Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventinovesima

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Riprende la nostra storia. In effetti ho già scritto tutto mettendo la parola fine.In attesa della pubblicazione delle ultime puntate lancio un appello. Qualcuno/a  si offre come beta reader? Il suo compito? Semplice. Deve leggere l’intero racconto, segnalare quello che non va, eventuali refusi o incongruenze varie come farebbe un lettore. Quindi esprimere la sua opinione da lettore. Qualcuno si offre? Mantre voi ci pensate io riporto i link delle puntate precedenti ad uso di qualche distratto follower. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28

Il procuratore dopo l’uscita di Walter provò a contattare Marzia Bruseghin che risultò irraggiungibile. Chiese ai carabinieri d’inviare una pattuglia a verificare la situazione. Qualche ora più tardi arrivò la conferma che l’abitazione era abbandonata o almeno dava questa impressione, informazione che confermava il racconto di Walter.

Il procuratore imprecò perché aveva le mani legate: non poteva fare irruzione nella casa in mancanza di una richiesta esplicita da parte di un familiare. “È vero che l’esistenza del proiettile indica che è successo qualcosa” rifletté, grattandosi la fronte, “ma non esiste una correlazione certa tra il cane e lo stato della casa. Il cane potrebbe essere stato il bersaglio di qualche balordo in vena di bravate”.

Non poteva chiedere a Walter di entrare in casa illegalmente, perché avrebbero rischiato entrambi. Qualcosa era successo ma cosa non lo sapeva. Poi ricordò che il cane era registrato, quindi il veterinario che lo aveva in cura poteva chiedere ai vigili di avvertire il proprietario del suo ritrovamento. Questo poteva innescare il motivo legale per entrare nell’abitazione di Marzia Bruseghin.

Fatto un giro di telefonate il procuratore attese gli eventi. L’attesa si prolungò per mezza giornata, finché alla sera non lo informarono di avere rinvenuta morta Marzia Bruseghin all’interno dell’abitazione.

Quel Bruno ha avuto buon fiuto nell’intuire che c’era qualcosa di strano” rifletté il procuratore che si preparò a raggiungere il posto. Dalle prime frammentarie notizie Marzia Bruseghin era stata uccisa a colpi di pistola. Questo spiegava il ferimento del cane.

Il procuratore trovò la scientifica impegnata nelle rilevazioni e aspettò paziente. La casa era a soqquadro. “Potrebbero aver cercato qualcosa” pensò il procuratore, aggrottando la fronte, “ma potrebbe essere una simulazione di rapina. L’uccisione di Marzia Bruseghin e di sua figlia sono collegate ma manca l’elemento di raccordo”.

La situazione anziché chiarirsi si stava ingarbugliando senza passi in avanti per risolvere il caso.

Quando Sofia sentì il racconto di Walter sul ritrovamento di Mirta e la sua sistemazione provvisoria da Piero montò su tutte le furie.

«D’accordo per Puzzone» inveì la donna rossa in viso per la collera, «ma un altro cane in casa mai».

Walter aveva messo in conto la sua sfuriata, pronto a subire, senza farsi coinvolgere in un litigio. Poi avrebbe trovato gli argomenti giusti per calmare la sua ira.

«Ma Sofia!» disse spalancando gli occhi per la sorpresa e allargando le braccia con fare istrionico. «Ho mai detto che Mirta sarà nostra ospite?»

Sofia era talmente alterata che non percepì nelle parole di Walter la traccia di un’ironia nascosta nel tono della voce.

«E dove pensi di metterla?» chiese Sofia ignorando le ultime affermazioni.

Walter distese i lineamenti, certo che avrebbe capitolato mettendosi in trappola da sola.

«Non saprei» ammise candido. «Le due donne avranno pure qualche parente ansioso di ricevere in eredità una bella villetta. Quindi anche Mirta nel pacco omaggio».

«Quindi?»

«Mah! Forse… non ci ho ancora pensato» affermò abbassando le braccia sui fianchi.

«Beh! Quando è guarita e i parenti non si sono fatti vivi, può stare da noi in via provvisoria» fece Sofia, addolcendo la voce.

Walter gongolava senza mostrarlo apertamente. Mirta avrebbe messo piede in un provvisorio definitivo.

«Ma ne sei sicura? Avevo capito che…» iniziò Walter trattenendo le felicità che stava traboccando dalla sua voce.

«E dove vuoi che vada? Nel canile comunale… un lager legalizzato?»

«Come vuoi. Lo dico a Piero» soggiunse moderando il tono.

Se la questione Mirta si era risolta, rimaneva in piedi il collegamento tra la famosa palestra e le due donne ma a questo ci avrebbe pensato domani.

[continua]

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