Disegna la tua storia – un giallo con Antonella – parte quarta

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Per chi fosse curioso e avesse perso le puntate precedenti, le trovate qui 1 2 e 3

Walter seguì il maresciallo, ponendosi di fianco a Puzzone, che sembrava che si fosse svegliato dall’ipnosi. Agitò la coda dando una leccata alla mano del padrone. Lui lo guardò, accarezzandogli la testa. “Porca miseria” imprecò sotto voce. “Se ti fossi scongelato prima, saremo al caldo davanti a un piatto di minestra, anziché qui al freddo e all’umidità del canale”.

Allungò il collo per vedere quale reperto i pompieri avessero recuperato. A occhi e croce pareva un arto ma artificiale. Non quello di un manichino ma una protesi per chi avesse perso la parte inferiore della gamba. Non riusciva a distinguerlo bene, perché il piccolo assembramento gli impediva una buona visione. “Se fosse così” pensò Walter tirando un sospiro di sollievo, “non ci sarebbe nessun cadavere in giro”. Si fregò le mani, perché significava che tra non molto poteva tornarsene a casa.

Sentì parole confuse e soprapposte, delle quali comprese ben poco.

«Cosa è?» Fu la domanda che Walter udì pronunciare dal maresciallo. La risposta lo raggelò. La sua intuizione in parte era corretta ma non del tutto ma perse alcuni commenti, perché dovette fermare Puzzone, che cercava di raggiungere il reperto.

«Calma, Puzzone» lo redarguì con dolcezza, perché non voleva essere coinvolto nel caso.

Se i carabinieri si fossero accorti dell’interessa del cane verso l’oggetto, lui non avrebbe saputo spiegare come Puzzone l’avesse riconosciuto e i motivi del suo atteggiamento. Agganciò rapidamente il guinzaglio nell’anello per impedirgli di muoversi. Doveva fingere. “Su cosa?” pensò.

Rimase in disparte, cercando di non dare nell’occhio, mentre il telefono squillava. Lo lasciò suonare, immaginando che fosse Sofia che volesse essere informata sullo stato dell’arte. “Non saprei cosa dire” si disse, sperando che la musica cessasse in fretta.

Puzzone dava segni d’irrequietezza crescente senza che Walter riuscisse a calmarlo. “Perché?” si domandò, non riuscendo a trovare un nesso tra il comportamento del cane e il reperto riportato a terra. Sembrava che Puzzone conoscesse il proprietario di quella protesi. Provò a tornare indietro nel tempo alla ricerca di qualche possibile indizio senza risultati soddisfacenti. Un conoscente gli aveva detto che un cucciolo era in un cantiere, che avrebbe chiuso dopo poche settimane, vicino al suo posto di lavoro. «Va là e portalo a casa» gli aveva suggerito, come poi fece. Però dopo aveva vissuto sempre con loro e Walter non aveva conoscenti che portassero protesi o qualcosa di simile.

«Buono, Puzzone» mormorò, lisciandogli la testa.

Faticava a tenerlo fermo, mentre lui diventava sempre più nervoso. Walter avrebbe voluto minimizzarsi o eclissarsi ma l’irrequietezza di Puzzone rendeva difficile questa operazione. Non si era mai domandato di quale miscela era composto il DNA di Puzzone. Osservandolo adesso con attenzione, aveva notato il muso appuntito con la corporatura di un bracco o di un segugio. Il mantello e i pelo erano indecifrabili. Le sue conoscenze in tema di razze canine erano alquanto scarse: per lui era un cane e basta. Aveva notato in passato, senza dare peso alle circostanze, che Puzzone possedeva un olfatto assai sviluppato e molto sensibile in grado di percepire gli odori a notevole distanza. Una volta, passeggiando lungo il Sile, aveva individuato un grosso ratto distante un centinaio di metri, il quale non aveva avuto scampo. Una veloce corsa e un colpo secco avevano posto fine alla sua avventura terrena. Walter aveva osservato che in genere gli altri cani evitavano di avvicinarsi a questi grossi topi assai aggressivi. Puzzone invece non aveva esitato un attimo dal cacciarlo come se il suo DNA avesse risvegliato e scatenato in lui il demone della caccia.

Adesso ripensandoci e ricollegando questo e altri episodi, intuì che quell’arto artificiale gli aveva ricordato un odore familiare. “Ma chi?” si chiese, strattonandolo con impazienza.

Non osava avvicinarsi al piccolo assembramento di carabinieri e vigili del fuoco nel timore che il cane si tradisse, cercando di annusare il reperto. Doveva mantenere la calma e tenersi distante. Pareva che si fossero dimenticati di lui, mentre discutevano su cosa fare. La sorte fu benigna, perché il maresciallo passò accanto a lui.

«Signor maresciallo…».

L’uomo si fermò infastidito.

«Signor maresciallo» riprese Walter cercando di calmare il tono della voce, «se non servo più, vorrei tornare a casa».

Il carabiniere aggrottò la fronte, fece una smorfia con le labbra e poi disse: «Vada ma domani in mattinata passi dal comando a firmare la sua deposizione».

Walter ringraziò, allontanandosi con Puzzone, che pareva restio ad abbandonare la scena del ritrovamento.

[continua]

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