Disegna la tua storia – Un giallo con Antonella – parte trentesima

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Nuova puntata. Si sta correndo verso la fine. Per i soliti distratti ecco i link dei capitoli precedenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29.

Erano passate tre settimane da quando il procuratore aveva messo sotto sequestro la palestra e gli rimanevano solo sette giorni per trovare un’ipotesi di reato. Quando aveva scoperto la porta nascosta e la mancanza dei servizi basilari per una palestra, aveva aperto un fascicolo ‘a modello 45’, quello che registra atti che al momento non costituiscono notizie di reato.

Il procuratore capo era stato categorico: «Trenta giorni e niente di più. Trova qualcosa oppure deve togliere il sequestro e chiudere il fascicolo».

Era agli sgoccioli del termine senza che avesse scovato qualcosa per mantenere la struttura sotto sequestro e trasformare il modello in qualcosa di più sostanzioso. Solo infrazioni amministrative come l’apertura abusiva di una porta o la struttura non conforme all’uso. Per quello ci penserà il comune a verbalizzare gli illeciti. Lui deve trovare un qualcosa di penalmente rilevante.

Seduto alla sua scrivania con le mani incrociate dietro la nuca, rifletteva che non c’era nulla che collegasse la palestra ai due omicidi, quello di Flora Zuin e di Marzia Bruseghin. Solo il fiuto del cane di Bruno rappresentava un debolissimo legame ma come prova era ridicola.

Devo capire quale tipo di attività si svolgeva, altrimenti non cavo un ragno dal buco” si disse, cominciando a disegnare frecce e puntini su un foglio di carta. “La scientifica ha trovato tracce di attrezzature che sono state asportate. Però hanno fatto solo ipotesi che potrebbero essere sbagliate”.

Girava intorno ai problemi senza capire cosa stava nel centro. Era come se fosse cieco oppure avesse gli occhi bendati.

Esaminando i punti dell’inchiesta per trovare qualche collegamento, lesse il report della scientifica sul proiettile consegnato da Bruno. Chi aveva ucciso Marzia Bruseghin aveva sparato al cane. Il motivo era intuibile: aveva difeso la padrona a rischio della propria vita. Da un’indagine al Pronto Soccorso non era emerso che nessuna persona si era presentato per farsi medicare un morso di cane. Dettaglio irrilevante, perché potrebbe essere ricorso al medico di base oppure aver provveduto in autonomia.

Chiuse le carte nel faldone e si dedicò alle altre indagini che seguiva.

Il sabato successivo al ritrovamento di Mirta Walter e Puzzone andarono da Piero per portarla a casa. In quei sette giorni di soggiorno forzato nell’ambulatorio del veterinario la sua zampa ferita era quasi guarita.

«Un piccolo miracolo» spiegò Piero quando li accolse nell’ampia stanza al pianoterra dove abitava. «L’hai salvata. Bastavano ventiquattro ore in più e si doveva tagliare».

Mirta zoppicava ancora vistosamente ma timidamente appoggiava la zampa a terra, mentre uscivano dall’ambulatorio.

«Walter, mi raccomando. Niente strapazzi o la ferita si riapre» fece Piero, salutandolo. «Ti aspetto domani sera. La voglio controllare».

Walter inarcò una sopracciglia. La richiesta l’aveva preso in contropiede. Sapeva che l’amico era scrupoloso nella sua professione ma l’invito perentorio l’aveva sorpreso. Annuì, agitando la mano, prima di uscire.

Camminò con lentezza, facendo frequenti soste, mentre Puzzone sembrava volesse sostenerla. Stavano percorrendo la via che costeggiava il Botteniga, quando avvertì un forte strattone dal guinzaglio di Mirta. D’istinto lo serrò più forte, mentre sentì un ringhio aggressivo e tirare con violenza il guinzaglio. Non capiva il motivo. Davanti a loro c’era un uomo vestito con eleganza. Un vestito intero grigio di buona fattura, scarpe da duecento euro nei piedi. Di primo acchito gli sembrava una persona di Treviso o almeno aveva la carnagione chiara e i tratti somatici europei.

D’istinto prese lo smartphone dalla tasca e lo portò davanti al viso per scattare qualche immagine, mentre faticava a controllare Mirta a cui dava man forte Puzzone per solidarietà canina. Mirta continuava a ringhiare mostrando i denti minacciosamente. Sembrava una furia tanto si dimenava per lanciarsi contro quell’uomo.

La persona si fermò, girandosi. Aveva lo sguardo preoccupato che si trasformò in sorpresa e poi in spavento, temendo di essere assalito. Riprese a camminare velocemente, voltandosi per osservare cosa facessero. Tempo pochi minuti ed era sparito dalla loro visuale.

Walter era riuscito a scattare un certo numero d’immagini, mentre Mirta guaiva per il dolore. Si era dimenticata della zampa offesa e l’aveva posata a terra, premendola con forza. Sparito l’uomo che voleva aggredire, adesso si era calmata.

«Fammi vedere» disse Walter inginocchiandosi. La benda mostrava tracce di sangue.

«Hai combinato un bel guaio» disse, accarezzandole la testa per lenire il dolore.

Avevano ancora un po’ di strada da fare ma procedendo con lentezza e facendo numerose soste forse ce la facevano senza peggiorare la situazione.

Sofia li accolse con calore, osservando lo sguardo dolce di Mirta. Ispirava molta tenerezza, mentre si strofinava con la testa nelle sue gambe.

«Vieni» disse accompagnandola sul terrazzo dove accanto alla ciotola di Puzzone ce ne era un’altra lucida e piena di crocchette.

Puzzone parve essere geloso, poiché era retrocesso nelle gerarchie dell’affetto.

Walter nel pomeriggio scaricò le immagini sul computer e le osservò nei dettagli. Quel viso non gli diceva nulla ma allo stesso tempo gli ricordava qualcuno che non riusciva mettere a fuoco.

Era concentrato sul monitor, quando si sentì abbracciare da dietro. Era Sofia, che appoggiò il viso accanto al suo, mentre passava le mani sul suo petto.

«Cosa stai guardando con tanto interesse» chiese, mentre lo baciava dietro l’orecchio.

«Nulla. Una persona che Mirta voleva aggredire».

La notizia la sorprese, perché non pensava che Mirta potesse avere istinti aggressivi. Sofia si scostò per guardare meglio l’immagine.

«Sicuro?»

«Certissimo. Non m’aspettavo tanta aggressività. Nemmeno il dolore alla zampa l’avrebbe fermata».

Sofia esaminò quel viso, esclamando: «Quella faccia non mi è sconosciuta. Credo che sia un pezzo grosso di una società di import/export. Ma il nome non lo ricordo».

Walter stava per replicare, quando la suoneria dello smartphone lo distrasse.

«Oh!» fece, osservando il nome comparso. «Cosa vuole?»

La richiesta lo sorprese ma aderì con entusiasmo.

[continua]

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  1. Ciao carissimo ! Passo di qui per un saluto e tanti auguri di Buona Pasqua 🐣! Baci

    Il giorno sab 31 mar 2018 alle 10:02 Newwhitebear’s Blog ha scritto:

    > newwhitebear posted: “Nuova puntata. Si sta correndo verso la fine. Per i > soliti distratti ecco i link dei capitoli precedenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 > 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29. Erano passate tre > settimane da quando il procuratore aveva messo sott” >

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