Disegna la sua storia – un giallo con Antonella – parte decima

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Continua lo strepitoso (in)successo di questo giallo. Per chi volesse mettersi in pari può trovare le puntatte precedenti qui 1 2 3 4 5 6 7 8 9

e continua qui.

Tornato a casa Walter si sedette sul divano col portatile sulle gambe, birra, patatine e altre schifezze del genere, mentre Puzzone lo guardava dubbioso. Sofia era da sua madre e sarebbe tornata verso sera, quindi poteva ingozzarsi di birra, popcorn e ruttare a volontà senza subire i rimproveri della compagna. Solo il cane non comprendeva la situazione ma rimase immobile a osservare Walter, che digitava con furia sulla tastiera, mentre si infilava in bocca manciate di arachidi.

Fece prima la ricerca con Flora Bruseghin, poi con Flora Zuin. La prima diede esiti negativi o dei falsi positivi. Il motore proponeva o Flora oppure Bruseghin ma mai l’accoppiata. Quindi era inutile insistere sul quel nome perché avrebbe perso tempo.

Ebbe più fortuna col secondo nome. Alcuni risultati erano interessanti secondo Walter: c’erano due account associati ai social facebook e istangram. Sorrise soddisfatto. “Sono sulla strada giusta” pensò, finendo la bottiglia di birra. Adesso doveva esplorare quei due mondi. Provò a cliccare sul profilo di facebook ma si presentò una schermata dove veniva richiesto di autenticarsi tramite il login.

Smoccolò sotto voce, perché per accedere al profilo di Flora Zuin doveva possedere un account valido oppure iscriversi. Non avendolo doveva registrarsi, anche se non era sua intenzione ma era obbligato farlo. Sperava di trovare qualche elemento utile per associare la donna al corpo e spiegare con razionalità il comportamento di Puzzone.

«Merda» imprecò dando una generosa sorsata dalla bottiglia di birra, seguito da un poderoso rutto, quando sullo schermo comparve la pagina di registrazione.

Non aveva scelta e dopo avere compilato con diligenza tutti i campi, risposto alla mail di conferma, poté finalmente visionare il profilo. Rimase deluso, perché le informazioni pubbliche erano ben poca cosa mentre il resto era blindato o quasi. Per avere più notizie doveva richiedere l’amicizia che ritenne superfluo inviare, perché se lei era la morta non avrebbe potuto rispondere. Esaminò con attenzione l’unica pagina mostrata. Questa conteneva scarne informazioni di carattere personale, un’immagine che a prima vista pareva datata, perché mostrava il viso di una ragazza molto giovane dai capelli biondi. Sulla bacheca apparivano un paio di frasi del tutto anonime. Da queste scarse notizie era alquanto dubbio risalire agli amici e comprendere la personalità della donna. L’unico aspetto interessante era che da due settimane non era movimentato. Fatti un po’ di conti, la data era anteriore al ritrovamento della protesi. “Forse è un caso” pensò, annotando i pochi nomi trovati nella pagina.

Mentre era impegnato col profilo di Flora, la sua casella di posta si riempiva di decine di richieste di amicizia da parte di emeriti sconosciuti. Cancellò tutto senza rimorsi. L’esito dell’indagine si facebook era del tutto insoddisfacente. Poche notizie e per lo più datate.

Si scollegò da facebook per esplorare istangram. Anche qui l’accesso al profilo di Flora era possibile solo per gli utenti autenticati. Con un gran senso di fastidio aprì anche su questo social un account. La delusione si dipinse sul suo volto nel leggere quello che era pubblico. Qualche immagine che giudicò scarsamente interessante e ben poco altro.

La donna, sfruttando le opzioni dei due social si era mimetizzata, nascondendosi al pubblico dei curiosi. Quindi non era servita a nulla la sua registrazione. Non aveva trovato quel filo che poteva associare Flora ai due ritrovamenti.

“Sono punto e a capo” si disse, socchiudendo gli occhi. Nessun passo in avanti nel capire perché Puzzone avesse individuato la protesi. “Flora è stata la padrona nei primi mesi di vita di Puzzone? Probabile ma non sicuro. Non è pensabile che torni dalla madre per conoscere la verità”.

Chiuse gli occhi e si appoggiò allo schienale, dimenticandosi di Puzzone che continuava a mugolare. Colto da un improvviso dubbio, li riaprì e gettò uno sguardo frettoloso all’orario sobbalzando. Tra non molto Sofia sarebbe stata di ritorno. Quindi doveva in fretta far sparire briciole, bottiglie e sacchetti. Il vassoio di paste che aveva comprato nel ritorno era vuoto. Anche questo doveva finire tra i rifiuti nel cassonetto per occultare tutte le tracce della bisboccia che aveva consumato. Sofia era inflessibile al riguardo. «Si mangia a tavola e per bene» gli diceva, quando lei si fermava da sua madre a mezzogiorno. Sofia tra non molto era di ritorno mentre Walter non era dell’umore giusto per litigare.

«Forza, Puzzone…» esclamò alzandosi dal divano. Ebbe un flash. Si era dimenticato del cane che era rimasto a pancia vuota.

«Scusa ma mi sono scordato di te» disse con tono amareggiato, mentre andava in cucina a recuperare un sacchetto dove mettere i suoi rifiuti. Dal pensile prese un paio di scatolette che aprì nella ciotola doi Puzzone, che si avventò ingurgitando tutto in pochi secondi. Walter rise osservando con quale velocità l’aveva ripulita.

Infilata tutta la sporcizia nel sacchetto, liberato il divano da ogni traccia di popcorn e affini, pulito il pavimento raggiunse in fretta il cassonetto, appena in tempo per accogliere la compagna.

«Ciao, Sofia. Già di ritorno?» disse con un tono talmente falso che non avrebbe ingannato nemmeno un bambino.

«Immagino che ti sarai rotolato sul divano con birra e patatine» replicò acida la compagna.

Walter spalancò gli occhi come per esternare sorpresa e indignazione per questa supposizione.

«Ma che dici?» affermò aggrottando la fronte. «Ho comprato qualcosa di pronto e mi sono messo a tavola».

Sofia rise, chinandosi a raccogliere una bottiglia di birra sfuggita alla pulizia di Walter. Voltate le spalle si rifugiò in camera per mettersi gli abiti da casa.

«Merda, merda! Tre volte merda» imprecò sotto voce, buttando la bottiglia vuota tra i rifiuti.

[continua]

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  1. Ho imparato una cosa nuova: “smoccolare” l’ho sempre associato, per regionalismo, a “togliere il moccio dal naso”, mentre è popolare usarlo anche come “bestemmiare, imprecare”. Però davvero non l’avevo mai sentito! 😉

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