Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte ventritreesima

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Riprende la storia di Walter e Puzzone dopo un periodo di riflessione su come procedere per il finale. Per chi volesse rinfrescare la memoria riporto i link delle puntate precedenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22

Il procuratore esaminò la busta che stava sulla sua scrivania. Nessun indizio di chi l’aveva spedita. Un’etichetta scritta a macchina, no stampata col computer. Poteva aver usato un Internet Point o anche quello di casa. “Mah!” sospirò, rivedendo sullo schermo il filmato della scheda arrivata dentro la busta.

Gli uomini della scientifica avevano confermato che il contenuto era originale senza manipolazioni, prodotto da video camera che poteva operare con l’oscurità e di buona fattura ma di tipo amatoriale. La sequenza temporale era continua, senza interruzioni. Lui da ignorante confermava che le riprese erano nitide per l’orario e per l’oscurità del posto.

Aveva riconosciuto subito l’edificio. La palestra che aveva visto qualche giorno prima, che ricordava priva di vita come appariva nelle immagini. L’insegna un po’ scrostata, il grigiore delle mura esterne. Eppure qualcosa stonava. Sei auto erano transitate su quella strada dirette verso la palestra ma sembravano svanite. Non c’erano tracce, come se fossero state inghiottite dalla boscaglia.

Mi sembra impossibile che sei auto quasi contemporaneamente si siano infilate nel bosco” pensò, mentre le immagini scorrevano senza audio sullo schermo del computer. “Come ho verificato è percorribile solo a piedi o con un mezzo a due ruote”.

Si domandò dove fossero finite, visto che non erano tornate indietro. Chi aveva confezionato il video aveva percorso a piedi la via ma le auto erano sparite ma soprattutto aveva voluto rimarcare questo dettaglio.

Quella palestra nasconde dei segreti” si disse, appoggiandosi allo schienale della poltrona. Doveva organizzare un nuovo sopralluogo, perché l’unica spiegazione era che avesse un’apertura segreta invisibile per accogliere le auto. Tuttavia una palestra, che in apparenza aveva solo l’insegna, trasmetteva cattivi pensieri.

Non esisteva un collegamento tra quell’edificio e la morte di Flora Zuin, che aveva catalogato come ‘vilipendio di un cadavere’. Però questo misterioso video, girato stando alla temporizzazione della camera tre giorni prima e tra le venti e le ventuno gettava nuova luce su quella morte, di cui aspettava l’esito dell’autopsia. Anzi annotò che doveva chiedere al medico legale ulteriori accertamenti, che non erano stati presi in considerazione. La mancanza della testa, lo smembramento del corpo assumevano un nuovo aspetto. Poteva trattarsi di un omicidio. Di che genere non era in grado di stabilirlo.

Stava meditando di rubricare questa morte ‘omicidio’ ma doveva pazientare. Preparò le carte per dare valenza legale alla visita della palestra per evitare contestazioni da parte dei proprietari, due cinesi trapiantati a Treviso da molti anni. Per la motivazione ci doveva pensare, anche se il suo intuito gli suggeriva una connessione tra la palestra e la morte della donna.

Walter era stato prudente nella spedizione della busta con il microdrive per evitare la scoperta della sua identità. Busta acquistata in un paese vicino, etichetta stampata tramite un internet point e spedizione da Venezia. Poi era chiaro che se avessero sequestrato la sua dash camera non avrebbero avuti dubbi su chi avesse prodotto il video.

Era immerso in questi pensieri quando una telefonata lo fece sobbalzare.

«Signor Bruno, sono il procuratore Depisis».

Walter si irrigidì prima di rispondere: «Mi dica». Era guardingo e tremava all’idea che lo convocasse al palazzo di giustizia.

«Avrei bisogno del suo cane per un altro sopralluogo»

«Dove?»

Il procuratore gli spiegò dov’era il posto. A Walter vennero i sudori freddi. Puzzone si sarebbe rifiutato di avvicinarsi all’edificio, come aveva sperimentato, senza sapere come dirlo.

«Quando?» fece deciso, sapendo che era un azzardo ma non poteva fare altrimenti.

«Per sabato prossimo alle dieci di mattina».

«Ci saremo» rispose asciutto.

Da quando Puzzone l’aveva coinvolto in questa storia era sprofondato sempre più nella melma, che lo risucchiava verso il basso.

Avrebbe fatto in modo di arrivare dopo di lui per dimostrare quanto Puzzone fosse riluttante ad avvicinarsi.

[continua]

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