Disegna la tua storia – un’immagine di Etiliyle – a pelo d’acqua

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Una bella immagine di Etiliyle e un nuovo racconto di Venusia

Quando le anatre partono, lo stagno non rimane vuoto per molto tempo. Quasi subito la mancanza di ospiti è colmata dall’arrivo dei gabbiani che si posano sull’acqua. È una folta colonia che arriva puntuale in autunno e sverna fino alla primavera. Poi si dirigono verso sud, lasciando lo stagno silenzioso. Ogni tanto compare un airone bianco ma fugge subito, perché l’acqua è troppo profonda e fredda per i suoi gusti e preferisce il torrente che scorre di fianco alla strada, anche se è meno ricco di cibo.

Pino, un ragazzino di dieci anni, dopo aver spiato il movimento delle anatre, osserva curioso l’andirivieni dei gabbiani. Scendono tutti insieme e pure si levano in volo in gruppi seguendo quello che pare il capo.

Si lasciano cullare dalle leggere increspature dell’acqua quando soffia il furibondo. Lo stagno è piccolo, riparato da una riva ricoperta di canne palustri e basta poco per creare un leggero moto ondoso.

Pino è lì quando il tempo è soleggiato, avvolto nel suo giubetto di pelle scamosciato e imbottito di soffice agnello. Arriva mentre termina di mangiare una mela, sistemandosi nel suo posto di osservazione preferito, vicino alla riva dello stagno. Sotto braccio ha una cartella un po’ sciupata dove dentro tiene i suoi tesori. Si siede e aspetta paziente l’arrivo dei gabbiani, che non si fanno attendere molto.

Pino, accucciato sotto il salice, osserva tutti i loro movimenti, ascolta i loro garriti. Un verso stridulo e rauco che agisce da richiamo. Sta in silenzio a vedere le loro evoluzioni sull’acqua e in cielo. Sempre in gruppo, aprendo le loro ali bianche, che nel blu del cielo appaiono grige. Volano in cerchio, in gruppo e agli occhi del ragazzo appaiono instancabili. Quando un gabbiano si avvicina alla riva, lui può osservarne le fattezze. Il becco giallo leggermente ricurvo nella punta. Le sfumature grige delle ali. L’occhio vigile e il lento muovere delle zampe palmate sotto il pelo dell’acqua. Sembra un uccello tranquillo e silenzioso ma, quando prende il volo aprendo le grandi ali, emette dei versi rauchi e si muove con frenesia.

Diversamente dalle anatre che restano pigre sull’acqua, i gabbiani sono in movimento continuo. Si adagiano sull’acqua ma subito dopo si alzano in volo. Si dirigono verso Venusia alla ricerca del cibo, che trovano abbondante alla sua periferia oppure dopo che i contadini hanno arato i campi per la semina autunnale. Sempre in gruppo tornano nello stagno dove sostano per poco tempo per riprendere il loro movimento.

Pino col blocco da disegno prova a tradurre sulla carta quello che vede. Disegni poco accurati, figure sproporzionate. Tuttavia non demorde e traccia con la matita il gabbiano che vola o quello che si dondola nell’acqua. Cancella, rifà il disegno, guarda insoddisfatto quello che messo sulla carta che non corrisponde a quanto la sua mente immagina.

Le giornate d’autunno sono corte e Pino deve tornare a casa prima dell’imbrunire. L’ha promesso alla madre. «Torno prima che faccia buio» dice, mentre si avvia con la mela rossa in mano verso lo stagno.

Si avvia malvolentieri, dando un ultimo sguardo al suo piccolo mondo. “Torno domani” sussurra, sperando che il clima mite assicuri altre giornate come quella odierna.

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