Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte sedicesima

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Dopo una piccola pausa riprende la storia. Per chi avesse perso qualche puntata le può trovare qui 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15

Walter nei giorni seguenti si domandò cosa si nascondesse dietro quella palestra piuttosto isolata e fuori mano.”Solo persone interessate e che conoscono l’indirizzo ci possono andare” pensò seduto sul divano. “Ma che relazione c’è tra Flora Zuin e quei due nomi in apparenza falsi? Se fosse la donna morta, frequentava la palestra con quale scopo?” C’era qualcosa di opaco nella storia per Walter.

Teneva sulle ginocchia il portatile ma rivide l’incontro di una settimana prima con la madre di Flora Zuin. Il tono della voce era freddo e impersonale e poi era ansiosa che lui se ne andasse. “Aveva riconosciuto il cucciolo? Era stata lei ad abbandonarlo?” Tanti dubbi e nessuna certezza. Non poteva mettere al corrente il maresciallo delle sue intuizioni. Non avrebbe capito mentre lui rischiava di mettersi nei guai, perché aveva taciuto su troppi dettagli.

«No, non posso» mormorò, mentre Puzzone sollevò la testa non comprendendo di cosa parlasse il capobranco.

«Hai ragione» disse Walter, notando lo sguardo sorpreso del cane.

«Con chi parli?» chiese Sofia apparsa sulla porta della sala.

Walter sorrise, pensando che aveva ragione. Sembrava un matto che parlava da solo.

«Stavo parlando con Puzzone che vorrebbe uscire» mentì Walter.

«Allora portalo fuori» affermò Sofia, tornando in cucina. «Ma fra dieci minuti si mangia».

«No. Ci vado dopocena. Aspetterà».

Walter si rese conto di essere in un vicolo cieco. Aveva delle informazioni che doveva tenere nascoste, nel frattempo non poteva soddisfare la sua curiosità.

Passarono due settimane dal ritrovamento del busto senza testa ma l’inchiesta era ferma e l’identità della donna ignota.

Un mercoledì mattina il magistrato che conduceva le indagini convocò Walter nel suo ufficio. Se lo aspettava, perché nei giorni precedenti La Tribuna di Treviso aveva pubblicato in prima pagina che quel corpo martoriato aveva nome: Flora Zuin.

Secondo Walter non ci avrebbero messo molto associare Puzzone a Miriam. Il fatto che avesse individuato l’arto artificiale e poi il busto indicava che Puzzone conosceva la morta. Lui non era molto convinto ma gli altri probabilmente sì.

Walter entrò in un ufficio che sembrava buio con le finestre piccole e disposte in modo strano. L’arredo era convenzionale. La scrivania di mogano ricoperta di faldoni e documenti. Il monitor del computer su un angolo con davanti la tastiera. Alle spalle le due bandiere: quella italiana e quella europea a far da cornice al ritratto del presidente della Repubblica.

«Si accomodi, signor Bruno» disse il procuratore, indicando la sedia di fronte alla scrivania.

Walter annuì, sedendosi con circospezione come se volesse evitare una trappola. Biascicò un ‘buongiorno’ appena accennato.

Il procuratore estrasse una carpetta da una pila di documenti, che oscillò pericolosamente senza cadere.

«Lei ha un cane?» disse, alzando gli occhi verso di lui e proseguì ignorando il ‘sì’ di Walter. «Un cane da caccia…».

«Non saprei se si possa considerare tale» interruppe Walter. «È un meticcio. Un incrocio tra un ratonero e un segugio. Io non sono un cacciatore. Anzi abolirei la caccia».

Walter non comprendeva l’accostamento ma forse intuiva che fosse una nota del maresciallo.

Il procuratore annuì con la testa prima di proseguire.

«Conosceva Flora Zuin?»

«No» rispose Walter, che si era imposto di parlare il meno possibile. Non voleva cadere in contraddizioni e ammettere dettagli pericolosi.

«Eppure sua madre ha dichiarato che un uomo assomigliante a lei si è presentato al suo cancello. Aveva con sé un cane simile al suo».

«Non so dove abiti la signora. Quindi non posso smentire, né confermare la sua dichiarazione».

Il procuratore sorrise. Il teste aveva dribblato con eleganza la sua domanda.

«Ha fatto una bella passeggiata per arrivare fin là» proseguì il procuratore, intenzionato a capire cosa nascondesse.

Walter si sistemò sulla sedia e pensò che era fetente quel magistrato.

«Se lei afferma che ho fatto una lunga passeggiata, le credo. Non sapendo dove abiti la signora, non posso confermare».

Il procuratore assunse una faccia seria. Non riusciva a metterlo in difficoltà, anche se si ostinava a non fornire l’indirizzo. Stava per fare un’altra domanda, quando Walter riprese a parlare.

«Di sicuro avrà preso informazioni sulle mie abitudini. Tutte le domeniche vado con Puzzone, il mio cane, a prendere l’aperitivo in Piazza dei Signori e se la giornata lo consente facciamo un lungo giro sulle rive del Botteniga. Puzzone ha necessità di fare movimento e a me piace camminare».

Il procuratore capì che non avrebbe ottenuto nulla puntando su queste domande. Aveva un rapporto sulle sue abitudini che combaciavano con la sua dichiarazione. Nessuna contraddizione. Doveva cambiare strategia e puntare sulla sua collaborazione.

«La signora abita in via…».

Walter annuì. «Si trova a pochi passi dal mio posto di lavoro».

«Quindi ammette di essersi recato lì» insistette il procuratore.

«Non posso negarlo. Diverse domeniche fa mi sono recato con Puzzone…».

«Che nome strambo per un cane» lo interruppe il procuratore.

«Se vuole glielo spiego».

«No. Prosegua con quella domenica».

«Stavo dicendo che sono andato dove lavoro con Puzzone, perché volevo vedere se ricordava il posto. L’ho preso circa due anni fa in un cantiere nelle vicinanze».

Il procuratore annuì. Nel rapporto dei carabinieri era presente questo appunto. Dunque quella visita poteva avere una spiegazione logica. Fece segno col capo di proseguire.

Walter raccontò che Puzzone oltre a riconoscere il luogo del cantiere l’aveva condotto verso una villetta poco distante, dove aveva scambiato due parole con una signora.

«Ignoravo che fosse la madre di Flora Zuin» concluse la lunga dichiarazione

«Il suo cane ha riconosciuto il posto dove è nato» affermò il procuratore. «Quindi anche la morta».

«Signor procuratore mi chiede cose che non conosco. Solo la signora è in grado di confermare o smentire le sue parole. Dove Puzzone sia nato e abbia vissuto i primi tre o quattro mesi, lo ignoro nel modo più assoluto. Quando l’ho portato a casa mia aveva circa cinque mesi e da quel momento è restato sempre con noi».

Walter incrociò le braccia e strinse le labbra. Non avrebbe dichiarato più nulla di sua spontanea volontà.

Il procuratore abbassò lo sguardo sulle sue carte, cercando qualche altro punto da chiarire. Le spiegazioni erano logiche. L’unico punto di contatto tra Flora Zuin e lui era il cane, che si era imbattuto nei resti della vecchia padrona. Anzi senza il suo aiuto starebbero brancolando ancora nel buio e forse non avrebbero ritrovati le parti del corpo. Però consultando le carte notò che Marzia Bruseghin, la madre, era stata reticente su questo punto. Forse aveva raccontato una mezza verità, nascondendo che aveva riconosciuto nel cane quel cucciolo che era nato dalla sua segugia. Doveva approfondire la questione, anche se non l’avrebbe aiutato a risolvere il caso.

Il procuratore si alzò facendo intendere che il colloquio era finito.

«Signor Bruno la ringrazio per la sua disponibilità e le spiegazioni» disse allungando a mezz’aria la mano.

Walter la strinse con vigore, prima di avviarsi verso l’uscita.

[continua]

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