Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte quattordicesima

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Si incrementano le puntate ma niente panico cari lettori. Per chi fosse in debito può trovare qui le altre puntate 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13

Walter, che aveva preso ferie nella speranza di trascorrere qualche giorno in montagna a sciare, non ebbe fortuna col clima. Nebbia e pioggia impedivano di fatto la ricognizione nei dintorni della palestra con Puzzone alla ricerca della parte mancante del corpo. Doveva rimandare a una giornata più propizia.

«Porca miseria» imprecò osservando sconsolato il grigiore umido fuori dalla finestra.

Si rendeva conto che man mano che trascorrevano i giorni sarebbe stato più difficoltoso per Puzzone rintracciare qualcosa, anche se il suo olfatto era formidabile. “A tutto c’è un limite” si rassegnò mentre indossava una cerata per portarlo fuori.

Mentre passeggiava preparò mentalmente la scaletta per i prossimi giorni. “Domani ci facciamo una gita sulla neve, sempre che Sofia sia d’accordo. Se giovedì è una giornata asciutta, visitiamo la palestra” si disse, sperando nella clemenza del tempo.

Il giorno dopo caricati tutti sulla Punto partirono allegri verso Cortina. Non era una gran giornata appena alzati ma andando verso la metà stava uscendo uno splendido sole. Parcheggiato vicino alle sciovie, Walter e Sofia si alternarono a tenere compagnia a Puzzone, che non poteva starsene chiuso nella macchina.

Puzzone, quando scese dal pianale posteriore si guardò smarrito. Tutto quel bianco abbacinante gli dava sensazioni strane. Poi tutti quegli umani, vestiti in modo buffo come il suo capobranco, che camminavano con una andatura impacciata non riusciva a capirli. Si fermò muovendo la testa a destra e a sinistra.

«Dai, Puzzone. Muoviti» lo incitò Walter, trascinandolo verso un campetto dove c’erano altri cani.

Sentiva freddo alle zampe e affondava leggermente sullo strato bianco. Era la prima volta che vedeva tutto così candido. A casa un po’ di verde c’era sempre. Ebbe modo di vedere cosa portava nei piedi il suo capobranco. Non erano le solite scarpe morbide che ogni tanto usava per arrotarsi i denti. Erano grosse e nere con dei ganci argentati. Non le aveva mai viste.

Gli altri suoi simili si divertivano a rotolarsi su quel tappeto bianco e sembrava che si divertissero. Con cautela provò a imitarli. Una scrollata per togliersi quella sensazione di bagnato ma tutto sommato era piacevole. Certo che loro avevano una bella pelliccia folta ma il divertimento era assicurato. Quando alla sera ripresero la via del ritorno Puzzone coperto con un plaid pensò che aveva il miglior capobranco possibile che adorava insieme alla sua femmina. A volte non la sopportava, quando lo scacciava infastidita dalla sue leccate. Lei non capiva che era il suo modo di ringraziarla. A lui piaceva stare in cucina ma la femmina con tono imperioso lo cacciava via. Però non gli faceva mai mancare nella sua ciotola crocchette e altre leccornie e acqua fresca. Era meno affettuosa del suo capobranco ma non poteva lamentarsi.

La giornata seguente prometteva bene e Walter decise di fare un sopralluogo nei dintorni della palestra.

«Forza Puzzone. Andiamo a fare una passeggiata» disse Walter mettendogli la pettorina.

«Non fate tardi. A mezzogiorno si mangia» fece Sofia, dando un buffetto a Puzzone.

Un bacio e poi sulla Punto direzione Sile.

Sistemata la macchina in una piazzola, Walter si diresse verso lo stradello a fondo chiuso dove si trovava la palestra. Lo spiazzo antistante era vuoto e l’edificio pareva chiuso senza ospiti o altre persone.

Walter lo osservò con occhio in apparenza distratto ma memorizzò ogni dettaglio. Il Sile non doveva distare molto oltre il boschetto che lo circondava. Con passo lento vi si addentrò prima di liberare Puzzone dal guinzaglio.

«Ora Puzzone cerca dove hanno nascosto il corpo di quella sventurata donna» sussurrò dandogli una leggera pacca sul posteriore.

Puzzone piegò la testa prima a destra poi a sinistra ma non capiva cosa dovesse cercare. A volte il suo capobranco era enigmatico ma fatta una breve corsa si girò verso di lui prima di correre felice nel boschetto.

Walter lo seguì senza fretta. “Il suo fiuto è formidabile” pensò, infilando le mani nel giaccone.

Puzzone sentiva l’acqua del Sile scorrere ma sapeva che non doveva avvicinarsi. Ricordò che quando era un cucciolo inesperto vi era finito dentro, rischiando di annegare. Quell’esperienza gli aveva insegnato che era meglio tornare dal suo capobranco se aveva sete. Lui aveva sempre con sé una borraccia di acqua fresca per dissetarlo.

Walter non aveva la percezione di quanto fossero distanti dalla palestra nper via delle molte giravolte ma finora la ricerca non aveva dato frutti. Era sul punto di richiamare Puzzone per tornare a casa, quando lo sentì abbaiare.

«Deve avere trovato qualcosa» mormorò soddisfatto, avviandosi verso il punto dove il cane si era fermato.

Tra due alberi privi di foglie c’era un segnale inequivocabile. Qualcuno aveva scavato nel terreno e interrato qualcosa. La terra era smossa e mancava il tappeto erboso.

«Bravo, Puzzone» sussurrò Walter, accarezzandogli la testa. «Ora si chiama il maresciallo».

[continua]

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