Un caso per tre – un giallo a quattro mani – terza puntata

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Eccoci al nuovo appuntamento del giallo a quattro mani. Dopo il turno di Elena – nonsolocampagna – eccomi di turno a proseguire la storia – Per chi avesse perso le prime due puntate le trovate qui 1 e 2.

Maria, la moglie del gestore dell’hotel, aveva riservato per Debora e la sua famiglia la piccola suite al primo piano. Una stanza matrimoniale unita a una camera più piccola, dove avrebbero dormito Elisa e Lina. Ognuna era dotata di un bagno e una porta metteva in comunicazione le due stanze. Un ampio balcone era accessibile dalla camera di Debora. Da qui si poteva ammirare la montagna e la folta abetaia con la ferita dei campi da sci. Una sistemazione di riguardo sia perché erano dei vecchi e fedeli clienti, sia perché Debora si era ritagliata la fama di criminologa all’interno delle puntate “Giallo di notte”.

Lina osservò con curiosità le novità rappresentate dalla sistemazione e saggiò la sua brandina, trovandola di suo gradimento. Scodinzolò felice. Questa famiglia le piaceva molto. Era stata fortunata a trovarla.

Debora disfò le valigie sotto lo sguardo annoiato di Andrea, che si era seduto comodo sulla poltrona.

«Mamma!» urlò Elisa facendo vibrare i vetri. Sembrava che avesse trovato nella sua valigia un serpente velenoso.

«Dimmi, Eli» fece con voce pacata Debbi, mettendo la testa dentro la stanza della figlia.

«Ti sei dimenticata di mettermi in valigia il maglioncino azzurro. Lo sai che ci tenevo».

«Veramente la valigia te la sei preparata tu» rispose Debora ritornando alle sue occupazioni. Strinse le labbra per impedire l’uscita di quello che pensava, che non era certamente gentile.

Dopo la cena leggera Debora e famiglia si ritirò nella suite per trascorrere la prima notte di vacanza.

Walter aveva notato qualche tavolo davanti loro quel gruppo di persone che sembrava in familiarità con i gestori. Però era il viso della donna che gli ricordava qualcosa di noto senza riuscire a mettere a fuoco dove l’aveva vista. “È inutile che mi sforzi” pensò, mentre terminava la cena. “Una celebrità difficilmente si sistema in un hotel piccolo e riservato, in un posto difficile da rintracciare sulle mappe”. Tuttavia quel volto continuava a danzare davanti ai suoi occhi e avrebbe continuato finché non fosse riuscito a collegarlo a un nome.

La mattina successiva Walter doveva togliersi la curiosità di sapere chi fosse, quando entrò nella sala per la colazione. Ignorarlo sarebbe stato uno smacco imperdonabile alla sua memoria fotografica. Notò un tavolo pronto accanto a quello degli ultimi arrivati. Si sedette e cercò di catturare i brandelli delle loro conversazioni.

Sofia sbuffò vedendo che Walter prestava più attenzione alle chiacchiere dei vicini di tavolo piuttosto che alle sue.

«…mamma, non far innervosire il papà con le tue…» sfumò la voce della ragazza, coperta da quella di Sofia.

«Mi puoi prestare un minimo di attenzione?» affermò decisa, impedendo a Walter di capire il senso della frase. Pareva gelosa, almeno questo era la sua sensazione.

«Dimmi» fece Walter pulendosi la bocca con una salvietta.

«Dove pensi di andare stamattina?»

Walter si grattò una guancia. Dalla bionda receptionist aveva preso un depliant con le attrattive di Roccapietrosa. Un ‘sentiero salute’ sarebbe stata una passeggiata salutare per scaricare tossine e stanchezza.

«Una passeggiata nel bosco partendo da un sentiero dietro l’hotel. Così Puzzone può sgambettare un po’».

Sofia bofonchiò qualcosa. Una camminata non era tra le attività preferite ma c’era tempo per impostare in ben altro modo la vacanza.

Walter vide con la coda dell’occhio che quel gruppetto era uscito in silenzio dalla sala delle colazioni. Sospirò, rimandando a più avanti capire chi fossero.

Puzzone li accolse festante, mettendo da parte il broncio di essere rimasto chiuso in camera, mentre loro erano a colazione. Aveva capito che si preparavano a uscire anche con lui. Il capobranco aveva infilato le pedule di camoscio e indossato una giacca a vento azzurra. In maniera più o meno uguale era stata la vestizione della compagna.

Mentre Puzzone pregustava di poter correre libero, Walter osservò dalla finestra che quelle tre persone erano accompagnate da un piccolo cane dal pelo lungo. Si stavano immettendo sul medesimo sentiero dove aveva programmato la passeggiata. “Uh!” pensò Walter, arricciando il naso per il disappunto. “Sofia penserà di certo che l’ho fatto a posta”.

Di buon passo Walter, Sofia e Puzzone infilarono quel sentiero che passava sotto un fitto intreccio di rami a formare un tunnel verde.

Qualche minuto dopo sentì Puzzone abbaiare e di rimando uno più stridulo e acuto. Walter accelerò il passo per andare a recuperarlo, prima che innescasse una lite con l’altro cane.

«Puzzone!» intimò Walter voltando per il sentiero.

Una fragorosa risata seguì il suo richiamo, perché Puzzone in posizione di difesa non accennava di smettere: digrignava i denti verso un batuffolo di peli, che non arretrava di un millimetro.

«È suo?» domandò la donna.

«Sì».

«Un nome curioso» convenne la ragazza che si avvicinò a Puzzone per calmarlo.

«Vieni e non importunare il cane dei signori…».

«Una cagnolina. Puzzolina» aggiunse la signora più anziana. «Debora».

Debbi allungò la mano per presentarsi.

«Walter… Walter Bruno» disse ridendo, perché anche il loro cane aveva un bel nome, alquanto evocativo.

Come per incanto scattò la scintilla. “Ecco dove l’ho vista! In TV in quella trasmissione su RAI3 alla undici di sera”. Nel mentre arrivò un po’ trafelata Sofia, che era rimasta indietro.

«Puzzone ha avuto un piccolo diverbio con Puzzolina» affermò Walter con il sorriso sulle labbra. «Sofia, la mia compagna da una vita».

«Bene. Allora completiamo le presentazioni» disse Debbi, accennando al marito e alla figlia. «Però Puzzone e Puzzolina devono smettere di ringhiare e fare la pace».

La passeggiata nel bosco proseguì insieme anche se i due cani non erano proprio rappacificati.

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  1. Ho scoperto di averlo già letto e ho abbordato l’aggiornamento, Gian Paolo.
    Insomma, la faccenda incuriosisce e intriga: cosa potrà mai capitare ??
    Perchè,poi, son i cagnolini più piccoli i più rumorosi? ahahahahah

    In Ot
    Correggi
    “alla undici si sera”

    Piace a 1 persona

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