Disegna la tua storia – un immagine di Waldprok – il crepuscolo

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Da una stupenda istantanea di Waldprok nasce la storia che ha sullo sfondo Venusia

È stata una giornata torrida. Ben quaranta gradi all’ombra! Quest’anno a Venusia l’agosto ha mostrato il suo volto caldo. Da tre mesi non piove, di giorno sempre oltre i trenta gradi e di notte mai sotto i venticinque con l’umidità alle stelle. I venusiani stanno boccheggiando, mentre scrutano in lontananza il cielo nella speranza che qualche nuvola porti pioggia e frescura.

La terra è secca, dura e polverosa e nemmeno il bosco degli spiriti riesce a dare un po’ di sollievo. Il sottobosco sta soffrendo la siccità e nessuno osa accendere un fiammifero. Una scintilla casuale è in grado di scatenare l’incendio che nessuno riuscirebbe a domare perché l’acqua scarseggia ed è razionata.

Nel tardo pomeriggio d’agosto Mara sta tornando dal lavoro mentre l’alito caldo del sole morente le accarezza il viso congestionato per la calura. Indossa uno scamiciato leggero senza maniche e sotto ha l’intimo essenziale dello stesso colore del vestito: azzurro chiaro. Calza dei sandali bassi leggeri di cuoio. Il sudore appiccica il tessuto alla schiena come una seconda pelle, mentre i capelli biondi sono raccolti in una crocchia.

Sospira mentre avanza con lentezza lungo il viale alberato che porta alla panchina, dove spera di trovare un refolo di vento sotto il noce.

Il sole sta calando a occidente dove si riflette nelle acque basse dello stagno delle anitre. Nessun refrigerio arriva dal vento che spira caldo come un forno infuocato.

Mara sta pensando che essere single ha pregi e difetti ma tutto sommato gli sta bene così. A Venusia non ci sono molti ragazzi e le occasioni per fare nuove amicizie mancano. Tutti conoscono tutti e quando si forma una coppia di solito è per sempre. A lei è andata male ma non poteva essere diversamente. Mario era inadatto ma non c’è voluto molto tempo per chiudere la storia. Il suo unico timore è stato che ha temuto che si trasformasse in uno stalker, rendendole la vita impossibile. Dopo le prime insistenze per ricucire lo strappo ha capito che sarebbe stato inutile ostinarsi, perché Mara non avrebbe ceduto. Si è limitato a salutarla con freddezza quando si sono incrociati. Poi ha deciso di trasferirsi in città e le occasioni di frequentarsi sono diventate sempre più rare. Adesso di ragazzi liberi non ce ne sono più ma questo non le pesa affatto.

Trascinando i piedi Mara sta arrivando alla panchina per godersi il crepuscolo, anche se non si aspetta nessun refrigerio. La calura serra la gola e grosse gocce di sudore spariscono nell’incavo del seno. Ha un sobbalzo, perché non si aspetta che qualcuno abbia occupato la panchina. Ne vede in lontananza la testa.

Il suo viso cambia espressione passando dalla contrarietà all’allegria in un batter di ciglia. Il sorriso compare sulle sue labbra. Quei capelli li riconoscerebbe anche al buio.

«Ciao, Lucia».

«Ciao, Mara. Anche tu a goderti lo spettacolo?»

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