Disegna la tua storia – un’immagine di Etiliyle – la scala

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Nuova splendida immagine di Etiliyle a far da sfondo a questo raccontino

Nella parte verso la montagna, nascosta dal bosco, sta la fortezza, un tempo vanto e orgoglio di Venusia. Adesso è lì malinconico e solitario in attesa che qualche forestiero lo venga a visitare dopo che è stato restaurato a spese di tutta la comunità.

In effetti dire che è una montagna, è come affermare che un cavalcavia è una salita. Niente di più falso. Dunque non è una montagna ma un semplice rilievo neppure troppo alto, ricoperto da una fitta vegetazione. La fortezza sta là sul cucuzzolo ed è ben visibile da lontano.

Sulla parte posteriore, nascosta alla vista dei venusiani, c’è una scala di legno che conduce a una porta chiusa. Per vederla bisogna girare dietro al torrione che rappresenta il più elevato della costruzione. Molti venusiani ignorano la sua esistenza. Per loro la fortezza è solo quella che si vede da Venusia. Il resto non esiste. Qualche lettore più curioso della media si domanderà perché i venusiani non prendono in considerazione la parte nascosta. La risposta è semplice: devono attraversare il bosco degli spiriti che con le sue leggende truculenti e misteriose hanno convissuto fin da bambini. Solo i più temerari e quelli che hanno superato il bombardamento psicologico che dentro il bosco girano fantasmi e gnomi malefici, hanno esplorato la fortezza.

Sandra e Lorenzo sono due ragazzi che non hanno mai creduto a tutte le leggende nate intorno al bosco. Un giorno di aprile mite e soleggiato hanno deciso si salire fino alla fortezza. Tenendosi per mano hanno percorso il sentiero che sotto la volta dei rami che mettono le prime foglie porta in cima al rilievo. Dovete sapere che oltre alle storie impressionanti del bosco altre non meno paurose circolano sulla costruzione. Castellane tradite che girano inquiete alla ricerca della pace. Uomini uccisi oppure giustiziati che si lamentano della loro sorte. Tutti questi personaggi lasciano dietro di loro tracce e rumori. Almeno è quello che dicono quelli che hanno visitato la fortezza.

Sandra e Lorenzo arrivati in cima, sbucando dal sentiero nel bosco, ammirano la sua possente bellezza. Mattoni squadrati grigi disegnano il tessuto esterno, mente il fossato ricoperto da una tenera erbetta è sormontato dal ponte levatoio, che ha perso le catene per sollevarlo.

«Non l’avevo mai visto da vicino» sussurra Sandra, stringendosi a Lorenzo, che l’abbraccia con tenerezza. «È veramente possente. Molto di più che si possa immaginare da Venusia».

Lorenzo annuisce. In effetti emana una forza che sa di solidità e forza.

«Ricordo che mio padre ha raccontato, che quando aveva vent’anni ha partecipato al restauro della fortezza» racconta il ragazzo, sollevando lo sguardo verso l’alto. Ha creduto di udire dei lamenti sul torrione ma forse è stato solo il gioco del vento.

«Andiamo a vedere cosa c’è dietro» dice Lorenzo, prendendo per mano Sandra.

Camminano in silenzio seguendo il bordo del fossato. Lorenzo sgrana gli occhi perché il prato che circonda la fortezza, sembra falciato di recente. Fiori recisi stanno fra gli steli dell’erba, la cui altezza pare uniforme. Non dice nulla per non impressionare Sandra ma mette all’erta i sensi. I discorsi, ai quali aveva attribuito scarsa importanza, tornano a gala. Misteriosi rumori, apparizioni paurose e tanti lamenti. Però nessuno è stato mai molestato da queste presenze.

Sandra cammina serena al suo fianco. Si sente protetta. Un bel sorriso rallegra il suo viso ovale. È giovane, ha compiuto da poco vent’anni. Alta, snella dai lineamenti regolari studia in città per diventare medico. Alla fine ha scelto di proseguire gli studi come Lorenzo. Lei medico, lui ingegnere. In due città differenti ma il loro amore supera le distanze e periodicamente ritornano a Venusia nello stesso periodo. Questa volta hanno una settimana per stare insieme, perché l’università ha interrotto le lezioni.

Girato intorno al torrione si trovano di fronte a una scala e una porta di legno massiccio chiusa. Lorenzo sospira. Un sospiro di sollievo, perché non hanno fatto nessun brutto incontro. Sta per dire qualcosa, quando nota un tagliaerba abbandonato vicino alla scala, e la paura risale prepotente.

“Torniamo a Venusia” sussurra Lorenzo, temendo che le sue parole possano essere udite.

Sandra appare stupita, perché sono appena arrivati ma non obietta nulla. Si incamminano per tornare indietro mentre il sole inizia a calare alla loro destra.

Hanno fatto pochi passi, quando una risata non umana riecheggia da una finestra del torrione. Spaventati si affrettano a scendere a Venusia.

 

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  1. Come si allontanarono la porta si aprì lentamente con un tremendo cigolio.
    Si girarono, quasi in preda alla curiosità.
    Un leggera nebbiolina nascondeva un pò la figura comparsa, ma non la sua voce nè la mano che stringeva il battente.
    Era di una donna, non giovane, questo ero certo, pensò Lorenzo.
    “Non mi riconoscete?”, chiese quasi in un sibilo la figura.
    Sandra deglutiva a fatica, Lorenzo si voltò del tutto.
    Un raggio di sole trafisse i rami intrecciati sulle loro teste dando loro un pò più di coraggio. Sembrò che un leggero arcobaleno si fosse affacciato in quel pezzo di bosco. Un merlo fece riecheggiare la sua voce.
    “Dovremmo conoscerti?”, fece di rimando Lorenzo che stava tornando sui suoi passi.
    “Ogni tanto ci sfioriamo, ma io son invisibile..”, sussurrò la figura che era rimasta immobile metà dentro e metà fuori.
    Lorenzo, un pò per la paura, un pò perchè era un distratto, scrollò il capo.
    “Andiamo via: ho paura!!”, incalzò Sandra alla quale s’era pure strappata il jeans.
    Lorenzo, noncurante, avanzava per capire chi fosse colui o il fantasma che rivolgeva loro la parola.
    Per tutta risposta la figura invitò con la mano ad entrare; Sandra non ne aveva proprio intenzione.
    Lorenzo sì. Era un amante di fantasmi e storie dell’orrore.
    Lasciò la mano di lei e si risolse a risalire la scala. Una folata di vento si insinuò facendo roteare il fogliame. Lorenzo afferrò la porta e la aprì.
    Una risata fragorosa irruppe nell’aria.
    Sandra era ancora più terrorizzata. “Sono Gervasio, il cacciatore di frodo…ahahahah”, fu la risposta che sciolse la tensione. “Ma non ditelo a nessuno, mi raccomando. Tengo qui il mio bottino!”
    Lorenzo ci rimase male, Sandra, di contro, si sentì sollevata.
    “Ok ok, ma noi andiamo via, Gervasio, buona giornata!”
    Il cielo si stava incupendo.
    “E’ il caso di avviarci” , fece Sandra. “Sì ora sì”. Lorenzo si ritenne soddisfatto di aver svelato un piccolo mistero.

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