Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte quindicesima

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Nuovo capitolo della storia. Ci stiamo avviando verso la fine. Però per chi avesse perso le puntate precedenti le può trovare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14

«Signor maresciallo» cominciò Walter, mentre la scientifica riportava alla luce un busto privo di testa, «come le ho spiegato l’altra volta porto sempre Puzzone in posti dove possa correre liberamente. È un meticcio, un incrocio tra un ratonero e un segugio. Può stare in un appartamento ma ha necessità di fare movimento tutti i giorni. Quando posso lo porto in zone come questa o lungo il Botteniga dove può correre senza rischi. Oggi sono in ferie e siamo venuti qui. Il suo formidabile olfatto è stato fornito da mamma segugio».

Walter si sarebbe mangiato la lingua, perché si era lasciato sfuggire questa informazione ma il maresciallo non colse l’allusione.

«Ma di norma il segugio fiuta la preda, non i morti» osservò il maresciallo corrugando la fronte. La spiegazione non l’aveva convinto.

Walter sorrise, perché si aspettava questa contestazione e si era preparato a ribattere. Doveva stare attento alle parole usate per non tradirsi e mettersi nei guai.

«Quando Puzzone ha abbaiato per richiamare la mia attenzione e ho visto dove s’era fermato, ho pensato a quella notizia di cronaca…» si interruppe volontariamente come se cercasse di ricordare con precisione l’articolo del giornale.

«…a quel ritrovamento. Quel corpo senza busto. Mi sembra due o tre settimane fa. Il tempo passa veloce. Ricordo che ha monopolizzato le prime pagine dei giornali per diversi giorni».

Il maresciallo annuì a conferma delle parole di Walter, che proseguì come se quel cenno lo avesse rinfrancato e stimolato a parlare.

«È stato ritrovato lungo il Sile, mi pare. Con esattezza non so» disse evitando la trappola di accennare a un posto preciso. «A dire il vero non ho nemmeno idea dove siamo».

Il maresciallo intuì che forse la scoperta non fosse casuale ma non aveva elementi per confutarla riservandosi di approfondire la questione. Quindi si limitò ad annuire senza contestare la versione. “D’altra parte senza il fiuto di questo cane, chissà quando avremo scoperto il resto del corpo”. Rifletté che, se anche la versione del testimone zoppicava vistosamente, permetteva all’inchiesta di riprendere il suo cammino e forse di individuare il nome della donna.

Walter aveva smesso di parlare per evitare di incasinarsi troppo. Aveva detto anche troppo e adesso doveva tacere. “Se vuole spiegazioni, faccia le domande” pensò, stringendo le labbra. Adesso gli premeva sapere se poteva muoversi liberamente oppure no.

«Come le ho detto, sono in ferie fino a lunedì. Avrei intenzione di andare a sciare domani. Sono libero oppure mi tengo a sua disposizione?»

«Non lo decido io ma il magistrato che ha in carico questo caso» replicò asciutto.

Walter sbuffò ma avrebbe preferito un altro tipo di risposta. Si dondolò sulle due gambe, mentre Puzzone stava immobile al suo fianco. Sbirciò l’ora e vide che erano già le tredici. “Sofia sarà arrabbiata” pensò, immaginando la sfuriata della compagna.

Il maresciallo pareva assorto nei suoi pensieri come se Walter non ci fosse, prima di formulare una domanda che aveva in mente da tempo.

«Conosce il nome della donna a cui appartengono questi resti?»

Walter sorrise. Era pronto a rispondere a questa domanda.

«Signor maresciallo, certamente no» disse con tono fermo. «Ma la lista delle persone scomparse l’avete voi».

Il maresciallo capì d’avere sbagliato la formulazione e provò a rimediare.

«Mi domandavo se il suo cane avesse riconosciuto al fiuto questo corpo».

Walter non sorrise ma assunse una faccia seria. Doveva mostrarsi il più sicuro possibile nella risposta.

«Come le avevo detto l’altra volta, Puzzone è entrato a far parte della mia famiglia quando era un cucciolo. Secondo il veterinario non aveva ancora sei mesi o forse meno. È stato nel cantiere circa un mese. Con chi abbia abitato nei primi quattro non lo so e il perché sia finito tra i muratori nemmeno».

«Ma il cantiere dove si trovava?» Insisté il maresciallo.

Walter sospirò, perché l’aveva già detto ma lo ripeté con calma.

«Era vicino al mio ufficio».

Il maresciallo stava preparando un’altra domanda, quando notò che erano finite le operazioni e i controlli. Ritenne inutile proseguire, perché non ci avrebbe ricavato nulla.

«Signor Bruno può andare ma rimanga a disposizione» intimò con fare brusco il maresciallo, che si allontanò.

Walter guardò Puzzone che alzò la testa in segno di sollievo, perché stare fermi per lui era un supplizio.

«Andiamo, Si torna a casa a prenderci una lavata di capo» disse avviandosi verso la Punto.

[continua]

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