Disegna la tua storia – un’immagine di Etiliyle – l’arcobaleno

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Ancora una bella immgine di Etiliyle arricchisce la cronaca di Venusia

È stata una primavera piovosa a Venusia come non si ricordava da molto tempo ma forse come tutti, i venusiani hanno la memoria corta. Quindi si dice sempre ‘è l’estate più calda’, ‘l’inverno più freddo’, ‘la primavera più piovosa’ anche se in realtà non è vero per nulla. Però a Venusia non si parlava d’altro.

«Non ricordo un tempo così piovoso» dice Berto, seduto sotto il tendone davanti al bar da Sghego, mentre sta facendo un partita a scopa con gli amici.

Berto è un omino di mezz’età con una vistosa incipiente calvizia. Non hai mai lavorato seriamente e adesso passa i suoi pomeriggi a giocare a carte come un pensionato.

«Pensa alla partita anziché al tempo» lo rimbecca Martino, il compagno di gioco.

Martino è più giovane di Berto, Alto, allampanato e anche lui poco disposto a impegnarsi col lavoro. Tanti piccoli mestieri per sbarcare il lunario ma il posto fisso non lo interessa. Anzi non lo cerca proprio

«Ha ragione» ridacchia Alberto, che con l’asso raccoglie un bel po’ di denari sul tavolo oltre a fare scopa.

Alberto è l’unico del quartetto che potrebbe passare il suo tempo a giocare a carte. Basso, coi capelli bianchi e i baffi ingialliti dalla nicotina. È il vecchio e dopo una vita a lavorare i campi altrui si sta godendo la pensione. “Poca roba” dice sempre, glissando sull’importo.

Il quarto, Marino, è il più giovane ed è anche l’unico che lavora seriamente. Fisico da culturista, capelli tagliati a spazzola e viso abbronzato per la vita all’aria aperta. Ha uno splendido vigneto, che cura personalmente.

Berto si fa scuro in viso, perché quel Martino è una vera schiappa, mentre i due avversari lavorano bene con le carte. Vorrebbe buttarle via ma si trattiene. Sbuffa, mima con le mani ‘che culo!’ verso gli avversari ma non replica al compagno.

Il tendone ripara dalla pioggia ma gocciola con abbondanza e devono spostare il tavolo un po’ più verso il centro per non bagnarsi con gli schizzi sul marciapiede.

Sul tavolo oltre alle carte ci sono diversi bicchieri vuoti e la bottiglia di raboso con un dito scarso di vino sul fondo.

«Se non ci diamo una mossa» brontola Berto mentre cala un sette per prendere il settebello, «ci tocca di pagare un bel botto».

Martino non risponde, perché le sue carte fanno schifo. “Oggi proprio non è giornata” pensa, pescando un cinque di spade. Alza gli occhi verso la strada e li sgrana per lo stupore. Piove ma il sole illumina la via. Scuote il capo, perché il tempo pare impazzito. Sole, pioggia, di nuovo sole. Un’alternanza davvero impossibile da seguire. Rimane a bocca aperta per lo spettacolo che vede dinnanzi a se.

«Dai, tartaruga» fa Marino. «Cala la carta invece di guardarti in giro».

Martino tiene le carte in mano ma è lo spettacolo che lo affascina. Tra le chiome degli alberi della strada si intravvede una magica visione. Un bellissimo arcobaleno forma un arco sotto cui sta Venusia.

«Che ti prende, Martino? Sei rimasto folgorato?» esclama Alberto che non comprende il motivo dello stupore dell’amico.

Con il braccio disteso indica qualcosa alle loro spalle incapace di parlare.

«Ti sei seccata la lingua?»

«No, di certo» afferma Martino che ha riacquistato l’uso della parola. «Mai visto un arcobaleno simile».

I tre compagni si girano nella direzione indicata dal suo braccio e un “oh!” di stupore esce dalle loro labbra.

«Dai» fa Berto, mettendo sul tavolo le sue carte. «Corriamo dove nasce l’arcobaleno. Chissà se c’è la pentolaccia piena di ducati d’oro!»

Tutti ridono alla sua battuta e riprendono a giocare. Per la pignatta d’oro c’è tempo per cercarla.

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  1. Certo con un arcobaleno così anch’io sarei rimasta a bocca aperta. L’ arcobaleno , quando compare, è sempre una magia caro Gian Paolo. Sempre un piacere leggerti. Ti abbraccio forte con bacino serale. Buona cena. Isabella

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