Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventiseisima

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Nuova punta che allunga la storia. Pensando di fare cosa gradita riporto l’indice delle puntate precedenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 e a seguire la nuova parte.

La scientifica rintracciò nel punto indicato da Puzzone delle tracce ematiche. Dietro quella finta parete, che poteva essere manovrata da un computer al primo piano c’era una porta che comunicava con l’esterno ben nascosta.

Il procuratore ringraziò mentalmente il misterioso testimone che gli aveva procurato quel video. Immaginava chi potesse essere ma lo tenne per sé. Adesso era più importante capire quello che avveniva in quella palestra e se c’era un nesso con la morte di Flora Zuin.

Probabilmente sì” pensò il procuratore, “ma non è visibile. Senza un colpo di fortuna la morte della donna resterà tra i misteri irrisolti d’Italia”.

Dall’autopsia era emerso che Flora Zuin era deceduta per un’iniezione di tebaina mescolata alla morfina. All’inizio si pensava che la decapitazione fosse la causa di morte ma dagli esami istologici era apparsa ben altro.

Il procuratore si domandò il motivo dell’uso di una sostanza non facilmente reperibile con effetti tossici simili alla stricnina. “La morfina è una droga per alleviare il dolore” si disse, grattandosi una guancia, “ma perché mescolarla con un prodotto tossico?” Non capiva il motivo del taglio della morfina con la tebaina, che di solito viene impiegato come prodotto di partenza per oppiacei semi sintetici.

Ma cosa nasconde quella finta palestra?” Si concentrò su questo aspetto, perché, se avesse scoperto le reali attività, forse sarebbe riuscito a trovare il punto di contatto con Flora Zuin. L’unico dato certo, ma inutilizzabile in sede penale, era il fiuto di Puzzone, che aveva trovato indizi sulla presenza della donna all’interno della struttura. Le tracce ematiche erano troppo labili per essere associate a Flora Zuin, quindi prove impugnabili con facilità da un qualsiasi avvocato di primo pelo.

Si trovava in un vicolo cieco senza vie di uscita senza avere un’idea certa di come procedere nelle indagini. Aveva aperto due fascicoli. Il primo, l’omicidio di Flora Zuin, era contro ignoti, che gli consentiva un ampio raggio d’azione ma languiva senza passi in avanti. Il secondo, le attività della pseudo palestra, era più delicato, perché non esisteva un reato su cui indagare. Se non si fosse sbrigato a individuarlo, i legali della proprietà avrebbero chiesto il dissequestro dell’edificio, impedendo ulteriori investigazioni.

Il procuratore si alzò dalla poltrona con la delusione sul volto per prepararsi a tornare a casa. “Sì, servirebbe un vero colpo di culo”, pensò, spegnendo le luci dell’ufficio.

Walter ignorava come procedessero le indagini della procura ma cercò di trovare qualche indizio per collegare Flora Zuin con i due cinesi, proprietari della palestra.

Il sabato successivo tornò con Puzzone nella via dove aveva abitato la donna. Rimase sorpreso dal suo atteggiamento, perché sembrava indifferente di trovarsi dove era nato.

Curioso” si disse avanzando verso il cancello. La villetta sembrava disabitata. Il giardino non era curato come ricordava dalla precedente visita. La buchetta della posta era piena di dèpliant pubblicitari e qualche lettera. Della madre di Puzzone non c’era traccia. Si domandò se quell’assenza fosse il motivo della sua relativa tranquillità.

Il cane annusò il cancello senza manifestare particolare interesse. Poi rivolse la sua attenzione a un gatto sul muretto. Puzzone ebbe la tentazione d’ingaggiare la lotta ma la sua delusione fu forte, quando il gatto con movenze eleganti si allontanò in campo vicino sottraendosi allo scontro.

Walter ritornando sui suoi passi rifletté su quanto aveva toccato con mano. La madre di Flora Zuin aveva lasciato la casa da qualche settimana, visto lo stato del giardino e la posta accumulata. Non era ancora tempo di vacanze per giustificare le condizioni della villetta. “È vero che siamo a fine maggio ma il clima non è stato molto propizio” pensò, corrugando la fronte. Si fermò, perché la sua memoria fotografica aveva mostrato un aspetto che sul momento gli era sfuggito.

Tornò verso la villetta per verificare un dettaglio. La casa era stata lasciata in fretta, vedendo gli attrezzi da giardinaggio sparsi a terra, anche se in un angolo stava un mobile in plastica per ospitarli. “Se qualcuno parte per le vacanze che presumo siano lunghe, non abbandona il rastrello o la gomma dell’acqua in maniera disordinata” rifletté osservando quegli oggetti gettati confusamente sul prato.

Poi alzò gli occhi verso le finestre e trasecolò. Gli scuri erano aperti e i vetri apparivano opachi. “No, non può essere partita per le vacanze” si disse, scuotendo il capo. “Pare più una fuga precipitosa”.

Puzzone si era accucciato sul marciapiede senza mostrare interesse per quello che il suo capobranco stava facendo.

Walter prese dalla tasca posteriore dei jeans lo smartphone per fare qualche fotografia. Ne scattò una, due, tre e alla fine furono una dozzina. Questa volta non poteva permettersi di spedirle in maniera anonima al procuratore senza essere individuato. Doveva fare qualche indagine ma ignorava da dove cominciare.

[continua]

 

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