Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte dodicesima

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Nuova puntata della storia. Per chi avesse perso qualche pezzo può cercare qui. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

La notizia del ritrovamento dei resti umani che Puzzone aveva scovato due domeniche prima in un boschetto lungo il Sile tolse il respiro a Walter. Era quasi certo che il maresciallo dei carabinieri sarebbe tornato alla carica per conoscere i motivi per i quali il suo cane avesse puntato all’arto artificiale. “Non lo conoscevo allora” si disse, mettendo La Tribuna di Treviso sotto il braccio. “Non lo conosco neppure adesso. L’unico sospetto è che quel corpo possa appartenere a Flora Zuin. Ma posso raccontarlo al maresciallo?”

Puzzone, ignaro dei pensieri cupi del suo padrone, trottava tranquillo al suo fianco: muso e coda eretta per affermare che era lui il dominatore. Le sgroppate nel bosco del giorno precedente erano un bel ricordo. Durante la notte aveva recuperato le energie spese, sognando che la sua cuccia fosse il bosco del Montello. Aveva fremuto, digrignato i denti, sospirato durante il sonno, immaginando di cacciare lepri e uccelli, di correre libero senza preoccupazioni. Era la prima volta che Walter lo portava sul Montello ed era stato subito amore. Sperava di ritornarci, anche se la sete era stato un fastidio enorme appena mitigato dalla previdenza di Walter.

Per Walter quelli che seguirono furono giorni di tensione che cercava di minimizzare ma ogni squillo di telefono era uno spillo nella carne. Evitò di gironzolare dalle parti dove abitava Flora Zuin e di frequentare facebook e istangram. Voleva tenere un profilo basso, perché qualora fosse stato coinvolto nelle indagini potesse dimostrare la sua buona fede. Aveva capito di aver commesso un grosso errore non denunciando il ritrovamento ma adesso era troppo tardi per rimediare senza rischiare di essere coinvolto direttamente nel caso.

Quel macabro rinvenimento occupò in bella evidenza le pagine del quotidiano locale nei giorni seguenti. Tutti si chiedevano dove fossero finiti busto e testa mancanti e a chi appartenessero quei resti. Polizia e carabinieri parevano brancolare nel buio, perché non risultavano denunce di scomparsa di persone. I media parlavano di ‘nuovo femminicidio’ e in città era un gran parlare di questo caso. Walter cercò di scansare le chiacchiere, di esprimere il suo parere solo se richiesto.

Superato il capodanno il caso sembrò ridursi a semplici notizie di cronaca, relegate in fondo alle notizie cittadine. Avrebbe ripreso vigore solo nel caso che fossero recuperati le parti mancanti ma sembravo si fossero disciolti nell’acido.

Walter che era stato in apprensione per tutto il tempo ritenne che la correlazione tra protesi e corpo non era avvenuta come temeva. Questo gli avrebbe consentito di riprendere l’esame dei contatti di Flora Zuin, perché secondo lui si trattava di questa donna. “Non capisco” argomentò una sera davanti al computer, “perché la madre non ha segnalato la scomparsa della figlia”. Lui dava per quasi scontato che non fosse ritornata a casa nel frattempo. “Droga? Prostituzione? Ambienti di sadomaso?” s’interrogò, cercando di comprendere la freddezza con la quale la donna gli aveva accennato a Flora. A suo avviso lei aveva riconosciuto Puzzone, anche se aveva compiuto una bella metamorfosi da cucciolo a cane adulto ma forse lo ricordava minuscolo e pacioccone sempre disposto a giocare.

“Qualunque possessore di un animale ascoltando i complimenti mostrerebbe riconoscenza e soddisfazione” si disse, ricordando quell’unico incontro. “È rimasta fredda, anzi infastidita che Miriam mostrasse contentezza verso di noi”. Qualcosa non tornava nel suo comportamento.

«Vero, Puzzone?»

Il cane mosse la testa come se avesse captato i pensieri di Walter, che passò la mano sotto la gola per una grattatina.

«Con chi stai parlando?» domandò Sofia dalla cucina.

«Con nessuno» replicò Walter, che non aveva intenzione di rivelare nulla alla compagna.

«Sarà. Ma mi preoccupi se parli da solo» borbottò Sofia.

Walter sorrise all’uscita della compagna, appoggiandosi allo schienale del divano. Chiuse gli occhi e pensò che era venuto il momento di riprendere le ricerche, cercando di lasciare meno tracce possibili.

[continua]

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