Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte diciottesima

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Riprende la storia di Walter e Puzzone, che si sta avviando verso la fine. Per chi fosse interessato a leggere le puntate precedenti le può trovare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17

«Buongiorno» disse Walter entrando nell’ufficio del Procuratore. Gli sembrò più squallido rispetto alla volta precedente. Forse il pallido sole di gennaio nascondeva molte magagne che la luce di maggio metteva in evidenza.

«Si accomodi» rispose il procuratore, indicando con la mano la sedia davanti alla scrivania. «Mi dica tutto».

Walter si schiarì la voce, sedendosi composto davanti a lui.

«Un paio di sere fa passeggiavo con Puzzone lungo il Botteniga, quando a un tratto ha avuto un comportamento inconsueto».

Il procuratore lo ascoltava annoiato e stava per congedarlo, quando un’affermazione attirò la sua attenzione.

«Come sa, Puzzone col suo olfatto sensibilissimo ha rintracciato la protesi di Flora Zuin nel Botteniga e il suo tronco sepolto nella boscaglia lungo il Sile».

«Quale protesi?» domandò il procuratore sorpreso per questa informazione.

A lui non risultava che la morta portasse delle protesi, né la madre ne avesse fatto cenno. “Come fa a sapere questo” si chiese dopo aver visionato le sue carte. “Ha sempre negato di conoscere la morta”. Gli fece cenno col capo di proseguire il racconto del ritrovamento.

«A metà dicembre Puzzone ha individuato tra le erbe palustri del Botteniga un arto artificiale con collegato un ginocchio, che presumo appartenesse a Flora Zuin».

«In base a quali deduzioni pensa che fosse della morta? Non risulta che avesse un arto artificiale» lo interruppe il procuratore intenzionato a chiarire il dettaglio.

Walter spiegò che i giornali avevano riportato che al corpo, ritrovato in un boschetto lungo il Sile prima di Natale, mancava della parte sotto il ginocchio.

«La protesi era appunto la sinistra e in particolare la gamba sinistra» concluse Walter. «Se contatta il maresciallo Bruscagli, dei carabinieri di Treviso, le può confermare quanto ho detto. Ho firmato una deposizione su questo ritrovamento».

Il procuratore afferrato il telefono parlò in modo concitato prima di riprendere il colloquio con Walter.

«Dunque, signor Bruno, il suo cane ha fiutato questo arto artificiale ma da questo dedurre che appartenesse a Flora Zuin non è corroborato da prove certe» affermò il procuratore.

«Lei ha ragione ma sarebbe sufficiente verificare che sia compatibile con la gamba sinistra di Flora Zuin. Però Puzzone non avrebbe puntato all’arto, non visibile dalla riva, se non avesse riconosciuto un odore familiare. Esattamente come ha fatto con la parte del corpo sepolto».

Il procuratore rifletté su quest’ultima affermazione. Era plausibile, perché il maresciallo aveva affermato che senza il fiuto del cane quella protesi poteva rimanere nel Botteniga per mesi senza che nessuno la notasse. Scrisse un appunto per la riesumazione del corpo e l’esame del DNA sulle parti organiche dell’arto artificiale. Queste affermazioni aprivano uno scenario differente sulla morte di Flora Zuin. La madre gli era apparsa reticente e poco collaborativa. Era la seconda volta che non rivelava dettagli importanti per l’indagine. La prima era il mancato riconoscimento di Puzzone come il cucciolo della sua segugia. Walter aveva iniziato un discorso rimasto in sospeso, ed era giunto il momento di riprenderlo.

«Ma credo che la sua visita non fosse collegata a quello che mi ha appena detto».

«In effetti il motivo della mia presenza è l’episodio di qualche sera fa» riprese Walter che cominciò a raccontare l’incontro con quelle due figure dai connotati asiatici.

«Puzzone non avrebbe tenuto un atteggiamento di difesa aggressiva, se non avesse temuto quelle due persone. Era evidente che gli ricordavano un episodio nei primi mesi di vita. Qualcosa che l’avrebbe condotto in quel cantiere edile dove l’ho prelevato due anni fa».

Il procuratore dovette ammettere che quella affermazione era logica, perché il cane non avrebbe tenuto quel comportamento se non fosse stato associato a qualche episodio spiacevole del passato.

«È in grado di descriverli?»

Walter sorrise, estraendo lo smartphone.

«Le posso fornire un paio di fotografie, scattate mentre venivano verso di me» disse aprendo l’app con le immagini per mostrarle al procuratore.

Walter gli porse il telefono perché potesse visionare le fotografie.

«Posso tenerlo?» chiese il procuratore, osservando il display. In effetti le immagini sufficientemente nitide mostravano due uomini di circa quarant’anni dai tratti somatici orientali. Non sarebbe stato difficile rintracciarli. A Treviso non c’erano molti.

Walter scosse la testa in segno di diniego.

«Gliele posso scaricare via mail. Il telefono mi serve anche per lavoro».

[continua]

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