Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventiquattresima

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Prosegue la storia di Walter e Puzzone. Per chi avesse deciso di cominciare a leggere adesso trova di seguito i link degli altri post. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23

«Mi raccomando, fammi fare bella figura» spiegò a Puzzone, che lo guardava con un pizzico di curiosità perché non riusciva a spiegarsi quel tono di voce da adulatore.

Stavano andando all’appuntamento col procuratore e Walter immaginava la reazione di Puzzone per nulla disposto ad avvicinarsi all’edificio come aveva fatto l’ultima volta. Sperava che vedendo molte persone si sarebbe lasciato convincere a scendere ed entrare.

Imboccato la strada che conduceva alla palestra, Puzzone iniziò a mostrarsi inquieto, quasi cercando un modo di uscire dalla macchina.

Walter lo seguiva con la coda dell’occhio e scosse la testa. “Avrò il mio daffare per convincerlo” si disse, osservando il suo crescente nervosismo.

Puzzone si agitava nella parte posteriore della Punto, uggiolando. Non capiva perché il capobranco lo conducesse là, nonostante avesse già dimostrato di non gradire il luogo.

«Non aver timori. Sarò sempre al tuo fianco» disse usando un tono per ispirare fiducia. «Nessuno oserà farti del male. Fidati».

Detto questo Walter parcheggiò la macchina nel piazzale e si preparò a scendere. Puzzone non ne aveva molta intenzione ma aspettò col cuore che pulsava veloce.

«Scendi» lo incoraggiò, mentre agganciava il guinzaglio alla pettorina.

Puzzone puntò i piedi, spostando il corpo all’indietro. Walter non desiderava trascinarlo giù di forza, sperava che lo facesse in modo autonomo.

Si avvicinò e accarezzò la testa per trasmettergli fiducia, mentre allentava la tensione del guinzaglio. Tuttavia nemmeno questa mossa dette i frutti sperati. Puzzone restò seduto rigido sul pianale della Punto. Walter non osò guardarsi intorno, perché sentì su di sé gli sguardi, che immaginava sorridenti ma ironici.

«Forza Puzzone» gli sussurrò in un orecchio. «Scendi».

Puzzone allentò la tensione e con lentezza mise le zampe sul piazzale. Un applauso sarcastico salutò la sua discesa, mentre Walter avrebbe avuto voglia di rimetterlo in macchina e andarsene. Resistette all’impulso. Non poteva dare questa soddisfazione ai presenti.

Osservò oltre al procuratore e al maresciallo uno dei due uomini orientali che aveva già visto in passato. Sbiancò, perché adesso sarebbe stato più complicato convincere Puzzone a collaborare. Tenne il guinzaglio corto in modo che il cane restasse vicino alla sua coscia. Puzzone ringhiò sordo, mostrando i denti. Un segnale inquietante secondo Walter.

«Buongiorno, signori» fece Walter tentando di rendere il tono della sua voce il più naturale possibile.

«Aspettavano lei per cominciare l’ispezione» comunicò il procuratore avviandosi verso l’ingresso.

Walter con Puzzone si affiancò al maresciallo per stare il più lontano possibile dal cinese, il cui nome era troppo complicato da memorizzare.

Entrati nell’edificio che apparì in apparenza poco usato, Puzzone diede uno strattone al guinzaglio, puntando verso una porta. Non era molto tranquillo ma la tensione e il ringhio si era attenuato.

«Signor procuratore» disse Walter, richiamando la sua attenzione. «Puzzone punta quella porta» indicandola.

Il procuratore domandò al cinese, che balbettò alcune parole non capibili, dove conducesse. Fece segno al maresciallo di aprirla. Era una stanza ampia ma spoglia. Le pareti avevano la necessità di essere rinfrescate e presentavano dei segni come se qualcosa avesse strisciato a lungo segnando l’intonaco. Il pavimento di mattonelle rosse era dozzinale e mostrava in alcuni punti delle tracce nere.

Walter allentò il guinzaglio per consentire un movimento libero a Puzzone che puntò con decisione verso un angolo poco illuminato.

«Maresciallo faccia venire i suoi uomini con i fari» intimò il procuratore.

Qualche minuto dopo due potenti fari a led illuminarono la stanza, mentre Puzzone restava fermo in quel punto.

Walter passò la mano sulla parete, tastandola alla ricerca di qualcosa di nascosto. “Se Puzzone è lì, qualcosa ci sarà” pensò continuando l’esplorazione.

«Puzzone indica con la zampa dove dobbiamo cercare» sussurrò piano sotto gli sguardi tra il curioso e il divertito del procuratore.

Come se avesse compreso il suggerimento del suo capobranco, raspò con la zampa sulla piastrella, mentre il maresciallo si avvicinò per osservare con attenzione cosa aveva trovato.

Walter si abbassò per toccarla, mentre Puzzone continuava a raspare con le zampe. “Cosa mai vorrà suggerire?” si disse, perché quella mattonella era ben fissa e non presentava nulla d’insolito.

Anche il maresciallo scosse la testa perché non comprendeva la segnalazione.

Il procuratore sorrise. “Il cane usa le zampe in punto preciso, quindi significa che ha riconosciuto un odore familiare. È forse quello di Flora Zuin?”

«Possiamo uscire» sentenziò, invitando tutti ad abbandonare la stanza e poi si rivolse al maresciallo. «Mettete i sigilli e chiamate la scientifica».

Il maresciallo lo guardò stupito, perché non comprendeva cosa si dovesse cercare.

«I vostri uomini devono scoprire qualsiasi traccia di qualunque genere» aggiunse il procuratore per spegnere le perplessità dei presenti.

Il cinese era visibilmente agitato. Bianco in viso e con le labbra serrate. Un lieve tic increspò la guancia, mentre mosse la testa a destra e a sinistra con un movimento nervoso.

A Walter non sfuggirono questi movimenti più inconsci che voluti. In quella stanza era avvenuto qualcosa che aveva coinvolta Flora Zuin. Puzzone non avrebbe fatto quella sceneggiata se non avesse fiutato un odore familiare.

Però dovevano scoprire il punto dove entravano le macchine e dove sparivano. Di certo c’era una porta ben nascosta all’esterno mentre all’interno dovevano trovare l’ingresso a un parcheggio sotterraneo. “Non dovrebbe essere molto grande, al massimo per sei macchine” rifletté tornando nell’ingresso della struttura. L’apertura segreta secondo lui era o nella parte posteriore oppure quella laterale destra, perché a sinistra il bosco lambiva la palestra senza lasciare margine di manovra.

Walter avrebbe voluto avviarsi per verificare le sue ipotesi ma era il procuratore a dirigere le operazioni, quindi non volle interferire.

«Signor Liang ci faccia da guida verso la parte posteriore della sua palestra» chiese con tono cortese ma fermo il procuratore. «E lei, signor Bruno, mi segua col suo cane».

[continua]

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