Un caso per tre – un giallo a 4 mani – settima puntata

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La storia si fa ingarbugliata. Compare il morto e Debora e Walter cominciano il loro lavorio mentale. Elena (nonsolocampagna) si dimostra abilissima nel tessere la tela ma ora leggete la settima puntata. Per chi volesse leggere le puntate precedenti le trova qui 1,2,3,4,5,6

Erano in giardino a conversare sul Veneto, che Debora non aveva mai visitato, quando irruppe Elisa.

«Mamma, hai sentito?» disse la figlia rossa in viso per la corsa e l’agitazione.

«Certamente. È stata Lina a trovarla» rispose con tono serafico, quasi saccente, Debora.

Elisa stava per replicare ma rimase a bocca aperta, che richiuse con lentezza. C’era qualcosa che non quadrava.

«Lina? Dici sul serio oppure mi prendi in giro?»

La ragazza mosse lo sguardo con decisione sui presenti. Prima su sua madre, poi sugli altri. Scosse la testa. Forse c’era un equivoco. Lina non poteva averlo trovato, perché era certa che lo stavano cercando, anzi stavano organizzando una battuta.

«Mamma, credo che tu abbia preso una cantonata. Se hanno bloccato le vie d’accesso e controllano chi transita, non può averlo scovato Lina» disse tutto d’un fiato Elisa.

Walter collegò il blocco dei carabinieri al ritorno dall’altopiano con quello che stava dicendo Elisa. “Non è stata la morte di Francesca a scatenare tutto questo” rifletté, grattandosi la nuca, mentre Puzzone stanco di rincorrere un pezzo di legno era venuto a stendersi ai suoi piedi.

«Mi dica Elisa…» cominciò Walter, subito interrotto dalla ragazza.

«Dammi del tu o mi sento vecchia» replicò Elisa sedendosi sul dondolo di fronte a loro.

«Ok. Chi stanno cercando?»

«Allora non sapete nulla?»

Walter sorrise, pensando che, se si andava avanti così, forse all’indomani si sarebbe saputo che era il ricercato.

«No. Però se ci spieghi, lo impariamo» fece Walter, socchiudendo gli occhi e intrecciando le dita dietro la nuca.

«Albertino».

Debora che era rimasta muta fino a quel momento intuì d’aver frainteso le parole della figlia.

«E chi sarebbe?» chiese Debbi con un filo di voce.

«Il figlio più piccolo del postino, mamma».

«Spiegaci cosa è successo» intervenne Walter che intuì che era scomparso un ragazzino. Questo spiegava in parte il blocco ma non tutto.

Se fosse semplicemente scomparso” pensò Walter, “avrebbero organizzato delle battute per rintracciarlo. Quindi si suppone che sia stato rapito”.

Elisa tirò su le gambe che le abbracciò.

«Albertino è scomparso da stamattina o meglio da metà mattinata. Sua mamma ha pensato che fosse dalla zia, che fa la panettiera, come tutte le mattine da quando è in vacanza. Però non è tornato dopo la chiusura del panificio» spiegò Elisa, parlando con calma.

«Credono che sia stato un rapimento. Immagino» affermò Walter quasi certo d’aver colpito nel segno.

Elisa rimase in silenzio, ripensando a quello che aveva ascoltato in paese di ritorno da Roccaraso. La parola ‘rapimento’ non l’aveva udita ma a pensarci bene spiegava perfettamente tutto il trambusto a Roccapietrosa e lo spiegamento di forze. Però adesso doveva chiarire cosa aveva trovato Lina.

«Mamma, cosa ha trovato Lina?» chiese Elisa, cambiando argomento.

Debora colta in contropiede farfugliò qualcosa, perché adesso il suo pensiero era tutto concentrato su Albertino.

«Lina ha trovato morta Francesca… la receptionist» disse Walter scandendo le parole.

Elisa spalancò gli occhi nocciola, aprendo la bocca come se volesse dire qualcosa. Era rimasta senza parole. Nel giro di poche ore erano successi due eventi luttuosi a sconvolgere la quiete del paese.

«Signor Walter…» cominciò Debora.

«Mi chiami Walter. Anzi può darmi del tu» la interruppe.

«D’accordo e tu chiamami Debora o Debbi».

Una franca risata sancì il patto.

«Walter, tu cosa pensi di Albertino».

Walter stette in silenzio per qualche istante. Un’idea su questo avvenimento se l’era fatta e quindi la espose senza remore.

«Credo che sia stato rapito, anche se non lo dicono apertamente» disse in modo conciso.

Debbi annuì. Anche lei aveva pensato alla medesima cosa. Però c’era una stranezza. Non trovava nessun legame tra i due eventi. Erano apparentemente slegati ma forse lei vedeva del torbido in ogni cosa che attirava la sua curiosità.

Stava per esporlo quando Maria richiamò la loro attenzione.

«Signori potete rientrare e radunarvi in sala da pranzo? Abbiamo un annuncio da fare».

Debora e Walter alzandosi si scambiarono un muto messaggio attraverso gli occhi. Le loro supposizioni prendevano corpo.

Sofia soffiò forte. Era venuta in vacanza per rilassarsi ma sembrava che tutto congiurasse per il contrario.

La sala si riempì alla spicciolata e tutti commentavano indispettiti per questa convocazione. In un angolo su una pedana improvvisata stava il maresciallo tutto impettito.

«Signore e signori, un attimo di silenzio».

Il brusio si placò e gli sguardi puntarono sul carabiniere che si schiarì la voce con un colpo di tosse.

«Cerchiamo dei volontari per formare delle squadre per procedere alla ricerca di un bambino scomparso da metà mattina».

Se prima c’era silenzio adesso era tombale. Il volo di una mosca avrebbe avuto lo stesso impatto sonoro del bang di un aereo a reazione.

Walter fece un passo avanti.

«Io ci sono col mio cane».

Debora si spostò accanto a Walter. Ben presto imitati da molti altri.

«Bene. Si formano delle squadre di due o tre persone per battere il bosco e le aree circostanti. Se mi volete seguire in caserma vi fornirò altre istruzioni».

Sofia mugugnò, perché come al solito Walter si cacciava nei guai. Andrea non disse nulla perché sapeva che Debbi non avrebbe ascoltato le sue esortazioni alla prudenza. Elisa si sarebbe unita a sua madre e quel uomo che le assomigliava tanto nel carattere.

Si ritrovarono nella casermetta che stentava a contenerli tutti.

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