Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte tredicesima

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la storia si arricchisce di una nuova puntata ma per i ritardatari possono sempre rimediare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12

Il clamore del ritrovamento andò scemando, mentre Walter timidamente cominciò a esplorare quei nomi che si era annotato. Si era fatto un’idea ma voleva una conferma alle sue intuizioni.

«Vieni, Puzzone» disse la sera dell’Epifania. «Facciamo qualche ricerca sul web».

Era solo in casa perché Sofia era fuori con le amiche e almeno fino a mezzanotte non sarebbe rincasata.

Puzzone seguì Walter fino alla postazione del computer e si accucciò sulle zampe posteriori. Lo guardò non capendo perché doveva fargli compagnia in quel posto scomodo. Avrebbe preferito sistemarsi nella sua cuccia accanto al divano per farsi una dormitina in attesa del solito giro di mezzanotte, l’ultimo della giornata. Però Walter era il capo branco e in un certo senso lo doveva seguire. Quindi si sistemò in una posizione più comoda e aspettò nuovi comandi.

Walter per prima cosa controllò i profili di Flora Zuin e notò senza essere sorpreso che erano fermi da circa un mese. “Lei non ha scritto nulla. I suoi amici niente o quasi” si disse senza modificare l’espressione del viso. Però c’era una piccola novità alcuni dei nomi segnati erano spariti. “Si saranno cancellati oppure è casuale?” Non era in grado di verificarlo con certezza. Allungò una mano verso la testa di Puzzone, che gradì l’attenzione dopo essersi annoiato non potendo fare nulla.

«Ci siamo quasi, Puzzone».

Il cane lo guardò pensando che stasera il capobranco era alquanto strano ma aveva imparato che gli umani a volte erano imprevedibili, quindi accettò la carezza con piacere lasciando perdere le parole.

Walter cerchiò in rosso i due nomi incriminati. Li avrebbe lasciati per ultimi, perché era convinto che potessero riservare delle sorprese. Esaminando gli altri nominativi dedusse che non mostravano nulla d’interessante tale da approfondire sulle loro figure.

«Vedi, Puzzone» disse rivolgendosi al cane, che lo guardò con l’occhio sorpreso, perché non capiva questo suo modo di parlare e di coinvolgerlo in pensieri che lui non comprendeva. «Mi lascia perplesso che Flora abbia accettato l’amicizia di questi signori che sono grigi e non trasmettono nulla».

Walter ritenne inutile sprecare altro tempo per personaggi insignificanti. Si concentrò su due nomi che a leggerli erano tutto un programma. Pensò che fossero chiaramente falsi, anche se trasgredivano le regole dei social. Fece un altro giro di ricerche sperando che fossero migliori delle precedenti. Con quei nomi trovò pochi indizi. Li setacciò a uno a uno senza molte speranze. Una palestra per arti marziali dal nome impronunciabile era l’informazione più interessante. “Non sapevo che a Treviso ci fosse una palestra di arti marziali” si disse, annotando su un foglio nome, indirizzo e altro. “Interessante. Ha anche un sito web”.

Era un po’ deluso dagli esiti delle ricerche. Unica informazione utile la palestra. Un giro su Google non mostrò nulla che non conoscesse già. Digitò l’indirizzo e qui ebbe un primo sussulto. Compariva anche il secondo nominativo, che in rete non aveva prodotto risultati, sia pure leggermente modificato. Erano stati invertite due lettere ma sufficienti per renderlo invisibile.

«Interessante, Puzzone» esclamò Walter, mentre il cane mosse la testa di lato come se avesse capito quello che gli stava dicendo. «Molto interessante».

Dunque i due nominativi strani avevano un filo logico che li univa: la palestra dal nome impronunciabile. “Ma è veramente una palestra oppure una copertura per altre attività? Quale legame c’è con Flora Zuin?” Walter si grattò una guancia. “Se quel corpo fosse appartenuto a Flora Zuin” si disse stringendo gli occhi, “come poteva frequentare una palestra di arti marziali?” Si batté con la mano la fronte, mentre Puzzone muoveva il capo piegandolo di lato per capire cosa pensasse quello svitato.

«Oh! Ma certo! Se copre altre attività, anche una storpia può frequentarlo».

Controllò sulla piantina la posizione della palestra. “Non molto distante dal punto dove abbiamo rinvenuto quel corpo sezionato”. Rimase perplesso perché sarebbe stata un’imprudenza ma nessuno poteva accostare palestra alla donna. «A meno che…» esclamò facendo sobbalzare Puzzone.

Si disse che doveva rintracciare anche la parte mancante per chiudere il cerchio. Restava da chiarire come la protesi fosse finita nel Botteniga ma i carabinieri avrebbero trovato il nesso.

La palestra non era raggiungibile in modo casuale ma mirato. In una via a fondo cieco non distante dal Sile. Doveva solo organizzare la spedizione in maniera sicura.

«Domani Puzzone andiamo alla ricerca di un corpo» mormorò rivolto al cane che agitò la coda. «Adesso andiamo a fare il solito giro prima di andare a letto».

Puzzone si alzò dandosi una vigorosa scrollata per rimettere in movimento le zampe dopo essere stato per lunghe ore immobile ad ascoltare il capobranco che parlottava da solo.

[continua]

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