Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte settima

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Il mistero si infittisce ma per chi avesse perso qualche puntata precedente la può travare qui 1 2 3 4 5 6

Ecco il nuovo capitolo

Il sabato mattina della settimana che precedeva il Natale, complice il sole e una giornata non troppo fredda, convinse Walter di portare Puzzone a fare una bella sgambata lungo il fiume Sile nelle vicinanze dell’aeroporto. Non proprio lì ma sulla sponda opposta.

Sistemata la macchina in modo da non costituire un ostacolo, lasciò libero il cane di correre dove voleva. Abbaiava festoso, muovendosi con frenesia, mentre lui lo seguiva nel prato che costeggiava il Sile. Aveva dimenticato il ritrovamento della protesi, la discussione col maresciallo dei carabinieri per convincerlo che Puzzone aveva solo casualmente intercettato l’arto artificiale. Insomma tutto questo era stato cancellato dalla sua mente. Si godeva la giornata e l’allegria del suo cane.

Erano all’incirca mezzogiorno, quando Walter richiamò Puzzone per tornare alla macchina.

«Forza Puzzone. È tempo di tornare a casa» urlò per farsi sentire, avendo come risposta solo il furioso abbaiare del cane.

«Benedetto cane» sospirò avviandosi verso il boschetto da cui udiva provenire la sua voce.

Immaginò che avesse trovato qualche animale selvatico o la sua tana per farlo uscire. Per Puzzone era un gioco vedere il topo o una nutria correre veloci verso un nuovo riparo.

Seguì un sentiero che conduceva alla riva del fiume, quando vide il cane nella stessa posa di una settimana prima. “E no” pensò Walter. “Questa volta non mi freghi. Vieni via con le buone o con le cattive e non m’importa cosa hai trovato”.

Si avvicino e vide spuntare un corpo nudo che assomigliava a quello di una donna, priva di una parte della gamba e del tronco superiore. Nugoli di mosche volteggiavano sul macabro reperto e l’olezza di carne in decomposizione ammorbava l’aria. Fare due più due fu un attimo per Walter e associare quello che vedeva con la protesi di una settimana prima rappresentò una logica conseguenza.

«Vieni Puzzone» disse Walter agganciando il guinzaglio all’anello. «Quello resta qui e noi ce ne andiamo».

Lo trascinò con forza verso la macchina, anche se era piuttosto riluttante ad allontanarsi. Non era sua intenzione chiamare polizia o carabinieri, spiegando loro che era pura sfiga imbattersi in corpi umani. Però gli scocciava alquanto lasciare quei resti abbandonati allo sfregio di animali e insetti. “Devo parlarne con Sofia” si disse mentre guidava per tornare a casa. Non aveva dubbi che lei gli avrebbe suggerito di chiudere entrambi gli occhi ma la sua coscienza di cittadino lo spingeva nella direzione opposta. Più di una volta stava per fermarsi per lanciare l’allarme ma aveva sempre proseguito, rimandando la decisione a più tardi.

Si domandò se questi due ritrovamenti fossero pura casualità oppure un segno del destino. In entrambi i casi era stato l’olfatto finissimo di Puzzone a scovarli. “Quale rapporto c’è tra Puzzone e quel corpo martoriato di donna?” si disse mentre parcheggiava nel box di casa. “Da quando è entrato in casa nostra non ha avuto mai contatti con donne con un arto artificiale. Quando l’ho raccolto aveva quattro o cinque mesi. Ma prima con chi abitava?”

Walter si andava convincendo che il mistero era racchiuso in quei pochi mesi ma non c’erano indizi per esplorare quel frammento di vita di Puzzone.

«Ciao, Sofia. Che buon odorino si sente» disse Walter entrando per mascherare il proprio turbamento.

La compagna rispose con un grugnito. Era arrabbiata, perché lui se ne era andato in giro senza darle una mano come faceva tutti i sabato mattina.

Walter comprese che l’umore di Sofia non era dei migliori, quindi ritenne inutile e pericoloso parlare di quei resti umani che Puzzone aveva rintracciato. Però il tarlo di non aver tenuto un comportamento corretto continuava a lavorare. Fare una telefonata anonima nei prossimi giorni per denunciare il ritrovamento era sempre più impellente ma per la giornata odierna non avrebbe fatto nulla.

[continua]

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