Un caso per tre – un giallo a 4 mani – nona puntata

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Il paese è in ebollizione. Albertino e Francesca hanno smosso le acque. Prosegue l’avventura di Debbi – uscita dalla fantasia di Elena (nonsolocampagna) e Walter. Buona lettura. Naturalmente per chi avesse perso qualche puntata la può trovare qui. 1,2, 3, 4, 5, 6, 7, 8

L’alba in montagna è sempre uno spettacolo emozionante ma nessuno dei tre l’aveva apprezzato, perché stanchezza e tensione era stata troppo forte.

Insieme a Elisa, Debora e Walter anche gli altri clienti che avevano partecipato alle ricerche rientrarono alla spicciolata ma preferirono ritirarsi nelle loro stanze anziché fermarsi nella hall come loro.

Maria servì la colazione alle otto a chi erano rimasto nell’hotel, pregandoli di fare silenzio.

«Vi prego di parlare sottovoce» li esortò Maria mimando con le mani il gesto del silenzio.

Erano all’incirca le undici del mattino, quando Puzzone avvicinò il naso umido al volto di Walter che si svegliò intorpidito nelle articolazioni. Osservò Debora e sua figlia che a bocca aperta russavano lievemente e sorrise, mentre con cautela si alzava.

Le giunture scricchiolarono con un rumore leggero, mentre muoveva le mani per ripristinare la circolazione, prima di dirigersi verso la reception.

«Buongiorno, signor Bruno» salutò Roberto da dietro il bancone. «Sua moglie è uscita mezz’ora fa».

Walter fece una smorfia che assomigliò vagamente a un sorriso. Sofia era la sua compagna da circa dieci anni e per il momento nessuno dei due aveva intenzione di compiere il gran passo.

«Mi dà la chiave?»

«Subito. Una notte movimentata» affermò Roberto, girandosi per prendere la chiave.

Walter ringraziò con un cenno del capo senza rispondere, mentre si avviava verso le scale seguito da Puzzone.

Fatta la doccia e agganciata alla pettorina il guinzaglio, andarono alla ricerca di Sofia. Sarebbe stata più pratico una telefonata, ma preferì girare per il paese per cogliere gli umori della gente. Un pensiero gli ronzava nella testa: “Perché il maresciallo non ha fatto annusare ai cani un indumento di Albertino?” Dedusse che la ricerca era fumo negli occhi per chi seguiva le loro mosse. “Dunque il maresciallo ha dei sospetti ma non vuole scoprire le carte” rifletté, imboccando il corso principale, che gli apparve più movimentato rispetto al giorno precedente.

Capannelli di persone parlavano con vivacità, gesticolando con mani e corpo. Pensò che l’argomento fosse la sparizione del bambino.

Vide un assembramento di persone davanti a un negozio. D’istinto si avvicinò. Era il panificio. Dentro una donna che dimostrava all’incirca la sua età parlava agitando un maglione rosso come se fosse un trofeo.

«Questa è la maglia di Albertino. L’ha lasciata qui l’altro ieri» concionava la ragazza, mostrandola ai presenti.

Walter s’intrufolò nel gruppetto di donne, spingendo Puzzone ad annusare il golf.

«Porti fuori quel cane» urlò una signora con voce isterica. «I cani non possono entrare».

«Lo faccio subito» si scusò abbozzando un sorriso. «Volevo solo quel pezzo di pane».

Walter indicò con l’indice una forma esposta dietro il vetro del bancone.

«Vieni Puzzone. Cerchiamo un altro posto per il pane. Qui non ti vogliono» ironizzò Walter uscendo dal negozio.

Gli accarezzò la testa. “Bravo. Hai fiutato l’odore?” gli sussurrò in un orecchio.

Il cane come se avesse compreso le parole del capobranco mosse il muso in su e giù, scodinzolando con vigore.

«Ora mettiamoci in caccia» mormorò Walter, quando si sentì chiamare.

Sofia dall’altra parte della strada agitava la mano per attirare la sua attenzione.

«Ciao. Sono venuto a cercarti. Il gestore mi ha detto che eri scesa in paese» affermò Walter mimetizzando l’irritazione per l’incontro.

Sofia gli diede un bacio in maniera inaspettata facendogli esclamare un ‘oh!’ di sorpresa, prima di prenderlo sottobraccio.

«In paese non si parla di altro. Solo di Albertino» cinguettò la compagna.

«Cosa dicono».

Sofia stette in silenzio per un attimo prima di rispondere.

«Mah! Le cose più disparate. Chi dice che è una testa calda, pronto a mettersi nei guai. Chi afferma che l’hanno preso delle persone di fuori per costringere i genitori a vendere senza specificare cosa. Chi parla di debiti non pagati. Insomma di tutto un più» concluse Sofia, che qualcuno aveva fermato perché era un’ospite ‘Al orso bruno’. La notizia della loro partecipazione alle ricerche si era diffusa in un baleno.

«Come abbiano fatto a saperlo, resta un mistero» concluse Sofia, stringendosi al compagno.

Walter cercò di mettere insieme i pezzi del puzzle, ascoltando la compagna. Qualcosa di vero ci doveva essere tra tutte le chiacchiere ma non era in grado di stabilire cosa.

«C’è molta agitazione» affermò Walter che aveva riacquistato la parola. «Sono capitato nel negozio della zia. Una baraonda indescrivibile».

Ritornati all’hotel scorse Debora che parlava col marito.

«Ciao» fece Walter avvicinandosi. «Riposata? Il paese è in ebollizione per la scomparsa di Albertino. Di Francesca nulla?»

Debbi era passata dal maresciallo per la sua deposizione, mentre aspettava aveva ascoltato alcune frasi smozzicate ma interessanti.

«Sembra che accanto al corpo di Francesca sia stato trovato qualcosa» precisò Debora con fare da cospiratore.

«Cosa?»

«Una bustina contenente della polvere bianca».

«Cocaina? Droga?» chiese Walter raddrizzando le spalle.

Debbi scosse la testa. Poteva essere un sì oppure un ‘non so’, andando verso Maria, mentre Walter si avviò in camera con Puzzone.

Stavano salendo le scale, quando Puzzone s’impuntò. Voleva scendere. Era come se avesse annusato qualcosa di familiare.

«Dai, Puzzone» esortò Walter cercando con dolcezza di farlo recedere dal proposito, perché conosceva quanto fosse testardo.

Si affidò al suo fiuto, trovandosi davanti alla porta sigillata coi timbri del magistrato.

«Puzzone non si può aprire» spiegò a bassa voce. «Su, da bravo andiamo in camera».

Puzzone lo guardò capendo che doveva risalire. Tornarono su senza che opponesse resistenza. Però teneva la coda orizzontale, la bocca chiusa con la testa protesa in avanti e le orecchie inclinate. Sembrava che prestasse attenzione o fosse curioso di scoprire quale segreto si nascondesse questa volta al piano di sopra. “Cosa?” si chiese Walter, perché era un chiaro segnale che qualcosa lo aveva attirato. Il suo olfatto aveva trovato una traccia che seguiva senza tentennamenti. Non si fermò al primo piano come faceva di solito ma proseguì fino al secondo, fermandosi davanti alla stanza 216.

Di nuovo inchiodato come prima. “Stavolta sarà una bella impresa riportalo giù” pensò Walter sconsolato.

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