Archivi giornalieri: 5 giugno 2018

Un caso per tre – un giallo a quattro mani – undicesima puntata

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Mi scuso coi quattro lettori che seguono la vicenda di Debora, Walter e Puzzone che Elena (nonsolocampagna) e io vi mettiamo a disposizione. pensavo di averla programmata per stamattina ma in realtà l’ho solo pensato.

Dunque rimedio e la pubblico ora. Per chi avesse perso qualche puntata qui trovate i link relativi 1 ,2 ,3 ,4 ,5 ,6 ,7 ,8 , 9, 10

«Dai Puzzone muoviti» sollecitò Walter ben sapendo che non si sarebbe mosso.

Si guardò intorno ma il corridoio era sgombro. Nessuno nei paraggi. Tirò un sospiro di sollievo che accantonò subito. La situazione non era sotto controllo se fosse comparso qualcuno. Pensò di agire sulla maniglia nella speranza che la porta non fosse chiusa a chiave ma si fermò, perché poteva esserci qualcuno dentro.

«Puzzone non essere ostinato» gli sussurrò in un orecchio per convincerlo a recedere dal proposito di entrare.

Era chinato, quando avvertì il passo felpato di qualcuno che si avvicinava. “Merda” si disse, sollevandosi e finse di cercare in tasca qualcosa.

Puzzone era sempre immobile col viso rivolto verso la porta, mentre Walter cercava di riacquistare un certo aplomb per mascherare la sensazione di ansia che l’aveva colto.

«Buongiorno».

Walter si girò con lentezza verso quella voce dalla chiara inflessione campana. Davanti ai suoi occhi che tradivano la preoccupazione di giustificare la sua presenza di fronte alla stanza 216 stava una ragazza rotondetta e bassa di statura. Portava un vestito nero sbracciato e un grembiule bianco. Era la cameriera ai piani che per fortuna non aveva mai incrociato. Si rilassò mentre febbrilmente cercava d’inventarsi una scusa.

«Buongiorno» rispose Walter con voce educata.

«Posso esserle utile?»

«Pensavo di avere la chiave ma» fece Walter lasciando cadere il discorso. Un bel sorriso comparve sul suo viso.

«Posso aprirle la porta, se desidera» disse la giovane, estraendo dalla tasca un mazzo di chiavi. «Che bel cane. Come si chiama?»

Walter fece una mezza risata.

«Ha un nome curioso ma la prego non rida» affermò Walter, osservando meglio la ragazza. Voleva imprimersi nella mente quel viso rotondo incorniciato da capelli corvini. «Puzzone».

La cameriera accennò a una risata subito repressa, mentre armeggiava per aprire la stanza.

Puzzone s’infilò senza aspettare altro nella piccola fessura della porta, lasciando all’esterno Walter che riaccostò il battente senza chiuderlo. Aveva notato che la stanza era vuota senza la presenza di ospiti. Non voleva insospettire la ragazza.

«Grazie» fece con voce galante. «Come si chiama, perché ne voglio parlare bene alla proprietaria».

«Cecilia. Ceci per gli amici» rispose arrossendo.

«Grazie Ceci. Le sono debitore di un aperitivo» disse, allungandole una banconota da venti euro.

La ragazza gli fece un bel sorriso, prima di allontanarsi ancheggiando vistosamente.

Walter si introdusse nella stanza, che appariva vuota e sistemata in attesa di un nuovo cliente.

Puzzone nel frattempo era fermo davanti all’armadio. “Ha annusato la pista” rifletté Walter, aprendo l’anta. Dentro le solite coperte e i cuscini di ricambio. Puzzone mise il naso tra le coperte sollevando un lembo.

Walter emise un ‘oh!’ di sorpresa alla vista dell’oggetto. “Di sicuro appartiene ad Albertino” pensò mentre col telefono lo fotografava. Era una felpa grigia con la scritta ‘Berkley’. Il maresciallo aveva spiegato prima d’iniziare le ricerche cosa indossava il bambino nella mattina della scomparsa. Tra gli indumenti citati c’era la descrizione di una felpa come questa. “Non vuole dire nulla ma che stranezza trovarne una simile qui ben lontano dal panificio” rifletté Walter mentre richiudeva l’anta.

Puzzone soddisfatto si lasciò condurre fuori senza opporre resistenza. Stavano girando l’angolo del corridoio quando udì dei passi che salivano le scale. Ritornò indietro dirigendosi verso l’ascensore, quando vide un uomo aprire la stanza 216. Rimasto davanti alla porta chiusa dell’ascensore come se fosse in attesa aspettò l’uscita del personaggio misterioso, tenendo in mano il telefono pronto a scattare un video, quando sarebbe riapparso.

Puzzone dava segni di nervosismo e sarebbe balzato addosso all’uomo se Walter non avesse tenuta salda la pettorina.

La persona con notevole noncuranza scese le scale, dileguandosi.

Di certo la felpa non c’è più nell’armadio” si disse avviandosi verso la sala da pranzo. Rivide il video appena girato. “Tutto sommato è ben riuscito. Il viso dell’uomo è riconoscibile” pensò soddisfatto. Adesso doveva trovare il modo di utilizzarlo.

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