Disegna la tua storia – un’immagine di Etiliyle – la panchina.

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Walter e Puzzone con la pancia piena di calorie – uova e colomba – si rotolano sul divano e non riescono a pubblicare, lasciando questo compito al raccontino scaturito dall’immagine di Etiliyle la panchina.

https://etiliyle.files.wordpress.com/2018/02/luca-molinari-photo-etiliyle-pomeriggio-di-sole103743349.jpeg?w=363&h=647

Era il punto di osservazione migliore di Venusia. Da qui si poteva spaziare verso est, dove la campagna appariva ordinata diversamente dal versante sud dove si snodava la strada polverosa, affiancata dal rigagnolo che si gonfiava ogni volta che cadevano quattro gocce di pioggia.

La campagna donava un senso di tranquillità con le sue vigne di raboso, col frumento che colorava di verde l’inverno, l’erba medica che attirava le farfalle.

Era il posto più ambito da tutti ed era sempre occupato, come quella sera d’inizio aprile. L’inverno era passato liscio, senza piogge né troppa neve ma poi si era vendicato in febbraio e marzo con freddo, precipitazioni nevose e pioggia. Una coda velenosa per chi credeva che ormai la primavera fosse dietro l’angolo.

La giornata era trascorsa soleggiata e mite. Finalmente si poteva stare all’aperto senza battere i denti per il freddo e il vento gelido che spirava da nord. I venusiani lo chiamavano ‘furibondo’, perché era davvero impetuoso e ululava tra le case ma soprattutto si insinuava ovunque come una lama di ghiaccio.

Mara aveva finito la giornata lavorativa e sfruttando la luce del sole che stava tramontando decise di raggiungere la ‘panchina’, perché quella aveva un nome mentre le altre disseminate lungo il viale erano tutte anonime. Così per darsi un appuntamento gli innamorati, ma non solo quelli, dicevano: «Ci vediamo alle otto alla panchina». Non c’era la necessità di specificare quale. Si sapeva che era quella sul terrazzo di pietra grezza di fronte al noce sotto il lampione. Quando invece si citava una del viale, si doveva specificare bene la posizione altrimenti si rischiava di perdere l’appuntamento e finire sulla panchina sbagliata.

Mara si incamminò, ripensando alla storia con Mario, finita in modo burrascoso. “Non poteva essere altrimenti” pensò, mentre con occhio distratto osservava che la natura stava ricominciando a vivere.

Mara non era alta come Lucia, una spilungona ossuta. Lei aveva forme morbide che valorizzava con camice e pantaloni non troppo attillati, indossati come una divisa. Ne aveva di tutti i colori che abbinava con gusto. Portava degli orecchini semplici e per nulla elaborati. Una ragazza semplice che amava stare con la gente. Nonostante la sua natura bonaria non aveva molte amicizie. Potrà sembrare strano al viaggiatore capitato per caso a Venusia che i venusiani tutto sommato fossero riservati e poco legati tra loro, perché il paese non era grande e tutti conoscevano tutti. Eppure era così. Nemmeno Mara sfuggiva a questa regola, perché l’unica e vera amica era Lucia, cresciuta insieme a lei nella stessa corte.

Aveva conosciuto Mario al bar latteria di Venusia, il punto di ritrovo di tutti i giovani venusiani. A Mara non piaceva il suo modo di fare ma lui le fece una corte serrata finché decisero di fare coppia. Tuttavia il loro rapporto era conflittuale. Mario era geloso e possessivo e non voleva che Mara tenesse rapporti con gli altri coetanei. In dettaglio non sopportava Lucia. Tra alti e bassi, tra litigi e pacificazioni la relazione durò un anno, finché Mara decise di chiuderla drasticamente. Mario non volle rassegnarsi, tentando senza successo di tornare insieme.

«Cambierò il mio atteggiamento» promise Mario con la speranza nella ennesima pacificazione.

«Mi dispiace» replicò Mara decisa a chiudere quella sofferta relazione. «Ti ho dato credito per le tue buone intenzioni troppe volte e ogni volta è stato sempre peggio».

Così Mara da qualche mese era tornata single senza pentimenti.

Arrivata alla panchina si sedette per osservare il tramonto del sole. Il cielo era incendiato di rosso e domani prometteva un’altra bella giornata.

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  1. La panchina…ci si siede e subito la mente spazia…nuova vita da intraprendere lasciando dietro sé storie sbagliate e quindi ricominciare. Molto bello caro amico mio. E Walter e Puzzone che tipi, solo ad abbuffarsi. Bacioni a te, tanti. Isabella

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