Disegna la tua storia – un’immagine di Waldprok – la statua

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Walter e Puzzone riposano in attesa del gran finale, così Waldprok mi offre il destro per scrivere una nuova storia.

Era il quattro luglio del 2020. Una giornata calda con un’afa opprimente come è tipica di questa stagione a Venusia. La piatta pianura mandava umidità che unita alla temperatura rendeva l’aria irrespirabile.
Nonostante il clima consigliasse di starsene chiusi in casa, all’ingresso di Venusia i suoi cittadini avevano posto la statua di legno, commissionata a Umberto, il mago del intaglio. Umberto usava bulini, scalpelli, sgorbie e mazzuoli con la stessa abilità di un brasiliano nel palleggio. Era un virtuoso in grado di estrarre da un tronco d’acero le sculture più belle del paese.
“Chi erano quei due? Quell’uomo e quella donna?” si domandò un passante casuale, osservando la scultura.
Era la coppia più famosa del paese, perché, andata in televisione, aveva sbancato molla e triplica, il quiz condotto sul canale uno da Michele Buonasera. Erano diventati una gloria nazionale, perché avevano vinto il montepremi e il jackpot milionario, rispondendo alle domande sul Tripudio di Venere.
Era una montagna di venus, che avevano distribuito ai cittadini di Venusia, perché tutti potessero godere della loro fortuna.
Così il borgomastro per riconoscenza aveva deciso di mettere la loro statua all’ingresso del paese come tutti i benefattori di Venusia.
Fu festa grande per Donato e Luisa, i due vincitori del quiz, portati in trionfo da due seggiole, quelle usate per la processione di San Marcellino, il loro patrono. Il cinque giugno lo si festeggiava con tutto il paese in piazza. La banda, le giostre e i saltimbanchi allietavano i venusiani dalla mattina alla notte, quando i fuochi d’artificio mandavano tutti a letto con l’appuntamento al prossimo anno.
Il quattro luglio si svolse questa particolare processione, nella quale al posto della statua del santo stavano loro due.
La lunga fila si fermò davanti alla statua ricoperta da un telo bianco, che il borgomastro con gesto teatrale la tolse. Un ‘oh!’ di stupore si levò dalla folla osservando con quanta abilità Umberto li aveva ritratti.
Donato era commosso alla vista della scultura, quando gli chiesero a gran voce di fare il discorso.
«Non so parlare in pubblico» si schernì l’uomo con gli occhi lucidi. Non si aspettava questi ringraziamenti.
«Discorso, discorso» gridava la folla impaziente.
Allora Luisa con un colpo deciso strappò il megafono al compagno e iniziò a parlare.
«Siamo commossi» urlò la donna con i lucciconi agli occhi. «Non abbiamo fatto niente di speciale per meritare tanto onore».
Il lungo applauso accompagnò queste ultime parole, mentre la folla intonava gli ola di ringraziamento come allo stadio per incitare la propria squadra.
Il borgomastro con la fascia a tracolla strappò il telo che copriva la statua, mentre la gente applaudiva con frenesia. Era un tripudio di grida festose, mentre la coppia in piedi dispensavano baci.
«Amici, compaesani» strillò forte Donato per sovrastare il baccano della folla festante, «andiamo tutti da Sghego a brindare e mangiare. Paghiamo tutto noi».
Poi allungò la mano verso Luisa, che con prontezza la strinse forte, mentre con un balzo saltarono sulla strada.
E la festa continuò.

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  1. Anche nel 2020 si perpetuavano questi riti “pagani”??? :-)) E’ comunque una piacevole finestra sulla tua anima interiore, mastodontica e penso sinceramente unica… come la capacità nel dare vita a racconti che impongono a ragione l’appiglio per esser prosecuzione l’uno dell’altro… capitolo nel capitolo! Con stima sincera.

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