Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventottesima

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Credo che la storia abbia trovato il giusto canale per finire. Ancora poco. Intanto leggete questa nuova puntata e vi lascio i link delle vecchie. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27

«Ciao. Sono Piero».

«Dimmi. Come sta il cane?»

In lontananza si sentì un debole guaito.

«È sofferente. Si lamenta ma sta riposando. Oltre alla ferita alla zampa, ne aveva un’altra sul dorso. Un colpo di pistola. Ho recuperato il proiettile».

Walter rimase in silenzio. La notizia l’aveva scioccato. Pensava a una fuga ma adesso acquistava un’altra valenza.

«Sicuro?» balbettò incerto.

Una scarna risata fu la risposta.

«Non mi credi?» disse trattenendosi dall’aggiungere altre parole. «La femmina era dotata di microchip. Si chiama Mirta. Possiamo rintracciare la padrona…».

«Chi è?» lo interruppe Walter.

«Flora Zuin che abita a Treviso in via…».

«Abitava» precisò Walter.

Piero tacque. La notizia lo lasciò perplesso, perché non si aspettava quella correzione.

«Dico ‘abitava’, perché l’hanno uccisa sei o sette mesi fa».

Nuova pausa silenziosa mise fine provvisoriamente al dialogo.

«Forse Mirta è stata vittima di qualche sciagurato che ama poco gli animali».

«No. Non credo» si affrettò a dire Walter senza spiegare il motivo del suo scetticismo. «Metti il proiettile in una busta. Passo a prenderla lunedì. Piuttosto puoi tenere a pensione Mirta per qualche giorno? Non preoccuparti per i soldi. Pago tutto io».

Piero si grattò la guancia ispida, perché non comprendeva l’interessamento dell’amico per l’animale.

Walter intuì le sue perplessità sul proiettile e gli spiegò i motivi.

«Ricordi Puzzone? Quel meticcio che hai vaccinato e a cui hai messo il microchip due anni fa?»

«Sì»

«Mirta è sua madre e Flora Zuin è la donna che questo inverno è stata sulle prime pagine per molti giorni per l’orrore della sua morte».

«E allora?»

Piero non capiva perché l’amico fosse interessato alla sorte di Mirta.

«Puzzone ne ha trovato i resti» concluse Walter.

Con queste parole mise fine alla conversazione non prima di accordarsi con Piero per lunedì.

Il problema successivo da affrontare era come avvertire il procuratore della scomparsa di Marzia Bruseghin e del ferimento di Mirta. Rimandò tutto a lunedì e avrebbe trovato il sistema per farlo.

Dopo essere passato dall’ambulatorio di Piero a recuperare il proiettile e verificare lo stato del cane, telefonò al procuratore per fissare un appuntamento.

Il procuratore tirò un sospiro di sollievo alla telefonata di Walter, perché di certo avrebbe smosso qualcosa.

Il fascicolo sulla morte di Flora Zuin, rubricato come ‘omicidio volontario a opera di ignoti’ languiva da qualche settimana senza nessun passo in avanti. Il tempo trascorreva e il caso stava diventando un ‘cold case’. L’altra indagine sulle attività sospette della palestra era in stallo e tempo due settimane doveva chiuderla. Dai referti della scientifica non era emerso nulla che si potesse formulare come ipotesi di reato. Al limite si traduceva in un atto amministrativo contro i due soci, Liang e Zheng, perché l’autorizzazione parlava di palestra che in realtà non era. Solo l’insegna metallica appesa sulla facciata della struttura indicava la presunta attività che non poteva esplicitarsi per mancanza dei servizi basilari. Dall’esame dei computer non era emerso nulla d’irregolare. Liste di presunti iscritti, tabelle di pagamenti e la videosorveglianza con la possibilità di azionare la porta segreta. Le tracce ematiche erano troppo deboli per produrre effetti concreti.

Quindi il procuratore sperava che Walter potesse smuovere qualcosa con nuove informazioni.

Walter spiegò con cautela quello che aveva visto sabato, quando fu in presenza del procuratore. Aveva avuto l’idea di passare dalla madre di Puzzone

«Niente di particolare. Solo un desiderio di passare di lì. Ma ho trovato la casa disabitata come se fosse stata abbandonata in fretta e furia» spiegò in modo conciso quello che aveva riscontrato.

Il procuratore parve riflettere su questa affermazione, restando momentaneamente in silenzio.

«Da cosa lo deduce, signor Bruno?»

Walter si schiarì la voce prima di spiegare i motivi.

«Puzzone non mostrava interesse come se avvertisse che fosse inutile stare lì. Il giardino era disordinato con gli attrezzi gettati per terra alla rinfusa. Ma in particolare mancava il cane, la madre di Puzzone».

Il procuratore annuì, prendendo appunti e gli fece segno di proseguire.

«Siamo tornati indietro passando davanti al cantiere abbandonato. Puzzone si è bloccato e voleva entrarci».

«Non ci vedo nulla di strano» rimarcò il procuratore piuttosto deluso dal racconto.

Walter sorrise perché in effetti detta così era banale.

«Ma mentre calmavo Puzzone, ho visto arrivare il cane della Bruseghin zoppicante. Aveva una brutta ferita alla zampa. Doveva essere medicata in fretta. Ho chiamato un amico, il veterinario Piero Michelon, che l’ha portata nel suo ambulatorio».

Il procuratore stava perdendo la pazienza, perché non comprendeva dove volesse arrivare.

«Piero mi ha detto che la ferita era dovuta una lama e aveva un proiettile conficcato nella schiena» spiegò Walter allungando un sacchetto col reperto. «Il cane è registrato all’anagrafe canina e la proprietaria è Flora Zuin».

Il procuratore si raddrizzò di colpo mentre esaminava la busta. Quello che aveva appena ascoltato era di certo più interessante del resto delle chiacchiere.

«Sicuro di quello che dice?»

Walter annuì con la testa prima di confermare anche con la voce.

«Sicurissimo. Mirta, questo è il suo nome, è dotata di microchip, leggibile dai veterinari. Il suo codice è presente nell’anagrafe regionale».

Il procuratore rifletté che l’informazione meritava di essere approfondita e forse avrebbe permesso di far avanzare le indagini.

«La ringrazio signor Bruno» disse il procuratore. «Le chiedo la cortesia di passare nei prossimi giorni per firmare la sua dichiarazione spontanea».

[continua]

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