Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte diciassettesima

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Walter e Puzzone si sono concessi un paio di giorni di relax ma sono pronti a continuare la storia. Per i soliti ritardatari possono trovare qui le puntate precedenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16

«Come è andata?» chiese Sofia, quando Walter rincasò.

«Bene, direi» disse, accarezzando Puzzone che faceva festa. «Ma ho una fame da lupi. Poi ti racconto tutto».

Walter seduto in salotto con Sofia espose l’incontro col procuratore e le conclusioni a cui erano arrivati senza tralasciare nulla.

«Ma non mi hai mai detto che avevi portato Puzzone nella sua vecchia casa» osservò Sofia risentita per la mancanza di sincerità del compagno.

«È vero» ammise Walter, «ma mi avresti dato del visionario parlando dei miei dubbi».

Sofia rise. Lui la conosceva bene ma non poteva dire apertamente che aveva ragione.

«Ma poi come è finita» chiese, anche se glielo aveva detto.

«Se avrà bisogno di altri chiarimenti mi convocherà ma dubito che lo farà» concluse Walter.

Nei giorni successivi l’inchiesta non fece progressi sostanziali e ben presto sparì dalle pagine dei giornali. Il procuratore non si fece vivo tanto che Walter si dimenticò di Flora Zuin e di sua madre, della palestra e dei due misteriosi personaggi dal nome strano.

Se il clima era stato abbastanza mite e bello fino a gennaio, nei mesi successivi fu freddo e piovoso, specialmente nel fine settimana, costringendo Walter e Puzzone solo a brevi escursioni nelle vicinanze di casa. Ai primi di maggio il tempo si stabilizzò con giornate soleggiate e calde tali da consentire di fare passeggiate lunghe sulle rive del Botteniga.

Era un mercoledì sera d’inizio maggio, quando Walter al ritorno dall’ufficio condusse Puzzone a correre sulla riva del Botteniga. Dopo tanta clausura per via del maltempo il cane correva felice una decina di passi davanti e tornava indietro da Walter. Un movimento incessante come se volesse eliminare le scorie di ruggine, accumulate nei mesi precedenti.

Abbassava la parte anteriore del corpo, quasi fino ad accovacciarsi per poi lanciarsi in una breve corsa in avanti con latrati gioiosi, scodinzolando con frenesia, mentre tornava indietro. Dimostrava la sua voglia di giocare, di essere felice.

Quando all’improvviso si fermò col corpo teso e pronto a scattare in avanti. Walter udì sorpreso un ringhio sordo e prolungato, mentre Puzzone mostrava i denti e teneva le orecchie e la coda abbassate.

Era la prima volta che osservava questo comportamento aggressivo. Capì che stava dicendo di sentirsi minacciato e cercava d’intimorire l’avversario. Walter si guardò intorno alla ricerca della minaccia, ma a parte due uomini distanti una cinquantina di passi erano soli. Strinse gli occhi per mettere a fuoco quelle due persone, notando che avevano dei tratti orientali. “Cinesi o comunque asiatici” pensò.

«Vieni qui» intimò al cane che rimaneva fermo e ringhiava con maggiore intensità man mano che questi avanzavano.

Walter si accostò e mise il guinzaglio a Puzzone, tenendolo corto per evitare che potesse attaccarli. Mentre metteva in sicurezza il cane, ebbe un lampo, un’associazione d’idee, che risvegliarono un ricordo. Gli tornarono in mente quei nome strani collegati alla palestra nelle cui vicinanze era stato trovato il corpo della ragazza. Estrasse dalla tasca lo smartphone e fingendo di consultarlo scattò alcune foto dei due uomini. Un atto istintivo e irrazionale.

Walter faticava a tenere fermo Puzzone che si mostrava sempre più aggressivo, finché arrivati a pochi passi da loro i due uomini attraversarono la via portandosi sull’altro lato. Nel medesimo istante in cui i due asiatici erano scomparsi, Puzzone tornò il cane socievole e giocherellone di sempre, mentre la tensione del corpo e la mascella serrata si allentarono.

Walter intuì che quelle due persone dovevano aver lasciato un pessimo ricordo nella sua memoria, anche se era un cucciolo di pochi mesi. Era innegabile che il cambio di comportamento era stato determinato da loro. Il piacere della passeggiata si era guastato e decise di dirigersi verso casa. Questa volta doveva discutere con Sofia su cosa fare.

«Sofia, stasera Puzzone ha avuto un comportamento inconsueto» disse Walter seduto a tavola, raccontando tutto quello che era avvenuto senza tralasciare il dettaglio della palestra e dei due nomi strani.

Sofia ascoltò con attenzione l’esposizione di Walter, che la sorprese perché di norma minimizzava tutto. Avvertì nelle sue parole tensione e preoccupazione. “Se mi racconta questo” pensò, socchiudendo gli occhi, “vuol dire che quelle due persone in qualche modo sono coinvolte nel caso di Flora Zuin e hanno avuto un ruolo negativo su Puzzone”.

«Cosa pensi di fare» chiese Sofia, anche se sapeva che era una domanda inutile.

«Pensavo di parlarne col procuratore» disse. «Tu cosa suggerisci?»

Sofia non rispose subito, perché secondo lei Walter aveva deciso di andarci in ogni caso, quindi era inutile dissuaderlo. Finse di riflettere prima di esprimere la sua opinione.

«Potrebbe non esserci un nesso ma visto che l’inchiesta è ferma, potrebbe servire per rivitalizzarla».

Il tono della sua voce era possibilista, pronta a pendere da una parte o dall’altra a seconda delle decisioni del compagno. Lei personalmente non avrebbe fatto nulla ma conosceva Walter e quanto fosse attratto dai misteri. Sarebbe stato difficile fargli cambiare idea.

[continua]

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