tragedia».

«Non credo che Antonio si sia sparato» esclamò con veemenza il giovane che aveva riacquistato la voce. «E poi erano in rottura. Me l’ha detto la sera prima di morire».

Il giardiniere si sarebbe morso la lingua per essersi lasciato sfuggire quella frase compromettente ma ormai non poteva più smentire.

Walter spalancò gli occhi fingendo sorpresa, mentre stringeva la mano a Sofia. Quell’uscita era stata provvidenziale per sbloccare la situazione.

«Dice sul serio? Quindi secondo lei è stato qualcuno a sparargli?»

Ormai era in ballo e non poteva più tirarsi indietro.

«Francesca la sera prima della sua morte era in giardino in lacrime e mi ha confidato che meditava di licenziarsi e tornare a Mantova. Aveva litigato con Antonio nel pomeriggio. Il motivo non me l’ha detto. Poi conoscendolo ritengo improbabile un suo tentativo di suicidio. Per quanto riguarda Francesca potrebbe essersi gettata dalle scale ma, se l’ha fatto, avrà avuto motivi gravi. Di certo non per Antonio».

Il giardiniere dopo questo monologo sembrava che si fosse sgravato da un pensiero e appariva meno serio rispetto a qualche minuto prima. Quella coppia gli ispirava fiducia e non era pentito di avere esternato i suoi dubbi.

Walter allungò la mano per stringerla al giovane ma poi la riportò al suo fianco.

«Dunque lei dubita sulle cause della morte di Francesca e sul ferimento di Antonio?»

«Sì».

«Un’ultima domanda. Poi la lascio al suo lavoro» fece Walter estraendo il telefono. «Conosce questa persona?»

Gli mostrò il volto dell’uomo misterioso.

«Stavo andando in camera quando l’ho visto entrare in una stanza e uscire poco dopo. Non mi pare che sia un ospite o del personale di servizio. Non mi piace che estranei possano muoversi liberamente per l’hotel».

Il giovane strinse gli occhi per mettere a fuoco quel viso. “Ha ragione” pensò. “Mai visto prima”.

«No. Un viso sconosciuto» ammise il giardiniere, mentre Puzzone arrivava con qualcosa tra i denti. «Forse sarebbe meglio avvertire la signora Maria di questo».

Walter fece una smorfia di disappunto, perché sperava di dare un’identità a quel volto.

Avvertì la presenza di Puzzone e si girò per chiamarlo, quando vide che teneva fra i denti un telefono.

«Ma quello sembra lo smartphone di Antonio» esclamò sorpreso il giovane.

«Sicuro?»

«Sicuro al cento per cento, no. Ma Antonio ne aveva uno uguale».

Walter lo prese con delicatezza e lo mise nella tasca dei jeans.

«Grazie…» disse Walter aspettando che dicesse il suo nome.

«Giuseppe» aggiunse il giardiniere.

«Grazie, Giuseppe» continuò Walter stringendogli la mano.

Walter e Sofia seguirono Puzzone che li stava conducendo dove aveva trovato il telefono.

Sofia sperava che Walter non parlasse del suo comportamento con Giuseppe. “A trent’anni e dopo dieci di felice convivenza fare la stupida con un estraneo è davvero imperdonabile” pensò, stringendosi al compagno. “Stasera mi dovrò far perdonare”.

Walter aveva sbollito la stizza per il comportamento di Sofia, perché la sua uscita che aveva sbloccato il dialogo era stata provvidenziale. Però doveva ammettere che l’aveva trascurata troppo in questi giorni.

Puzzone si fermò presso un cespuglio poco distante da una porta laterale dell’hotel.

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